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Crowdfunding – Lesson n° 6. Le APP aiutano a raccogliere e migliorano i risultati.

Dal grande mercato americano arriva uno strumento interessante per il crowdfunding.  Se fino a ieri  sviluppatori e programmatori si mettevano alla ricerca di fondi per le  loro app sui grandi portali, ora sono i grandi portali che mettono le app a disposizione del crowdfunding.

La notizia è recente: il portale Indiegogo ha messo sul mercato la sua app per il crowdfunding . Il Canada è stato il primo paese a ricevere l’app e  da lì andrà anche in altri paesi e ci sarà subito una versione francese. Questa app non è certo la prima ad essere lanciata. Kickstarter Crowdtilt offrono da tempo questo servizio…

Ma a cosa servono queste app? Principalmente a gestire e tracciare. I creatori di campagne, dotati della giusta app per il crowdfunding, possono infatti tracciare e gestire al meglio la loro campagna personale. Combinate con la tecnologia smartphone, inoltre, permettono un controllo e un aggiornamento più semplici. Possono connettere gli utilizzatori con le campagne locali, gli eventi, le promozioni. Possono anche completare altri strumenti di comunicazione come i social media. Indiegogo afferma che la sua app rende il sito web più accessibile dai telefoni e dai tablet. Questo favorisce sia i creatori che i donatori. E noi? Ci stiamo pensando. Innamorati della Cultura è ancora piccolo, ma cresce in fretta. Da bravo enfant prodige ha tutte le intenzioni di stupire.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Tecnologia e Cultura: Google sgrida l’Italia: ‘Siete impreparati al nuovo mondo digitale’

È uno scontro fra culture e mentalità differenti quello che c’è stato alla Sapienza di Roma fra Eric Schmidt, Presidente di Google, e il nostro Ministro alla Cultura, Dario Franceschini.

Eric Schmidt sgrida l’Italia e dice che siamo indietro, che non ce la possiamo fare, perché il nostro sistema di istruzione è antico, i nostri ragazzi non sono pronti per affrontare il mondo del lavoro. I dati parlano chiaro e il 46% di disoccupazione giovanile fa pensare… Ma Franceschini non ci sta e risponde che “i giovani italiani sono più preparati in Storia Medioevale”. Ne siamo proprio sicuri? A parte il fatto che nemmeno io ne so un granché di Storia Medievale e immagino le mie figlie, ma capisco il Ministro che, sotto attacco, risponde  negando l’evidenza. Ma la realtà – triste –  rimane. Negli USA l’informatica è materia obbligatoria in tutte le scuole. Da noi l’unico corso di studi superiore, a parte quello prettamente informatico, è il “liceo tecnologico”, un normalissimo scientifico all’acqua di rose senza il latino e con una paio di ore di informatica. Stessa sorte pe l’inglese.

Da dove nasce la questione? Ve lo dico io che ogni giorno lotto con una piattaforma di crowdfunding, un sistema geniale di finanziamento dal basso che popoli meno evoluti e colti di noi utilizzano con disinvoltura e che invece da noi fatica a crescere e a funzionare. Perché? Perché le persone non sono capaci di usarlo, non lo capiscono, non ne vogliono sapere. Hanno paura di utilizzare la carta di credito, non vogliono essere tracciati e se ne fregano di fare una donazione. La lista dei ‘no’ alla tecnologia si allunga se la persona è di sesso femminile, se è anziana oppure povera. Caro Franceschini, tu mi piaci molto perché hai inserito il crowdfunding come strumento da utilizzare per finanziare la cultura italiana; ma tu sai che nelle Sovrintendenze il crowdfunding è visto come lo strumento di Satana?  Credo di no. O forse sì, ma non lo ammetti. Certamente Schmidt tira acqua al suo mulino, vorrebbe tutti quanti a lavorare per lui e come lui. Franceschini ha ragione, noi italiani siamo da sempre diversi, ma questa diversità sta diventando dannosa.

Botta e risposta Schmidt-Franceschini

“Ai giovani italiani manca una formazione digitale”, ha attaccato Schmidt. “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari abbiamo giovani più competenti in storia medievale”, ha risposto Franceschini.

“Il sistema educativo italiano non forma persone adatto al nuovo mondo”, ha detto Schmidt, il quale ha auspicato un “cambiamento nel sistema di istruzione italiano” e ha portato l’esempio del suo Paese, gli Usa, dove “in tutte le scuole si insegna informatica”.

Franceschini, pur ammettendo il ritardo italiano nel settore digitale, ha messo in guardia dal rischio della globalizzazione delle competenze: “in ogni Paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano, ad esempio, potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica”.

L’Italia può fare di più

“Io credo – ha detto il top manager di Google – che l’Italia possa fare di più per creare posti di lavoro per i giovani. E la strada giusta è quella della scommessa sulla digitalizzazione. Voi avete un asset – ha concluso – che è il patrimonio storico-artistico, ma non avete la tecnologia, manca la cultura del web e la consapevolezza che questo settore può far crescere l’economia”.

Google: il futuro dell’arte è online

“Il futuro dell’arte è online, soprattutto sugli smartphone”. Ha aggiunto Schmidt, precisando che nel mondo ci sono 2,5 miliardi di utenti internet e quasi 2 miliardi di utenti web sul telefonino, ricordando che Google ha già una piattaforma digitale per le opere d’arte e che su uno smartphone si può rendere visibile tutto ciò che si trova all’interno di un museo. L’intero processo di digitalizzazione, ha concluso Schmidt, rappresenta una “grande opportunità”, soprattutto per un Paese come l’Italia. Non è chiaro però perché dovrebbe essere Google ad occuparsene.

La replica di Franceschini

Dario Franceschini, dal canto suo, non ha mancato di far notare al presidente di Google che “la Cultura è un servizio che si rende al di fuori delle logiche di mercato”. “Un prodotto – ha aggiunto il ministro, replicando al manager statunitense – può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio, e quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell’umanità e ciò che si fa per profitto”.

Franceschini ha però “aperto” alla possibilità di collaborazione con il gigante del web, ad esempio, “digitalizzando tutto il patrimonio artistico-monumentale italiano, magari in 3D”. “Questi terreni di collaborazione si possono trovare, sottraendoli però a logiche di mercato”, ha ribadito.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Quindici giorni da “Innamorati” e già parliamo di Amore Vero

Diario di un amore

I primi quindici giorni di presenza online di Innamorati della Cultura sono stati determinati per definire alcune importanti linee guida. Un conto è lavorare all’organizzazione di un portale quando questo è offline, ben altra cosa è lavorarci quando si è online.

La presentazione stampa e i relativi articoli sui quotidiani hanno dato un notevole impulso e hanno velocizzato tutta una serie di passaggi che pensavamo di affrontare solo dopo. In effetti, guardando il percorso tracciato dal tutor, siamo avanti di due mesi secchi rispetto a quanto concordato. Talmente avanti che ora dobbiamo crescere, diventare società, iscriverci al Registro delle Imprese Innovative e trasformarci in una vera e propria Start Up. Con tutti i vantaggi che questo comporta. Ma si sa, la bellezza è nel viaggio, non nel risultato. Il viaggio, che nello specifico consiste nella costruzione di un progetto di comunicazione basato sul crowdfunding, è tutt’altro che confortevole. A tratti somiglia alla traversata della steppa siberiana, perché tutto quello che fai ti si rivolta contro; in altri momenti è gratificante e la sensazione è quella di essere su una spiaggia caraibica con un bicchiere di succo di frutta fra le mani. Questo perché la raccolta fondi procede a gonfie vele e sei sommersa di telefonate, sms e mail. Alcune di queste sono cariche di di complimenti e altre, la maggior parte, contengono richieste di ogni genere. Dai creatori (che vogliono informazioni) alle aziende (che vogliono informazioni), dai colleghi (che vogliono informazioni) ai figli (che vogliono informazioni per sapere se hanno ancora una madre oppure no).

La sensazione diffusa, alla fine di giornate di 14 ore lavorative,  è quella di non aver mai finito. Più spunto la lista delle cose da fare, più questa si allunga e cresce. Ecco perché, ad amore conclamato, è necessario fermarsi e fare il punto della situazione. Decidere chi fa cosa, come lo si fa, quando e perché lo si fa. Tutto questo per  offrire ai nostri Innamorati e Creatori un prodotto funzionante sotto ogni punto di vista (a questo fortunatamente ci pensa Lorenzo Pennacchioni). Ad esempio, non è mica banale che, se ti iscrivi al portale e non sai qual è la tua password, ti arrivi una mail di risposta carina e ben scritta. Nessun software si sostituisce all’essere umano. Quindi la mail va pensata e scritta, testata e inserita. Ogni giorno si aggiunge un pezzettino. Anzi, più di uno. Ma è talmente tanta la voglia di realizzare che fatica e impegno scorrono via veloci. Perché è scoppiato l’amore e non ci sono più mezze misure.

La rete finanzia le tue idee

Dal mondo reale al web, ecco un sistema concreto per trovare finanziamenti. 

La crisi non finisce, questo lo abbiamo capito tutti. Inutili parole da parte di chi ci governa e rubinetti chiusi da parte delle banche. Che fare allora per finanziare un’idea innovativa? All’estero ci hanno già pensato da tempo. Lo strumento utilizzato è quello delle piattaforme di crowdfunding, siti dedicati alla raccolta di fondi da parte di utenti privati con la finalità di sostenere piccoli e grandi progetti di tutte le tipologie.  È possibile finanziare di tutto: dai corsi scolastici alla cresima per il figlio, dalla pubblicazione di un libro alla realizzazione di un video. Ogni operazione – o  campagna – di crowdfunding  è contraddistinta da un obiettivo economico, superato il quale, il progetto viene finanziato.

Se l’iniziativa non raggiunge la cifra prefissata, non viene prelevato niente e il progetto non raccoglie nulla. Certo, si può riprovare tarando meglio la richiesta, perché pubblicare il proprio progetto è gratuito.

Il meccanismo della donazione è semplice e prevede sempre il coinvolgimento del pubblico: in cambio della donazione vengono attribuite delle ricompense di valore diverso a seconda della cifra versata.

Le due piattaforme che trovo interessanti sono certamente Indiegogo e Kickstarter. Entrambe americane, sono ambienti competitivi che riescono a gestire centinaia di iniziative ogni anno. Con raccolte di somme da capogiro. Nel 2013 Kickstarter ha raccolto 480 milioni di euro e, sebbene per gli italiani sia difficile entrarvi, (perché per farlo, il criterio è di essere una società americana o comunque non italiana) la garanzia di successo è praticamente assicurata.

Alla base del crowdfunding ci deve essere un’idea valida. La presentazione deve essere costruita con attenzione: un video semplice e accattivante che comunichi agli utenti i valori e gli scopi del progetto. La definizione delle ricompense (i premi, tanto per capirsi) che i sostenitori otterranno a seguito del contributo erogato. Che cosa? Si può trattare di ringraziamenti, cartoline, immagini, biglietti di eventi, cene con l’autore, attestati, nome sui titoli di coda…

Credo che la risposta alla crisi sia questa. Dall’unione di più persone è possibile creare aiuto, solidarietà e abbondanza. In maniera trasparente, divertente e del tutto democratica.

Innamorati della Cultura. È nato un portale dedicato a chi la Cultura la ama attivamente

Ormai l’abbiamo capito. La Cultura in Italia è motore di sviluppo. Ma il nostro governo (e quelli precedenti) preferisce acquistare gli aerei da guerra piuttosto che investire nel suo patrimonio culturale. Un vero peccato, perché l’Italia grazie a questo tipo di politica miope è scivolata addirittura dietro alla Germania come luogo preferito dal turismo internazionale. Eppure, i dati delle ultime ricerche di mercato  dimostrano con chiarezza che per ogni euro speso in Cultura ne tornano indietro sette.

Abito da sempre a Torino e ho assistito personalmente alla sua grande trasformazione. Nei miei ricordi infantili c’è una città grigia, tetra, i cui ritmi di vita erano scanditi dalla FIAT. Poi, lentamente, le politiche illuminate di Comune e Regione hanno operato la trasformazione in quella Torino che oggi attira migliaia di turisti. Le Olimpiadi del 2006 hanno certamente aiutato. Passeggiare per il centro città di notte è un vero piacere. Luoghi come Venaria, il Museo Egizio, il Museo del Cinema sono attrazioni in grado di dare lavoro a centinaia di persone. Peccato che i soldi siano finiti. Ci sono state numerose proteste. Si è formato un comitato composto da quelle Associazioni che si sono viste negare il contributo. Si tratta di realtà minori che con la loro attività arricchiscono il territorio di eventi culturali, portando così un po’ di bellezza, una migliore qualità della vita e lavoro. Ho seguito queste vicende da vicino: molte parole e pochi fatti.

Da lì, l’idea di creare un portale che, attraverso una piattaforma di crowdfunding, possa raccogliere fondi dedicati a progetti culturali e di restauro di beni architettonici minori. La piattaforma è quasi pronta e la homepage – una demo – è online. Stiamo mettendo a punto le regole di partecipazione e da settembre inizieremo a selezionare i progetti. Una cosa mi è chiara: CulturaPiemonte è una risposta concreta. Uno strumento che, mi auguro, potrà dare energia ai molti progetti interessanti e innovativi che altrimenti resterebbero fermi, portando lavoro e denaro per il tramite di un processo virtuoso, democratico e totalmente trasparente. Importante. CulturaPiemonte, oltre che un portale, è un’Associazione No Profit. Chi è interessato e vuole sostenere il nostro lavoro lo può fare. Sul sito è riportato l’Iban. Grazie.

culturapiemonte.com

Intanto, vorrei condividere con voi questo video di Deloitte sul futuro del Crowdfunding:

E l’appello di Federculture alla politica:

Web e Digital. Il futuro, adesso. Ma a che punto è l’Agenda Digitale?

Waiting for…

Attendo con ansia di partecipare al @Digitalfestival di Torino. Apre domani. Intenso, interessante, innovativo. Ci saranno folle di visitatori e di addetti al settore. Un pienone di workshop, eventi live, presentazioni e molto molto networking. Ma ho un pensiero  che mi tormenta. Un tarlo che non mi lascia tranquilla. Il nuovo governo finalmente si è insediato. Ma io non ho ancora sentito parlare dell’Agenda Digitale. Che cos’è l’Agenda digitale? Si tratta di misure. Provvedimenti che un ente attuatore – l’Agenzia per l’Italia Digitale – deve attuare subito per portare fuori il paese dalla crisi. Parlo della vera innovazione: banda larga e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Però questa famosa Agenzia Digitale non è ancora del tutto operativa.

Quindi a che serve parlare di digital se poi ci mancano le basi? Mi spiego. A cosa serve che la società civile, le aziende e chi lavora nel privato vada alla velocità della luce se la Pubblica Amministrazione non si svecchia? Ho curiosato sul sito di Agendadigitale.eu. Ho letto, se ho capito bene, che il Decreto Crescita 2.0 (quello che ha dato il via all’Agenda) prevede ben diciannove novità. Cinque sono state attuate, sei entreranno in vigore verso il 2014-15. Ma otto sono ancora nell’etere. Di cosa sto parlando? Cito un progetto a caso. La carta d’identità elettronica. Il pezzettino di plastica chippato che finalmente ci libera dall’assurdo pezzo di carta telata che puntualmente riduco ad uno straccio.

Non si può avere. Perché manca il decreto attuativo che definisce le modalità di funzionamento dell’Anagrafe nazionale digitale. Che in parole semplici sarebbe una delle prime forme di unificazione di tutti i nostri dati posseduti dalla PA e quindi, sospiro di sollievo, la fine delle corse pazze da un ufficio all’altro rincorrendo i nostri documenti. Un sogno. Cito da @Gianluca Dettori: Stesso destino per il decreto in materia di domicilio informatico, per quello sull’innovazione nel sistema dei trasporti e, soprattutto, per “l’Agenda nazionale che definisce i contenuti e gli obiettivi delle politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico” e per il “rapporto annuale sullo stato del processo di valorizzazione in Italia” che avrebbero dovuto essere approvati ormai da mesi a norma di quanto previsto all’art. 9. Manca il decreto attuativo per la digitalizzazione dei certificati di nascita e morte e quello per il Fascicolo Sanitario Elettronico (che doveva arrivare entro marzo). Idem per quello sugli incentivi fiscali alle startup e per le facilitazioni per gli scavi della fibra ottica.

È vero che solo per alcuni di questi decreti si può parlare formalmente di ritardi, perché per molti non c’era una scadenza definita nel Crescita 2.0. Eppure questo stessa indefinitezza è una debolezza del Crescita 2.0 che ora emerge in tutta la sua evidenza.

A caduta, la mancata operatività dell’Agenzia per l’Italia Digitale  crea un intoppo per le misure di eGovernment e Smart City. La mancanza di un direttivo blocca tutto. Mancano i decreti attuativi che servono a snellire la burocrazia e l’uso della carta. Niente firme elettroniche, documento informatico, conservazione sostitutivi, protocollo informatico e fattura elettronica obbligatoria.

Quindi, domani andrò al @DigitalFestival. Vivrò in una realtà parallela virtuale comune ai paesi sviluppati del pianeta. Perché sui giornali e in televisione si parla di crisi economica e di taglio ai costi della politica. Di crescita azzerata e di esodati. Come se l’Italia potesse ancora aspettare.