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Tecnologia e Cultura: Google sgrida l’Italia: ‘Siete impreparati al nuovo mondo digitale’

È uno scontro fra culture e mentalità differenti quello che c’è stato alla Sapienza di Roma fra Eric Schmidt, Presidente di Google, e il nostro Ministro alla Cultura, Dario Franceschini.

Eric Schmidt sgrida l’Italia e dice che siamo indietro, che non ce la possiamo fare, perché il nostro sistema di istruzione è antico, i nostri ragazzi non sono pronti per affrontare il mondo del lavoro. I dati parlano chiaro e il 46% di disoccupazione giovanile fa pensare… Ma Franceschini non ci sta e risponde che “i giovani italiani sono più preparati in Storia Medioevale”. Ne siamo proprio sicuri? A parte il fatto che nemmeno io ne so un granché di Storia Medievale e immagino le mie figlie, ma capisco il Ministro che, sotto attacco, risponde  negando l’evidenza. Ma la realtà – triste –  rimane. Negli USA l’informatica è materia obbligatoria in tutte le scuole. Da noi l’unico corso di studi superiore, a parte quello prettamente informatico, è il “liceo tecnologico”, un normalissimo scientifico all’acqua di rose senza il latino e con una paio di ore di informatica. Stessa sorte pe l’inglese.

Da dove nasce la questione? Ve lo dico io che ogni giorno lotto con una piattaforma di crowdfunding, un sistema geniale di finanziamento dal basso che popoli meno evoluti e colti di noi utilizzano con disinvoltura e che invece da noi fatica a crescere e a funzionare. Perché? Perché le persone non sono capaci di usarlo, non lo capiscono, non ne vogliono sapere. Hanno paura di utilizzare la carta di credito, non vogliono essere tracciati e se ne fregano di fare una donazione. La lista dei ‘no’ alla tecnologia si allunga se la persona è di sesso femminile, se è anziana oppure povera. Caro Franceschini, tu mi piaci molto perché hai inserito il crowdfunding come strumento da utilizzare per finanziare la cultura italiana; ma tu sai che nelle Sovrintendenze il crowdfunding è visto come lo strumento di Satana?  Credo di no. O forse sì, ma non lo ammetti. Certamente Schmidt tira acqua al suo mulino, vorrebbe tutti quanti a lavorare per lui e come lui. Franceschini ha ragione, noi italiani siamo da sempre diversi, ma questa diversità sta diventando dannosa.

Botta e risposta Schmidt-Franceschini

“Ai giovani italiani manca una formazione digitale”, ha attaccato Schmidt. “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari abbiamo giovani più competenti in storia medievale”, ha risposto Franceschini.

“Il sistema educativo italiano non forma persone adatto al nuovo mondo”, ha detto Schmidt, il quale ha auspicato un “cambiamento nel sistema di istruzione italiano” e ha portato l’esempio del suo Paese, gli Usa, dove “in tutte le scuole si insegna informatica”.

Franceschini, pur ammettendo il ritardo italiano nel settore digitale, ha messo in guardia dal rischio della globalizzazione delle competenze: “in ogni Paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano, ad esempio, potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica”.

L’Italia può fare di più

“Io credo – ha detto il top manager di Google – che l’Italia possa fare di più per creare posti di lavoro per i giovani. E la strada giusta è quella della scommessa sulla digitalizzazione. Voi avete un asset – ha concluso – che è il patrimonio storico-artistico, ma non avete la tecnologia, manca la cultura del web e la consapevolezza che questo settore può far crescere l’economia”.

Google: il futuro dell’arte è online

“Il futuro dell’arte è online, soprattutto sugli smartphone”. Ha aggiunto Schmidt, precisando che nel mondo ci sono 2,5 miliardi di utenti internet e quasi 2 miliardi di utenti web sul telefonino, ricordando che Google ha già una piattaforma digitale per le opere d’arte e che su uno smartphone si può rendere visibile tutto ciò che si trova all’interno di un museo. L’intero processo di digitalizzazione, ha concluso Schmidt, rappresenta una “grande opportunità”, soprattutto per un Paese come l’Italia. Non è chiaro però perché dovrebbe essere Google ad occuparsene.

La replica di Franceschini

Dario Franceschini, dal canto suo, non ha mancato di far notare al presidente di Google che “la Cultura è un servizio che si rende al di fuori delle logiche di mercato”. “Un prodotto – ha aggiunto il ministro, replicando al manager statunitense – può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio, e quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell’umanità e ciò che si fa per profitto”.

Franceschini ha però “aperto” alla possibilità di collaborazione con il gigante del web, ad esempio, “digitalizzando tutto il patrimonio artistico-monumentale italiano, magari in 3D”. “Questi terreni di collaborazione si possono trovare, sottraendoli però a logiche di mercato”, ha ribadito.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Il Futuro è oggi. Venite a trovarci al Digital Festival!

#Media2.0 – Il Futuro è oggi

Il prossimo 31 maggio, lo Spazio Mostre Regione (Torino) ospiterà, nell’ambito dell’iniziativa Digital Food Days, tre sessioni di carattere business che coinvolgono le aziende delle 3 filiere legate al turismo, al fashion e ai media 2.0.

Sarà un’intensa giornata d’incontri che anticiperà gli eventi di social eating dei Digital Food Days, introducendone i macrotemi: dalla moda al turismo ai nuovi media, quando i mondi digitali influenzano il business. (Qui, il link).

Anche Emanuela  sara presente insieme a molti altri relatori per parlare nello specifico di crowdfunding e degli “Innamorati della Cultura”, di agenda digitale e del rapporto donne/rete (Federmanager).

Speriamo  di incontrarvi. 😉

Ecco gli incontri che si svolgeranno in:

Sala Nuova (Piano 1) 

14.30 – 16.30 

Sessione #MEDIA 2.0

– Donne nella rete. Diseguaglianze di genere e agenda digitale.

Se da un lato il mondo vede aumentare progressivamente il gruppo degli inclusi digitali e, per le generazioni più giovani si può veramente parlare di uguaglianza digitale, in Italia qual è il livello di e-inclusion delle donne? L’Agenda Digitale Italiana, istituita nel marzo 2012 rientra in quell’insieme di misure urgenti per la crescita del Paese. Il documento generale, presentato nell’aprile passato sta per diventare attuativo. Una rapida analisi della situazione attuale, contraddistinta da un’arretratezza digitale piuttosto marcata, mette a fuoco una vera e propria frattura digitale. Nei fatti, le donne sembrano vittime di una frattura digitale che le allontana dal centro della società delle reti, relegandole spesso alla periferia dell’inclusione. La risposta è sintetizzata in due parole: formazione e informazione. A partire proprio dai media 2.0.

– Crowdfunding: un caso di applicazione dei media 2.0

Il crowdfunding è sulla bocca di tutti. Dal grande esempio di successo che arriva oltreoceano anche da noi i portali di crowdfunding fioriscono. Emanuela Negro-Ferrero è Ceo del portale “innamorati della Cultura”, il primo in Italia attivo dedicato alla raccolta fondi online per progetti di Cultura Italiana con il sistema “reward based”. Come avviene una campagna di crowdfunding? Quali strumenti di comunicazione e quali strategie attivare per creare il giusto mix? Social, direct marketing, digital pr ma anche e soprattutto, metodiche di raccolta fondi tradizionali. Il segreto del successo è tutto nella strategia applicata oltre che nella perfetta conoscenza del mercato di riferimento e del consumatore.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

La Nuvola Rosa. Tre giorni dedicati alle donne.

I dati sono da brivido. Oltre il 18 % di abbandono scolastico, quattro punti in più rispetto alla percentuale maschile; 2.7 milioni di giovani inattivi, i cosiddetti “neet”, coloro che non lavorano e non studiano, fra i 20 ed i 29 anni: il 49% fra loro è donna.  Questo è quello che emerge dalla ricerca McKinsey & Company presentata in apertura della tre giorni di La Nuvola Rosa, l’iniziativa socio-culturale organizzata da Microsoft in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Università “La Sapienza”. Obiettivo: ridurre il gap di genere in ambito ITC che – tuttora – allontana le giovani donne italiane dall’interessarsi al digitale ed, in generale, alle materie scientifiche ed alla tecnologia.

Emanuela è  andata a Roma solamente un giorno. Pur essendo inserita in un percorso di incubazione con la piattaforma di “Innamorati della Cultura” , il tutor mi ha informato che ero troppo “vecchia” per partecipare.  Fortunatamente ci  hanno pensato gi colleghi del  gruppo di lavoro per l’Agenda Digitale a mandarci l’invito.

Che dire. L’atmosfera era di sicuro entusiasmante anche se, lo confesso,  non siamo stati  affatto entusiasti per come vengono gestite le cose.  La tre giorni della Nuvola Rosa è organizzata su tre giorni con più eventi contemporanei , convegni, corsi di formazione e  una hackathon tutta rosa, una maratona di codifica di applicazioni, presso la Biblioteca Centrale della Facoltà di Ingegneria “G. Boaga” dell’Università “La Sapienza”, in collaborazione con Codemotion, una delle più grandi conferenze europee IT, che ha coinvolto negli anni 30mila sviluppatori e 300 relatori da tutto il mondo.

Ma dopo la Nuovola Rosa, che cosa verrà fatto per realizzare il cambiamento che porterà le donne italiane ad entrare in confidenza con le tecnologie?  Il 10 di aprile abbiamo presentato, sempre a Roma, la prima versione del documento base per l’Agenda Digitale Italiana.  La fase attuativa è lontana lontana.  Il lavoro da portare avanti immenso. Ce la faremo? Ce la faranno le nostre ragazze?

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Innovazione. Startup. Imprese Innovative: basta con le app, per favore!

Facendo un rapido giro in rete scopro continuamente innumerevoli programmi, nazionali e internazionali, dedicati alla creazione di imprese innovative. Creare una StartUp oggi è di moda, il termine stesso è diventato mainstream. Parlare di giovani innovatori e startup è diventato popolare e i giovani imprenditori alla Zuckerberg sono divenuti celebrità. Tutti ormai sperano di fare fortuna creando l’app che ancora non c’è. Tra format, premi per l’innovazione e incubatori che crescono come funghi, la sensazione diffusa è che questa dinamica abbia disconnesso le persone dalla realtà della vita quotidiana. Perché creare una Startup significa essere prima di tutto imprenditori, saper ideare e vendere soluzioni specifiche per problemi reali che riguardano la società. Instagram in che cosa ha migliorato la vita delle persone? E Twitter?

La società in cui viviamo è giunta as uno stato di crisi. I problemi strutturali sono tanti e diversi. Ecco perché ritengo che il vero oggetto dell’innovazione debbano essere in primis le nostre istituzioni. La nostra società sta fallendo e per questo deve innovarsi nelle sue istituzioni sociali. Abbiamo bisogno di una nuova rinascita delle scienze e dell’arte, e gli innovatori dobbiamo essere noi, uomini e donne, insieme. La creatività è la nostra forza, come lo è l’utilizzo della tecnologia nei suoi aspetti più virtuosi.

Creare una Startup non significa necessariamente creare un nuovo software. Significa creare soluzioni che migliorano la vita delle persone e la rendono migliore. Innamorati della Cultura, la Startup a cui sto lavorando – e lavoro da un anno – è l’esempio di quanto scrivo. Il sistema di finanziamento per le imprese culturali in Italia non ce la fa a mantenere tutta la ricchezza che abbiamo a nostra disposizione. La soluzione è il crowdfunding, la colletta online, tanto per intendersi. Il portale, appena nato, già lavora. Pur nella diffidenza e nell’ignavia che caratterizza noi italiani, i soldi crescono e il sostegno ai progetti pubblicati arriva. La strada da fare è molto lunga. Creare una Startup che sostituisce un servizio pubblico significa acquisire la mentalità dell’imprenditore che l’italiano medio, a lungo viziato dal posto fisso, ancora non possiede. La crisi in questo senso ha determinato un forte scossone ma, a quanto pare, non basta ancora. Basta app, quindi, evviva le Smart Cities e tutto quello che può aiutare l’individuo a vivere meglio e ad essere più felice.

Gender Digital Divide: una frattura reale che interessa le donne italiane

Si scrive Gender Digital Divide, si legge mancata opportunità per le donne di crescere. Che le donne italiane – e non solo – siano tecnofobiche  non è una novità.  Non mi riferisco alle giovani ma a quella grandissima fetta di donne adulte che, salvo pochi casi, si tengono alla larga dalla tecnologia. Magari la utilizzano quotidianamente tra cellulari, pc e iPad, ma non capiscono né vogliono capirne niente. Ma che cosa determina il digital divide di genere? Sono andata a spulciare un po’ di articoli in rete e tutti evidenziano come tra i fattori scatenanti rientrino la mancanza di istruzione, il reddito basso e l’età avanzata.

Analizzo uno per uno. È un dato certo che le donne, per un fatto culturale più che per una reale predisposizione, privilegino gli studi umanistici rispetto a quelli scientifici. Tolte le facoltà che poi prevedono sbocchi in  professioni di cura, cioè tipicamente femminili, come medicina o farmacia, le donne non scelgono di iscriversi a facoltà tecnologiche.  Ci sono poi donne non giovani che, oltre a non avere un’istruzione sufficiente, magari per aver prestato opera di cura nella famiglia, oggi si trovano tagliate fuori dalla vita quotidiana con un  reale pericolo di rimanere emarginate, perché il processo di digitalizzazione si allarga e accelera sempre più velocemente. Esiste poi un altro dato  che riguarda noi donne e che va ad aggiungersi al digital divide. Le donne non hanno un buon rapporto con il denaro. Ivana Pais, che sta realizzando una ricerca sul crowdfunding, afferma che le donne non ottengono finanziamenti in banca e che, seppure riescono a intessere reti sociali, spesso non le utilizzano nel lavoro, al contrario degli uomini. Secondo una ricerca del Politecnico, inoltre, nel crowdfunding sono più le donne che non gli uomini a presentare progetti, ma l’80% dei finanziatori è di sesso maschile.

In questi giorni,  mentre stavo lavorando ai contenuti per l’agenda digitale per la parte e-inclusion,  mi sono resa conto dell’estrema importanza di offrire strumenti concreti affinché le donne possano affrontare questo cambiamento. Si tratta di strumenti, come ho suggerito, che a partire dalle scuole inferiori sino ad arrivare all’università, aiutano le donne a comprendere l’importanza della tecnologia come strumento di sviluppo, di lavoro, di semplificazione della vita privata. Penso a quanto la tecnologia possa aiutare una donna nella gestione della vita famigliare. Ma anche a corsi di formazione, informazione, empowerment e leadership. Come verranno attuate queste misure ancora non so. So però, perché l’ho visto con i miei occhi, che le linee guida ci sono e che se verranno applicate  la donna italiana potrà crescere e arrivare ad utilizzare la tecnologia con disinvoltura.

Agenda Digitale. Questa sconosciuta

È passato un anno da quando la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge sullo sviluppo, che aveva già avuto l’approvazione del Senato.

Il provvedimento introduce nel nostro ordinamento i principii dell’Agenda Digitale europea, iniziativa dell’Unione che mira a incentivare l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo. Ma di cosa si tratta esattamente? Lo scopo, tanto per semplificare, è quello di creare un “mercato digitale unico” basato su Internet e su software interoperabili, cioè in grado di dialogare fra loro e di utilizzare dati senza problemi di compatibilità.

L’Agenda Digitale europea è basata su “sette pilastri” ed elenca più di cento azioni da mettere in pratica per essere attuata. Ha anche un commissario europeo, Neelie Kroes, che ha il compito di verificare che i principii dell’Agenda siano recepiti e realizzati da tutti gli stati membri.

Mi dispiace molto dover scrivere che l’Italia è in ritardo. Si parla molto e si sprecano tante riunioni per definire come far ripartire il paese. Ecco, secondo l’ultimo dossier della Banca Mondiale, l’Italia investe meno del 2 per cento del proprio prodotto interno lordo nelle TLC contro il 3,5 per cento degli Stati Uniti, per esempio.

L’Agenda Digitale si prefigge di recuperare il tempo perduto e il Ministero dello Sviluppo parla di iniziative per circa 2,5 miliardi di euro per il primo anno di investimenti nel progetto. A pieno regime, il governo parla della produzione di circa 4,3 miliardi di euro e di 54mila nuovi occupati permanenti e 19mila occupati durante la fase della spesa.

Passato il tempo e cambiati un paio di governi, nel giugno 2012 è stata istituita – con il famoso “decreto sviluppo” – l’Agenzia per l’Italia Digitale, che dovràverificare l’attuazione dei piani e delle linee guida indicate nell’ADI. E, cosa non da poco, identificare le migliori soluzioni per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e per i servizi rivolti ai cittadini, compresa la possibilità di gestire gli stessi dati con programmi diversi e compatibili tra loro.

Essendo Creator di una Start Up incubata al Politecnico di Torino, sono stata incaricata da Marina Cimavicepresidente di Federmanager Minerva (di cui faccio parte), di scrivere per il nuovo blog dedicato all’Agenda Digitale. Il blog non è ancora on line e così ho tempo per  acquisire informazioni e, se possibile, maggiori competenze.

Sono così andata a cercarmi quali sono esattamente gli argomenti che potranno essere trattati. Ecco un elenco che, dal mio punto di vista, è molto interessante.

1. Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini: carta d’identità e tessera sanitaria elettronica; anagrafe unificata, archivio delle strade, domicilio digitale e posta elettronica certificata obbligatoria per le imprese.

2. Amministrazione digitale: dati e informazioni in formato aperto e accessibile, compresi quelli della pubblica amministrazione; biglietti di viaggio elettronici, sistemi digitali per l’acquisto di beni e servizi, trasmissione obbligatoria dei documenti via Internet.

3. Servizi e innovazioni per favorire l’istruzione digitale: certificati e fascicoli elettronici nelle università, testi scolastici digitali.

4. Misure per la sanità digitale: fascicoli sanitari elettronici, prescrizioni mediche digitali.

5. Forte impulso per la banda larga e ultralarga.

6. Moneta e fatturazione elettronica: pagamenti elettronici anche per le pubbliche amministrazioni, utilizzo della moneta elettronica.

7. Giustizia digitale: notifiche e biglietti di cancelleria dei tribunali per via elettronica, modifiche alla legge fallimentare per procedere in via telematica, ricerca e incentivi per società attive nelle nuove tecnologie.

Ecco, questo è l’elenco. Chissà quando tutto questo verrà realizzato. Perché ad esempio, anche solo il punto relativo alla realizzazione della banda larga si scontra con la scarsità di fondi a disposizione o, se devo essere sincera, con l’incapacità gestionale di destinare le risorse giuste nei posti necessari.

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– Agenda Digitale: il nuovo avanza. Per tutti, forse

Museums go mobile! Social Media Week


Le tecnologie, in particolare quelle mobili, stanno trasformando radicalmente l’esperienza di visita a un’istituzione culturale. La possibilità di accedere a siti web, applicazioni mobili, materiali scaricabili e altro ancora fa sì che l’incontro con il bene reale acquisti una nuova dimensione, espandendo inoltre i confini della visita vera e propria a un “prima” e un “dopo” virtuali
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In che modo le esperienze mobile possono arricchire un museo e integrare la visita di una mostra? Quale tipo di tecnologia utilizzare? Quali sono i vantaggi e i limiti? I visitatori sono pronti? E cosa ci aspetta nei musei nel futuro prossimo?

Questi temi sono stati al centro del panel Museums go mobile! che si è tenuto a Milano durante la Social Media Week e nel corso del quale sono stati presentati esempi pratici e a specifici case studies, inclusi i progetti mobile recentemente sperimentati da Palazzo Madama e dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino con il progetto Scrigno+.

Vorrei condividere con voi il video dell’incontro che, introdotto da Stefano Boeri, ha visto come relatori Elena Olivero e Marta Barcaro (Pinacoteca), Paolo Paolini (HOC-LAB e Centro per la Valorizzazione dei Beni Culturali del Politecnico di Milano) e Irene Rubino (Palazzo Madama):