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A Padova l’arte di #Reinventarsi. Innamorati della Cultura per GammaDonna

Tornata non esattamente fresca dallo speech organizzato dall’Associazione GammaDonna a Padova. Viaggio in giornata, ultimamente accade di frequente, per presentare la piattaforma ad un pubblico di aspiranti imprenditori ed imprenditrici. Il moderatore, Ruggero Targhetti del Corriere, personaggio arguto e garbato, ha posto domande precise e penetranti. Al di là della presentazione di Innamorati della Cultura, che ormai scorre liscia e senza papere, mi sono molto piaciute le domande relative al significato per una Startup di appoggiarsi ad un incubatore. Perché una Startup, come ha giustamente rimarcato il referente di Intesa San Paolo, è solo il termine attuale con cui si indica una nuova impresa.

emanuela negro ferrero

Per una banca, quindi, una Startup è una nuova impresa, ma per gli incubatori invece che cos’è? Provo a raccontare brevemente l’esperienza personale con l’incubatore del Politecnico di Torino, l’unico che conosco e a cui siamo tuttora appoggiati. Prima domanda: che cos’è un incubatore? È un luogo fisico dove le Startup possono vivere e, se sono fortunate,  se si basano su un’idea vincente e remunerativa, se il team ha grandi capacità manageriali, nel giro di un anno o due possono sperare di trasformarsi in Nuove Imprese registrate all’apposito registro della Camera di Commercio e quindi accedere ai “seed”, vale a dire finanziamenti da parte di investitori privati o fondi. Questo luogo a Torino si chiama TreataBit e a noi di Innamorati della Cultura ha dato la possibilità di affittare una scrivania con circa 60 euro al mese + Iva. Oltre alla scrivania, il nostro incubatore mette a disposizione sale e spazi e offre corsi di aggiornamento e formazione, che a noi non servono un granché ma che sono molto interessanti e ben fatti se hai una ventina d’anni e non hai mai lavorato.

Ieri Targhetti ha chiesto più volte se stare in un incubatore serve. Non so, serve? Certamente avere il bollino dell’incubatore dà quel tocco di serietà che non guasta; come anche poter usufruire di una scrivania scaldata d’inverno e  fresca d’estate e con wi-fi free non è affatto male. Da qualche giorno il giovane tutor a cui siamo stati affidati ci sta dando una mano a compilare il business plan. Ecco, questo è utile, perché appena pronto il documento, inizieremo a sottoporlo ai vari investitori. Così, magari, passiamo dal TreataBit al vero e proprio incubatore: i3P. Servirà? Non lo so, ma non vedo alternative. In Italia ti danno il mutuo se hai una casa da mettere a garanzia. Se sei una Startup, per logica, ti finanziano se dimostri che la tua attività rende.

Il Futuro è oggi. Venite a trovarci al Digital Festival!

#Media2.0 – Il Futuro è oggi

Il prossimo 31 maggio, lo Spazio Mostre Regione (Torino) ospiterà, nell’ambito dell’iniziativa Digital Food Days, tre sessioni di carattere business che coinvolgono le aziende delle 3 filiere legate al turismo, al fashion e ai media 2.0.

Sarà un’intensa giornata d’incontri che anticiperà gli eventi di social eating dei Digital Food Days, introducendone i macrotemi: dalla moda al turismo ai nuovi media, quando i mondi digitali influenzano il business. (Qui, il link).

Anche Emanuela  sara presente insieme a molti altri relatori per parlare nello specifico di crowdfunding e degli “Innamorati della Cultura”, di agenda digitale e del rapporto donne/rete (Federmanager).

Speriamo  di incontrarvi. 😉

Ecco gli incontri che si svolgeranno in:

Sala Nuova (Piano 1) 

14.30 – 16.30 

Sessione #MEDIA 2.0

– Donne nella rete. Diseguaglianze di genere e agenda digitale.

Se da un lato il mondo vede aumentare progressivamente il gruppo degli inclusi digitali e, per le generazioni più giovani si può veramente parlare di uguaglianza digitale, in Italia qual è il livello di e-inclusion delle donne? L’Agenda Digitale Italiana, istituita nel marzo 2012 rientra in quell’insieme di misure urgenti per la crescita del Paese. Il documento generale, presentato nell’aprile passato sta per diventare attuativo. Una rapida analisi della situazione attuale, contraddistinta da un’arretratezza digitale piuttosto marcata, mette a fuoco una vera e propria frattura digitale. Nei fatti, le donne sembrano vittime di una frattura digitale che le allontana dal centro della società delle reti, relegandole spesso alla periferia dell’inclusione. La risposta è sintetizzata in due parole: formazione e informazione. A partire proprio dai media 2.0.

– Crowdfunding: un caso di applicazione dei media 2.0

Il crowdfunding è sulla bocca di tutti. Dal grande esempio di successo che arriva oltreoceano anche da noi i portali di crowdfunding fioriscono. Emanuela Negro-Ferrero è Ceo del portale “innamorati della Cultura”, il primo in Italia attivo dedicato alla raccolta fondi online per progetti di Cultura Italiana con il sistema “reward based”. Come avviene una campagna di crowdfunding? Quali strumenti di comunicazione e quali strategie attivare per creare il giusto mix? Social, direct marketing, digital pr ma anche e soprattutto, metodiche di raccolta fondi tradizionali. Il segreto del successo è tutto nella strategia applicata oltre che nella perfetta conoscenza del mercato di riferimento e del consumatore.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding – Lesson N° 5. Come creare un video di successo

Dati alla mano, una campagna di crowdfunding ha il 30% in più di probabilità di avere successo se si presenta con un video. Perché dopo il titolo, è proprio il video l’elemento che attira di più  l’attenzione. Già a partire dai primi due o tre secondi, il creatore può indirizzare il suo visitatore nella direzione desiderata. Ci sono vari modi per realizzare dei video di successo e non è detto che siano costosi. Tutto, però, si basa su una regola che non va mai infranta: il video di presentazione della compagna di crowdfunding deve essere breve e non deve mai superare i tre minuti. Tassativo. A me personalmente piacciono video più corti (due minuti circa), ma è una preferenza del tutto personale.

Ecco le regole.

1. INTRODURRE IL PRODOTTO
Questo è un passo piuttosto semplice da capire e realizzare. Se devo presentare un libro, è giusto che il mio video parta dalla descrizione di quello che c’è scritto. Se si tratta di un film, propongo degli estratti, ad esempio. La considerazione alla base è che se il visitatore è già sulla pagina del progetto significa che vuole saperne di più, desidera capire e apprezzare. L’originalità è tutto. In giro ci sono moltissimi progetti, moltissimi copiano e, infine, moltissimi hanno progetti strepitosi ma non sono capaci di venderli. Qui entra in campo la capacità personale di saper vendere le proprie idee. Perché il finanziatore dovrebbe dare il suo denaro proprio a te? Qual è l’elemento che può toccare il suo cuore? E come verrà ricompensato? Non credere che il fattore ricompensa non significhi nulla, è determinante. Quindi, usa quello che credi sia il fattore attrattivo del tuo progetto.

2. UN PO’ DI STORIA PERSONALE
Hai tre minuti di tempo per affascinare il tuo donatore. Cosa puoi fare? Raccontare com’è nata l’idea, come hai iniziato a lavorarci sopra e quali progressi hai fatto sino ad ora.  L’importante è raccontare come pensi che questa tua idea possa migliorare il mondo e le persone. Se hai delle immagini, dei video o dei testimoni, usali pure. Il video serve per coinvolgere le persone che in questo modo potranno darti fiducia. È necessario creare un collegamento emotivo con il tuo pubblico ed evitare video freddi, scadenti o fuori target, come spesso accade. Tu sei l’attore principale e il prodotto è il tuo progetto.

3. CONCLUSIONI: CHIEDI ALLE PERSONE DI DONARE

Chiedete e vi sarà dato. L’analisi dei dati delle principali piattaforme lo conferma: i progetti che ricevono più donazioni sono quelli che chiedono in maniera esplicita un aiuto e non mi riferisco solamente alla richiesta in denaro. Perché, se da un lato è importante chiedere utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione (Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn, le reti di amici, le associazioni personali, ecc.), quello che determina il vero successo della campagna è il passaparola.  Se infatti un’informazione arriva da un amico o da una persona che crede nel progetto e che lo ha sostenuto, allora sì che arrivano le donazioni e in maniera del tutto virale. Una buona idea, ad esempio, è quella di dotare il sito e la pagina Facebook del tasto “dona”, come anche dell’opzione di condivisione su Twitter.

Ricapitolando, realizzare un video di presentazione è importante. Farlo bene e che quindi sia breve, convincente, divertente e coinvolgente, è essenziale.

Qui, un esempio di riferimento. Si tratta del video realizzato per presentare la campagna del film “SEXXX” di Davide Ferrario su Innamorati della Cultura.

☛ Hai dei dubbi? Scrivi a progetti@innamoratidellacultura.it. Le tue domande non resteranno senza risposta.

 

Allo SMAU, tutti Innamorati dell’innovazione

In soli due giorni, ha riunito startup, imprese, comuni e città del Piemonte per condividere insieme esperienze e modelli di sviluppo del territorio orientati a favorire l’innovazione, la ricerca, lo sviluppo e le tecnologie digitali.

È lo SMAU, la fiera dedicata alle imprese e alle tecnologie per il business, che quest’anno con la sua seconda edizione ha portato all’Oval più di cento progetti realizzati dalle startup e dai centri di ricerca, riconoscendo a Torino il Premio Smart City, come modello di città intelligente da esportare in tutta Italia.

Molto importante è stato l’evento di lancio del Cluster Nazionale Tecnologie per le Comunità Intelligenti, una rete nazionale, guidata da Fondazione Torino Wireless, in rappresentanza della Regione Piemonte, che coinvolge nove regioni con oltre 90 partner uniti per collaborare sul tema delle Città Intelligenti.

Gli obiettivi: sviluppare sinergie e progetti di innovazione, sostenere la competitività del Paese nell’agenda dell’innovazione europea e condividere buone pratiche per risolvere le sfide sociali che caratterizzano le aree urbane e metropolitane.

È stato davvero entusiasmante prendere parte a tutto questo, respirare un reale clima di collaborazione che si fonda sull’importanza, vitale, di creare una rete forte per avviare un vero processo di rinnovamento a livello nazionale.

Intanto, mentre lo SMAU si prepara per nuove tappe – la prossima sarà a Bologna il 4 – 5 giugno –  date un’occhiata qui. C’è uno speciale video fatto di incontri e interviste con alcune delle innovative realtà presenti all’Oval. Tra queste, ci siamo anche noi con gli “Innamorati della Cultura”. Ecco Emanuela Negro-Ferrero intenta a presentare la piattaforma a un pubblico di investitori, business angels e rappresentanti della politica.

smau - emanuela negro ferrero

L’Italia è un vero e proprio museo a cielo aperto. Non c’è luogo che non nasconda qualche meraviglia artistica o architettonica. Il portale vuole diventare la vetrina delle eccellenze artistiche italiane e, oltre al supporto dei privati, mi aspetto che le aziende intervengano. Stiamo mettendo a punto diverse soluzioni affinché questo sia possibile. Credo che sia arrivato il momento che gli italiani, e gli stranieri in visita, si prendano cura di ciò che può diventare la nostra principale fonte di reddito.”

Novità dall’Europa. È nato il progetto Startup Europe Partnership

Neelie Kroes, Vice Presidente della Commissione Europea e responsabile per la Digital Agenda, ha ufficialmente annunciato il progetto Startup Europe Partnership (Sep), sostenendo che “le start up europee possono innovare e creare posti di lavoro come nessun altro e per questo dobbiamo garantire loro una piattaforma per competere, trovare  finanziamenti e sfondare il soffitto di vetro che le separa dal successo”. (Sole 24 ore, 22 maggio 2014).

Ma che cos’è Sep? Si tratta di una nuova piattaforma dedicata alla crescita delle startup a livello UE. Il coordinamento è in mano a Mind The Bridge, società italo-americana con sede in Italia e a San Francisco, e alla fondazione inglese per l’innovazione Nesta; mentre tra i sostenitori ritroviamo istituzioni come la Cambridge University, la IE Business School e l’università tedesca HIIG. Il compito è quello di aiutare le nuove imprese a crescere per davvero, fornendo loro strumenti e strategie.

A Napoli, lo scorso 13 maggio, è andato in scena il primo evento di “matching” fra grandi multinazionali (Telefónica ed Orange, il gruppo bancario spagnolo Bbva e Telecom Italia) interessate ad azioni di scouting, procurement e seed investment ed è stata effettuata  una prima selezione di nove startup provenienti da tutta Europa (Italia compresa). Quante sono le startup già attive? E dove si concentrano? Il primo Sep Report sul fenomeno dello “scaleup” in Europa riporta che sono oltre mille le nuove imprese che hanno raccolto oltre un milione di euro, la concentrazione arriva per lo più dal Regno Unito e l’Italia si attesta su di un 5%. Gli investitori arrivano per lo più da Germania e Inghilterra, mentre la tendenza vede il 57% delle startup di successo fondate dopo il 2010. Tendenza, quest’ultima, che suggerisce una positiva evoluzione dell’ecosistema europeo, in cui è già significativo il numero delle new company trasferitesi negli Usa.

Questi dati, decisamente in controtendenza con quanto leggiamo sui giornali e ascoltiamo alla radio e in televisione, mancano di una notizia importante. Il successo di una Start Up è determinato anche e soprattutto dal team che la compone, che deve essere variegato, specializzato e competente. In pratica, lo staff deve possedere caratteristiche manageriali e di leadership che ne fanno percepire la differenza.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Vorrei leggere i vostri commenti e le vostre considerazioni su questo fenomeno che è sempre più forte e che, a mio avviso, è un vero segnale di speranza.

Crowdfunding – Lesson n°3. L’importanza dei social media

Chi mi chiede qualche notizia tecnica sul crowdfunding e vuole ricevere il finanziamento dalle persone che navigano in rete, deve sempre, e sottolineo sempre, curare la sua personale campagna sui social network. Con un occhio al contenuto e uno alla piattaforma. In che senso? Mi spiego. Quando parlo di social network, mi riferisco alle piattaforme  più note e utilizzate: Twitter, Facebook, Instagram e YouTube, a cui aggiungerei, per i più intraprendenti, LinkedIn e Google+.

Dando un’occhiata alle statistiche, soprattutto se riferite ai primi tre  che ho citato, i dati che emergono sono confortanti:

–       189 milioni di utenti Facebook si connettono attraverso “mobile”, smartphone o tablet.

–       YouTube ha un’utenza di persone che vanno dai 18 ai 34 anni e sono certamente in maggioranza rispetto agli utenti televisivi tradizionali.

–       La fascia di età che va dai 55 ai 64 anni sta crescendo su Twitter e compone il 46% degli utenti di Facebook e il 56% di quelli di Google+.

–       Ogni secondo al mondo ci sono due persone che si iscrivono a LinkedIn.

Suggerisco quindi di promuovere la propria campagna su Twitter e Facebook in maniera creativa e coinvolgente, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione.  Non è necessario buttarsi sulla quantità, quanto piuttosto puntare sulla qualità dei propri contatti. Bene appoggiarsi ai famosi “amplifiers”, quelle persone che hanno molto seguito e possono veramente fare la differenza. In questi giorni, tanto per fare un esempio concreto, Riccardo Luna cinguettava a supporto di una Startup romana intenta a raccogliere fondi. Ebbene, grazie anche all’eco creata da Luna, la Startup ha raggiunto velocemente il budget. Un altro strumento efficace è quello di creare una “community page” su twitition, uno strumento molto usato da aziende e no profit per lanciare petizioni e campagne. Ancora poco conosciuto in Italia, ma molto efficace.

Altro consiglio è certamente quello di scrivere in maniera chiara e concisa: post brevi e semplici vengono letti con piacere. Post lunghi e descrittivi vanno bene per le newsletter e le mail.

Ma il punto nodale è questo: è possibile convertire un fan entusiasta in un donatore? Certamente sì. Il crowdfunding reward based mette a disposizione uno strumento efficace, la ricompensa. È proprio generando il giusto livello di engagement che le persone decidono di partecipare, altrimenti rimangono semplici fan.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Innovazione. Startup. Imprese Innovative: basta con le app, per favore!

Facendo un rapido giro in rete scopro continuamente innumerevoli programmi, nazionali e internazionali, dedicati alla creazione di imprese innovative. Creare una StartUp oggi è di moda, il termine stesso è diventato mainstream. Parlare di giovani innovatori e startup è diventato popolare e i giovani imprenditori alla Zuckerberg sono divenuti celebrità. Tutti ormai sperano di fare fortuna creando l’app che ancora non c’è. Tra format, premi per l’innovazione e incubatori che crescono come funghi, la sensazione diffusa è che questa dinamica abbia disconnesso le persone dalla realtà della vita quotidiana. Perché creare una Startup significa essere prima di tutto imprenditori, saper ideare e vendere soluzioni specifiche per problemi reali che riguardano la società. Instagram in che cosa ha migliorato la vita delle persone? E Twitter?

La società in cui viviamo è giunta as uno stato di crisi. I problemi strutturali sono tanti e diversi. Ecco perché ritengo che il vero oggetto dell’innovazione debbano essere in primis le nostre istituzioni. La nostra società sta fallendo e per questo deve innovarsi nelle sue istituzioni sociali. Abbiamo bisogno di una nuova rinascita delle scienze e dell’arte, e gli innovatori dobbiamo essere noi, uomini e donne, insieme. La creatività è la nostra forza, come lo è l’utilizzo della tecnologia nei suoi aspetti più virtuosi.

Creare una Startup non significa necessariamente creare un nuovo software. Significa creare soluzioni che migliorano la vita delle persone e la rendono migliore. Innamorati della Cultura, la Startup a cui sto lavorando – e lavoro da un anno – è l’esempio di quanto scrivo. Il sistema di finanziamento per le imprese culturali in Italia non ce la fa a mantenere tutta la ricchezza che abbiamo a nostra disposizione. La soluzione è il crowdfunding, la colletta online, tanto per intendersi. Il portale, appena nato, già lavora. Pur nella diffidenza e nell’ignavia che caratterizza noi italiani, i soldi crescono e il sostegno ai progetti pubblicati arriva. La strada da fare è molto lunga. Creare una Startup che sostituisce un servizio pubblico significa acquisire la mentalità dell’imprenditore che l’italiano medio, a lungo viziato dal posto fisso, ancora non possiede. La crisi in questo senso ha determinato un forte scossone ma, a quanto pare, non basta ancora. Basta app, quindi, evviva le Smart Cities e tutto quello che può aiutare l’individuo a vivere meglio e ad essere più felice.

Italia: startup in crescita

In poco meno di tre mesi in Italia sono nate 453 startup.”

Ancora un articolo, ancora startup. Stavolta dal Corriere della Sera, che segnala un fenomeno sempre più in crescita.

Trovo interessante questo breve post che rappresenta una pillola di speranza per i tanti ragazzi senza lavoro. Nel senso che il lavoro te lo crei e te lo gestisci in assoluta libertà, uscendo dalla paranoia del posto fisso. In questo senso la Fornero, con la frase antipatica “non siate choosy” ha detto una mezza verità. Certo, avrebbe potuto scegliere un termine meno arrogante, magari suggerendo ai ragazzi di seguire i propri sogni. Choosy lo intendo oggi come un suggerimento quasi materno, un invito ad  essere selettivi e ad ascoltare la voce del proprio cuore.

“La moda delle startup”

“Da mesi si sente parlare pressoché in ogni dove di startup. Quasi che gli startupper italiani possano essere dei taumaturghi in grado di sanare le piaghe del nostro malandato sistema produttivo. Il dibattito, come spesso accade, non è immune da un certo tasso di superficialità e di provincialismo con cui una parte dell’informazione, quella più mainstream, e la politica affrontano la questione.”

Se fino a ieri era tutto cloud o social, oggi è startup. Lo scrive Giovanna Melandri in un articolo – La moda delle startup e l’importanza di sbagliare (e dirlo) – pubblicato oggi su CHE FUTURO.

Vorrei condividere con voi quanto ha scritto a proposito del problema dell’innovazione in Italia e del movimento che si è creato attorno alle startup, qualcosa di assolutamente salutare che andrebbe trattato con maggior riguardo e profondità.

Qui il link all’articolo e un interrogativo che rilancio: “Sarà in grado la nuova “Politica del Cambiamento” di rinunciare alle tentazioni particolaristiche e fare sistema per costruire un clima favorevole all’innovazione, alla creatività e allo spirito imprenditoriale?”.