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Il restauro in Italia? Eccellenza al femminile.

La settimana scorsa ho visitato  il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” in compagnia del Presidente dell’Associazioni Amici del Centro e di una esperta professionista in archivi. Sebbene il centro sia stato aperto nel  2005 e le mie visite alla Reggia di Venaria siano molto frequenti, non avevo mai avuto occasione di vederlo.

La sede è ospitata in un’ala laterale della Reggia e, leggo dal sito centro di conservazione e restauro della Venaria Reale  che si tratta , di una scuola di alta formazione dedicata alla costruzione di professionalità nei diversi ambiti del restauro.

Restauratori all'opera a Venaria Reale
Restauratori all’opera a Venaria Reale

Mi aspettavo di vedere una sorta di bottega d’artista con opere meravigliose sparse qua e là. Le opere ci sono ma, confesso che non me lo aspettavo, gli ampi laboratori  sono occupati per lo più da macchinari.  Ce ne sono diversi, alcuni di dimensioni molto grandi.Le persone lavorano indossando camici bianchi e scarpe antinfortunistica. Ho notato, mentre giravo scattando foto e osservando le opere,  che si tratta per lo più di donne.

Il restauro quindi è un mestiere femminile? Sembrerebbe di sì. Da un articolo del 2015 pubblicato sull’inserto IoDonna http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2015/10/06/ risulta che in Italia il restauro sia una professione per donne con dati che riportano una presenza di 9 a 1.

Il restauro è donna?
Il restauro è donna?

Le donne negli anni risultano essere vincitrici dei bandi di accesso all’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma), alla  scuola dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze   e al la  Fondazione Centro Conservazione e Restauro ‘La Venaria Reale’. Queste persone, una volta terminato l’iter formativo possono esercitare con il riconoscimento del Mibact e del Ministero del Turismo. Si tratta di pochi diplomati ogni anno  perché le scuole che offrono un diploma riconosciuto sono di numero limitato, costose e offrono pochissimi posti. In Italia, esiste una costellazione di persone che arrivano ad esercitare la professione passando da iter formativi diversi: per esempio,  c’è chi lavora a bottega , chi frequenta scuole dedicate al restauro che però non rilasciano  la qualifica di ‘restauratore’ richiesta dal Ministero e che è necessaria se si vuole lavorare con la Sovrintendenza» o chi si mette in proprio dopo il diploma dell’Accademia di Belle Arti.

La questione è oggetto di accesa discussione con il Ministero ed è ancora aperta. Un vero peccato se si pensa alla mole di opere, manufatti ed edifici che potrebbero dare lavoro e occupazione.

Mentre  osservavo una delle  due restauratrici del Centro del Restauro intenta a tagliare con attenzione  e precisione chirurgica una pezzo di stoffa e poi appoggiarlo con delicatezza sul retro di un dipinti tardo secentesco, mi sono resa conto che si tratta di un mestiere di grandissima  responsabilità. Mettere le mani su un’opera o su di un manufatto, richiede grande perizia e attenzione oltre che, immagino, la capacità di rimanere neutri rispettando l’originalità conferita dall’autore.

Il restauro è un mestiere delicato e implica grande peri
Il restauro è un mestiere delicato e implica grande peri


Il tempo che avevo a disposizione  purtroppo era poco e non ho potuto approfondire più di tanto.  Certamente abbiamo approfondito l’aspetto cruciale che poi, in sintesi,  è la solita mancanza di fondi. Il restauro, di qualsiasi genere si tratti,  implica che ci sia un committente. Alcuni interventi sono estremamente costosi e richiedono non solo l’intervento del professionista ma l’utilizzo di materiali particolari.

Ritengo che il crowdfunding sia una buona soluzione a patto però che chi possiede il bene sia in grado di condurre la campagna di comunicazione necessaria a promuovere la raccolta fondi e intercettare sponsor e mecenati. Questo è un punto che in Italia non è ancora compreso. L’affermazione  “tanto il crowdfunding non funziona” andrebbe corretta in “il progettista  non è in grado di affrontare una campagna di crowdfunding”. Non è vero. Come per tutte le attività, il crowdfunding ha delle regole. Chi non le conosce o non le rispetta è destinato a fallire.

 

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo    www.innamoratidellacultura.it

24 agosto 2016. La nostra grande bellezza ridotta in polvere dal terremoto.

I terremoti sono un fenomeno naturale che avvengono nella parte più superficiale del nostro pianeta. Le rocce che formano la crosta e il mantello superiore subiscono continuamente giganteschi sforzi risultato di lenti movimenti tra le grandi placche in cui è suddiviso lo strato più superficiale della Terra, come se fosse il guscio incrinato di un uovo.

Questi  movimenti sono prodotti dai moti convettivi del mantello che  trascinano le placche e le spingono creando  sforzi intensi quando sono  vicini ai confini che ci sono tra le placche stesse, come per esempio in Italia e in generale in tutto il Mediterraneo, e ridotti  al loro interno, come succede nel aree geografiche del Canada e  dell’Africa centro-occidentale

 

 

L’Italia si trova al  margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa  grandi accumuli di energia  che, quando viene rilasciata, si trasforma in  terremoti di varia entità.

L'aquila
L’aquila

I terremoti del passato

Osservando la mappa dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 2006 (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/),  si può  vedere che i terremoti spesso si ripetono  in zone già colpite in passato. Gli eventi storici più forti si sono verificati  nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria e in Sicilia. Ma ci sono stati terremoti importanti anche nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano. Dal 1900 ad oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw≥5.8), alcuni dei quali sono stati catastrofici.Il più forte tra questi è il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria. Eppure, poco o nulla è stato fatto dai vari governi per prevenire i danni causati dal terremoto 

terremoto nel Belice
terremoto nel Belice

La grande bellezza in polvere potrà mai essere ricostruita?

“Amatrice non c’è più”,  questa è la frase che ovunque si può leggere e sentire su  giornali, tv e internet in relazione alla devastazione causata dal  terremoto che ha devastato il centro Italia pochi giorni fa . A cinque  giorni dal sisma il bilancio è drammatico: sono 291 i morti accertati e 2500 gli sfollati tra Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto.   Secondo il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), solo ad Amatrice, dove sono crollate 8 chiese, sarebbero presenti 3.000 opere di valore culturale e artistico. I danni molto gravi sono quelli prodotti dai crolli  che hanno scoperchiato le chiese, i palazzi. Leggo sul sito del Sole24 ore che  una prima mappatura fa emergere questi danni enormi nel centro di Amatrice, ad Accumoli, ad Arquata del Tronto, qualcosa anche a Norcia e nelle  centinaia di borghi intorno ad Amatrice, oltre che nella città stessa naturalmente.

Amatrice, si scava dopo il sisma
Amatrice, si scava dopo il sisma

Una lunga storia di terremoti 
Terremoto del Belice: 14 gennaio 1968, una forte scossa del nono grado della scala Mercalli colpisce la Sicilia Occidentale provocando 360 vittime e più di 57mila senzatetto.

Terremoto in Friuli: Il 6 maggio 1976, alle ore 21, una scossa di magnitudo 6,4 della scale Richter colpisce il Friuli, il numero delle vittime fu di 939 e 80mila i senzatetto. 

Terremoto in Irpinia: Il 23 novembre 1980 una forte scossa di terremoto (6,5 scala Richter) interessa l’Irpinia, in provincia di Avellino, causando 2914 morti e oltre i 400mila senzatetto.

Terremoto in Umbria e Marche: Il 26 settembre 1997 due scosse di magnitudo 6 della scala Richter colpiscono l’Italia centrale, le regioni di Umbria e Marche. Le vittime furono 11 e circa 40mila i senzatetto.

Terremoto del Molise: Il 31 ottobre 2002 una scossa magnitudo 5,4 della scala Richer in Molise, i morti furono 30, tra questi 27 bambini rimasti vittime dal crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

Terremoto dell’Aquila: Il 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 scala Richter con epicentro a 8 km dalla superficie rade al suolo la città dell’Aquila provocando 308 vittime.

Terremoto in Emilia Romagna: Il 20 maggio 2012 una scossa di magnitudo 5.9 interessa il nord Italia nelle province di Ferrara, Modena, Mantova e Bologna, seguito da un nuovo evento sismico di magnitudo 5,8 il 29 maggio 2012 nella provincia di Modena. Tra la prima e la seconda scossa le vittime che si contarono furono 27.

Come sono andate la ricostruzioni? 

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Il bilancio è infausto: in  meno di cinquant’anni possiamo contare quasi cinquemila morti, oltre 500 mila sfollati e 120 miliardi di euro di soldi pubblici spesi per ricostruire. Ma si è mai veramente ricostruito?  Navigando in rete scopro che  solo il Friuli è, forse, l’unico caso positivo di post terremoto. Il   Governo Moro nominò il giorno dopo il sisma  un commissario straordinario ad hoc e le azioni intraprese portarono alla  ricostruzione di tutto, dalle case alle Chiese alle fabbriche e  a metà anni ’80 gli ultimi sfollati tornarono nelle loro case.  Il post terremoto dell’Irpinia e  quello del Belice, segnano  la più grande sconfitta di un’amministrazione statale, e di quelle locali, incapaci di gestire la ricostruzione nonostante il fiume di denaro messo a disposizione.

Lo sapevate che ancora oggi  nonostante paghiamo ogni volta che facciamo carburante 4 centesimi di euro per litro, non si è riusciti a completare i lavori e i fondi stanziati sono “evaporati” altrove ?   A l’Aquila le persone vivono ancora, dopo sette anni, nei moduli abitativi provvisori della New Town voluta da Berlusconi.

Siamo pronti alla ricostruzione?

Sapendo che l’Italia  da nord a sud si trova esattamente sul confine che divide la placca Africana da quella Euroasiatica  e che i terremoti inevitabilmente continueranno ad esserci anche in futuro sarebbe il caso di varare seriamente un piano antisismico  smettendola di strombazzare a disastro avvenuto. 

Mi sento di cosigliare una visita a Gibellina,  dove il grande artista Alberto Burri ha realizzato il “Cretto”  un monumento all’orrore, composto dalla vie e dai vicoli della vecchia città spazzata via dal sisma. Un tentativo di congelare la memoria storica, e in un certo qual modo di mantenere viva l’identità del paese.

Oggi esiste la prima urgenza che è quella dei medicinali, dei viveri, degli abiti e del denaro per dare assistenza e conforto. un domani nemmeno troppo lontano sarà necessario raccogliere fondi per ricostruire. Come è stato fatto ad Assisi. Dopo il sisma del 1997, dieci anni e 37 milioni di euro dopo gli affreschi del Cimabue sono stati restituiti all’umanità. Perchè l’Italia di cui noi poco ci curiamo e ci occupiamo non è nostra. La sua straordinaria e unica bellezza appartiene a tutta l’umanità e ai nostri figli a cui lasceremo un’eredità pesante da gestire.

Iniziare a raccogliere fondi, questa è una bella idea. Possiamo pensare di iniziare da  qui.

 

Emanuela Negro-Ferrero   enf@innamoratidellacultura.it

 

Italia, terra di poeti, navigatori, artisti e castelli.

Quanti castelli ci sono in Italia? In tutto  ci sono 3177 castelli. Gli edifici storici sono divisi fra castelli veri e propri, residenze nobiliari e fortezze. Si tratta di un patrimonio diffuso su tutto il territorio, estremamente bello e variato. Ci sono castelli con il fossato e altri senza il fossato. Alcuni sono circondati da mura e altri si trovano sulla sommità di un borgo antico. Molti castelli negli anni sono stati riconvertiti in musei e hotel e altri a, al di fuori dei circuiti turistici, sono ancora abitati da eredi di famiglie di stirpe nobile e da qualche eccentrico amante delle atmosfere antiche. Secondo una statistica catastale dell’Agenzia del Territorio datata 2007,  2404 famiglie italiane vivevano in “castelli e o palazzi di eminenti pregi artistici o storici”.

Castello-di-Fenis-Valle-d-AostaPer avere informazioni più dettagliate è utile consultare il sito www.icastelli.it che, sebbene  incompleto, traccia una mappa per regioni e province, dei castelli italiani, e il libro, oggi non facile da trovare, Guida ai castelli d’Italia. Oltre 500 luoghi di antico fascino di Enrica Roddolo che nel 2004 metteva insieme oltre 500 schede di castelli.

Panoramica del castello

Castelli di tipo speciale, che suscitano n grandissimo interesse negli appassionati di storia militare, sono le fortezze.

In Italia, le  fortezze medicee sono  un maestoso complesso architettonico progettato per la difesa del Ducato di Toscana  costruite alla metà del Cinquecento per iniziativa di Cosimo I de’ Medici. In tutto si tratta di sei edifici fortificati di grandissima bellezza e che vale certamente la pensa di visitare.

Molto pregiata, in provincia di Arezzo , è la Fortezza del Girifalco (o Medicea).

Il passato

Questa struttura difensiva venne  utilizzata probabilmente nel periodo alto medioevale da guarnigioni gote e longobarde, ma la prima documentazione certa risale all’anno 1258, quando fu ceduta ad Arezzo. Dopo il 1266 vi furono eseguiti diversi interventi di rifacimento, proseguiti poi successivamente nel 1300 sotto la Signoria dei Casali. Furono poi i Senesi ad aiutare i Cortonesi sia nella ricostruzione delle mura che della Fortezza, poco prima che la città passasse sotto il dominio di Firenze (1411). Risale proprio a questo periodo il corpo centrale, che serviva da chiave di volta del circuito delle fortificazioni.  Nel 1540 Cosimo I° de’ Medici (detto Cosimo il Vecchio), dopo aver visitato tutte le fortezze della Toscana, per stabilire quali rafforzare ed ammodernare, scelse il Girifalco di Cortona.

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L’aspetto attuale della fortezza del Girifalco è deriva dalla  ristrutturazione cinquecentesca: imponenti mura seguono un tracciato trapezoidale con quattro bastioni angolari di forme e dimensioni diverse ognuno con un proprio nome: a sud  S. Margherita ad ovest S. Maria Nuova , a nord S. Egidio si) e infine S. Giusto a sud. Al loro interno si trovavano il magazzino delle polveri ed il carcere (a sud), quattro posti cannone (a ovest), due cannoniere (a nord) e tre fuciliere (a est). Le mura all’interno hanno un terrapieno utile all’epoca per attutire i colpi dell’artiglieria, mentre ogni bastione ha delle feritoie laterali su cui venivano sistemati i cannoni che consentivano di difendere tutti i lati della struttura.

Il presente

Oggi la fortezza del Girifalco ha nuovamente bisogno di essere ristrutturata.  Qualcosa si era mosso perché nel 2010 il cantante Lorenzo Jovanotti  si era attivato per ottenere la ristrutturazione del bastione di Santa Maria. L’intervento è stato realizzato grazie al sostegno congiunto di Montepaschi e del Comune di Cortona ed oggi ospita le sale di incisione del cantante. Ma il progetto di recupero della fortezza è molto più ampio e i costi, stimati per la prima tranche della “Casa del Capitano” si aggirano su oltre il milione e mezzo di euro.

Da febbraio 2016 il progetto di recupero della fortezza è passato “sotto l’ala” della Associazione Culturale  On The Move.  L’Associazione, che da sei anni organizza in estate il festival dedicato alla fotografia di viaggio “Cortona On The Move” , in cambio dell’utilizzo degli spazi della fortezza, si è attivata per trovare i fondi per restaurarla. L’obiettivo però non si limita al recupero architettonico. Il sogno da raggiungere è molto più  ambizioso perché prevede la costruzione di una Accademia Internazionale di Arti Visive e Design destinata ad accogliere a Cortona durante tutto l’arco dell’anno giovani creativi provenienti da tutte le parti del mondo.

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Il primo passo operativo è stato attivare una campagna di crowdfunding sul portale www.innamoratidellacultura.it  e offrire, a chi dona interessanti ricompense scelte con cura in ambito enogastromico e turistico locale.

Il link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/fortezza-girifalco-cortona/#.V5oxAPmLTIU è attivo per le donazioni con PayPal e Stripe mentre la raccolta fondi tradizionale, e quindi le donazioni più consistenti, possono essere inviate tramite bonifico bancario inviando prima una mail con i propri dati personali a info@pinkfishstyle.co.uk  , la società incaricata dall’Associazione per la ricerca di  sponsor e grandi donatori.

Le donazioni sul portale, oltre ad essere tracciate e pubblicate “in chiaro”, riceveranno lo sgravio fiscale derivante dal beneficio “ArtBonus” che il ministero dei beni culturali assegna ad alcuni beni pubblici di particolare pregio. I cittadini esteri, nel caso decidessero di intervenire in maniera consistente al restauro, potranno godere delle deduzioni vigenti nei paesi di origine oltre che dalla possibilità di essere indicati con una targa e, se la donazione è importante, dall’utilizzo del bene restaurato per eventi personali o aziendali.

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Il patrimonio artistico e architettonico italiano è straordinario, unico al mondo ma se non si interveniamo economicamente per restaurarlo, rischia seriamente di scomparire.

Partecipare alla nostra avventura di salvataggio è importante. Vi chiediamo di dare il vostro sostegno alla campagna di crowdfunding e, se non potete farlo ma vi interessa comunque partecipare potete farlo diffondendo  questa campagna ai vostri amici e nella vostra comunità.

We love Italy, and you?

Emanuela Negro- Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

 

Crowdfunding Lesson n°17 – Il finanziamento dal basso che piace e fa bene alla cultura.

Santa-Caterina-Casal1Cultura. Arte. Restauro. Stiamo parlando di beni tangibili di cui la società non può fare a meno. Pilastro della democrazia, la cultura ha un impatto sociale fondamentale e irrinunciabile per la crescita e la formazione degli individui. Eppure in Italia, immersi come siamo fino al collo nella cultura, c’è ancora chi non sente né capisce. Federculture ogni anno esprime nel suo rapporto annuale dati allarmanti per un paese che possiede il più vasto patrimonio artistico e architettonico dell’intero pianeta . Il rapporto 2014 è stato presentato in questi giorni, come accade ormai da dieci anni, a Ravello. Il comunicato stampa recita : “25 tavoli tematici, oltre 450 partecipanti da tutta Europa, decine di istituzioni internazionali coinvolte. Federculture e Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali lanciano la decima edizione di Ravello Lab e tracciano un bilancio del lavoro di questi anni. Dalle “Raccomandazioni” rivolte ogni anno a Governo, Parlamento e Istituzioni europee emergono numerosi temi divenuti centrali nel dibattito sulle politiche culturali e alcune proposte trasformate in leggi operative. Tra tutte la Capitale Italiana della Cultura e il Fondo per la progettualità culturale”.

santa_caterina4Parlare di “crowdfunding per la cultura” per noi che siamo nati nel 2013 e operiamo da tempo in un mercato innovativo – ma non certo nuovo – , significa prima di tutto parlare di impatto sociale e costruzione di un nuovo comportamento nelle persone. La donazione per un progetto culturale nasce infatti prima di tutto dalla percezione che il potenziale donatore ha dell’utilità del suo intervento a sostegno. Un caso che voglio citare e che parte dall’esperienza diretta di una delle molte campagne avvenute attraverso il portale www.innamoratidellacultura.it è la raccolta fondi per il restauro della chiesa di Santa Caterina promossa dall’Associazione Santa Caterina Onlus  http://www.onlus-santacaterina.it/.

Macrino-DAlba-foto-Claudio-ColliLa chiesa, un meraviglioso esempio di barocco piemontese, sorge al centro di una delle piazze principali di Casale Monferrato e richiede importanti interventi di restauro. Nel mese di gennaio 2014, la presidente dell’Associazione ci contatta perché ha deciso di ricorrere al crowdfunding per portare avanti alcune parti minori del restauro. In fase di progettazione della campagna la domanda che si poneva era: da che cosa partiamo? La chiesa è inserita al centro del paese ma a nessun cittadino è mai venuto in mente di promuoverne il restauro e le molte iniziative organizzate dall’associazione (come concerti, letture e visite) non erano riuscite a far affezionare la cittadinanza al punto da pensare di partecipare al restauro perché il bene è di proprietà comune. Cosa fare? Occupandoci da anni di comunicazione abbiamo ideato una campagna di comunicazione e trovato un testimonial d’eccellenza. Nella cripta della chiesa sembra sia stata sepolta la marchesa del Monferrato, Anne di Alençon. Abbiamo pensato che cercare una tomba è certamente più intrigante che promuovere una ricerca iconografica o il restauro dell’abside.

9-dicembre-2014-745x494Il testimonial aveva un volto, il famoso ritratto di Macrino d’Alba, e un critico eccellente, Vittorio Sgarbi, disposto a venire a Casale Monferrato durante la campagna di crowdfunding per regalare quel tocco di visibilità necessario a infondere nelle persone la certezza che il bene da restaurare ha un valore e che donare per sostenerlo è giusto. La campagna è andata bene. Il denaro raccolto, circa 10.000 euro, ha sortito l’effetto voluto. La chiesa è diventata oggetto di interesse da parte della cittadinanza. Ha aperto un punto di incontro turistico sotto l’Expo. Sono certa che, se oggi l’Associazione Santa Caterina Onlus volesse promuovere una nuova iniziativa di crowdfunding avrebbe molto più successo. Perché a Casale oggi si parla un po’ meno di amianto e un po’ più di cultura.
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it CultureLover_it

Il volto di Leonardo da Vinci a Palazzo Madama: in mostra tutta la grandezza dell’Arte Italiana.

Il ritratto di Leonardo da Vinci e quello della Gioconda: un mistero?
Il ritratto di Leonardo da Vinci e quello della Gioconda: un mistero?

In primavera, a  Torino abbondano le esposizioni di volti. A Palazzo Madama l’autoritratto di Leonardo da Vinci ancora una volta in mostra. Dall’altro lato di Piazza Castello, nel Duomo, è esposta la Santa Sindone. Il meraviglioso autoritratto del più grande pittore di tutti i tempi  che solitamente viene  custodito in un caveau pressurizzato realizzato grazie all’intervento della Consulta per i Beni Artistici e Archiettonici  di Torino,  è stato spostato ed è esposto senza particolari protezioni se non un vetro a Palazzo Madama prima di partire per il restauro. Perché di restauri ne ha veramente bisogno, è inutile negarlo. Se i batteri che  stanno “mangiando” la pergamena e appaiono sotto forma di macchie oscure sparse quà e là dovessero prendere il sopravvento  il mondo intero rimpiangerebbe un capolavoro unico e inimitabile. La prima volta che era stato esposto al pubblico è stato circa trentanni fa . Poi , in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è stato presentato in mostra alla Reggia di Venaria e oggi è a  Palazzo Madama.  Per la prima volta lo abbiamo visto da vicino. Una grande fortuna essere arrivati prima delle autorità. Meravigliosi i dettagli. I tratti del volto marcati, quasi lignei. Lo sguardo, intenso e profondo.  Si dice che gli occhi siano  lo specchio dell’anima. L’anima di Leonardo da Vinci doveva essere immensa perché sebbene il ritratto non sia a colori i suoi  occhi risplendono come se fossero vivi.  Occhi che sanno guardare lontano. Anche noi  vorremmo  t guardare lontano. Più lontano di chi insiste a tenere  l’arte sotto chiave. Torino ha la Sindone e la tiene nascosta. Ha il ritratto di Leonardo e lo tiene nascosto. E vero, Torino non è  Roma, ma il concentrato di rarità artistiche preziose potrebbe ragionevolmente attirare qualche decina di migliaia di turista in più . Il che non guasta mai e nella Torino del futuro questo allegro via vai di persone  decise a spendere sul territorio per mangiare e dormire e divertirsi potrebbe andare a riempire la casella “Cultura” con qualcosa di altissima qualità culturale. Noi siamo #innamoratidellacultura. E voi?

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it