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Sponsorizzare la cultura è un investimento?

La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand
La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand

La cultura in Italia non ha abbastanza fondi. E’ un dato di fatto che  il  governo del paese con il più vasto patrimonio artistico e architettonico del pianeta destini appena l’1,6% dell’intero bilancio per la cultura. In questi ultimi mesi il terremoto in centro Italia  ha evidenziato con drammatica chiarezza che i nostri beni artistici e architettonici sono unici ed inestimabili. E che una volta distrutti difficilmente verranno ricostruiti. Perché i fondi  necessari per ricostruire un bene storico sono davvero ingenti e, come scritto sopra, non ci sono.

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Per fare un esempio del pericolo in cui si trova il patrimonio artistico del nostro paese, ad Assisi, gli affreschi trecenteschi della Basilica di San Francesco, forse i testi più sacri della storia dell’arte italiana, rovinati dopo il crollo dovuto al terremoto,  hanno rivelato un restauro definito “troppo sicuro di sé” al punto che la Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali – è “allarmatissima”, ed ha disposto un sopralluogo i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti perché hanno rivelato con assoluta certezza che non siamo più di fronte alle stesse opere. Il celebre gruppo della Madonna che sviene ai piedi della Croce ha acquisito una scalatura cromatica e un chiaroscuro completamente differenti da quelli noti. Accanto, le sublimi mezze figure di Santi affrescate poco dopo (1317-19) da Simone Martini risultano appiattite, e prive di alcuni dettagli della decorazione. E la Madonna al centro del trittico nella Cappella di San Nicola ha completamente perso il suo manto.

progettazione-culturale

Una risposta a questo problema è arrivata l’anno scorso con l’introduzione di strumenti di  sgravio fiscale–mi riferisco all’Art Bonus – che si sono rivelati efficaci ma non ancora del tutto efficienti e non sufficenti a coprire l’intero fabbisogno che, a causa delle recenti calamità è aumentato e, purtroppo sembra destinato a crescere ancora.

 L’ Italia è un paese di donatori generosi e sensibili ma la mentalità della donazione culturale intesa come “charity” all’anglosassone, non  esprime il suo pieno potenziale. 

Un modo che si sta rivelando efficace per il sostegno alla cultura è il crowdfunding . In Italia è cresciuto moltissimo e dal 2014 ad oggi è stato ampiamente dimostrato che gli italiani si mobilitano e donano per progetti in cui credono.

In Italia però, come nel resto del mondo,  le cifre raccolte con le campagne di raccolta fondi dal basso sono relativamente  ridotte e quindi destinate  a sostenere progetti di taglio medio piccolo.

E’ vero che ci sono esempi di campagne che hanno raccolto  grandi importi. Sono poche e, faccio notare, quasi tutte sono state sostenute da un’impresa. Che ha contribuito al successo dell’iniziativa sia  per la parte della comunicazione che   per la parte di diffusione della campagna di raccolta fondi su una comunità già precostruita di potenziali donatori.  Le campagne Postepay Crowd di Eppela sono un esempio di questo tipo di campagna mista crowdfunding/sponsorship e a mio avviso costituiscono una innovazione virtuosa che meriterebbe maggiori sperimentazioni.

A Torino, la Consulta per i Beni Architettonici è composta da 36 aziende che  ogni anno scelgono di che cosa  occuparsi.  Purtroppo, come dicono i dati, i fondi per la cultura  non bastano  e, forse, non basteranno mai.

Paesi come la Francia hanno compreso che esiste un legame indissolubile fra cultura e turismo e, come sta accadendo a Parigi, dopo la flessioni di visite dovuta ai recenti attentati terrosristici, si è presa la decisione di  investire di più per aumentare i servizi e l’offerta.

Considerando che il patrimonio del nostro paese ha caratteristiche completamente diverse ed è decisamente più vasto, mi aspetto che anche il nostro Governo si decida a fare di più. Magari con un piano articolato di interventi e una programmazione che non sia limitata all’emergenza ma, piuttosto alla prevenzione.  La Cultura in Italia produce il 5.6% del Pil. Con le nuove misure in arrivo per il Turismo, sarebbe grandioso farci trovare con la casa in ordine o, quantomeno , pulita.

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it

 

Crowdfunding Lesson n°9. Chi fa che cosa? La campagna di raccolta fondi.

I lettori di  Artribune sanno bene che cosa sono “I Martedi Critici”.  Noi, essendo torinesi e non leggendo quotidianamente Artribune, non lo sapevamo fino a quando la campagna di raccolta fondi non è stata caricata sulla piattaforma. Leggendo il programma di questi appuntamenti culturali non possiamo  che apprezzarli e sostenerli. Il curatore Alberto D’Ambruoso ci  ha contattati tramite conoscenze comuni all’inizio del mese di settembre. In questo post  raccontiamo  in che cosa consiste il lavoro eseguito da chi sta sta dietro alla piattaforma. Quello che nessuno vede e immagina. Lavoro che dovrebbe essere coperto da una fee del  7%   sul raccolto. Possiamo  assicurare che il  processo di pubblicazione di una campagna è lungo ed impegnativo. Sia per il Creatore del progetto che per chi, come le persone dello staff   si occupano di aiutarli alla corretta pubblicazione e ad insegnare loro come lanciare la campagna. Il supporto è totale:  che tipo di azioni compiere, come compierle, quando e perché. Non so se altre piattaforme danno questo servizio.  Mi piacerebbe saperlo ma, in ogni caso,  ritengo questo genere di assistenza fondamentale perché desideriamo  che i progetti pubblicati abbiano successo e che le persone capiscano bene chi fa che cosa e come.

Dietro alla piattaforma ci sono persone che lavorano. Che si interessano. Che ascoltano. Che aiutano . Chi fa che cosa?
Dietro alla piattaforma ci sono persone che lavorano. Che si interessano. Che ascoltano. Che aiutano . Chi fa che cosa?

Tornando al progetto dei “I Martedì Critici”, l’iter prevede che, una volta letto il progetto, venga inviata una mail di risposta con già alcune indicazioni per perfezionare quanto si desidera pubblicare. Nei mesi passati abbiamo  elaborato una serie di contenuti informativi/formativi che spaziano dalle “Condizioni d’Uso della piattaforma” al facsimile del testo, articoli sul crowdfunding ecc. Pensiamo  che alla fine tutto questo materiale diventerà una guida al crowdfunding ma al momento ci limitiamo  ai contenuti separati. Alle mail soltamente seguono delle telefonate aventi come scopo da parte nostra  quello di spiegare esattamente chi deve fare che cosa. Chi deve fare la raccolta? Ecco, questo è un punto cruciale. Il progettista  deve lavorare per raccogliere il denaro attraverso la sua rete di contatti e la piattaforma lo sostiene con tutta una serie di attività di comunicazione. Che spaziano dalla pubblicazione degli annunci sui social alla presenza ad eventi , interviste, relazioni personali e, se il prgetto lo richiede, supporto  con azioni di fundraising. Rimane un punto dolente su cui ne noi  né il progettista  possiamo  fare molto: Gli italiani odiano i pagamenti online. Aborrono Paypal. Chiedono di effettuare il bonifico bancario . Anche se costa. Anche se è scomodo.  Spingiamo  sempre  il progettista a spiegare che Paypal garantisce la sicurezza delle transazioni. A non accettare il cash e, soprattutto, a non pubblicare il logo del portale con sotto stampato l’iban del proprio conto corrente personale. Ma questo è argomento del prossimo post. ahttp://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/arte-per-tutti-i-martedi-critici-maxxi-macro/

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

 

 

Follow Your Heart. Con il Personal Branding trova la tua vocazione e supera la crisi

Recentemente leggevo un articolo su Panorama il cui titolo era decisamente ottimistico: “Fatti un regalo…cambia vita”. L’articolo diceva più o meno quello che ho scritto io, parafrasando, nel mio. Ho trovato interessanti le storie di persone che ce l’hanno fatta. Chi utilizzando il fondo pensione e chi, esodato, ha pensato di rischiare il tutto per tutto mettendosi in proprio. Perché se è vero che l’Italia è piena di giovani senza occupazione, è altrettanto vero che i cinquantenni messi a casa dalla crisi sono decine di migliaia.

Senza voler giocare alla fatina dei sogni, ho pensato di analizzare con attenzione le cinque storie proposte dal noto giornale. Storie interessanti i cui protagonisti, di età e di esperienze professionali diverse, sono ricorsi a mezzi differenti per entrare nella loro nuova vita. Nicola Trois, 50 anni, agente immobiliare inattivo a causa della crisi, decide di coltivare la sua passione per la cucina dopo che un incidente lo costringe a letto per parecchi mesi. Si iscrive a un corso professionale di cucina, partecipa alla nota trasmissione televisiva condotta da Antonella Clerici, “La terra dei fuochi”, e infine, grazie all’amicizia con Dario Cecchini, il macellaio più famoso del mondo, si trasferisce a Panzano in Chianti in attesa di aprire un nuovo ristorante a Terranuova Braccialini, nei pressi di Arezzo, all’interno di una macelleria del 1947.

Monia Merlo, architetto vicentino 43enne, stimata e pluripremiata, che per caso pubblica alcune foto scattate ad un’amica su PhotoVogue, il sito del giornale dedicato ai nuovi talenti. A sorpresa la sua foto viene pubblicata in homepage e da lì entra a far parte di una mostra allestita durante la settimana della moda a Milano. In poco tempo, Monia firma un contratto con la Art+Commerce di New York e poco dopo viene scelta per la nuova campagna di Fendi Couture. Proprio come in un sogno. La trasformazione è avvenuta partendo da quello che era un semplice hobby e nel momento più difficile per l’edilizia italiana, dando vita a una professione estremamente ben retribuita e, per chi come Monia ha la passione per i viaggi, dinamica e divertente.

Di ben altro tono, più semplice e concreta, è la storia di Paola, 29enne laureata alla Cattolica di Milano con un posto fisso in uno studio di consulenza tributaria e fiscale a Milano. Paola decide di mollare tutto perché insofferente ai ritmi e al grigiore del lavoro fra le scartoffie. Insieme al fratello Emanuele allestisce una serra di circa 200 mq e inizia a coltivare fragole… La sua azienda agricola Malbosca, oltre alla frutta fresca, si specializza in fragole disidratate. Perché la laurea in economia serve certamente a individuare dove esiste mercato e dove portare innovazione. I due fratelli calcolano di raggiungere il pareggio nel 2014 e di crescere ancora. Certo, dice Paola, la vita in campagna è dura, ma la qualità di questa vita è impagabile. 

In tutti e tre i casi, il comune denominatore è la parola passione. Tre professionisti affermati, con competenze diverse che la crisi economica ha messo alle strette, hanno scelto di seguire le proprie passioni. Questo non significa matematicamente diventare miliardari, ma sicuramente aumentare il proprio quoziente di soddisfazione e di felicità. Nel Personal Branding, soprattutto quando la consulenza è richiesta da chi desidera cambiare lavoro o, magari  vuole migliorare la propria posizione professionale, sono solita dare largo spazio all’analisi dei valori profondi e dei desideri della persona. Il proprio brand è unico e irripetibile. Aiutando la persona a trovare la propria nota di fondo, quella che fa battere il cuore, è possibile creare un brand davvero personale e molto efficace.

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 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

L’arte di re-inventarsi a Torino. Salone Gamma Donna

È arrivato alla sua quinta edizione e come molte altre iniziative di successo, il Salone Gamma Donna è nato a Torino. Il tema di quest’anno è forte: parla di crisi e di coraggio, quello di rimettersi in gioco, sul lavoro, nel modo di fare impresa, nella propria vita. Una sfida, questa, che le donne sanno cogliere grazie alla loro flessibilità e alla capacità di cambiare con il corso degli eventi della vita. Inventando, per esempio, nuovi modelli di business, percorrendo una nuova carriera, cambiando ruolo oppure facendo il lavoro di sempre.

Le donne sono il vero motore economico del paese, un motore silente che si accolla il peso più gravoso. Per questo rinuncia alla carriera, ci sono i figli, i genitori da accudire. Nel nuovo millennio questa è la sfida che il Salone narra e propone. Una sfida che, ancora una volta, ha avuto un grande riconoscimento: Giorgio Napolitano ha voluto destinare una medaglia presidenziale a questa quinta edizione del Salone, quale suo premio di rappresentanza che sottolinea gli alti contenuti e le finalita.

Il programma – che si svolgerà a partire da oggi e fino al 3 ottobre – è fortemente interattivo e la serata di apertura al Basic Village prevede un’attività evocativa: il cocktail destinato a sponsor e autorità è arricchito da un atelier creativo dedicato alla costruzione di un collage. Una metafora artistica dell’atteggiamento imprenditoriale del reinventarsi grazie a nuove connessioni. Un lavoro di gruppo che preparerà il terreno al Salone e porterà alla realizzazione di un’opera di “instant art”, parte integrante della scenografia dell’evento

In tema di Personal Branding, sembra arrivato il momento di guardare a questa tecnica come allo strumento giusto nel momento giusto. Non esiste nulla di meglio di una consulenza di Personal Branding per aiutare una persona determinata a cambiare, a riposizionarsi, a focalizzare i suoi obiettivi, la sua mission aziendale. Ricordiamo che il successo arriva facendo ciò che è giusto per noi ed esprimendo la nostra vera essenza. Il falso non premia. La luce che una donna può portare al mondo arriva quanto rispetta se stessa, i suoi talenti e i suoi desideri più profondi. 

Be true to be your brand. È un’affermazione che mi piace davvero moltissimo. 

Qui, il programma nel dettaglio del 5° Salone Nazionale dell’Imprenditoria Femminile e Giovanile.

Ogni cosa di te comunica. Attenzione a come lo fai

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando nomino Silvio Berlusconi? Oppure Michelle Hunziker, o ancora, Briatore? Sicuramente è qualcosa che li riguarda personalmente e non è riferito alla professione che svolgono. Quello che ricordi è quel qualcosa legato al loro Personal Brand.

Il modo in cui appariamo agli occhi degli altri è importante. Nel mio caso ho scelto uno stile sobrio ed elegante. Amo i tacchi e  mai e poi mai mi farei vedere da un cliente in jeans e maglietta. Alcuni miei colleghi lo fanno. Io ho scelto deliberatamente un look professionale, perché nel tempo questa è l’immagine che voglio dare di me.

Questo tipo di immagine è la stessa del mio sito web e della comunicazione istituzionale. I love chic. I want to be chic.  E tu? Hai mai dato uno sguardo a come  – e a cosa – comunichi agli altri. Per esempio, con il tuo sito web? Qui di seguito ti elenco 8 punti che per me sono basilari.

1. La firma della tua e-mail

Quando mandi le e-mail, assicurati che chi le riceve abbia la possibilità di vedere tutti i tuoi riferimenti: nome e cognome, numero di cellulare, sito web ed e-mail, numero fisso e fax. Comodo inserire i contatti Skype e, a mio avviso fondamentale, il link al proprio profilo Linkedin. Personalmente amo chi mi invia mail con un’immagine e trovo più facile entrare in contatto con chi vedo, piuttosto che con un anonimo sconosciuto.

2. Messaggio vocale

È vero, è impegnativo. Ma da quanto tempo non cambi la segreteria del tuo cellulare? Pensa un po’ alla differenza. Invece del solito messaggio “in questo momento non posso rispondere…” potrebbe esserci questo: “sono alla conferenza del Premio StellaRe. Lasciatemi un messaggio e vi richiamerò subito dopo la consegna”. Cambia tutto.

3. Contenuto delle e-mail

Leggere e rileggere. Aggiungere l’indirizzo soltanto quando la revision del testo è terminata, in modo da evitare una figura da ignorante, da distratto, da frettoloso. O ancora peggio, da superficiale.

4. Profilo Linkedin

Curare il profilo è essenziale. La foto deve essere significativa e aggiornata. La headline incisiva. Il sommario di ciò che fai e del perché puoi essere utile deve essere redatto con cura. Il link, inserito al fondo della mail, nella firma, dà forza al Personal Brand.

5. E-mail Address

Parliamo di indirizzo mail. Creare e poi usare un indirizzo business collegato al dominio del sito web. È professionale, unico, elegante. Dà un’idea di dimensione del business decisamente più ampia rispetto, ad esempio, a giorgio.rossi@gmail.com.

6. Business Card

Vero, esistono le tipografie. I biglietti da visita si comprano un po’ ovunque. La differenza tra questa tipologia, diciamo generica, e quella che scelgo per i miei clienti sta nella personalizzazione. Per definire il proprio Personal Brand e comunicarlo al mondo è necessario lavorare per  creare un’immagine coordinata. Dare il proprio biglietto da visita è fondamentale. Deve essere in linea con ciò che siamo e con ciò che facciamo. Ben scritto, chiaro, completo di nome, cognome, riferimenti, link ai social media. Si possono usare entrambi  i lati. L’importante è che sia professionale.

7. Attirare

Dettagli che fanno la differenza. Mia nonna diceva che era meglio essere vestiti un po’ meglio che un po’ peggio. Le scarpe fanno la differenza, le persone se ne accorgono. Scarpe di buona marca, pulite. Ecco un buon punto da cui partire.

8. Che auto guidi?

Tutto parla di te, anche la tua auto. Deve essere pulita e guidata da una persona educata, calma, che non bestemmia e che non scende a fare a cazzotti perché gli hanno tagliato la strada.

Qui sto sconfinando un pochino. Lo faccio volutamente perché il Personal Brand è definito anche dal tuo comportamento. Dipende dalla tua capacità di relazionarti con gli altri, che siano essi colleghi o clienti. E dipende anche da cosa scrivi sulla bacheca di Facebook. Perché se hai deciso che vuoi essere visto, allora devi anche stabilire che cosa vuoi mostrare di te e, con perseveranza e coerenza, costruire e poi mantenere  la direzione che hai deciso di imboccare.

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 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

Donna? Vuoi fare carriera? Basta farti definire dagli altri. Definisci tu il tuo brand

(Ispirato a Robin Fisher-Roffer)

Il mercato, si sa, è sempre più competitivo. Ecco perché è fondamentale definire il proprio brand. Purtroppo, il termine Personal Branding in Italia non è molto conosciuto. Anzi, spesso viene confuso con un’attività di presenza sui social indirizzata alla ricerca di una nuova professione. Sicuramente è anche questo, ma il lavoro di ricerca e creazione del proprio Personal Brand è quel quid che permette di uscire dalla mischia di pesciolini grigi che nuotano nel grande mare del web e diventare uniche.

Che cosa importa, infatti, se sei la migliore del tuo settore e magari la più preparata dell’azienda, se poi il tuo nome non salta fuori subito quando è richiesta una competenza come la tua per un progetto importante? Ecco allora a cosa serve definire il proprio Personal Brand:

●  per darti un valore professionale e personale;

●  creare nuove opportunità e richieste professionali;

 ●  attrarre i progetti che desideri;

●  distinguerti dai tuoi competitor in azienda o nel tuo settore specifico;

●  chiedere più denaro mentre svolgi ciò che ami fare.

Puoi farlo da sola? No. Serve un aiuto esterno. 

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 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

 

È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

In questi giorni, leggendo alcuni testi di Personal Branding, ho trovato interessanti alcuni passaggi di “Make a Name for Yourself” di Robin Fisher Roffer, forse la più esperta Personal Branding Manager che mi sia capitato di incontrare fino ad ora. A parte me, s’intende. 😉

L’assunto di base è che la tecnologia stia andando talmente veloce da darci l’impressione di essere sempre un passo indietro quando ci dobbiamo presentare. Quindi, come si fa a sapere quando è arrivato il momento di reinventare noi stesse, il nostro brand, la nostra mission? Per noi donne esistono diversi livelli in cui ci può capitare di doverci re-inventare. Il rientro al lavoro dopo aver cresciuto i figli, lasciare il posto fisso e diventare libere professioniste, oppure entrare in un settore completamente diverso rispetto a quello in cui abbiamo sempre lavorato, magari con la stessa mansione ma costrette ad aggiornarci e a cambiare.

Robin Fisher Roffer ha fondato la sua società Big Fish Marketing nel 1992 e ha lavorato con grandissimi brand come A&E, Bloomberg, Disney Channel, Food Network, Sony, Mattel and UBS e oggi aiuta i professionisti a creare il proprio personal brand. I suoi consigli sono un valido supporto per reinventare se stesse, per formulare la propria mission e il claim che meglio rappresenta la persona e il suo brand in modo autentico e trasparente.

Robin Fisher Roffer dice: “Ci stiamo muovendo così velocemente con le tecnologie e i social media che in un attimo puoi creare il tuo business o perderlo. È necessario evolversi in continuazione. È come togliere continuamente gli strati esterni per arrivare al cuore. Questo può accadere se si supera la paura. Solo così è possibile raggiungere la propria audience. Oltretutto, la competizione è talmente forte, il web è pieno di blog, di piattaforme, di e-commerce e di brand che sembra impossibile avere successo.” Quindi, come fare?

Alcuni trucchi per farsi notare

    • Dai al tuo pubblico qualcosa che lo sorprenda e lo diverta, pur mantenendo sempre fissa la tua misson.
    • Crea un claim, cioè una frase che definisca esattamente la tua mission e i tuoi valori. Chiunque lavori con te deve imparare questa frase a memoria e raccontare al mondo intero in che cosa consiste il tuo business.
    • Crea una strategia in grado di attirare l’attenzione su di te. Una storia, la tua storia. Quella che dipendenti e partner possono raccontare.
    • Espandi il tuo raggio d’azione servendo anziché vendendo o facendo marketing. Come? Comprendendo le esigenze del tuo pubblico e offrendo soluzioni.

 

Le 4 domande fondamentali da porti se hai necessità di reinventare te stessa

    • 1. Qual è la tua mission? Perché sei qui? Scopri il tuo vero scopo.
    • 2. Dove vuoi arrivare con il tuo business? Crea una frase che definisca la tua vision. Pensa in grande, non aver paura!
    • 3. Quali sono i benefici fondamentali del lavorare insieme a te? Che cos’è che ti differenzia dai tuoi concorrenti?
    • 4. Quanto vali? Cosa ti appassiona? Questo definirà il tuo modo di operare nel lavoro.

 

“The process of branding is very transformational. You are giving yourself permission to have your own unique style & voice. It will inspire you to embrace who you really are without apology & without selling out.”

Robin sottolinea che le persone spesso sono confuse fra ciò che vogliono e ciò di cui hanno bisogno. È importante lavorare sulla base di ciò che è necessario per noi. Quindi bisogna pensare a ciò che ci rende felici e scriverlo. Così si acquista chiarezza.

Nel suo caso specifico, Robin ha avuto bisogno per un certo periodo di organizzare la sua agenda sulla base degli impegni della figlia. Perciò prendeva solo clienti in grado di comprendere questa esigenza e non crearle stress. Perché è vero che come donna è sempre difficile farsi valere e, soprattutto, far valere le proprie necessità. Risulta quindi fondamentale scrivere una lista di ciò che si vuole e di ciò di cui si ha bisogno.

Esempio:
VOGLIO
Clienti remunerativi, inviti a eventi e biglietti per spettacoli, avere una società sofisticata, cose magnifiche. Più diamo spazio a ciò che vogliamo e più vogliamo…

HO BISOGNO
Di attrarre clienti e partner che comprendano il mio ruolo di madre; di circondarmi di persone e progetti che mi consentano di crescere professionalmente e come persona; di avere la mia vita personale con spazi di divertimento, relax e viaggi. Perché se le mie motivazioni sono basate sulle mie esigenze, attrarrò situazioni in grado di soddisfare i miei bisogni. E più le mie necessità sono soddisfatte, più sono soddisfatta io.

La prima impressione è quella che conta. Allora, facciamola contare.


A chi non è mai successo? Sei lì sulla porta. Tiri un bel respiro. Dai un’aggiustatina alla giacca, un colpetto ai capelli e via. Eccoti dentro una stanza piena di sconosciuti. Speranza, nervosismo, attesa. Ma che cosa rispondi quando il primo ti stringe la mano e ti chiede: “Lei di che cosa si occupa?”. Uhuhu. In tutta onestà, sei proprio certo che la tua risposta ogni volta sia il massimo dell’appeal? Pensaci, perché spesso moltissime persone – e non solo tu – lasciano scivolare via una bella opportunità per catturare l’attenzione, magari quella di un nuovo cliente. Eppure basta poco. La risposta “mi occupo di comunicazione”, nel mio caso banale, può e deve essere arricchita e costruita in maniera tale da diventare una vera e propria presentazione efficace.

Perché l’uomo, ricordiamocelo bene, è un animale curioso. E nulla aumenta la sua curiosità più di qualcosa di strano, bizzarro e inconsueto.

Una semplice presentazione può così trasformarsi in un potente veicolo di comunicazione del proprio Personal Brand. Come? È semplice:

  1. trova una frase corta che definisca quale beneficio porti ai tuoi clienti. Qualcosa come “ incoraggio”, “stimolo”, “nutro, “creo”, “esploro” “genero”, “spingo”.

  2. Descrivi in una sola parola chi sono i tuoi clienti: “giovani cantanti”, “donne in carriera, “amanti della buona cucina” , “mamme”.

  3. Trova una o due parole che riescano a definire il risultato che il tuo cliente vuole ottenere. Deve essere qualcosa di garbato e anche un po’ vago. Per esempio, prova ad usare espressioni del tipo “sembrare vent’anni più giovane” al posto di “dimagrire”, oppure “attrarre la giusta attenzione” invece di “cercare marito”.

  4. Prova a mettere tutto insieme. Verrà fuori la tua frase di presentazione. Corta, divertente, intrigante, efficace.

    Nel mio caso, tempo fa ho scelto il claim in inglese “turn ideas into real”. Perché mi sembra più intrigante dire a uno sconosciuto che mi occupo di concretizzare idee piuttosto che dire che mi occupo di marketing. Non so se ho reso l’idea.

    La risposta che solitamente mi arriva è: “Davvero? In che senso?”. Il ghiaccio è rotto.

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    La Mission. Passo fondamentale per definire il proprio brand

    Definisci i tuoi sogni ed entra in azione. Personal Branding pratico per donne in carriera

La Mission. Passo fondamentale per definire il proprio brand

Ritorno sul Personal Branding con alcune considerazioni sulla “mission” e sullo “statement”. La frase che sottolinea ciò che facciamo.

Gli esperti di branding, per aiutare l’azienda a definire il proprio brand, creano una frase che chiarisce lo scopo del brand e che porta avanti la coscienza corporate. Il famoso claim, tanto per intendersi.

“Dove c’è Barilla c’è casa”.

“Coca Cola. To refresh a thirsty world”.

“Sony. To make dreams come true”.

Per le persone accade la stessa cosa. Solitamente chiedo loro di definire ciò che fanno in sette parole o anche meno. Il claim è qualcosa che deve diventare un motto. Deve essere corto, incisivo. “Aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi” è perfetto per un coach, per un formatore ma anche per un avvocato. Il claim deve diventare parte di noi, recitato, scritto e utilizzato come un mantra per superare le paure quando ci troviamo in situazioni critiche.

Consiglio sempre di stampare il proprio claim e di metterlo in bella vista leggendolo e rileggendolo. È vero che non sempre quello che chiediamo ci arriva e non sempre arriva come e quando lo abbiamo chiesto; ma qualcosa arriva e quel qualcosa ha molto a che fare con il nostro “statement”.

Un altro passo importante è la visualizzazione. Un metodo veloce e consigliato per realizzare i propri obiettivi è quello di creare un “quaderno degli obiettivi”. Un album speciale su cui scrivere tutto quello che si desidera realizzare professionalmente, fatto di ritagli di interviste a persone che ci ispirano, oppure di situazioni in cui ci piacerebbe stare. Perché tutto ciò che noi cerchiamo ci sta già cercando. Creare il proprio Personal Brand ha a che fare con la definizione degli obiettivi. Quanto voglio guadagnare? Quante ore al giorno voglio lavorare? Che tipo di ruolo voglio assumere? La domanda chiave da fare è se sto vivendo bene oppure no. Mi devo chiedere se la vita che sto facendo mi piace veramente, se mi appassiona. Se la risposta è no, allora devo resettare i miei obiettivi e definire i miei sogni.

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Ho letto una quantità impressionante di manuali di self help. Invariabilmente, ad un certo punto, si arriva al capitolo dedicato agli obiettivi. Sto parlando dei sogni e delle aspirazioni, ovviamente.  Il mio insegnante di PNL sostiene che “se non sai quello che vuoi alla fine ti troverai dove non volevi andare”. È proprio vero.

Obiettivi ben definiti sin nel più piccolo dettaglio sono fondamentali per raggiungere il successo. Ricordo allora, visto che sto trattando un  aspetto del Personal Branding dedicato a noi donne, che ogni brand ha degli obiettivi ben definiti. Pochi lo dicono ma per noi addetti è cosa nota. Affinché un brand diventi un successo è necessario che soddisfi due padroni. L’azienda è il primo di questi due padroni. I clienti sono il secondo. Un esempio concreto: la nuova Mito deve dare profitto ad Alfa Romeo ma, allo stesso tempo, deve soddisfare la richiesta di sportività e facile guidabilità richiesta dai clienti.

Quando  questa  regola viene  applicate alla propria carriera, se si è in azienda i padroni sono i nostri dipendenti,  se si è liberi professionisti i padroni di riferimento sono i nostri clienti. Ecco perché se siamo libere professioniste è importante definire con estrema chiarezza i benefici che vogliamo per noi stesse. Essendo noi le nostre padrone, come intendiamo beneficiare del nostro brand? I sogni, si sa, possono avere dimensioni diverse. Ecco allora perché è estremamente importante, una volta fissati  i propri obiettivi, definirli in maniera tale da renderli misurabili. Questo semplice accorgimento ci permette di verificare l’andamento del nostro brand a mano a mano che il tempo passa.

Ecco alcun esempi di obiettivo. Vogliamo guadagnare 100.000 euro all’anno; vogliamo essere nominate vice-presidente della nostra azienda; vogliamo vincere un premio; vogliamo essere invitate a parlare ad una certa conferenza oppure scrivere un saggio che ci farà acquisire reputazione e visibilità.

Nelle aziende solitamente si assumono dei consulenti per definire le strategie. Nel caso nostro, saremo noi a dover definire che cosa fare  – e come farlo –  per raggiungere i nostri obiettivi.

Maria, per esempio, ha perso il suo lavoro nel settore finanziario e assicurativo di una grande banca. Ha 51 anni, molta esperienza e una grande paura per essere entrata a far parte del “popolo delle partite Iva”. Cosa fare? Maria, aiutata dalle domande chiave già presentate in un precedente articolo, arriva a definire i suoi punti di forza:

° precisa e puntuale;

° più economica del  consulente bancario e sempre a disposizione del cliente;

° eccellenti referenze;

° pratica dei principali programmi di investimento e del mercato di riferimento;

° in grado di recarsi dal cliente permettendogli di risparmiare tempo.

La descrizione del brand per Maria potrebbe essere scritta in questo modo.

Piccole e medie imprese si rivolgono a Maria per avere consulenza su assicurazioni, fondi di investimento, programmi pensionistici.  Un manager su cui fare affidamento per tutte le esigenze. ll punto di riferimento per manager indaffarati”.

La tagline di Maria diventa: “soluzioni finanziarie per piccole imprese”. Breve, preciso, efficace.

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