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Per Natale regala #Cultura. Basta un CLICK!

Dal 10 dicembre è online una nuova campagna di crowdfunding su www.innamoratidellacultura.it . E’ il nostro regalo di Natale alla comunità di affezionati #innamoratidellacultura che ci segue con affetto e partecipazione. Si tratta di una campagna di raccolta fondi dall’obiettivo ambizioso: 30.000 euro destinati a grandi realizzazioni.  Per questo, le ricompense per chi decide donare sono tante e molto, molto allettanti.  Per Natale regala #Cultura. Basta un CLICK!

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Il titolo completo della campagna è “Click! Accendi il MAST e le sue infinite storie e potete trovarla al link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/click-accendi-mast/#.WFKi4tLhDIU .

Che cosa è il MAST?

Il MAST Castel Goffredo (Museo – Arte – Storia – Territorio), istituito con decreto vescovile il 19 dicembre 2009 su proposta del Gruppo San Luca Onlus, associazione culturale della Parrocchia di Sant’Erasmo, è un desiderio forte che, quando sarà completamente realizzato, renderà fruibile:

  • la collezione museale, un viaggio nella città di Castel Goffredo dalla Preistoria al Novecento attraverso lo straordinario patrimonio d’opere d’arte qui conservato;
  • l’Archivio Storico Parrocchiale con documenti risalenti al Trecento;
  • l’Antica Libreria del Clero costituita da oltre 1000 volumi, alcuni rarissimi, databili tra il Quattrocento e l’Ottocento;
  • la Biblioteca moderna di storia dell’arte con una sezione dedicata alla scultura lignea antica

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Un’anticipazione della ricchezza e dalla varietà del patrimonio d’arte che accoglierà il MAST Castel Goffredo è attualmente conservato nel Tesoro di Sant’Erasmo.

Nel 2010, infatti, la cappella del Battistero della Prepositurale di Sant’Erasmo è divenuto uno spazio espositivo, accessibile alla comunità e ai visitatori che raggiungono la città: un segno concreto che il Gruppo San Luca ha voluto restituire ai già tanti sostenitori del progetto. Una testimonianza del lavoro fatto sino ad allora, un incentivo a continuare. Al suo interno attualmente si trovano, ad esempio, sculture lignee del XV secolo, i quattro reliquiari donati nel 1610 alla Chiesa prepositurale di Sant’Erasmo da Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova; un incunabolo del 1478, un magnifico ostensorio (XVIII secolo) in argento, realizzato dall’orafo mantovano Giovanni Bellavite.

Con il tuo aiuto, tutte queste opere d’arte, espressione dell’identità della comunità, troveranno adeguata collocazione al MAST Castel Goffredo.

Se vi trovate nei paraggi, vi consigliamo di approfittarne e godervi una visita. Il Tesoro in occasione di Libri Sotto I Portici e tutte le domeniche e i festivi dalle 14,30 alle 16,30.

Chiuso 1 e 6 gennaio ; dalla Domenica delle Palme a Pasqua (aperto il Lunedì dell’Angelo); mese di agosto, 24, 25 e 31 dicembre.

Telefono: 0376 781218, 349 3543558, 335 5355605

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Il Gruppo San Luca – ONLUS www.grupposanlucaonlus.it 

Chi siamo? Siamo uomini e donne #innamoratidellacultura, proprio  come te,. Ci siamo  riunite a formare  un’ associazione a carattere volontario della Parrocchia di Sant’Erasmo in Castel Goffredo (Mantova)  nel 2000. Da allora, gruppi di persone unite dallo stesso scopo, hanno lavorato incessantemente organizzando mostre ed eventi e arrivando a raccogliere più di 600.000 euro. Abbiamo il comune  desiderio di aprire un museo aperto a tutti, soprattutto al mondo dei ragazzi, dei giovani e della scuola, da realizzarsi nei circa 1000 mq messi a disposizione dalla Parrocchia di Sant’Erasmo e che si chiamerà MAST Castel Goffredo, è il collante che unisce questa task force di attivissimi appassionati e il motore di continue iniziative per promuovere la cultura.

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SERVE UN MILIONE DI EURO!

Per la realizzazione del MAST servono… 1.000.000 di euro! Una parte del denaro, come abbiamo scritto poco fa, è già stato raccolto. Un’altra importante partecipazione arriva dalla Fondazione Cariplo che lo sta sostenendo attraverso il finanziamento del progetto Terre dell’Alto Mantovano http://www.terrealtomantovano.it/luogo/centro-culturale-mast-2/.

E una parte arriverà dalla campagna di crowdfunding attivata su www.innamoratidellacultura.it.

Si tratta di 30.000 euro suddivisi in tranches:

  • Se raggiungeremo la quota di € 10.000 potremo allestire il piano terra;
  • Se raggiungeremo la quota di € 20.000, potremo allestire, oltre al piano terra, tutto il primo piano;
  • Se raggiungeremo la quota di € 30.000, il nostro traguardo, potremo allestire al piano terra e a tutto il primo piano, anche la Biblioteca e gli spazi didattici.

Questo tipo di raccolta implica sicuramente una grande attività di preparazione e, durante la campagna, altrettanti sforzi per raccogliere.

Una buona idea per partire? Stendere la lista degli amici. Studiare ricompense allettanti. Mantenere contatti con i propri donatori per ringraziare.

6Lo staff del Gruppo san Luca in cambio delle donazioni offre delle ricompense davvero generose. Un esempio? La cena “sensoriale” nelle splendide sale del MAST. I gadget ideati apposta per costruire un legame con i propri sostenitori. Chi dice che il crowdfunding è legato ai soldi sbaglia. Le persone donano perché entrano a fare  parte del progetto e diventano protagonisti.

Per Natale regala #cultura!!  Sostieni la campagna di crowdfunding del Gruppo San Luca Onlus. Puoi donare e diffondere a tutti i tuoi amici. Come? Passaparola, Facebook, sms, Twitter.

Grazie di cuore!

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Il museo è un “soggetto sensibile” che richiama curiosità e, a volte, pubblico.

Che cos’è il museo in Italia oggi? Perché il museo richiama tanta attenzione? Intendo mediatica e politica. Per dirigere i musei si indicono concorsi con il preciso obiettivo di costruire una figura manageriale in ambito culturale che, al momento, non esiste ancora. Per il semplice fatto che il museo si è trasformato da semplice luogo espositivo e di conservazione a centro multiculturale e multimediale che coinvolge fasce di pubblico differenti e non sempre interessate ai fenomeni culturali

 Il museo, quello  nato 200 anni fa non esiste più.

Tutto sta cambiando velocemente, la comunicazione è cambiata e il modo di comunicare così come gli strumenti con cui si comunica anche.  Il museo mai come oggi è vicino al pubblico e può interagire in maniera costruttiva ed educativa con le persone attraverso strumenti  e modalità  del tutto nuove. Dove si arriverà questo non si può prevedere. Ma è certo che se il museo pone  una distanza fra arte e pubblico, la digitalizzazione può  ridurre questa distanza e aiutare a costruire nuove dinamiche di coinvolgimento con le persone.  Certo, devono essere iniziative che hanno un senso e una strategia . Proporre iniziative tanto per fare non serve. Ha senso invece, per esempio, costruire un’offerta didattica variata e  che possano andare nella direzione della partecipazione.

Centro Pecci - Prato
Centro Pecci – Prato

I musei che visito, anche quelli più prestigiosi, sono spesso pieni di oggetti  magnifici ma  carenti  delle più elementari strategie di comunicazione Come le didascalie. Possibilmente tradotte almeno in inglese. I video. Le installazioni multimediali . L’edutainment.

Credo che questo dipenda da diversi fattori. Non ultimo la scelta di direttori poveri  di competenze legate alla comunicazione e, soprattutto, alla comunicazione digitale.  Ci sono musei che hanno già intrapreso la strada che porta al futuro come, ad esempio,  il Maxxi, il nuovo Centro Pecci, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Milano.  Centri d’arte e cultura che  innovano e lavorano alacremente per crere nuovi scenari di connessione fra ciò che è l’offerta culturale e il pubblico.

costa-edutainment

Come si coinvolge il pubblico? 

I modi sono numerosissimi.  Il crowdfunding è uno di questi. Veramente? Ma non si tratta di una colletta? No. C’è molto di più. Fare una campagna di crowdfunding non si limita  solo ad effettuare una raccolta di soldi. I meccanismi che vengono stimolati quando un museo decide di realizzare una campagna di crowdfunding sono tantissimi e hanno tutti a che fare con la partecipazione cioè con il coinvolgimento attivo del pubblico.  Perché allora i musei italiani, spesso e volentieri in carenza di fondi, non attivano campagne di raccolta fondi sulla nostra piattaforma? Il motivo è semplice. L’informazione  che circola è errata.  Il personale a volte è inadeguato, a volte non ha voglia di impegnarsi.

Una campagna di crowdfunding è, prima di tutto, la costruzione di una rete di sostenitori , fidelizzati ed entusiasti.

Un nuovo pubblico, insomma.  Come si costruisce questa rete? Imparando a farlo. L’ideale è frequentare un corso per  capire che cosa si deve e, soprattutto, come lo si deve fare.

I casi di insuccesso sono numerosi, anche se a volte non se ne ha la percezione visto  che le campagne che non raggiungono l’obiettivo non sono oggetto di attenzione mediatica e vengono presto dimenticate, mentre i casi di successo sono quelli più visibili.

Cito alcuni casi di clamoroso flop. Per una mostra su Andy Warhol), il North Carolina Museum of History (2.706 anziché 25.000, per una mostra sui film girati nello Stato), il Philip J. Currie Dinosaur Museum (del milione di euro necessario a completare un progetto di costruzione del museo ne sono arrivati  34.000, nonostante testimonial celebri come Dan Akroyd e Patricia Cornwell).

Perché è successo questo?  I fattori sono tanti. Il primo è la mancanza di informazione/formazione. il crowdfunding è questione soprattutto di relazioni, poggia su una community di utenti forti e affezionati, coltivata mediante iniziative e modalità di comunicazione che precedono e prescindono dalla campagna di crowdfunding. Inoltre, è necessario entrare in relazione con altre communities (potenzialmente) interessate all’oggetto del progetto per il quale si sta lanciando una campagna di crowdfunding e indurle ad innamorarsi.

Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello ****************************************************** NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l' avvenimento in oggetto, per una ripresa dello stesso o comunque per pubblicazioni riguardanti la Fondazione MAXXI ********************************************************
Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello 

Per tutto questo che ho detto ,  il 2 dicembre abbiamo inviato a Torino Maurizio Imparato.  Probabilmente oggi è lui il crowdfunding manager  italiano più esperto ed efficace.  Le campagne  di crowdfunding seguite da Maurizio Imparato raccolgono, hanno successo, durano nel tempo.  Mi riferisco, per esempio,  a “Parma Calcio” , Archivo fotografico  Carbone. Alle campagne per il Comune di Milano che sono arrivate ormai alla terza call.

Che cosa farà a Torino Maurizio Imparato? Cosa sarà possibile imparare?  la proposta che ci ha fatto è interessante. Si tratta di un  Laboratorio  della durata di  8 ore. Dalle 9.00 alle 18.00. Prevede un investimento di 95 euro con accredito sul portale di Eventbrite al seguente link  https://www.eventbrite.it/facebook-publish?eid=29329920582. Il luogo prescelto è Toolbox.

Perchè iscriversi? Si tratta di un’occasione unica. Non esagero. Il laboratorio “Crowdfunding per la cultura? Yes you can” .  non bisogna farselo scappare . Vi attendiamo numerosi, interessati e coraggiosi. Pronti a costruire un nuovo pubblico da aggiungere all’offerta formativa, alla possibilità di ottenere fondi, costruire comunità e imparare cose nuove.

Emanuela Negro-Ferrero – ceo www.innamoratidellacultura.it

Il museo che vorrei. Da semplice contenitore a costruttore di relazioni con la comunità. Possibile? Si

Il museo che vorrei
Il museo che vorrei

Negli ultimi mesi del 2015 il Ministero ha nominato nuovi direttori per importanti istituzioni museali nazionali. Molti dei bandi pubblicati riportavano l’indicazione di scrivere una lettera di interesse contenente la propria idea progettuale. Uno spunto suggestivo, che ha messo in moto molti pensieri e ragionamenti. Alla luce di ciò che osservo quando visito penso che per i musei italiani sia arrivato il momento di cambiare. Come? Innovando, ovviamente. Conquistando una nuova identità che non è più limitata all’esposizione delle collezioni. Ma che ha a che fare con la costruzione di una forte interazione fra il museo e il suo pubblico e, ancora, con il suo territorio di riferimento. Il pubblico, e questo è un fenomeno diffuso in ogni settore, è sempre più esigente, curioso, attento.

Studio Azzurro. installazione multimediale
Studio Azzurro. installazione multimediale

La direzione che intravedo come virtuosa per il museo è quella di uscire dalla mera funzione di produzione e conservazione ed evolversi sempre più verso una valorizzazione del territorio circostante in termini di identità e di riconoscimento della comunità che lo vive. Il museo, soprattutto se importante ed alto traffico di visitatori, a mio avviso deve soddisfare le esigenze dei vari pubblici diversificando l’offerta. Senza andare troppo distante, Palazzo Madama e il Castello di Rivoli hanno attivato un dipartimento educativo efficace, efficiente e in grado di offrire attività formativo- educative di altissima qualità. La parte espositiva se da una lato è quasi ovunque di elevatissima qualità, dal versante informativo è carente.

Una visita indimenticabile
Una visita indimenticabile

La mia passione per l’innovazione digitale mi fa sospirare allestimenti multimediali con elevati gradi di edutainment. Amo imparare giocando. Detesto guardare immense collezioni di opere con le cuffiette alle orecchie. Mi fanno venire mal di testa, dopo due o tre stanze le rimetto nella borsa. La mostra torinese allestita alle OGR per i 150 anni della storia d’Italia è stata visitatissima. Perché? Perché era educativa e divertente. Non sto dicendo che i musei italiani debbano diventare dei luna park. Ma consentire ai visitatori sempre più digitalizzati di trasformare la visita in un’esperienza educativa e indimenticabile a livello sensoriale. Il museo dovrebbe interagire con il territorio. Costruendo tour dedicati, visite speciali, legami con altri enti del territorio per trattenere e intrattenere i turisti il più a lungo – e meglio – possibile. A tutto questo manca sempre un pezzo. Fondamentale. Il museo deve comunicare con il pubblico. Ci sono molti modi per farlo. Il crowdfunding è certamente uno ed è quello più indicato per creare una relazione strettissima con il pubblico. Cioè con il crowd di riferimento. Si tratta quindi di uscire dal ruolo di conservazione ed esposizione e di consentire alle persone di entrare a fare parte. Di un progetto specifico, certo, ma che li legherà per sempre al museo.

Esperienza Italia alle OGR di Torino
Esperienza Italia alle OGR di Torino

Il direttore non sarà necessariamente un esperto di storia dell’arte (ci sono i curatori che se ne possono occupare). Il direttore del museo che vorrei è un manager, un professionista dotato di skill in ambiti diversi ma, soprattutto capace di creare utile oltre ai fondi pubblici e una rete fitta e ampia di relazioni e connessioni. Cosa ne pensate voi? Come vi piacerebbe fossero i musei che visitate? Belli? Gratis? Interessanti? Colti? Con o senza bar? Con o senza shop? Con la biglietteria al’ingresso o con un ingresso che faccia sentire a casa?

Emanuela Negro-Ferrero – ceo – enf@innamoratidellacultura.it

La Grande Madre. Una mostra, a Milano, per celebrare il potere della donna.

La Grande Madre.
La Grande Madre. celebra il potere della donna

Venerata e invocata con nomi diversi da popolo a popolo, la Dea incarnava sempre e ovunque il potere femminile di dare la vita, era la Madre dal cui grembo ogni forma di vita scaturisce e a cui alla morte ritorna per poi ancora rinascere, come nell’eterno ciclo della vegetazione. Brigid, Nimue, Durga, Verdandi, Aa, Ambika, Cerere, Astarte, Lakshmi, Urd, Hel, Maman Brigitte, Oya Yansa, Skuld, Sedna, Kali. E ancora, Diana, Artemide, Athena, Venere, Tara, Yemanya, Isis, Sekhmet. I nomi della Dea sono centinaia presenti in ogni religione e tradizione.
la Grande madre Oggi, 25 agosto, a Milano inaugura “La Grande Madre”a Palazzo Reale. La mostra di Fondazione Trussardi in collaborazione con il Comune di Milano ideata per essere parte integrante di Expo in Città è una grande collettiva con opere di 127 fra artiste e artisti del Novecento curata da Massimiliano Gioni. Si tratta di un racconto iconografico della maternità e il tema scelto non è frutto del caso. Il titolo di Expo recita Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Cosa ci può essere meglio di una madre per riunire la vita, il nutrimento e l’umanità?
Si tratta di una mostra grandissima che si estende lungo circa 2mila metri quadri al piano nobile di Palazzo Reale e ospita opere di artisti ultra famosi come Salvador Dalì, Frida Kahlo e Man Ray e figure meno note quali Niki de Saint Phalle, Louise Bourgeois e Mina Loy le cui carriere hanno raccontato un femminile per cui la maternità era problematica, negativa, oscura.
La prima parte del percorso si apre con i ritratti di idoli antropomorfi della Preistoria. Qui l’immagine della Grande Madre emerge in tutta la sua prepotenza come simbolo femminile di fertilità. Un’immagine archetipica che mi colpisce sempre perché la ritengo fonte di ispirazione per ogni donna. Una sezione espositiva è dedicata alle “avanguardie storiche”, in particolare al Futurismo, con opere, tra le altre, di Benedetta, Umberto Boccioni, Valentine De Saint-Point, Mina Loy, Marisa Mori e Regina; al Dada, con il riferimento al mito della donna meccanica attraverso le opere di Francis Picabia, Marcel Duchamp, Man Ray, Sophie Taeuber-Arp e Hannah Höch; e al Surrealismo con, tra l’altro, la presentazione di 50 collage originali di Max Ernst dalla serie The Hundred Head Headless Woman, e opere e documenti di André Breton, Hans Bellmer, Salvador Dalí, Leonora Carrington, Frida Kahlo, Dora Maar, Lee Miller, Meret Oppenheim, Dorothea Tanning. Marinetti, nel famoso “Manifesto Futurista” denigra la donna e il femminile. Il salto di consepovelezza è immenso e ben evidente nella seconda parte della mostra. Gioni seleziona i lavori di Louise Bourgeois, intorno a cui si dispongono artiste degli anni ’60 e ’70 quali, per esempio, Magdalena Abakanowicz, Ida Applebroog, Lynda Benglis, Judy Chicago, Eva Hesse, Dorothy Iannone, Yayoi Kusama, Anna Maria Maiolino, Ana Mendieta, Marisa Merz, Annette Messager, Carla Accardi, Joan Jonas, Yoko Ono, Martha Rosler, Sherrie Levine, Ketty La Rocca.
frida khaloSi arriva quindi agli anni ’80 con Katharina Fritsch, Cindy Sherman e Rosemarie Trockel, e agli ’90 di Rineke Dijkstra, Sarah Lucas, Catherine Opie, Marlene Dumas, Pipilotti Rist e le post-umane Nathalie Djurberg e Kiki Smith. La selezione delle opere più vicine a noi comprende la la prima presentazione in Italia della serie di ritratti realizzati da Nicholas Nixon, Brown Sisters.
Molto interessante la performance Teaching to walk, dell’artista slovacco Roman Ondák a cui si affianca la open call su Instagram con l’hashstag #TeachingToWalk. E’ possibile postare e condividere le foto dei primi passi propri e degli altri per testimoniare il distacco fisico dalla “grande Madre”. Tutte le foto saranno raccolte in un album che potrà essere sfogliato sul sito www.lagrandemadre.org. La mostra è a pagamento. Da visitare.
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it – twitter@emanegroferrero

Il nuovo Museo Egizio di Torino: very bello.

egizio 2Ce l’hanno fatta in tempo. L’inaugurazione oceanica è stata un  successo . Di pubblico, di folla. Di meravigliosi reperti e statue esposte al pubblico nel nuovo allestimento. Il museo, ampliato e rimodernato dopo la “cacciata” della Galleria Sabauda al nuovo Polo Reale, è pronto per diventare il “secondo museo egizio” al mondo. . Perché secondo e non primo? Vista l’imponenza dei restauri e la quantità di denaro impiegato per rimettere a nuovo l’intero immobile che ospita il museo, dal  nostro  punto di vista tanto valeva lavorare e impegnarsi per  essere primi. Credo dipenda dalla qualità dei reperti. Eppure la collezione torinese di statue raffiguranti Sekmeth non ha nulla da invidiare ad altri musei. Noi #innamoratidellacultura ci siamo stragoduti  il bagno di folla, vip, autorità, giornalisti e persone comuni e in giro in mezzo alle teche piene di oggetti interessanti ci siamo persi e ritrovati più e più volte.. Nulla di nuovo o di strabiliante.  Certo, pensavamo  avrebbero inserito qualche cosa di più multimediale, innovativo, esplicativo , educativo. Comunque l’insieme è  affascinante. Enorme. Maestoso. Faraonico? Si, anche.

Le mummie del museo egizio sono molte di più di quelle che vengono esposte
Le mummie del museo egizio sono molte di più di quelle che vengono esposte

Il  pezzo forte della visita rimangono le mummie.  Immobili davanti a quei corpi minuscoli fasciati stretti stretti ci siamo fermati a osservarne lo stato di conservazione. Perfetto.  Un commento? Avere questo museo nella propria città, In Italia,  è un atout non da poco. Auspicavamo un allestimento più c interattivo ,multimediale, scenografico. Qualcosa di istruttivo anche per chi, come noi, non è ferrato di dinastie ed epoche dei faraoni e vuole imparare divertendosi,  Siamo  dell’idea che la cultura debba essere adattata alla comprensione di tutti. Colti e meno colti.  Ad ogni modo, il vero  dato significativo è stato lo sbigliettamento pasquale e il buon incasso a conferma   una volta di più che investire in cultura conviene.

Al Castello di Rivoli, il “Ritratto dell’artista da giovane”

Pillole d’arte

Quest’anno, il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea festeggia i suoi trent’anni e numerosi sono gli eventi che accompagnano questo grande evento.

Tra le rassegne che avvicinano il museo alla data fatidica, abbiamo  trovato molto interessante la mostra “Ritratto dell’artista da giovane“, un’edizione speciale della Borsa per Giovani Artisti Italiani dove, per la prima volta, vengono presentati insieme i lavori dei candidati più meritevoli che hanno preso parte alla Borsa. Francesco Arena, Rossella BiscottiLara Favaretto, Marzia MiglioraMarinella SenatoreSeb Patane, sono solo alcuni dei nomi degli artisti protagonisti.

Tra incontri e similitudini, distanze e differenze, il progetto espositivo, che prende in prestito il titolo dall’omonimo libro di James Joyce, ci invita ad esplorare il percorso seguito dai vari artisti nel tempo e, soprattutto, ci offre un ‘ritratto’ dell’arte italiana negli ultimi dieci anni e della sua evoluzione.

Da un lato, c’è la storia della Borsa che riflette anche quella del Museo e, dall’altro, si ritrova l’impegno di un’iniziativa pensata per sostenere la ricerca artistica e promuovere l’arte italiana, in un contesto come il nostro, dove le difficoltà e i problemi che s’incontrano per ‘aiutare’ la cultura a crescere sono sempre più numerosi.

Vi lasciamo  con alcune foto della mostra, che potrete vedere fino al 21 settembre.  ☛  Qui tutte le info sul progetto, a cura di Marcella Beccaria.

Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane 07_rivoli