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Abbiamo amato tanto la rivoluzione

Pillole d’arte

È stata prorogata fino al 9 marzo e se ancora non l’avete vista, vi consiglio vivamente di non perdervela.

Cosa? La mostra di Alfredo Jaar alla Fondazione Merz. Perché? Perché lui è un grande artista e il suo lavoro una rivoluzione per i nostri occhi stanchi.

Sorprende fin da subito il progetto di Jaar e, soprattutto, punge. Lo fa attraverso una distesa di pezzi di vetro che ricoprono interamente il pavimento della Fondazione. Bisogna attraversare quel passato e i suoi mille pezzi per risvegliare e curare la nostra fragile memoria. Farlo è difficile e faticoso, ma alla fine diventa naturale.

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Il processo si attiva e il percorso tracciato dall’artista svela mille e una riflessioni che chiamano in causa anche altri grandi personaggi: da Pasolini a Gramsci, da Boetti a Weiner. Per tornare indietro nel tempo ed esaminare il significato dell’impegno politico negli anni Sessanta e Settanta, e il ruolo della cultura nella vita democratica di ieri, oggi e domani. Tutto questo non sa di nostalgia, ma di coraggio e costruzione.

Abbiamo amato tanto la rivoluzione è una mostra rara e profondamente poetica. Cogliete solo l’occasione.

Per tutti gli approfondimenti, cliccate qui.

FRIDA KAHLO. Quando la mostra è un successo ancora prima di essere inaugurata

(Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine, 1940).

Pochi giorni fa, mentre mi trovavo a Roma per la prima riunione di redazione del nuovo blog Federmanager dedicato all’Agenda digitale, mi è caduto l’occhio su una notizia che, parlo per me, ritengo sensazionale.

A partire dal prossimo 20 marzo, alle Scuderie del Quirinale sarà possibile ammirare le opere della pittrice Frida Kahlo. Icona della cultura messicana e anticipatrice del movimento femminista, Frida Kahlo è da sempre l’artista che preferisco e ammiro. Ciclicamente la televisione ripropone il film sulla vita della pittrice interpretato dalla bravissima Salma Hayek.

Un racconto interessante, perché i dipinti d Frida Kahlo raccontano la sua vita rappresentando con semplicità e chiarezza le trasformazioni culturali e sociali che hanno preceduto la Rivoluzione Messicana.

Come donna, trovo affascinante il fatto che questa grande artista abbia esposto senza nessun pudore i propri difetti fisici e che si sia servita dell’arte per farlo. Un incidente avvenuto nel 1925, mentre era sul tram, la costrinse a soli 17 anni a una lunga degenza a letto. Lì, nella solitudine della sua stanza, condannata all’immobilità, iniziò a dipingere se stessa e lo fece solo attraverso l’aiuto di uno specchio appeso sopra il letto a baldacchino.

(Frida Kahlo, La colonna spezzata, 1944)

L’immagine ritratta è quella di una donna baffuta, dotata di sopracciglia foltissime e unite.

Non so esattamente quali saranno le opere esposte a Roma. A New York vidi alcune tele, tutte di piccole dimensioni, che mi colpirono per la vivacità dei colori e la vividezza rappresentativa.

Riflettendo sull’opening, personalmente avrei preferito che l’inaugurazione si svolgesse l’8 marzo anziché il 20. Perché il messaggio di Frida è un messaggio forte: indica con fermezza che la strada da percorrere è quella della sostanza. Noi donne, in un momento come questo intriso di femminicidio e quote rosa, non possiamo che trarne beneficio.

Internocortile. Temporary Exhibitions for the Best of Italian Fashion Design

Internocortile è in Via Villa Glori 6, ai piedi della Collina. Un locale piccolo, luminoso, un po’ nascosto alla vista, romantico e contemporaneo al tempo stesso. È uno spazio creativo nato nel febbraio 2013 e in cui si progettano e si svolgono mostre d’arte, di design e di stilisti, presentazioni di libri, eventi culturali.

Ne sentivo parlare spesso, ma confesso che non avevo mai voglia di attraversare le città per presenziare ai numerosi vernissage che Silvia Tardy, l’anima creatrice di Internocortile, organizza durante l’anno. Ma grazie a una sincronicità di eventi, il mio centro buddista ha spostato la sua sede proprio lì vicino, mentre figlia due è passata in agonistica di sincro e la piscina è poco più in là. In quel momento ho scoperto di avere quasi tutti i giorni un’ora d’aria fra le 19 e le 20.

Questo miracolo mi ha permesso di partecipare all’inaugurazione di “Dieci Incanti”, una mostra dedicata al gioiello contemporaneo e con protagonisti 10 artisti accomunati dall’origine italiana e dalla passione per la ricerca e la creazione, ma diversissimi fra loro per l’uso dei materiali, la tecnica e lo stile. I loro nomi: Melissa Aiello, Laboratorio Orafo Lunatica di Lucia Bianco, Silvia Beccaria, Luisa Bruni, Francesca Caltabiano, Ferdi Giardini, Maema, Manuganda, Manu Mara, Valeria Eva Rossi.

Personalmente ho una grande passione per i gioielli. Ho notato che negli ultimi anni questo settore è cresciuto e il gioiello ha subito una metamorfosi, perdendo l’unica accezione di diamante costoso per assumere nuove identità e forme che lo allontanano dall’omologazione, rendendolo più personale ed emozionale.

Da Internocortile ho ammirato creazioni divertenti, originali, raffinate. Anelli, girocolli, bracciali evocativi, a volte ludici altre provocatori e ironici.

In particolare, sono rimasta affascinata dalle creazioni di Silvia Beccaria. Definirli gioielli è, a mio avviso, riduttivo. Le sue creazioni sono vere e proprie opere d’arte. “Arte Tessile”, come le ha definite lei, che mi ha fatto provare le sue originalissime gorgiere in gomma intessute su pezzi di stoffa intrecciati a mano. I colori sgargianti e le forme importanti li rendono adatti per una serata specialissima ma anche per essere esposti come pezzi rari e preziosi.

Molto belle anche le creazioni di Silvia Beccaria che, come ho scoperto andando curiosare sul web, è un’artista riconosciuta anche all’estero. Il solito understatement torinese, immagino. A New York sarebbe una star, perché è straordinaria.

Nel mio giro ho provato un po’ tutto: dagli anelli in argento come orecchie di Topolino a quelli con la parte superiore smaltata, a forma di stagno con un ranocchio appoggiato sul bordo. Davvero da baciare! Insomma, la visita in questo piccolo magico posto non è certo l’ultima. Ti tengo d’occhio Internocortile….

La mostra sarà visibile fino al 16 gennaio 2014.

Internocortile è un progetto di Silvia Tardy che dopo anni di esperienza nel mondo del marketing, della cultura e della comunicazione, vuole offrire la possibilità di un approccio diretto semplice e immediato a quanto la cultura in senso lato ci offre, in un  luogo aperto ai più vari spunti creativi e alla ricerca di nuovi talenti, sotto le linee guida  della condivisione e del rispetto per ogni forma espressiva.

Equinozio al Castello di Rivara

Il Castello di Rivarasede storica del Cenacolo di pittori della Scuola di Rivara, situato a 30 chilometri da Torino nelle valli del Canavese, è un complesso composto da tre edifici indipendenti: il Castello Medievale, la Villa Neobarocca e le Scuderie, immersi in un parco di oltre 45.000 mq. È un luogo magico e l’idea di festeggiare l’equinozio d’autunno ritorna dopo sei anni con grande spolvero.

L’inaugurazione ufficiale dell’Assessore Coppola ha svelato ancora una volta il genio del padrone di casa, Franz Paludetto. Per celebrare il passaggio alla nuova stagione, il famoso gallerista ha riunito una nuova generazione di artisti, dando vita non a una mostra bensì a un grande evento fuori dal  normale. “Equinozio d’autunno” è il titolo e 19 sono gli artisti, italiani e internazionali, che “dialogano” con le opere della collezione permanente.

Nel corpo centrale del Castello, restaurato (credo) verso la fine del 1800, ho visitato ben quattro personali: Elvio Chiricozzi “Senza peso”, Oreste Casalini “Balanced”, Mustafa Sabbagh “Tutto si muove”, Davide Dormino “Magnetism”. E ancora, collocati in mezzo alla collezione permanente, i lavori di Omar Ronda “Gli ospiti di sangue blu in visita al Castello di Rivara”.

Nel Castello Vecchio, la modernissima esposizione di tre artisti super giovani. Luca Cruz Salvati “Principi senza princìpi”, Sveva Angeletti e Leonardo Aquilino “Centro di Documentazione Fotografica”, a cui fanno da simbolici “tutor” le altre importanti opere della collezione permanente e i progetti degli artisti Enzo Gagliardino, Adriano Campisi “Il giglio si manifesta alla parete bianca”, Alessio Delfino “Tarots”, e Daniela Perego “Quel che rimane”. Un trionfo di creatività fresca e originale.

All’esterno, le opere permanenti che popolano il parco, ospitano in mezzo a loro come anziani tutor, le opere temporanee di  Alessandro Giorgi “4 materassi bianchi 1 nero”, Annamaria Gelmi “The flower for Castello”, Maurizio Taioli “Via Crucis” e Nicus Lucà “Il ladro di colore”.

Il meglio, per me che amo l’arte ma ammetto di non capirne un granché, è arrivato scendendo nella cantine del Castello. Lì sotto, il lavoro “Dejavu” di Katia Pugach si snoda lungo l’esposizione che narra la storia del vino Erbaluce, con la ceramista Maria Teresa Rosa in “Cantico”, realizzata grazie ai  produttori canavesani Ferrando, Orsolani, Santa Clelia.

La mia domenica al castello è stata davvero magica e vi consiglio vivamente di fare altrettanto. Perché il Piemonte continua a riservare sorprese e delizie. Ormai non vi è più stagione in cui i sensi non possano trovare appagamento.

*Ringrazio per le foto la mia cara amica, Patrizia Casagrande.

Il genio di Daniel Libeskind alla Ermanno Tedeschi Gallery

Never Say the Eye is Rigid

Inaugurazione in grande stile alla Ermanno Tedeschi Gallery per i disegni di Daniel Libeskind. Lo scorso giovedì 16 maggio, la galleria straripava di persone. C’erano tutti: quelli che contano, quelli che non contano e quelli che semplicemente vogliono esserci. Quelli che guardano e quelli che come me ammirano.

La galleria di Ermanno è piccola, ma la location è davvero strepitosa. Sull’angolo della strada ha grandi vetrine che si affacciano come grandi occhi sul marciapiede. All’interno una folla straripante di persone, perché di Libeskind ce n’è uno solo e i suoi disegni sono proprio quelli.

“L’atto fisico di disegnare con una mano  è una parte importantissima del processo architettonico. Un architetto ha bisogno di sapere come disegnare, senza una connessione tra occhio, mano e mente, il disegno dell’edificio perderebbe l’anima umana che lo caratterizza e diventerebbe esercizio astratto. Sostengo inoltre che solo disegnando, gli architetti raggiungono i cosiddetti momenti Proustiani, quegli istanti in cui accidentalmente inciampano in pietre della mente, innescando ricordi che magicamente sbloccano quelle visioni che conducono alla vera arte.”

Con un po’ di fatica sono riuscita a fendere la folla e a guardare. Si tratta di progetti disegnati da un architetto (avendone sposato uno, l’esposizione non mi ha sorpreso affatto). Quello che invece mi ha sorpreso è stata la straordinarietà dei progetti disegnati che, da Ground Zero alla nuova Fiera di Milano, mettono in mostra la vasta gamma di stili e tecniche adottate, l’attenzione per l’estetica, l’architettura che va oltre l’architettura, l’arte.

E intanto, lui era lì, piccolo di statura e con un viso simpatico, allegro. In compagnia della moglie. Persone normali, eppure straordinarie. Arrivavano dal Salone del Libro, accolti anche lì da una folla straripante. A dimostrazione che la Cultura piace, muove le persone. Come ha detto il Sindaco Fassino nel suo breve discorso  “la Cultura ha una ricaduta virtuosa sul territorio, muove il turismo”. Bene. Ce ne siamo accorti, finalmente.

 

Man Ray Portraits. Una retrospettiva imperdibile

“La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica.”

Ha sempre preferito l’ispirazione all’informazione. Ha dipinto ciò che non poteva essere fotografato e ha fotografato le cose che non desiderava dipingere, le cose che già possiedono una loro esistenza.

Oggi e fino al 27 maggio, la National Portrait Gallery omaggia l’arte di Man Ray con la prima grande retrospettiva museale di ritratti fotografici di questo grande e innovativo artista. Focalizzandosi sulla sua carriera negli USA e a Parigi tra il 1916 e il 1968, la mostra mette in evidenza la posizione centrale di Man Ray tra i principali artisti dei movimenti Dada e surrealista e la gamma significativa di contemporanei, celebrità, amici e amanti, che ha catturato: da Marcel Duchamp e Pablo Picasso a Kiki de Montparnasse, Catherine Deneuve e Lee Miller.

Proprio con quest’ultima, fotografa surrealista che fu sua compagna e assistente, sperimentò all’epoca e per primo la tecnica fotografica della solarizzazione. La mostra, illustra infatti anche l’uso di questi metodi rivoluzionari e dei primi esperimenti con il colore condotti dal fotografo che, nel 1922, produce i suoi primi fotogrammi rayographs, immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile. Ne è un esempio il celebre Le violon d’Ingres, un ritratto di Alice Prin (Kiki de Montparnasse), realizzato sovrapponendo il fotogramma del corpo nudo della sua amante e musa ai segni ad effe del violoncello. Il corpo si lascia suonare… Lo scandalo è immediato, ma la bellezza incontestabile.

Splendida, sensuale, senza veli. L’arte di Man Ray non cerca, immagina.

Se potete, andate e mai ve ne pentirete. Vi aspettano oltre 150 stampe vintage e grandi opere provenienti da musei internazionali e da collezioni private; ma soprattutto, vi aspetta l’emozione indescrivibile di vedere tutto questo dal vivo.

 

 

L’arte è jazz & groove

La seguo da un po’ e quest’anno, Ars Captiva, giunta alla sua quarta edizione, si è aperta verso una nuova prospettiva…

Ha lasciato la storica sede delle Ex Carceri Nuove di Torino, per cogliere l’opportunità offerta dal Torino Jazz Festival di creare un nesso tra giovane arte e musica.

L’edizione 2013 presenta così una serie di opere ed eventi di diversa concezione, tutti ispirati alla tematica GROOVE, cioè all’humus originario della musica nera che costituisce il nucleo ritmico e dinamico dell’improvvisazione. Ne sono scaturiti video, installazioni, sonorizzazioni d’ambiente, performance a carattere acustico / teatrale / coreografico, tutti realizzati a conclusione di un percorso formativo originale, e strettamente collegati agli spazi aulici del Museo Regionale di Scienze Naturali che accolgono questa edizione.

Qui il video della mostra, filmata durante il work in progress:

ARS CAPTIVA GROOVE, che ha aperto domenica 21 aprile, insieme alla mostra JAZZ DE J À ZZ con protagonista Guy Le Querrec e i suoi magnifici scatti jazz, è stata accompagnata fino ad ora da una serie di interessanti eventi collaterali.

Tra questi, ho avuto la fortuna di assistere ad una lezione/performance di Peader Kirk, Direttore Artistico di MKUKTRA performance group (UK) e di F2 Performance Unit (Grecia). Titolo:  “Memory Machine“, una macchina della memoria umana. Cosa è successo? C’è una persona seduta che racconta al pubblico un suo ricordo. I ragazzi seduti dietro di lui ascoltano il ricordo e lo raccontano ad altre persone che poi lo raccontano ad altre persone che lo raccontano ad altre ancora. E la memoria non si perde. (Un pò come facevano i i bardi secoli fa).

Devo dire che è stato davvero strano partecipare. Qui alcune foto della performance:

ARS CAPTIVA è un progetto del Comitato Creo, che ha come finalità lo sviluppo di pratiche artistiche contemporanee da parte degli istituti di formazione artistica del territorio torinese. Fondata da Accademia Albertina, Primo Liceo Artistico, Liceo Cottini, Liceo Passoni, Istituto Grafico Steiner, ha dato vita a tre rassegne biennali a partire dal 2007, in collaborazione con altri istituti artistici del territorio regionale, in particolare quelli di Asti, Biella, Caluso, Cuneo, Pinerolo.

Vorrei cogliere l’occasione anche per segnalare la mostra dedicata a Guy Le Querrec che, ospitata per la prima volta in Italia sempre al Museo Regionale di Scienze Naturali, propone una cinquantina di scatti del celebre fotografo della Magnum.

Perché “Jazz de J à ZZ” racconta attraverso la fotografia alcuni dei più grandi musicisti del secolo scorso: da Thelonious Monk, Miles Davis, Ray Charles, Phil Woods, Sun Ra, Dizzie Gillespie, Nina Simone, Ben Webster, Herbie Hancock a Dexter Gordon e tanti altri. Meravigliose, immediate, fumose…

Ecco un video della mostra, curata da Lorenza Bravetta, Alessandro Giorgio, Andrea Holzherr e Toni Lama:

 

L’arte di Pietro D’Angelo

Un vernissage interessante per un giovane artista italiano di origini palermitane. 

Il suo nome è Pietro D’Angelo (classe 1974) ed è protagonista di una mostra personale presso la Ermanno Tedeschi Gallery.

D’Angelo è uno sperimentatore, sempre alla ricerca di nuovi materiali. Potrei definirlo un artista “da ufficio”, perché le sue sculture – morbide e rigide allo stesso tempo – sono fatte con puntine da disegno, graffette, viti. Tutti oggetti di uso quotidiano decontestualizzati e trasposti in ambito estetico, per dar vita a delle originali opere scultoree.

Visitando la mostra, ho scoperto che la sua ricerca è iniziata proprio utilizzando dei comuni bottoni attaccati trasversalmente, poi l’innovazione nell’uso dei materiali si è spinta oltre fino ad approdare all’uso delle graffette, oggetti che hanno la proprietà di farsi attraversare dalla luce e di rendere visibile ciò che nella realtà è invisibile. Da qui, la creazione di giochi ottici ottenuti dalla luce riflessa dalle graffette in un rapporto tra pieno e vuoto.

“Il vuoto diventa parte dell’opera, – come ha affermato l’artista – la materia è ridotta a linee olografiche che si snodano nello spazio e grazie al loro colore metallico riflettono la luce e si lasciano attraversare nei vuoti”.

Quello di Pietro D’Angelo è un linguaggio artistico che frantuma il senso unitario delle cose. Ogni stratificazione sembra un abito che dona alle sculture una protezione, una seconda pelle anch’essa frammentaria, fatta di minuscoli dettagli e di piccole parti assemblate.

Il risultato finale è comunque uno spettacolo armonico, che trasforma la realtà in simboli e sogni…

Michael Nyman è Sublime

Sublime

Lo scorso mese di dicembre, Michael Nyman, grandissimo artista della tastiera famoso a livello internazionale, ha inaugurato una mostra personale al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, nel corso della quale sono stati presentati al pubblico i suoi lavori fotografici e video.

Prima che tutto iniziasse, però, l’Associazione Culturale Volumina mi ha commissionato la ricerca di una location di prestigio per allestire la mostra. Le fotografie, scattate dall’artista con una particolare tecnica di ripetizione – come le sue famose composizioni musicali – andavano collocate in uno spazio luminoso, ampio e tale da garantire passaggio malgrado il poco tempo a disposizione per comunicare l’evento. E i pannelli, di diverse dimensioni, necessitavano di buona illuminazione e di spazio per una visione distante.

Allora, mi son data da fare e in tempo quasi record (20 giorni dalla data dell’inaugurazione) ho individuato il Museo di Scienze Naturali, spazio perfetto, che è stato curato personalmente dal direttore artistico di Volumina, Domenico de Gaetano, e dai suoi assistenti.

Ma non è finita qui, perché il mio lavoro richiedeva anche un’azione mirata di Fundraising e, con zero fondi a disposizione, ho deciso di abbattere i costi ricorrendo a due fattori chiave: la mia rete di contatti e la tecnologia. E da lì son partite innumerevoli mail, telefonate via Skype per meeting a chilometro zero, sms e tanta fiducia nel risultato che, alla fine, non è mancato. La Banca di Credito Cooperativo di Bene VagiennaBenebanca, ha sponsorizzato l’evento.

La mostra è stata un successo e – ora questo posso dirlo con un sospiro di sollievo -, anche un miracolo contro il tempo. All’esposizione è stato affiancato un incontro con l’artista al Circolo dei Lettori e una Lectio Magistralis per gli studenti nella sala conferenze del museo. Di entrambi gli eventi ho curato l’organizzazione, prestandomi anche come traduttrice.

Lavorare con l’Associazione Volumina è stata inoltre un’esperienza creativa e professionale di grandissima qualità e professionalità. E, personalmente, malgrado i numerosi no ricevuti da aziende contattate per la sponsorship, sono convinta che con maggior tempo a disposizione i risultati in termini di raccolta sarebbero stati superiori alle mie previsioni.

Ma, il lavoro, si sa, è una sfida continua e sono davvero felice di aver contribuito alla realizzazione di questo bellissimo progetto. Anzi, v’invito a saperne di più visitando il sito di Volumina, dove troverete le foto e i video della mostra, e  l’artbook dal titolo Sublime, realizzato artigianalmente e numerato. Il volume, acquistabile online, oltre a contenere il cd della mostra, ospita anche un tasto di pianoforte numerato.

Michael Nyman, Sublime.