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Crowdfunding Lesson n°14 – I 6 passi fondamentali per avere successo

Scrivere un piano di comunicazione giornaliero è fondamentale
Scrivere un piano di comunicazione giornaliero è fondamentale

Realizzare una campagna di successo è qualcosa di molto speciale. Che parte ben prima del lancio della campagna stessa. Non basta infatti girare un bel video pitch, scrivere un testo accattivante, proporre ricompense appetibili e invoglianti. Il focus deve essere centrato sulla programmazione. Che deve essere scritta, pensata come una strategia a breve, medio e lungo periodo e coinvolgere azioni quotidiane precise e puntuali. Cosa è necessario avere e cosa è necessario fare? Iniziamo con un elenco scritto di cioè che si ha: il materiale promozionale. La lista dei nominativi e degli indirizzi per le campagne di e-mail marketing e per l’invio di una newsletter bisettimanale.

people to people this is crowdfunding
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Un excel compilato con le azioni da intraprendere giorno per giorno. Importante però sapere alcune cose:
1 – il primo obiettivo da raggiungere è ottenere il 20% delle donazioni nella prima settimana di campagna. Le statistiche delle piattaforme internazionali dimostrano con chiarezza che i donatori esterni al proprio crowd arrivano quando il 20% della cifra è stata superata. Perché? Perché alle persone piacciono i vincenti e tendenzialmente hanno fiducia in chi ha una buona rete di supporto.
2 – il secondo obiettivo è quello di trasformare ogni sostenitore in un amplificatore. E’ importante ringraziare pubblicamente ogni sostenitore. Appena ne arriva uno nuovo è fondamentale dargli rilievo e chiedere che condivida con i suoi amici inviandogli una mail contenente tutti i link ai canali social e della piattaforma.
3- cercare nuove opportunità di associazione soprattutto per la diffusione e la condivisione dei tweet e dei retweet. Che non sono inutili. Anzi.Twitter è il canale social per eccellenza per rendere virale la campagna.
4 – creare opportunità di incontro per nuovi influencer. Resistere alla tentazione di accovacciarsi dietro al monitor del computer per pestare ossessivamente sulla tastiera e-mail tweet, nuovi post sperando che l’indicatore delle donazioni salga. Uscire, vedere persone, fare cose. Queste sono le attività principali necessarie per ottenere nuove donazioni e nuove condivisioni. Importante. Raccontate a tutti – ma proprio a tutti – che avete una campagna pubblicata sulla piattaforma. Non si può mai sapere chi si ha davanti e se è proprio lui quello che può fare la differenza!
5- rullate i tamburi! Salvo rare eccezioni, la prima e l’ultima settimana della campagna è tipicamente molto impegnata e le settimane a metà campagna sono terribilmente lente. Dipende solo da voi mantenere alta l’attenzione e la fiducia. Vostra e del vostro pubblico. Che cosa fare allora? Postare nuovi video. Corti, virali. Inventare mini-ricompense. Interessanti e appetibili. Ideare un evento live per illustrare la campagna e far divertire le persone. Un breve cenno sulle ricompense. Siate folli. Osate. Divertitevi. Basta copie del vecchio catalogo. Riproduzioni antiquate del dvd d’autore. Un giro in mongolfiera? Una cena speciale cucinata da voi con ingredienti tipici della zona? Largo alla creatività inventando ricompense must have.
6. La campagna non sta raccogliendo? Siate onesti: state facendo campagna? Rivedere il proprio piano d’azione è obbligatorio. Che cosa funziona? Che cosa non funziona? Preparatevi a ripensare da zero la campagna. State chiedendo troppo? Il video funziona? Chiedere a chi vi conosce che cosa ne pensa. Sinceramente. Non c’è niente di peggio di una campagna che non raccoglie.

Il crowd è fondamentale per avere successo
Il crowd è fondamentale per avere successo

In ultimo, ma questo è un suggerimento generico, il successo della vostra campagna dipende da quante persone riuscite a convincere che il vostro progetto è fantastico. Il crowdfunding ha molto a che fare con la vendita. Più che il prodotto siete voi che vendete voi stessi e le vostre idee. Più siete convinti e più convincerete. Il sussurro e il sospiro non vi faranno vincere. Nemmeno pubblicare la campagna sulla piattaforma sperando che raccolga da sola vi farà vincere.
Emanuela Negro-Ferrero – CEO – enf@innamoratidellacultura.it

Crowdfunding Lesson n° 8 – Avere una squadra di project management aiuta a raccogliere soldi.

Avere una squadra di crowdfunding aiuta  araccogliere denaro.
Avere una squadra di crowdfunding aiuta araccogliere denaro.

Ogni giorno ci  confrontiamo con le aspettative dei progettistiche, una volta proposti i loro progetti sulla piattaforma, ci chiedono se il budget che hanno fissato è raggiungibile. Ultimamente , ho notato che le cifre di richiesta sono decisamente più elevate. Questo indica sicuramente che il mercato italiano per quanto riguarda i finanziamenti per la Cultura è entrato in una fase di crisi ancora più acuta e che i progettisti  si trovano in grande difficoltà.  Dal punto di vista della piattaforma, il  lavoro consiste nel promuovere i progetti pubblicati  utilizzando strumenti e mezzi di comunicazione on line e off line e creando engagement nella community di “Innamorati della Cultura”. E’ compito del progettista portare avanti la campagna di raccolta fondi e , non ci stancheremo  mai di dirlo, questo aspetto del crowdfunding a molti progettisti e aspiranti progettisti  italiani non è affatto chiaro. Ecco quindi che progetti “giovani” o sociali ottengono una grande risonanza attraverso la rete e di conseguenza finanziamenti di grosse entità e in fretta. Non è così per progetti culturali che, senza essere a conoscenza di questo aspetto del crowdfunding , pensano di portare avanti la campagna di raccolta fondi da soli o, peggio, semplicemente appoggiandola ad una piattaforma.  Il nostro suggerimento rivolto ai progettisti  (per campagne sia  equity che reward) è quello di pensare alla propria campagna di raccolta fondi prevedendo un investimento  per la campagna stessa e, possibilmente, appoggiandosi  ad un team di project management in grado di garantire il successo dell’iniziativa. Le statistiche americane delle grandi piattaforme parlano di un 80% di successo della raccolta nel caso di progetti portati avanti da un team. Questo vale sia per le campagne reward che equity.

Ma come si mette in piedi una squadra di crowdfunding?

Partendo dal presupposto che chi lavora alla promozione della campagna deve avere chiari i valori,  le ambizioni e  gli obiettivi del progetto e di chi lo propone, idealmente vediamo come deve essere composta una squadra:

  • Manager — Il leader è l’elemento chiave che tiene insieme la squadra e la spinge al raggiungimento degli obiettivi. Il manager è la persona che ha il contatto diretto con gli investitori e i donatori. In molti casi  questa figura è  lo stesso Creatore del progetto. Se ha tempo e carisma per portare avanti la raccolta non esiste figura più adatta a creare credibilità e fiducia.
  • Project Manager— la campagna di raccolta fondi ha bisogno di una attenta programmazione delle attività sia online che offline. La tabella di marcia dopo essere stata definita, va rispettata con una pianificazione  giornaliera delle azioni da intraprendere.
  • Marketing e PR /— il crowdfunding richiede una attività sulla rete incessante e ben costruita. La promozione è l’aspetto fondamentale di ogni campagna ed è necessaria una produzione incessante e continua di contenuti di alta qualità ed engagement. Il marketing e Pr manager, oltre alla gestione dei contenuti si occupa dell’organizzazione degli eventi necessari per la promozione del progetto.
  • Addetto Stampa – la promozione del progetto passa attraverso una attività di ufficio stampa dedicato

In alcuni casi il progettista  possiede già all’interno del suo team le figure professionali indicate.. Nel caso in cui questo non si verifichi, il mio suggerimento è quello di appoggiarsi a professionisti esperti in grado di aiutare veramente la campagna di raccolta fondi ad avere successo.

Emanuela Negro Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding – Lesson n°7. Come creare una campagna di successo.

Il crowdfunding sta trasformando il mondo in un posto più collaborativo:  persone aiutano altre persone a realizzare i propri progetti e a condividerli con gli amici e con la comunità. Negli Stati Uniti si parla  di una vera e propria rivoluzione sociale. In Europa ci sono paesi dove va benissimo (come il Regno Unito) e altri dove sta partendo molto bene. E in Italia? Potrei citare dei dati. Ce ne sono molti e tutti confortanti, ma non riportano quello che verifico ogni giorno sul campo. Perché noi italiani siamo, nel bene e nel male, diversi. Ci piace tanto l’idea del crowdfunding perché è bella, etica, unisce i cuori e le menti, ma non abbiamo capito molto bene di che cosa si tratta. Gira infatti una strana storia che racconta che per avere i soldi basta pubblicare il proprio progetto su una piattaforma che va scelta con attenzione, perché più è famosa e più ti arriva. Certo, i miracoli avvengono. Se la tua idea è così interessante, coinvolgente, mirabolante, può accadere che la folla ti sostenga in maniera virale. Uno su mille ce la fa. Tutti gli altri invece devono pianificare una campagna di raccolta e metterla in atto attraverso delle azioni. Perché la piattaforma offre un servizio e gratis offre la pubblicazione. Dietro, una fee  si occupa delle transazioni e di veicolare tutti i progetti attraverso i vari canali. Ma non è una bacchetta magica e funziona se ognuno fa la sua parte. Faccio un esempio. Se la piattaforma twitta e pubblica notizie su un progetto, anche il Creatore del progetto deve twittare e pubblicare. Solo così si crea l’effetto virale sulla folla, altrimenti è come parlare ad un sordo o urlare nel vuoto.

Ho pensato così di scrivere una breve guida che i Creatori possono seguire passo passo per realizzare una campagna di crowdfunding  di successo. Ci sono tutti gli ingredienti e ho segnato i vari step da raggiungere man mano che si procede con il lavoro.

1. UN BEL TITOLO E SEI GIA A METÀ DELL’OPERA

La prima impressione sul tuo progetto è determinata dal titolo che hai scelto. Un po’ come l’articolo di un giornale: se il titolo è forte, la notizia viene letta. Come deve essere il titolo? Creativo, divertente, intrigante e, soprattutto, deve far capire a chi lo legge che si tratta di una campagna di raccolta fondi. Ricordati che il crowdfunding si fa principalmente sul web. Il titolo deve essere rintracciabile e il link condivisibile sui social network. Niente cose piatte e richieste dirette. Sii fantasioso e vedrai che le persone arrivano.

2. YES, STORYTELLING

Raccontare la tua idea è fondamentale. Devi farlo in modo onesto, semplice e chiaro. Le tre domande fondamentali – chi, che cosa, perché – devono spiccare già dalle prime righe. La richiesta di aiuto va espressa con sincerità e i vantaggi che il donatore ne ricava esaltati.  Ma non basta. La tua storia deve continuare durante tutta la campagna. Scrivi ai tuoi fan, chiedi loro di condividere quando donano e di coinvolgere i loro amici, come se fosse una bella festa da fare tutti insieme!

3. LA TUA STORIA PER IMMAGINI

Scatta foto. Tante, tantissime. Condividele e commentale. All’interno della piattaforma hai uno spazio sulla tua pagina dedicata in cui puoi inserire commenti, anzi, devi inserire i commenti. Racconta come sta andando, i successi, gli insuccessi, quello che fai e se sei felice. Sfrutta i social. Devi creare una comunità di entusiasti sostenitori. Ti hanno supportato e devi renderli partecipi e farli partecipare. Come puoi fare? Falli ridere. Le persone condividono ciò che li fa divertire e ciò con cui sono d’accordo.

4. CREA SUPER RICOMPENSE

Do ut des. Le persone sono felici di donare e altrettanto felici di avere in cambio delle belle ricompense. Spremi bene le meningi. Non devono essere costose e se decidi di spedirle fai bene i tuoi conti. Non ha senso chiedere 10 e spenderne due di spedizione, ma se sei generoso e usi il cuore, in molti casi una lettera personalizzata di ringraziamento o un grazie pubblicato sui social è già un bel modo per creare una connessione.

5. MAMME, NONNE, ZIE E AMICI CARI

Le prime donazioni chiedile ai tuoi amici, parenti e conoscenti. Loro ti amano e sono felici di sostenerti. Non hanno soldi da dare? Allora, chiedi di aiutarti a diffondere la tua campagna. Più siete e più ottenete.

6. SUPERATTIVO SUI SOCIAL MEDIA

Puoi avere il progetto migliore del mondo, ma se non sei attivo sui social media nessuno lo viene a sapere. La piattaforma ottimizza il risultato, ma se i progetti pubblicati sono molti, non è facile farsi sostenere. Chi fa da sé fa per tre. Cura i contenuti e, se non sei capace o non ti va o non hai tempo, chiedi il supporto di un crowdfunding manager. Il gioco vale certamente la candela.

7. CREA UNA COMUNITÀ DI SOSTENITORI SU FACEBOOK

Hai una pagina Facebook? Usala e attivala per costruire una comunità di innamorati del tuo progetto pronti a donare, condividere e commentare. Il tuo profilo deve essere vivo, vitale, coinvolgente e divertente. Devi tenere alta l’attenzione della comunità, pubblicando molto e invitandola a partecipare. Come? Pubblicando storie che narrano del tuo progetto almeno tre volte a settimana. Perché chi ti ha donato il denaro deve sapere come sta andando e che la sua donazione per te sta veramente facendo la differenza.

8. UFFICIO STAMPA? SÌ

È un dato noto che chi esce sui giornali e sui media (radio e televisione) raccoglie il 30% in più rispetto a chi della sua campagna non fa notizia. Non hai un ufficio stampa? Puoi usare il nostro, perché il tuo risultato è il nostro risultato e più si parla di te e del tuo progetto, più persone possono donare.

9. GRAZIE A TUTTI 

Ringraziare, ringraziare, ringraziare. Pubblicamente, personalmente. Chi ti sostiene deve essere ringraziato. Come farlo sta a te. L’importante è che le persone non si sentano dei bancomat.

☛ Scopri il Crowdfunding di Innamorati della Cultura.

Crowdfunding – Lesson n° 6. Le APP aiutano a raccogliere e migliorano i risultati.

Dal grande mercato americano arriva uno strumento interessante per il crowdfunding.  Se fino a ieri  sviluppatori e programmatori si mettevano alla ricerca di fondi per le  loro app sui grandi portali, ora sono i grandi portali che mettono le app a disposizione del crowdfunding.

La notizia è recente: il portale Indiegogo ha messo sul mercato la sua app per il crowdfunding . Il Canada è stato il primo paese a ricevere l’app e  da lì andrà anche in altri paesi e ci sarà subito una versione francese. Questa app non è certo la prima ad essere lanciata. Kickstarter Crowdtilt offrono da tempo questo servizio…

Ma a cosa servono queste app? Principalmente a gestire e tracciare. I creatori di campagne, dotati della giusta app per il crowdfunding, possono infatti tracciare e gestire al meglio la loro campagna personale. Combinate con la tecnologia smartphone, inoltre, permettono un controllo e un aggiornamento più semplici. Possono connettere gli utilizzatori con le campagne locali, gli eventi, le promozioni. Possono anche completare altri strumenti di comunicazione come i social media. Indiegogo afferma che la sua app rende il sito web più accessibile dai telefoni e dai tablet. Questo favorisce sia i creatori che i donatori. E noi? Ci stiamo pensando. Innamorati della Cultura è ancora piccolo, ma cresce in fretta. Da bravo enfant prodige ha tutte le intenzioni di stupire.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding – Lesson N° 5. Come creare un video di successo

Dati alla mano, una campagna di crowdfunding ha il 30% in più di probabilità di avere successo se si presenta con un video. Perché dopo il titolo, è proprio il video l’elemento che attira di più  l’attenzione. Già a partire dai primi due o tre secondi, il creatore può indirizzare il suo visitatore nella direzione desiderata. Ci sono vari modi per realizzare dei video di successo e non è detto che siano costosi. Tutto, però, si basa su una regola che non va mai infranta: il video di presentazione della compagna di crowdfunding deve essere breve e non deve mai superare i tre minuti. Tassativo. A me personalmente piacciono video più corti (due minuti circa), ma è una preferenza del tutto personale.

Ecco le regole.

1. INTRODURRE IL PRODOTTO
Questo è un passo piuttosto semplice da capire e realizzare. Se devo presentare un libro, è giusto che il mio video parta dalla descrizione di quello che c’è scritto. Se si tratta di un film, propongo degli estratti, ad esempio. La considerazione alla base è che se il visitatore è già sulla pagina del progetto significa che vuole saperne di più, desidera capire e apprezzare. L’originalità è tutto. In giro ci sono moltissimi progetti, moltissimi copiano e, infine, moltissimi hanno progetti strepitosi ma non sono capaci di venderli. Qui entra in campo la capacità personale di saper vendere le proprie idee. Perché il finanziatore dovrebbe dare il suo denaro proprio a te? Qual è l’elemento che può toccare il suo cuore? E come verrà ricompensato? Non credere che il fattore ricompensa non significhi nulla, è determinante. Quindi, usa quello che credi sia il fattore attrattivo del tuo progetto.

2. UN PO’ DI STORIA PERSONALE
Hai tre minuti di tempo per affascinare il tuo donatore. Cosa puoi fare? Raccontare com’è nata l’idea, come hai iniziato a lavorarci sopra e quali progressi hai fatto sino ad ora.  L’importante è raccontare come pensi che questa tua idea possa migliorare il mondo e le persone. Se hai delle immagini, dei video o dei testimoni, usali pure. Il video serve per coinvolgere le persone che in questo modo potranno darti fiducia. È necessario creare un collegamento emotivo con il tuo pubblico ed evitare video freddi, scadenti o fuori target, come spesso accade. Tu sei l’attore principale e il prodotto è il tuo progetto.

3. CONCLUSIONI: CHIEDI ALLE PERSONE DI DONARE

Chiedete e vi sarà dato. L’analisi dei dati delle principali piattaforme lo conferma: i progetti che ricevono più donazioni sono quelli che chiedono in maniera esplicita un aiuto e non mi riferisco solamente alla richiesta in denaro. Perché, se da un lato è importante chiedere utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione (Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn, le reti di amici, le associazioni personali, ecc.), quello che determina il vero successo della campagna è il passaparola.  Se infatti un’informazione arriva da un amico o da una persona che crede nel progetto e che lo ha sostenuto, allora sì che arrivano le donazioni e in maniera del tutto virale. Una buona idea, ad esempio, è quella di dotare il sito e la pagina Facebook del tasto “dona”, come anche dell’opzione di condivisione su Twitter.

Ricapitolando, realizzare un video di presentazione è importante. Farlo bene e che quindi sia breve, convincente, divertente e coinvolgente, è essenziale.

Qui, un esempio di riferimento. Si tratta del video realizzato per presentare la campagna del film “SEXXX” di Davide Ferrario su Innamorati della Cultura.

☛ Hai dei dubbi? Scrivi a progetti@innamoratidellacultura.it. Le tue domande non resteranno senza risposta.

 

Crowdfunding – Lesson n°4. Come convertire i visitatori in donatori?

Argh! This is the question

Ho preparato una strepitosa campagna social. La mia pagina Facebook viene aggiornata frequentemente sui  miei progressi. Il mio Twittercinguetta a più non posso e dalla mia casella mail sono partiti decine di messaggi per amici, parenti, conoscenti e notabili del luogo. I risultati però non seguono le mie aspettative.

Cosa – e come – posso fare per trasformare i visitatori in entusiastici sostenitori?

Questa domanda aleggia in agenzia e, ne sono certa, turba il sonno dei Creatori.  Noi dello staff, pur  potendo contare su esperienza pluridecennale di fundraising e comunicazione , ci chiediamo continuamente : “quando le persone  vanno a vedere i progetti su Innamorati della Cultura, qual è il fattore che li spinge a scegliere un progetto piuttosto che un altro?”.  Mentre ci pensiamo, prepariamo strumenti di raccolta e fidelizzazione che, ne siamo certi, porteranno grandi frutti sia a noi che ai nostri Creatori.  Nel frattempo, mi limito a suggerire strategie utili per chi, oggi, deve affrontare la sua personale campagna di crowdfunding e risolvere lo stesso quesito. “Come possiamo convertire i visitatori in donatori?” La risposta più onesta che mi viene da dare è: “ci stiamo pensando”.

colore

Si dice che il libro non si può giudicare dalla copertina. Questo è vero, ma è altrettanto vero che le persone vengono attirate dalla confezione di un prodotto e, solo in un secondo tempo, da quello che c’è dentro. Mi sono così divertita ad andare a verificare l’incidenza che ha il colore nel determinare le scelte d’acquisto. Perché, mi ricordo bene, il mio capo sosteneva  che circa il 60-80% delle scelte d’acquisto viene determinato dal colore che ha l’annuncio. Una campagna di successo ha certamente molto a che fare con il colore – o i toni – utilizzati, che devono adeguarsi al contenuto. Credo che  la maggior parte delle campagne di comunicazione di successo e dei relativi prodotti partano da una forte identificazione con il colore. Solo il colore, intendo. Non le parole. Allora, mi chiedo: perché non utilizzare il colore come elemento di differenziazione del progetto pubblicato? Il colore è emozione e attira l’occhio. Il colore, a seconda dell’argomento trattato, può fungere da espansore oppure distogliere. Mettere il proprio progetto sulla piattaforma per avviare una campagna di crowdfunding ha molto a che fare con l’entusiasmo e il desiderio di riuscire. Perché allora non usare anche il colore per trasmettere questa voglia? E per attirare sulla mia vetrina personale un visitatore e, fatto non indifferente, invogliarlo a donare? Sembra banale, ma guardando le visite sul sito, il fattore colore determina davvero un aumento del numero di visite.

Note:

– McArdle, Simon, “Psychology of Color in Logo Design”, The Logo Company.

– “How do colors affect purchases?”, KISSmetrics.

– Miller, Jason, “True Colors: What Your Brand Colors Say about Your Business [Infographic]”, Marketo.

Crowdfunding – Lesson n°3. L’importanza dei social media

Chi mi chiede qualche notizia tecnica sul crowdfunding e vuole ricevere il finanziamento dalle persone che navigano in rete, deve sempre, e sottolineo sempre, curare la sua personale campagna sui social network. Con un occhio al contenuto e uno alla piattaforma. In che senso? Mi spiego. Quando parlo di social network, mi riferisco alle piattaforme  più note e utilizzate: Twitter, Facebook, Instagram e YouTube, a cui aggiungerei, per i più intraprendenti, LinkedIn e Google+.

Dando un’occhiata alle statistiche, soprattutto se riferite ai primi tre  che ho citato, i dati che emergono sono confortanti:

–       189 milioni di utenti Facebook si connettono attraverso “mobile”, smartphone o tablet.

–       YouTube ha un’utenza di persone che vanno dai 18 ai 34 anni e sono certamente in maggioranza rispetto agli utenti televisivi tradizionali.

–       La fascia di età che va dai 55 ai 64 anni sta crescendo su Twitter e compone il 46% degli utenti di Facebook e il 56% di quelli di Google+.

–       Ogni secondo al mondo ci sono due persone che si iscrivono a LinkedIn.

Suggerisco quindi di promuovere la propria campagna su Twitter e Facebook in maniera creativa e coinvolgente, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione.  Non è necessario buttarsi sulla quantità, quanto piuttosto puntare sulla qualità dei propri contatti. Bene appoggiarsi ai famosi “amplifiers”, quelle persone che hanno molto seguito e possono veramente fare la differenza. In questi giorni, tanto per fare un esempio concreto, Riccardo Luna cinguettava a supporto di una Startup romana intenta a raccogliere fondi. Ebbene, grazie anche all’eco creata da Luna, la Startup ha raggiunto velocemente il budget. Un altro strumento efficace è quello di creare una “community page” su twitition, uno strumento molto usato da aziende e no profit per lanciare petizioni e campagne. Ancora poco conosciuto in Italia, ma molto efficace.

Altro consiglio è certamente quello di scrivere in maniera chiara e concisa: post brevi e semplici vengono letti con piacere. Post lunghi e descrittivi vanno bene per le newsletter e le mail.

Ma il punto nodale è questo: è possibile convertire un fan entusiasta in un donatore? Certamente sì. Il crowdfunding reward based mette a disposizione uno strumento efficace, la ricompensa. È proprio generando il giusto livello di engagement che le persone decidono di partecipare, altrimenti rimangono semplici fan.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding. Lesson n° 2

Bene. Ho pubblicato il mio progetto. Cioè no, non ce l’ho fatta. Ho iniziato a compilare i campi e poi ho lasciato stare. Caspita, che fatica.

Non ho capito bene. Devo fare un video? Quanto deve essere lungo? Ci devo parlare io? Che cosa dico? La descrizione? Cosa ci metto nella descrizione? Ah, le ricompense. Giusto, devo pensare alle ricompense. Che barba. Non mi viene in mente niente di carino, però ce le devo mettere e non so come fare. Le devo calcolare? Si? Quanto?

Ecco, secondo me, questo è il dialogo silente che affolla la mente del Creatore medio di progetti che decide di affrontare una campagna di crowdfunding. Ripeto la frase. Il Creatore di progetti che decide di affrontare la propria personale campagna di raccolta fondi utilizzando una piattaforma. Nella fattispecie la mia piattaforma, “Innamorati della Cultura.

Dopo un mese di messa online, ci stiamo interfacciando con tutta una serie di aspetti tecnici che mai più avremmo pensato potessero venire fuori. Il primo, credo fondamentale e indispensabile, è che bisogna caricare il proprio progetto e per farlo è necessario seguire alcuni semplici passi, che per alcuni sono banali e per altri, i tardivi digitali come me, possono risultare complicati. Certo, noi diamo assistenza, ma il messaggio che voglio portare con questo post è che caricare il proprio materiale ha a che fare con la promozione del proprio progetto alla comunità di possibili donatori. Quindi deve essere fatto bene, scritto chiaramente e possibilmente ‘attizzante’. Perché se la presentazione è interessante e convincente, i donatori arrivano; altrimenti, ciccia. Quindi, il titolo è fondamentale. Deve essere chiaro, conciso e spiegare bene di che cosa si tratta. Il testo, idem. Oltre a spiegare che cosa si vuole realizzare e perché, quanti soldi servono e per cosa, il testo deve illustrare il progetto in dettaglio. Il video secondo me è fondamentale. Innanzitutto perché mi fa vedere chi chiede i soldi e poi è più immediato. Le ricompense sono un altro punto focale. Dare qualcosa in cambio a chi sostiene il mio progetto è un gesto che deve nascere dal cuore. Via con la fantasia quindi, senza troppi costi ma con allegria, leggerezza e fantasia. Ci possono essere i generosi che fanno realizzare le loro ricompense (magliette, adesivi, dvd) e i creativi che offrono inviti a cena con l’autore, oppure visite guidate alla mostra. L’unico limite, secondo me, è la ‘tirchiaggine’. Questo non va bene. Le ricompense “stitiche” saltano all’occhio, non invogliano per niente. Ecco, una volta che lo sforzo è fatto e la campagna è online – gratis – inizia il vero crowdfunding.

Lesson n° 3. Non l’ho ancora scritta, ma è in arrivo…

NELLE PUNTATE PRECEDENTI

– Crowdfunding. Lesson n° 1

Crowdfunding. Lesson n° 1

No, non è quel crowdfunding lì. Quello della Consob. Il nostro si dicereward based. Reward che?

Ecco, questa è la tipica conversazione un po’ stralunata che ultimamente mi capita di intavolare con chi mi chiede come funziona “Innamorati della Cultura. Allora, faccio un passo indietro e penso che sia  utile offrire una spiegazione. Quindi, che cos’è il crowdfunding? Questa parola, piuttosto impronunciabile, è di origine inglese. Crowd significa folla e funding significa finanziamento.  Il significato letterale è proprio quello di “finanziamento dalla folla”. Si pronuncia “craufandin” e in italiano possiamo tradurlo con il buon vecchio termine di “colletta”. In pratica, è un meccanismo di mutuo soccorso che, grazie ad Internet, può essere allargato sino a raggiungere decine di migliaia di potenziali sostenitori. Il principio è quello della condivisione. Ho un sogno nel cassetto, ma non so come fare a realizzare il mio progetto. Le banche non mi aiutano. La mamma non ce la fa con la pensione. Insomma, o rinuncio ai miei sogni, oppure chiedo agli altri di darmi una mano. Tutto quindi parte da qui, dal concetto di condivisione, dalle idee, ma anche del sostegno. Perché è facile da capire che, una volta esauriti i miei amici, per far finanziare le mie idee, devo trovare altre persone, tante persone.

Nei paesi anglosassoni, dove il concetto di condivisione  non fa rima con diffidenza come qui in Italia, il crowdfunding si è specializzato nei settori più disparati.  C’è chi ha bisogno di ristrutturare casa propria e chi vuole partire per un viaggio. Il progetto, redatto e compilato dal suo ideatore, trova posto su un portale. Come in una vetrina si sottopone al giudizio di chi, sul sito, va a guardare. Perché lo fa? Perché le idee che vengono pubblicate sono tante, interessanti e , perché no, anche replicabili.  La donazione è il passo fondamentale perché il meccanismo del crowdfunding funzioni. Il secondo passo è il “reward”, cioè la ricompensa. La ricompensa è qualche cosa di piccolo, divertente, gradevole. È l’elemento di distinzione fra questo tipo di crowdfunding e quello là, quello della Consob, per intendersi, che è un pochino più complicato e non piace tanto alle banche.