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24 agosto 2016. La nostra grande bellezza ridotta in polvere dal terremoto.

I terremoti sono un fenomeno naturale che avvengono nella parte più superficiale del nostro pianeta. Le rocce che formano la crosta e il mantello superiore subiscono continuamente giganteschi sforzi risultato di lenti movimenti tra le grandi placche in cui è suddiviso lo strato più superficiale della Terra, come se fosse il guscio incrinato di un uovo.

Questi  movimenti sono prodotti dai moti convettivi del mantello che  trascinano le placche e le spingono creando  sforzi intensi quando sono  vicini ai confini che ci sono tra le placche stesse, come per esempio in Italia e in generale in tutto il Mediterraneo, e ridotti  al loro interno, come succede nel aree geografiche del Canada e  dell’Africa centro-occidentale

 

 

L’Italia si trova al  margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa  grandi accumuli di energia  che, quando viene rilasciata, si trasforma in  terremoti di varia entità.

L'aquila
L’aquila

I terremoti del passato

Osservando la mappa dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 2006 (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/),  si può  vedere che i terremoti spesso si ripetono  in zone già colpite in passato. Gli eventi storici più forti si sono verificati  nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria e in Sicilia. Ma ci sono stati terremoti importanti anche nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano. Dal 1900 ad oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw≥5.8), alcuni dei quali sono stati catastrofici.Il più forte tra questi è il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria. Eppure, poco o nulla è stato fatto dai vari governi per prevenire i danni causati dal terremoto 

terremoto nel Belice
terremoto nel Belice

La grande bellezza in polvere potrà mai essere ricostruita?

“Amatrice non c’è più”,  questa è la frase che ovunque si può leggere e sentire su  giornali, tv e internet in relazione alla devastazione causata dal  terremoto che ha devastato il centro Italia pochi giorni fa . A cinque  giorni dal sisma il bilancio è drammatico: sono 291 i morti accertati e 2500 gli sfollati tra Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto.   Secondo il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), solo ad Amatrice, dove sono crollate 8 chiese, sarebbero presenti 3.000 opere di valore culturale e artistico. I danni molto gravi sono quelli prodotti dai crolli  che hanno scoperchiato le chiese, i palazzi. Leggo sul sito del Sole24 ore che  una prima mappatura fa emergere questi danni enormi nel centro di Amatrice, ad Accumoli, ad Arquata del Tronto, qualcosa anche a Norcia e nelle  centinaia di borghi intorno ad Amatrice, oltre che nella città stessa naturalmente.

Amatrice, si scava dopo il sisma
Amatrice, si scava dopo il sisma

Una lunga storia di terremoti 
Terremoto del Belice: 14 gennaio 1968, una forte scossa del nono grado della scala Mercalli colpisce la Sicilia Occidentale provocando 360 vittime e più di 57mila senzatetto.

Terremoto in Friuli: Il 6 maggio 1976, alle ore 21, una scossa di magnitudo 6,4 della scale Richter colpisce il Friuli, il numero delle vittime fu di 939 e 80mila i senzatetto. 

Terremoto in Irpinia: Il 23 novembre 1980 una forte scossa di terremoto (6,5 scala Richter) interessa l’Irpinia, in provincia di Avellino, causando 2914 morti e oltre i 400mila senzatetto.

Terremoto in Umbria e Marche: Il 26 settembre 1997 due scosse di magnitudo 6 della scala Richter colpiscono l’Italia centrale, le regioni di Umbria e Marche. Le vittime furono 11 e circa 40mila i senzatetto.

Terremoto del Molise: Il 31 ottobre 2002 una scossa magnitudo 5,4 della scala Richer in Molise, i morti furono 30, tra questi 27 bambini rimasti vittime dal crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

Terremoto dell’Aquila: Il 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 scala Richter con epicentro a 8 km dalla superficie rade al suolo la città dell’Aquila provocando 308 vittime.

Terremoto in Emilia Romagna: Il 20 maggio 2012 una scossa di magnitudo 5.9 interessa il nord Italia nelle province di Ferrara, Modena, Mantova e Bologna, seguito da un nuovo evento sismico di magnitudo 5,8 il 29 maggio 2012 nella provincia di Modena. Tra la prima e la seconda scossa le vittime che si contarono furono 27.

Come sono andate la ricostruzioni? 

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Il bilancio è infausto: in  meno di cinquant’anni possiamo contare quasi cinquemila morti, oltre 500 mila sfollati e 120 miliardi di euro di soldi pubblici spesi per ricostruire. Ma si è mai veramente ricostruito?  Navigando in rete scopro che  solo il Friuli è, forse, l’unico caso positivo di post terremoto. Il   Governo Moro nominò il giorno dopo il sisma  un commissario straordinario ad hoc e le azioni intraprese portarono alla  ricostruzione di tutto, dalle case alle Chiese alle fabbriche e  a metà anni ’80 gli ultimi sfollati tornarono nelle loro case.  Il post terremoto dell’Irpinia e  quello del Belice, segnano  la più grande sconfitta di un’amministrazione statale, e di quelle locali, incapaci di gestire la ricostruzione nonostante il fiume di denaro messo a disposizione.

Lo sapevate che ancora oggi  nonostante paghiamo ogni volta che facciamo carburante 4 centesimi di euro per litro, non si è riusciti a completare i lavori e i fondi stanziati sono “evaporati” altrove ?   A l’Aquila le persone vivono ancora, dopo sette anni, nei moduli abitativi provvisori della New Town voluta da Berlusconi.

Siamo pronti alla ricostruzione?

Sapendo che l’Italia  da nord a sud si trova esattamente sul confine che divide la placca Africana da quella Euroasiatica  e che i terremoti inevitabilmente continueranno ad esserci anche in futuro sarebbe il caso di varare seriamente un piano antisismico  smettendola di strombazzare a disastro avvenuto. 

Mi sento di cosigliare una visita a Gibellina,  dove il grande artista Alberto Burri ha realizzato il “Cretto”  un monumento all’orrore, composto dalla vie e dai vicoli della vecchia città spazzata via dal sisma. Un tentativo di congelare la memoria storica, e in un certo qual modo di mantenere viva l’identità del paese.

Oggi esiste la prima urgenza che è quella dei medicinali, dei viveri, degli abiti e del denaro per dare assistenza e conforto. un domani nemmeno troppo lontano sarà necessario raccogliere fondi per ricostruire. Come è stato fatto ad Assisi. Dopo il sisma del 1997, dieci anni e 37 milioni di euro dopo gli affreschi del Cimabue sono stati restituiti all’umanità. Perchè l’Italia di cui noi poco ci curiamo e ci occupiamo non è nostra. La sua straordinaria e unica bellezza appartiene a tutta l’umanità e ai nostri figli a cui lasceremo un’eredità pesante da gestire.

Iniziare a raccogliere fondi, questa è una bella idea. Possiamo pensare di iniziare da  qui.

 

Emanuela Negro-Ferrero   enf@innamoratidellacultura.it

 

Consigli per le visioni – “Yuri, l’uomo più lento del mondo.”

☛ Venerdì 11 Luglio, ore 21.00.
☛ SAVE THE DATE!

Perché al Borgo Medievale Torino vi aspetta la proiezione di un film molto speciale. Innamorati della Cultura presenta “Yuri, l’uomo più lento del mondo“, opera del regista Alessio Fava, prodotta da Max Chicco.

Ma chi è Yuri? Beh, Yuri di cognome fa Esposito ed è un giovane uomo affetto da una patologia sconosciuta che rende i suoi movimenti lenti. Tutto il suo mondo è lento. I pensieri, le parole, i gesti sono lenti. Yuri ha una moglie che lo ama, riamata, e moltissimi amici. Yuri sta per diventare padre. La paura di non farcela a reggere questa responsabilità lo porta a provare una nuova terapia sperimentale che lo trasformerà. In meglio? In peggio?

Dopo gli applausi alla 70° Mostra del Cinema di Venezia e la successiva presentazione anche ai Festival di Torino  e Stoccolma, oggi il film vuole approdare anche nelle sale e per farlo ha scelto il crowdfunding.

“Il mio grande desiderio” – sostiene il regista – “è che questo film possa uscire nei cinema e che possa condividere con il pubblico questa storia semplice dalle molte sfaccettature e dai molti significati: ognuno di noi potrà riconoscersi, ridere o piangere. Yuri Esposito è come me e come voi.”

Su Innamorati della Cultura potrete scoprire tutti i dettagli riguardanti il progetto, che ha già raggiunto oltre 4.000 euro sugli 8.500 di obiettivo. Questo, grazie a tanti innamorati. Avanti tutta e viva la Cultura!

Ecco un’anteprima di questa magica favola da non perdere:

Se accettassimo un diverso ritmo del tempo, cosa accadrebbe alle nostre vite? Se volete una risposta, venite a cercarla domani. Quasi sicuramente, la troverete.

PS. La proiezione è gratuita e aperta a tutti gli innamorati della Cultura e ai loro numerosi amici.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding… Eh? Digitalizzazione… Boh!

È un dato certo, certissimo. In Italia siamo in ritardo su tutto. È vero, c’è la crisi, ma come la mettiamo con la digitalizzazione del paese? Delle persone? Da un lato, abbiamo la banda larga che non c’è e la connessione che latita; dall’altro ci sono gli studenti italiani che, secondo il Ministro Franceschini, sono degli assi di Storia Medioevale, mentre secondo il Presidente di Google sono delle scarpe in informatica.

E poi c’è la realtà nuda e cruda, quella davanti agli occhi di tutti.  Se non ci diamo una mossa, finiamo veramente peggio dello Zaire. Posso giurare che è vero. Innamorati della Cultura è online da circa due mesi, funziona e raccoglie. Ma raccoglierebbe molto di più se non avesse avuto la pessima idea di  1 – definirsi crowdfunding invece di colletta e 2- chiedere ai donatori di versare gli importi usando la carta di credito. Pare che per molti  sia un po’ perverso attivare un sistema di pagamento online semplice, certificato da PayPal e tutto in chiaro. Il donatore italiano non ci sta. Prima ti chiede se può versare cash oppure fare un bonifico, poi si rassegna e versa, ma controvoglia. Molto di più al Nord che al Centro-Sud. Molto di più uomo che donna. Molto di più laureato che non. Incuriosita dai commenti ricevuti dagli utenti e dai Creatori di progetto sono andata a guardare un po’ di dati, quelli che a mio avviso dovrebbero essere forniti dai giornali al posto dei risultati delle partite di calcio.

Magari, a furia di sentirsi dire che la digitalizzazione ci può portare fuori dalla crisi, qualcosa cambia; perché se non cambia sono guai peggiori di quelli che già abbiamo. Gli italiani lo sanno? Quelli degli 80 euro al mese sono informati? Sono a conoscenza del fatto che dovrebbero pretendere di utilizzare una parte di quei soldi per pagare una buona connessione e uscire dal buio? Questa volta i miei dati parlano di turismo, perché con la Cultura il turismo ha molto in comune. Secondo  i numeri emersi dall’ultima rassegna internazionale del turismo, viene tracciato un identikit interessante del turista 2.0 negli ultimi 12 mesi. Il 91% dei viaggiatori prenota online un servizio o prodotto legato al viaggio. Il web è considerato il canale più  sicuro per cercare informazioni sull’offerta turistica e ricettiva. Il 99% dei possessori di smartphone e tablet si collega alla rete tramite device mobile mentre è in viaggio e il 47% utilizza un’app per pianificare, prenotare e informarsi. Eppure, recenti studi pongono l’Italia al penultimo posto nella classifica dei 20 paesi in cui gli alberghi offrono gratuitamente l’accesso alla Rete tramite wi-fi. Lungo la Penisola, solo il 53% degli hotel è Internet Friendly, mentre la media nazionale offre il servizio a un costo orario di 3,48 euro. Sono dati desolanti, che potranno essere superati solo attraverso la formazione e una buona informazione.

Tecnologia e Cultura: Google sgrida l’Italia: ‘Siete impreparati al nuovo mondo digitale’

È uno scontro fra culture e mentalità differenti quello che c’è stato alla Sapienza di Roma fra Eric Schmidt, Presidente di Google, e il nostro Ministro alla Cultura, Dario Franceschini.

Eric Schmidt sgrida l’Italia e dice che siamo indietro, che non ce la possiamo fare, perché il nostro sistema di istruzione è antico, i nostri ragazzi non sono pronti per affrontare il mondo del lavoro. I dati parlano chiaro e il 46% di disoccupazione giovanile fa pensare… Ma Franceschini non ci sta e risponde che “i giovani italiani sono più preparati in Storia Medioevale”. Ne siamo proprio sicuri? A parte il fatto che nemmeno io ne so un granché di Storia Medievale e immagino le mie figlie, ma capisco il Ministro che, sotto attacco, risponde  negando l’evidenza. Ma la realtà – triste –  rimane. Negli USA l’informatica è materia obbligatoria in tutte le scuole. Da noi l’unico corso di studi superiore, a parte quello prettamente informatico, è il “liceo tecnologico”, un normalissimo scientifico all’acqua di rose senza il latino e con una paio di ore di informatica. Stessa sorte pe l’inglese.

Da dove nasce la questione? Ve lo dico io che ogni giorno lotto con una piattaforma di crowdfunding, un sistema geniale di finanziamento dal basso che popoli meno evoluti e colti di noi utilizzano con disinvoltura e che invece da noi fatica a crescere e a funzionare. Perché? Perché le persone non sono capaci di usarlo, non lo capiscono, non ne vogliono sapere. Hanno paura di utilizzare la carta di credito, non vogliono essere tracciati e se ne fregano di fare una donazione. La lista dei ‘no’ alla tecnologia si allunga se la persona è di sesso femminile, se è anziana oppure povera. Caro Franceschini, tu mi piaci molto perché hai inserito il crowdfunding come strumento da utilizzare per finanziare la cultura italiana; ma tu sai che nelle Sovrintendenze il crowdfunding è visto come lo strumento di Satana?  Credo di no. O forse sì, ma non lo ammetti. Certamente Schmidt tira acqua al suo mulino, vorrebbe tutti quanti a lavorare per lui e come lui. Franceschini ha ragione, noi italiani siamo da sempre diversi, ma questa diversità sta diventando dannosa.

Botta e risposta Schmidt-Franceschini

“Ai giovani italiani manca una formazione digitale”, ha attaccato Schmidt. “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari abbiamo giovani più competenti in storia medievale”, ha risposto Franceschini.

“Il sistema educativo italiano non forma persone adatto al nuovo mondo”, ha detto Schmidt, il quale ha auspicato un “cambiamento nel sistema di istruzione italiano” e ha portato l’esempio del suo Paese, gli Usa, dove “in tutte le scuole si insegna informatica”.

Franceschini, pur ammettendo il ritardo italiano nel settore digitale, ha messo in guardia dal rischio della globalizzazione delle competenze: “in ogni Paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano, ad esempio, potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica”.

L’Italia può fare di più

“Io credo – ha detto il top manager di Google – che l’Italia possa fare di più per creare posti di lavoro per i giovani. E la strada giusta è quella della scommessa sulla digitalizzazione. Voi avete un asset – ha concluso – che è il patrimonio storico-artistico, ma non avete la tecnologia, manca la cultura del web e la consapevolezza che questo settore può far crescere l’economia”.

Google: il futuro dell’arte è online

“Il futuro dell’arte è online, soprattutto sugli smartphone”. Ha aggiunto Schmidt, precisando che nel mondo ci sono 2,5 miliardi di utenti internet e quasi 2 miliardi di utenti web sul telefonino, ricordando che Google ha già una piattaforma digitale per le opere d’arte e che su uno smartphone si può rendere visibile tutto ciò che si trova all’interno di un museo. L’intero processo di digitalizzazione, ha concluso Schmidt, rappresenta una “grande opportunità”, soprattutto per un Paese come l’Italia. Non è chiaro però perché dovrebbe essere Google ad occuparsene.

La replica di Franceschini

Dario Franceschini, dal canto suo, non ha mancato di far notare al presidente di Google che “la Cultura è un servizio che si rende al di fuori delle logiche di mercato”. “Un prodotto – ha aggiunto il ministro, replicando al manager statunitense – può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio, e quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell’umanità e ciò che si fa per profitto”.

Franceschini ha però “aperto” alla possibilità di collaborazione con il gigante del web, ad esempio, “digitalizzando tutto il patrimonio artistico-monumentale italiano, magari in 3D”. “Questi terreni di collaborazione si possono trovare, sottraendoli però a logiche di mercato”, ha ribadito.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Novità dall’Europa. È nato il progetto Startup Europe Partnership

Neelie Kroes, Vice Presidente della Commissione Europea e responsabile per la Digital Agenda, ha ufficialmente annunciato il progetto Startup Europe Partnership (Sep), sostenendo che “le start up europee possono innovare e creare posti di lavoro come nessun altro e per questo dobbiamo garantire loro una piattaforma per competere, trovare  finanziamenti e sfondare il soffitto di vetro che le separa dal successo”. (Sole 24 ore, 22 maggio 2014).

Ma che cos’è Sep? Si tratta di una nuova piattaforma dedicata alla crescita delle startup a livello UE. Il coordinamento è in mano a Mind The Bridge, società italo-americana con sede in Italia e a San Francisco, e alla fondazione inglese per l’innovazione Nesta; mentre tra i sostenitori ritroviamo istituzioni come la Cambridge University, la IE Business School e l’università tedesca HIIG. Il compito è quello di aiutare le nuove imprese a crescere per davvero, fornendo loro strumenti e strategie.

A Napoli, lo scorso 13 maggio, è andato in scena il primo evento di “matching” fra grandi multinazionali (Telefónica ed Orange, il gruppo bancario spagnolo Bbva e Telecom Italia) interessate ad azioni di scouting, procurement e seed investment ed è stata effettuata  una prima selezione di nove startup provenienti da tutta Europa (Italia compresa). Quante sono le startup già attive? E dove si concentrano? Il primo Sep Report sul fenomeno dello “scaleup” in Europa riporta che sono oltre mille le nuove imprese che hanno raccolto oltre un milione di euro, la concentrazione arriva per lo più dal Regno Unito e l’Italia si attesta su di un 5%. Gli investitori arrivano per lo più da Germania e Inghilterra, mentre la tendenza vede il 57% delle startup di successo fondate dopo il 2010. Tendenza, quest’ultima, che suggerisce una positiva evoluzione dell’ecosistema europeo, in cui è già significativo il numero delle new company trasferitesi negli Usa.

Questi dati, decisamente in controtendenza con quanto leggiamo sui giornali e ascoltiamo alla radio e in televisione, mancano di una notizia importante. Il successo di una Start Up è determinato anche e soprattutto dal team che la compone, che deve essere variegato, specializzato e competente. In pratica, lo staff deve possedere caratteristiche manageriali e di leadership che ne fanno percepire la differenza.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Vorrei leggere i vostri commenti e le vostre considerazioni su questo fenomeno che è sempre più forte e che, a mio avviso, è un vero segnale di speranza.

Crowdfunding culturale

Il termine crowdfunding  gode ormai di una certa notorietà e viene generalmente usato in riferimento a “campagne di raccolta fondi realizzate attraverso il web”.

Da circa due anni, anche in Italia il crowdfunding sta attraversando una crescita esponenziale. L’impiego di questa pratica non è più circoscritta a poche categorie di “utenti apripista”, ma si sta allargando ad un’utenza sempre più vasta e diversificata e in settori inconsueti come la conservazione dei beni culturali che, in Italia più che in altri paesi del mondo, soffrono a causa dei tagli da parte del pubblico.

Innamorati della Cultura è la prima piattaforma privata attiva, verticalizzata sulla raccolta di fondi per la Cultura Italiana.  Nata da poco, ha alle sue spalle un team di esperti di comunicazione e di marketing culturale e fundraising. Questa premessa è doverosa, perché  in Italia, le notizie e le informazioni che arrivano sono distorte.

Realizzare una campagna di crowdfunding non è semplice e non è affatto banale. Se il fundraising è una tecnica di marketing, il crowdfunding, similmente, per essere realizzato ed avere successo, necessita di una strategia.

“Innamorati della Cultura” è una Startup inserita nel percorso di incubazione di Treatabit, il settore dell’incubatore i3P del Politecnico di Torino, dedicato alle imprese digitali.  Si tratta, al momento, di una piattaforma di raccolta “reward based”. Questo significa che chi effettua una donazione scegliendo fra le fasce di donazione proposte per ogni progetto, riceve in cambio una ricompensa.

La ricompensa è un aspetto cruciale del crowdfunding ma non è, come molti pensano, l’elemento chiave che induce le persone a donare.

I meccanismi sono altri ed è qui che entra l’esperienza del team di “Innamorati della Cultura”. I progetti accolti e pubblicati ricevono specifica assistenza e i creatori di  progetti vengono coadiuvati perché arrivino a produrre la loro personale campagna di crowdfunding con, si spera, la massima efficacia.

La piattaforma, infatti, è una vetrina su cui i progetti vengono pubblicati e utilizza diversi canali per espandere la comunicazione:  campagne social, campagne stampa, pubblicazione di una Newsletter, campagne di invio e mail mirate, organizzazione di eventi.  È anche lo strumento digitale creato ad hoc per raccogliere il denaro in maniera trasparente. Molte persone, infatti, preferiscono versare ad una piattaforma piuttosto che ad un singolo individuo, semplicemente perché si fidano di più. Il  passaggio del denaro è semplice: il donatore dona con carta di credito o Pay Pal. Come per le prenotazioni turistiche, il denaro viene “congelato” e, a fine raccolta, passato sul conto del progettista già al netto della percentuale, che la piattaforma chiede per il lavoro svolto, e delle commissioni di transazione.

Questo lavoro , apparentemente banale, solleva il creatore del progetto da molti passaggi, lasciandolo libero di concentrarsi sulla sua raccolta di fondi.  Ma, domanda di molti, come avviene questa raccolta?

Le basi sono essenzialmente due:  1) tempo  2) relazioni 3) presentazione. Nel caso del tempo, per effettuare la raccolta, il creatore di progetto deve avere del tempo da dedicare a questa attività. Per le relazioni, il successo della raccolta è certamente determinata da quante relazioni personali e professionali riesce a mettere in piedi il creatore del progetto. Questo non significa che se ho 10.000 contatti Facebook riesco a raccogliere.  Piuttosto, che sulla quantità è necessario valutare sin da subito la qualità delle relazioni. I primi a donare sono sempre parenti e amici, colleghi, conoscenti, persone che si conoscono personalmente.  La percentuale di solito oscilla fra il 70 e l’80%. Parlando invece di presentazione, decisamente cruciale è il come viene presentato il progetto. Tutto parte da un corretto “storytelling”. “Innamorati della Cultura”, a differenza di altre piattaforme, aiuta i creatori a scrivere e descrivere il proprio progetto, perché sa che raccontare sé stessi e il proprio progetto è difficile. Spesso il creatore si innamora ed enfatizza  aspetti della sua creazione che, magari, non sono facilmente comprensibili o recepiti dalle persone esterne. In questo senso, un buon storytelling ha molto più peso delle ricompense. La ricompensa, infatti, deve avere come unica funzione quella di testimoniare l’impegno assunto dal donatore nei confronti del progetto, ma niente di più.

Innovazione. Startup. Imprese Innovative: basta con le app, per favore!

Facendo un rapido giro in rete scopro continuamente innumerevoli programmi, nazionali e internazionali, dedicati alla creazione di imprese innovative. Creare una StartUp oggi è di moda, il termine stesso è diventato mainstream. Parlare di giovani innovatori e startup è diventato popolare e i giovani imprenditori alla Zuckerberg sono divenuti celebrità. Tutti ormai sperano di fare fortuna creando l’app che ancora non c’è. Tra format, premi per l’innovazione e incubatori che crescono come funghi, la sensazione diffusa è che questa dinamica abbia disconnesso le persone dalla realtà della vita quotidiana. Perché creare una Startup significa essere prima di tutto imprenditori, saper ideare e vendere soluzioni specifiche per problemi reali che riguardano la società. Instagram in che cosa ha migliorato la vita delle persone? E Twitter?

La società in cui viviamo è giunta as uno stato di crisi. I problemi strutturali sono tanti e diversi. Ecco perché ritengo che il vero oggetto dell’innovazione debbano essere in primis le nostre istituzioni. La nostra società sta fallendo e per questo deve innovarsi nelle sue istituzioni sociali. Abbiamo bisogno di una nuova rinascita delle scienze e dell’arte, e gli innovatori dobbiamo essere noi, uomini e donne, insieme. La creatività è la nostra forza, come lo è l’utilizzo della tecnologia nei suoi aspetti più virtuosi.

Creare una Startup non significa necessariamente creare un nuovo software. Significa creare soluzioni che migliorano la vita delle persone e la rendono migliore. Innamorati della Cultura, la Startup a cui sto lavorando – e lavoro da un anno – è l’esempio di quanto scrivo. Il sistema di finanziamento per le imprese culturali in Italia non ce la fa a mantenere tutta la ricchezza che abbiamo a nostra disposizione. La soluzione è il crowdfunding, la colletta online, tanto per intendersi. Il portale, appena nato, già lavora. Pur nella diffidenza e nell’ignavia che caratterizza noi italiani, i soldi crescono e il sostegno ai progetti pubblicati arriva. La strada da fare è molto lunga. Creare una Startup che sostituisce un servizio pubblico significa acquisire la mentalità dell’imprenditore che l’italiano medio, a lungo viziato dal posto fisso, ancora non possiede. La crisi in questo senso ha determinato un forte scossone ma, a quanto pare, non basta ancora. Basta app, quindi, evviva le Smart Cities e tutto quello che può aiutare l’individuo a vivere meglio e ad essere più felice.

Da Omar Galliani a Ettore Spalletti. Alla GAM, due mostre imperdibili

Alla GAM, non una ma due mostre davvero imperdibili.

È bellissimo visitare un museo e ritrovarsi rapiti contemporaneamente da due grandi progetti espositivi.

Da un lato, gli spazi dell’Underground Project ospitano “L’opera al nero” di Omar Galliani; dall’altro, si può vivere “Un giorno così bianco così bianco“, la mostra che vede protagonista uno dei grandi maestri dell’arte contemporanea italiana, Ettore Spalletti.
Ettore Spalletti

Il colore e la perfetta leggerezza dell’equilibrio dominano quest’ultima esposizione che non tocca solo Torino, ma anche Roma e Napoli. Per rendere omaggio alla lunga carriera dell’artista, infatti, la GAM, il Madre e il MAXXI hanno deciso di operare insieme e di realizzare un unico grande progetto diviso in tre mostre.

È partito il MAXXI il 13 marzo, esponendo i lavori più recenti e l’installazione site specific, tutta bianca che dà il titolo all’intero progetto.
Ettore Spalletti

È seguita, lo scorso 27 marzo, l’inaugurazione alla GAM, dove viene ricostruita l’atmosfera dello studio dell’artista, il suo rifugio protetto, popolato da oltre venti lavori tra cui spicca “Disegno, mano libera“, un disegno di 8 metri del 1981, presentato in anteprima nazionale a Torino. Devo riconoscere che il tentativo è davvero ben riuscito. Quella ricreata è una dimensione temporale sospesa che lascia le opere libere di fluttuare all’interno di uno spazio ordinato dal colore.

Adesso si attende con ansia il Madre, che raccoglierà circa 40 opere, mostrando l’intero percorso dell’arte di Spalletti dal 1960 ad oggi, anche attraverso opere inedite.

È la prima volta che in Italia si genera questo tipo di soladizio tra musei ed è un evidente e coraggioso segnale di forza e cooperazione, uno stimolo per l’arte e la cultura che respirano e si rafforzano.
Omar Galliani - GamPer questo motivo v’invito ad andare a vedere la mostra e a cogliere l’occasione anche per scoprire l’opera di Galliani, che fa riferimento all’importante patrimonio grafico del museo (comprensivo di circa 30.000 opere) e che si distingue per la sua imponenza, per la sua profondità, per l’iconografia simbolica e per la tecnica magistrale.

L’esposizione copre un arco temporale che parte dalle prime opere della metà degli anni Settanta e arriva fino ad oggi, per ripercorrere l’intera vicenda artistica di Galliani. Molto belle le opere inedite, notevole e tempestato di fedi d’oro è “Paesaggio dei miei veleni (D’après Fontanesi)“, lavoro realizzato dall’artista ispirandosi a “Paesaggio con alberi e ruscello” del 1985 di Antonio Fontanesi.
Omar Galliani - GAMEntrambe le mostre danno vita a due racconti di bellezza, uno di colore scuro, l’altro così chiaro. Uno viaggia nel disegno, l’altro nel colore e nella pittura. L’incanto e la materia toccano entrambi. Il tempo è un’ossessione divorata dall’arte.

Ah, quasi dimenticavo. A breve, la GAM ci riserverà un’altra sorpresa, affiancando alle opere di Spalletti il “Ragazzo morso dal ramarro” di Caravaggio. Un bel confronto, illuminato e illuminante, che non vedo l’ora di godermi…

Direttamente dal Futuro ecco le 10 competenze richieste dal mondo del lavoro nei prossimi anni

Ho letto ultimamente che al mondo esistono dei posti in cui le persone si riuniscono per pensare al futuro del pianeta partendo da ciò che oggi è il presente.  Non è la trama di un film di fantascienza.

L’Istituto del Futuro (IFTF) esiste veramente. Da oltre 40 anni un gruppo di ricerca indipendente, rigorosamente No Profit, si riunisce seguendo la tecnica di esplorazione e analisi usata nell’antica Delphi. Un metodo collaudato che mette a confronto diversi esperti di opinione con lo scopo di sviluppare una preveggenza plausibile ma anche di integrare metodi etnografici nella disciplina della previsione e, recentemente, utilizzando piattaforme di crowdfunding per finanziare le nuove idee.  Il nucleo del lavoro è quello di identificare i trend emergenti e le discontinuità che trasformeranno il mercato e la società globale. Ai membri vengono offerte strategie di business innovative, nuove procedure di progettazione, innovazione, problemi sociali. La sede dell’Institute for the Future è a Palo Alto, California.

Ho pensato di riassumere lo studio scientifico pubblicato sul sito e di creare un breve estratto di ciò che, secondo  i saggi, sarà richiesto a chi dovrà affrontare  il mondo del lavoro.

1. Senso del fare. L’abilità di determinare il significato profondo di ciò che deve essere espresso.

2. Intelligenza sociale. L’abilità di connettersi agli altri in modo diretto e profondo, di sentire e stimolare reazioni e interazioni.

3. Pensiero adattativo. Eccellenza nel pensare e trovare soluzioni e risposte che vanno al di là di ciò che è noto e codificato.

4. Capacità di operare in diversi ambiti culturali.

5. Pensiero processoriale. L’abilità di tradurre grandi quantità di dati in concetti astratti e di comprendere ragionamenti basati sui dati.

6. Trasversalità sui nuovi media. L’abilità di raccogliere e sviluppare contenuti adattabili ai nuovi media e di utilizzare questi media per la comunicazione persuasiva.

7. Transdisciplinarietà. La capacità di comprendere concetti derivanti da discipline multiple.

8. Mentalità. L’abilità di rappresentare e sviluppare compiti e modalità di lavoro per ottenere i risultati desiderati.

9. Gestione cognitiva. Abilità di discriminare e filtrare informazioni per ordine di importanza e comprendere come massimizzare, discriminare e filtrare le informazioni, usando una varietà di strumenti e tecniche.

10. Collaborazione virtuale. Capacità di lavorare produttivamente, essere in grado di coinvolgere e dimostrare presenza come membro di un team virtuale.

Ecco, questo è quello che si chiede ai giovani. In un paese estremamente indietro per tutto quello che concerne la formazione, l’istruzione e l’informatizzazione, mi sembra molto. Però, da italiana, mi sento di affermare con assoluta certezza che queste qualità, in fondo, io le  possiedo tutte. Certo, essendo una tardiva digitale non possiedo la scioltezza di mia figlia dodicenne nell’utilizzo dei nuovi media e il mio pensiero processoriale è molto limitato. Non mi mancano, però, creatività, empatia, pensiero cross-culturale, capacità di sviluppare contenuti. Il cuore c’è, il talento anche. Nel 2020 non sarò più io a lavorare – almeno spero – ma persone meravigliose immerse in un mondo dove tutto sarà gestito da dati, governato da procedure matematiche  e fatto funzionare da sensori.