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Al Castello di Rivoli, il “Ritratto dell’artista da giovane”

Pillole d’arte

Quest’anno, il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea festeggia i suoi trent’anni e numerosi sono gli eventi che accompagnano questo grande evento.

Tra le rassegne che avvicinano il museo alla data fatidica, abbiamo  trovato molto interessante la mostra “Ritratto dell’artista da giovane“, un’edizione speciale della Borsa per Giovani Artisti Italiani dove, per la prima volta, vengono presentati insieme i lavori dei candidati più meritevoli che hanno preso parte alla Borsa. Francesco Arena, Rossella BiscottiLara Favaretto, Marzia MiglioraMarinella SenatoreSeb Patane, sono solo alcuni dei nomi degli artisti protagonisti.

Tra incontri e similitudini, distanze e differenze, il progetto espositivo, che prende in prestito il titolo dall’omonimo libro di James Joyce, ci invita ad esplorare il percorso seguito dai vari artisti nel tempo e, soprattutto, ci offre un ‘ritratto’ dell’arte italiana negli ultimi dieci anni e della sua evoluzione.

Da un lato, c’è la storia della Borsa che riflette anche quella del Museo e, dall’altro, si ritrova l’impegno di un’iniziativa pensata per sostenere la ricerca artistica e promuovere l’arte italiana, in un contesto come il nostro, dove le difficoltà e i problemi che s’incontrano per ‘aiutare’ la cultura a crescere sono sempre più numerosi.

Vi lasciamo  con alcune foto della mostra, che potrete vedere fino al 21 settembre.  ☛  Qui tutte le info sul progetto, a cura di Marcella Beccaria.

Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane Ritratto dell'artista da giovane 07_rivoli

Tecnologia e Cultura: Google sgrida l’Italia: ‘Siete impreparati al nuovo mondo digitale’

È uno scontro fra culture e mentalità differenti quello che c’è stato alla Sapienza di Roma fra Eric Schmidt, Presidente di Google, e il nostro Ministro alla Cultura, Dario Franceschini.

Eric Schmidt sgrida l’Italia e dice che siamo indietro, che non ce la possiamo fare, perché il nostro sistema di istruzione è antico, i nostri ragazzi non sono pronti per affrontare il mondo del lavoro. I dati parlano chiaro e il 46% di disoccupazione giovanile fa pensare… Ma Franceschini non ci sta e risponde che “i giovani italiani sono più preparati in Storia Medioevale”. Ne siamo proprio sicuri? A parte il fatto che nemmeno io ne so un granché di Storia Medievale e immagino le mie figlie, ma capisco il Ministro che, sotto attacco, risponde  negando l’evidenza. Ma la realtà – triste –  rimane. Negli USA l’informatica è materia obbligatoria in tutte le scuole. Da noi l’unico corso di studi superiore, a parte quello prettamente informatico, è il “liceo tecnologico”, un normalissimo scientifico all’acqua di rose senza il latino e con una paio di ore di informatica. Stessa sorte pe l’inglese.

Da dove nasce la questione? Ve lo dico io che ogni giorno lotto con una piattaforma di crowdfunding, un sistema geniale di finanziamento dal basso che popoli meno evoluti e colti di noi utilizzano con disinvoltura e che invece da noi fatica a crescere e a funzionare. Perché? Perché le persone non sono capaci di usarlo, non lo capiscono, non ne vogliono sapere. Hanno paura di utilizzare la carta di credito, non vogliono essere tracciati e se ne fregano di fare una donazione. La lista dei ‘no’ alla tecnologia si allunga se la persona è di sesso femminile, se è anziana oppure povera. Caro Franceschini, tu mi piaci molto perché hai inserito il crowdfunding come strumento da utilizzare per finanziare la cultura italiana; ma tu sai che nelle Sovrintendenze il crowdfunding è visto come lo strumento di Satana?  Credo di no. O forse sì, ma non lo ammetti. Certamente Schmidt tira acqua al suo mulino, vorrebbe tutti quanti a lavorare per lui e come lui. Franceschini ha ragione, noi italiani siamo da sempre diversi, ma questa diversità sta diventando dannosa.

Botta e risposta Schmidt-Franceschini

“Ai giovani italiani manca una formazione digitale”, ha attaccato Schmidt. “Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari abbiamo giovani più competenti in storia medievale”, ha risposto Franceschini.

“Il sistema educativo italiano non forma persone adatto al nuovo mondo”, ha detto Schmidt, il quale ha auspicato un “cambiamento nel sistema di istruzione italiano” e ha portato l’esempio del suo Paese, gli Usa, dove “in tutte le scuole si insegna informatica”.

Franceschini, pur ammettendo il ritardo italiano nel settore digitale, ha messo in guardia dal rischio della globalizzazione delle competenze: “in ogni Paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano, ad esempio, potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica”.

L’Italia può fare di più

“Io credo – ha detto il top manager di Google – che l’Italia possa fare di più per creare posti di lavoro per i giovani. E la strada giusta è quella della scommessa sulla digitalizzazione. Voi avete un asset – ha concluso – che è il patrimonio storico-artistico, ma non avete la tecnologia, manca la cultura del web e la consapevolezza che questo settore può far crescere l’economia”.

Google: il futuro dell’arte è online

“Il futuro dell’arte è online, soprattutto sugli smartphone”. Ha aggiunto Schmidt, precisando che nel mondo ci sono 2,5 miliardi di utenti internet e quasi 2 miliardi di utenti web sul telefonino, ricordando che Google ha già una piattaforma digitale per le opere d’arte e che su uno smartphone si può rendere visibile tutto ciò che si trova all’interno di un museo. L’intero processo di digitalizzazione, ha concluso Schmidt, rappresenta una “grande opportunità”, soprattutto per un Paese come l’Italia. Non è chiaro però perché dovrebbe essere Google ad occuparsene.

La replica di Franceschini

Dario Franceschini, dal canto suo, non ha mancato di far notare al presidente di Google che “la Cultura è un servizio che si rende al di fuori delle logiche di mercato”. “Un prodotto – ha aggiunto il ministro, replicando al manager statunitense – può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio, e quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell’umanità e ciò che si fa per profitto”.

Franceschini ha però “aperto” alla possibilità di collaborazione con il gigante del web, ad esempio, “digitalizzando tutto il patrimonio artistico-monumentale italiano, magari in 3D”. “Questi terreni di collaborazione si possono trovare, sottraendoli però a logiche di mercato”, ha ribadito.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Fai un Master anche senza un euro in tasca. E fai carriera.

Stufo dell’etichetta di bamboccione? Vuoi dare una svolta alla tua carriera o, più semplicemente, aumentare le possibilità di assunzione? Vita dura per i giovani italiani, per chi ha perso il lavoro o, per le numerose donne che dopo la maternità desiderano rimettersi in pista recuperando il tempo occupato diversamente. La chiave, si sa, è la formazione. E quella di eccellenza costa.

Ecco allora alcuni spunti utili per muovere il primo passo verso qualcosa di concreto. Il primo aiuto arriva, incredibile ma vero, dallo Stato. Con il Fondo per il Credito ai Giovani, che garantisce un prestito fino a 25 mila euro rimborsabile in rate annuali variabili da 3000 a 5000 euro. Può essere richiesto presso le banche cha hanno aderito all’iniziativa. Qui l’elenco.

Questi i requisiti richiesti. Se ne siete in possesso, il prestito non può essere negato.

– Avere dai 18 ai 40 anni
– Essere iscritti all’Università o ad un Master
– Aver pagato con regolarità le tasse scolastiche
– 75/100 per il diploma oppure 100/110 per la laurea

Se invece non si possiedono i requisiti, esiste l’alternativa del “prestito d’onore”. Per ottenerlo bisogna verificare che il proprio ateneo abbia una convenzione con qualche banca. Le cifre in questo caso variano dai 2000 ai 3000 euro, rimborsabili in un lasso di tempo che varia dai 2 ai 10 anni. Di solito non vengono richieste garanzie ma bisogna aprire un conto corrente.

Oggi, la criticità che molti giovani, e inoccupati, rilevano nel richiedere un prestito bancario è la mancanza del lavoro. Esiste un rischio concreto di indebitamento. Sono così andata alla ricerca di soluzioni in grado di offrire alta formazione gratis. Navigando in rete, anni fa, mi ero imbattuta nel ricchissimo portale di Khan Academy. La storia di questo portale video è interessante in quanto esempio di perfetto American Dream.Verso la fine del 2004, Salman Khan, ingegnere statunitense originario del Bangladesh, plurilaureato e multispecializzato, iniziò a impartire lezioni di matematica alla cuginetta utilizzando il Doodle notepad di Yahoo!. Quando altre persone chiesero aiuto, si rese conto che sarebbe stato più pratico pubblicare dei tutorial su YouTube secondo il metodo dell’insegnamento capovolto. Il successo fu tale che nel 2009 Khan lasciò il lavoro di analista finanziario e creò l’etichetta Khan Academy su cui oggi è possibile apprendere gratuitamente grazie a video tutorial di matematica, fisica, economia, arte, informatica – molti dei quali sono contenuti sottotitolati. Il portale vive grazie a contributi volontari che ammontano a quasi 150.00$ annui.

Chi parla bene inglese può arricchire il curriculum navigando sul sito coursera.org. Coursera è un portale accademico nato circa un anno fa e che ospita il meglio dei corsi più gettonati, organizzati da atenei stranieri del calibro del MIT di Boston, Stanford, Harvard o Berkeley. Per partecipare è necessario iscriversi – gratis – e partecipare alle classi virtuali frequentate da allievi di tutto il mondo. Qualche esempio? Mentre scrivo scopro che potrei frequentare  un corso di “Marketing” organizzato dall’Università della Pennsylvania. Oppure accedere alle lezioni di “Web Intelligence e Big Data” del rinomato Indian Institute of Technology di New Delhi. I corsi di economia si sprecano. Primo in lista brilla “Social and Economic Networks: Models and Analysis” dell’Università di Stanford. Niente male se si pensa che la retta annuale a Stanford supera i 50.000$.

Per noi italiani, esiste il neo del diploma. È vero, i corsi online non rilasciano diplomi, ma citare in un cv che si è allievi – virtuali – di Khan o di Coursera è già un bell’atout. Dimostra dimestichezza con i media, conoscenza dell’inglese e flessibilità mentale. Tutte caratteristiche indispensabili per superare questo momenti di crisi.