Archivi tag: donne

L’Agenda Digitale al Digital Festival di Torino. Quattro parole non bastano.

Lo scorso 31 maggio, presso lo Spazio Mostre Regione (Torino), Federmanager Minerva, rappresentata dalle socie Emanuela Negro-Ferrero e Giovanna Guercio, ha condotto un intervento a tema dal titolo “Agenda Digitale” e “Digital Gender Divide” nell’ambito dell’evento dedicato ai Media 2.0 dei Digital Food Days. (Qui, la presentazione)

Da un po’ di tempo a questa parte si parla di Agenda Digitale: certo, molti passi sono stati fatti, ma come stanno procedendo le cose? Lo speech al Digital Festival è stata l’occasione perfetta per spiegare ad una platea affollata di addetti e curiosi che cos’è l’Agenda Digitale e perché è fondamentale per il progresso del nostro paese.

Emanuela Negro-Ferrero, in qualità di referente federale per l’Agenda Digitale, si è occupata della stesura di quella parte del documento dedicata al “digital gender divide” (che in italiano si può tradurre  come differenza digitale di genere) e la relazione che ne è venuta fuori, grazie anche al ricco contributo della dr.ssa Guercio, è stata di sicuro interesse.

Come tutti sappiamo, il Programma Nazionale per la cultura digitale è entrato nella fase cruciale del coordinamento delle iniziative di sviluppo sul territorio. Dopo la presentazione ufficiale delle Linee Guida ad aprile, ora l’obiettivo è quello di portare l’Italia a raggiungere la media europea per le competenze digitali entro due anni  e a far parte del gruppo dei “leader” entro cinque. Ma l’Italia è indietro. Il cambiamento, perché possa realizzarsi veramente, passa attraverso l’acquisizione di una consapevolezza digitale. Questo passaggio è fondamentale perché la nostra crescita economica e sociale dipende proprio da quanto saremo capaci di cambiare il modo di pensare e di agire. La società globale non è qualche cosa che si può evitare, bensì rappresenta il modo per migliorare e crescere. Questa opportunità deve fare i conti prima di tutto con le persone. Intere fasce di popolazione, e qui arriviamo al digital divide, rischiano di restare tagliate fuori da questo progresso inarrestabile.

Emanuela Negro-Ferrero ha parlato di diversamente abili, donne e immigrati. Categorie di persone che, quasi sempre per questioni economiche, oggi hanno difficoltà di accesso agli strumenti e ai servizi digitali e rischiano di restare tagliate fuori. Basta pensare alle donne anziane. O più semplicemente alle casalinghe. Donne che non accedono alla rete. Che magari non hanno nemmeno un pc. Come fare? Cosa fare? La digitalizzazione non è una componente irrilevante. È un’ambizione necessaria. Qui, come ha evidenziato Guercio, l’impegno per i manager è totale. Le Linee Guida aprono alla realizzazione di un piano di iniziative coordinato che, in questo momento, sono un cantiere aperto che vede uno sviluppo coerente multistakeholder sui territori e con le Regioni. Il risultato che ci si aspetta deve essere profondo e capillare e penetrare in tutti gli aspetti della vita, della società, dell’economia, dell’istruzione e dell’informazione. Utilizzando quindi strumenti che la massa la raggiungono. Come il web, la televisione. Introducendo iniziative per la scuola (come Il Piano Nazionale Scuola Digitale). Tutti aspetti che arrivano a toccare le donne e le altre categorie svantaggiate. Perché il progresso non diventi segregazione.

Dove si possono trovare informazioni utili sull’Agenda Digitale? La nuova sezione del sito Federmanager dedicata all’argomento viene arricchita settimanalmente e i contenuti rispondono alle domande sui diversi argomenti (qui, il link all’Agenda Digitale). È possibile commentare, gradita la condivisione degli argomenti. I manager possono fare molto per la trasformazione del paese. Perché oggi più che mai c’è bisogno di leader. Meglio, usando una terminologia più avanzata, è necessario essere e-leader.

(Via Il Dirigente)

Potere alla parola. Contro la violenza sulle donne

Sapete che ogni tanto ci piace condividere con voi le mie scoperte… Beh, oggi, ci siamo  imbattuti in un bellissimo video realizzato dagli studenti del Corso triennale d’Animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema con sede a Torino.

È un delicato lavoro di animazione che è stato prodotto in collaborazione con SNOQ Torino, Salone del Libro e Amnesty International per il progetto “Potere alla parola“, con l’obiettivo di sensibilizzare soprattutto i giovanissimi di genere maschile al tema della violenza contro le donne.

Date un’occhiata qui:

Il Futuro è oggi. Venite a trovarci al Digital Festival!

#Media2.0 – Il Futuro è oggi

Il prossimo 31 maggio, lo Spazio Mostre Regione (Torino) ospiterà, nell’ambito dell’iniziativa Digital Food Days, tre sessioni di carattere business che coinvolgono le aziende delle 3 filiere legate al turismo, al fashion e ai media 2.0.

Sarà un’intensa giornata d’incontri che anticiperà gli eventi di social eating dei Digital Food Days, introducendone i macrotemi: dalla moda al turismo ai nuovi media, quando i mondi digitali influenzano il business. (Qui, il link).

Anche Emanuela  sara presente insieme a molti altri relatori per parlare nello specifico di crowdfunding e degli “Innamorati della Cultura”, di agenda digitale e del rapporto donne/rete (Federmanager).

Speriamo  di incontrarvi. 😉

Ecco gli incontri che si svolgeranno in:

Sala Nuova (Piano 1) 

14.30 – 16.30 

Sessione #MEDIA 2.0

– Donne nella rete. Diseguaglianze di genere e agenda digitale.

Se da un lato il mondo vede aumentare progressivamente il gruppo degli inclusi digitali e, per le generazioni più giovani si può veramente parlare di uguaglianza digitale, in Italia qual è il livello di e-inclusion delle donne? L’Agenda Digitale Italiana, istituita nel marzo 2012 rientra in quell’insieme di misure urgenti per la crescita del Paese. Il documento generale, presentato nell’aprile passato sta per diventare attuativo. Una rapida analisi della situazione attuale, contraddistinta da un’arretratezza digitale piuttosto marcata, mette a fuoco una vera e propria frattura digitale. Nei fatti, le donne sembrano vittime di una frattura digitale che le allontana dal centro della società delle reti, relegandole spesso alla periferia dell’inclusione. La risposta è sintetizzata in due parole: formazione e informazione. A partire proprio dai media 2.0.

– Crowdfunding: un caso di applicazione dei media 2.0

Il crowdfunding è sulla bocca di tutti. Dal grande esempio di successo che arriva oltreoceano anche da noi i portali di crowdfunding fioriscono. Emanuela Negro-Ferrero è Ceo del portale “innamorati della Cultura”, il primo in Italia attivo dedicato alla raccolta fondi online per progetti di Cultura Italiana con il sistema “reward based”. Come avviene una campagna di crowdfunding? Quali strumenti di comunicazione e quali strategie attivare per creare il giusto mix? Social, direct marketing, digital pr ma anche e soprattutto, metodiche di raccolta fondi tradizionali. Il segreto del successo è tutto nella strategia applicata oltre che nella perfetta conoscenza del mercato di riferimento e del consumatore.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Startup: il business si tinge di rosa

Come Founder di una start up incubata al Politecnico di Torino, spesso vengo convocata per interviste ed interventi. Il motivo è semplice. Non sono più intelligente o capace di molti miei colleghi, sono una donna.

I dati torinesi rilevano che sulle 184 nuove imprese incubate, solo 23 sono al femminile. Presa dalla curiosità, sono andata a guardare in rete un po’ di dati e non sono rimasta sorpresa. Una recente ricerca condotta da Mind the Bridge, fondazione specializzata in start up, conferma che in Italia il popolo degli startupper è prevalentemente maschile: “solo l’11% dei founder è donna”, spiega Michele Costabile, professore di economia e gestione delle Imprese alla LUISS. “Un dato allineato con ciò che accade nella Silicon Valley, migliore della situazione a Londra (9% donne) e Sidney (3%).” Per quanto riguarda però le Start Up formate da under 35, ben il 30% di chi le ha fondate è donna. L’Italia, però, su questo versante non è rimasta ferma. In alcune regioni, specialmente centro e sud, sono già state attivate forme di finanziamento con coperture sino al 70% per nuove imprese al femminile. Se si considera che la maggior parte delle start up ha a che fare con l’innovazione (non necessariamente tecnologica) e che innovazione significa digitale, non posso che essere d’accordo che il tema start up debba essere portato a conoscenza dell’universo femminile con tutte le sue straordinarie potenzialità di sviluppo.

I dati parlano chiaro: sotto i trent’anni, le donne osano e, sovente, riescono. Sopra i trenta, forse a causa di una certa diffidenza nei confronti del digitale e dell’innovazione in genere, le donne non sperimentano. Ed è un vero peccato.

Mettere su una start up è divertente, può essere un’attività costruita come integrazione di ciò che già si sta facendo. Il famoso sogno nel cassetto. A Roma, ad esempio, sono decollate “Le cicogne”. Si tratta di un meraviglioso business sociale, nato da un’idea di Monica Archibugi, studentessa 25enne laureata in Economia Sanitaria che, insieme ad altre due giovani socie, Giulia e Valentina, ha portato avanti il progetto realizzando un sito e una app per offrire in maniera strutturata servizi di babysitting, di baby e teen taxi e di tutoring. Grazie a loro, le mamme hanno trovato un sostegno e decine di ragazzi e ragazze hanno trovato un’occupazione. Tutto questo, partendo da un’idea piuttosto banale ma, come ben si vede, assolutamente fattibile e utile. Come loro, ci sono decine di casi di successo.

 

 

La Nuvola Rosa. Tre giorni dedicati alle donne.

I dati sono da brivido. Oltre il 18 % di abbandono scolastico, quattro punti in più rispetto alla percentuale maschile; 2.7 milioni di giovani inattivi, i cosiddetti “neet”, coloro che non lavorano e non studiano, fra i 20 ed i 29 anni: il 49% fra loro è donna.  Questo è quello che emerge dalla ricerca McKinsey & Company presentata in apertura della tre giorni di La Nuvola Rosa, l’iniziativa socio-culturale organizzata da Microsoft in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Università “La Sapienza”. Obiettivo: ridurre il gap di genere in ambito ITC che – tuttora – allontana le giovani donne italiane dall’interessarsi al digitale ed, in generale, alle materie scientifiche ed alla tecnologia.

Emanuela è  andata a Roma solamente un giorno. Pur essendo inserita in un percorso di incubazione con la piattaforma di “Innamorati della Cultura” , il tutor mi ha informato che ero troppo “vecchia” per partecipare.  Fortunatamente ci  hanno pensato gi colleghi del  gruppo di lavoro per l’Agenda Digitale a mandarci l’invito.

Che dire. L’atmosfera era di sicuro entusiasmante anche se, lo confesso,  non siamo stati  affatto entusiasti per come vengono gestite le cose.  La tre giorni della Nuvola Rosa è organizzata su tre giorni con più eventi contemporanei , convegni, corsi di formazione e  una hackathon tutta rosa, una maratona di codifica di applicazioni, presso la Biblioteca Centrale della Facoltà di Ingegneria “G. Boaga” dell’Università “La Sapienza”, in collaborazione con Codemotion, una delle più grandi conferenze europee IT, che ha coinvolto negli anni 30mila sviluppatori e 300 relatori da tutto il mondo.

Ma dopo la Nuovola Rosa, che cosa verrà fatto per realizzare il cambiamento che porterà le donne italiane ad entrare in confidenza con le tecnologie?  Il 10 di aprile abbiamo presentato, sempre a Roma, la prima versione del documento base per l’Agenda Digitale Italiana.  La fase attuativa è lontana lontana.  Il lavoro da portare avanti immenso. Ce la faremo? Ce la faranno le nostre ragazze?

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Gender Digital Divide: una frattura reale che interessa le donne italiane

Si scrive Gender Digital Divide, si legge mancata opportunità per le donne di crescere. Che le donne italiane – e non solo – siano tecnofobiche  non è una novità.  Non mi riferisco alle giovani ma a quella grandissima fetta di donne adulte che, salvo pochi casi, si tengono alla larga dalla tecnologia. Magari la utilizzano quotidianamente tra cellulari, pc e iPad, ma non capiscono né vogliono capirne niente. Ma che cosa determina il digital divide di genere? Sono andata a spulciare un po’ di articoli in rete e tutti evidenziano come tra i fattori scatenanti rientrino la mancanza di istruzione, il reddito basso e l’età avanzata.

Analizzo uno per uno. È un dato certo che le donne, per un fatto culturale più che per una reale predisposizione, privilegino gli studi umanistici rispetto a quelli scientifici. Tolte le facoltà che poi prevedono sbocchi in  professioni di cura, cioè tipicamente femminili, come medicina o farmacia, le donne non scelgono di iscriversi a facoltà tecnologiche.  Ci sono poi donne non giovani che, oltre a non avere un’istruzione sufficiente, magari per aver prestato opera di cura nella famiglia, oggi si trovano tagliate fuori dalla vita quotidiana con un  reale pericolo di rimanere emarginate, perché il processo di digitalizzazione si allarga e accelera sempre più velocemente. Esiste poi un altro dato  che riguarda noi donne e che va ad aggiungersi al digital divide. Le donne non hanno un buon rapporto con il denaro. Ivana Pais, che sta realizzando una ricerca sul crowdfunding, afferma che le donne non ottengono finanziamenti in banca e che, seppure riescono a intessere reti sociali, spesso non le utilizzano nel lavoro, al contrario degli uomini. Secondo una ricerca del Politecnico, inoltre, nel crowdfunding sono più le donne che non gli uomini a presentare progetti, ma l’80% dei finanziatori è di sesso maschile.

In questi giorni,  mentre stavo lavorando ai contenuti per l’agenda digitale per la parte e-inclusion,  mi sono resa conto dell’estrema importanza di offrire strumenti concreti affinché le donne possano affrontare questo cambiamento. Si tratta di strumenti, come ho suggerito, che a partire dalle scuole inferiori sino ad arrivare all’università, aiutano le donne a comprendere l’importanza della tecnologia come strumento di sviluppo, di lavoro, di semplificazione della vita privata. Penso a quanto la tecnologia possa aiutare una donna nella gestione della vita famigliare. Ma anche a corsi di formazione, informazione, empowerment e leadership. Come verranno attuate queste misure ancora non so. So però, perché l’ho visto con i miei occhi, che le linee guida ci sono e che se verranno applicate  la donna italiana potrà crescere e arrivare ad utilizzare la tecnologia con disinvoltura.

Geek Girls. Il divario digitale di genere esiste, ma stiamo recuperando

Vent’anni fa,  al  boom dei personal computer e di Internet è seguita la diffusione di una dinamica sociale definita Digital Divide, in italiano il “divario digitale”. Il termine si riferisce al gap che esiste tra  le persone che hanno la possibilità di accedere alle tecnologie e quelle che invece non vi possono accedere. Le cause del mancato accesso sono diverse. Certamente la principale è di origine economica. Esistono anche cause sociologiche riguardanti l’età, l’istruzione, l’educazione oppure i gruppi etnici d’appartenenza. Per fare un esempio concreto, nei paesi sottosviluppati mancano le infrastrutture necessarie per offrire alla popolazione l’accesso a Internet.

Alla fine del 2000, il problema ha toccato tutto il mondo  e così, sia in Europa che negli Stati Uniti, si è dato il via ad una serie di leggi, progetti e iniziative per eliminare il gap esistente. Da qualche anno poi, alcuni sociologi hanno preso in considerazione un’altra differenza, ossia il divario digitale che esiste tra uomini e donne.

Il Gender Digital Divide non è causato quindi solo dal mancato accesso alle tecnologie per le molteplici cause prima elencate. Il divario digitale tra i sessi si focalizza sull’analisi delle differenze di accesso, usi e consumi delle ICT da parte dei due generi.
In Italia, più che in altri paesi europei, noi donne abbiamo sempre avuto meno accesso a Internet rispetto agli uomini. In parte, è un fatto culturale. La tecnologia viene percepita come qualcosa di maschile. Da un altro punto di vista, a noi donne tocca la cura della famiglia (figli e anziani) e avendo meno tempo a disposizione, l’utilizzo di Internet viene rimandato o visto come poco utile.
Fortunatamente, le statistiche degli ultimi anni parlano chiaro: le donne sulla rete si stanno moltiplicando, stanno sviluppando skills e comportamenti propri che differenziano il loro utilizzo del web da quello degli uomini.

Ho trovato su Slideshare un’interessante presentazione. La situazione della donna italiana e il suo rapporto con la rete emerge con chiarezza. In che modo accede, perché accede, come utilizza i servizi e che cosa compra o legge. Shopping online, social network, news, ebook sono tra le tante attività svolte dalle donne sul web, che hanno ormai raggiunto il 60% della popolazione on line.
Restano fuori le casalinghe e le donne anziane. Un gap questo che mi auguro verrà affrontato e riempito. La digitalizzazione del paese rischia di creare una macrocategoria di emarginati. Non solo donne, ma anche anziani e stranieri.

Violetta. Stammi lontano, grazie.

Sui principali quotidiani italiani rimbalza la notizia che Violetta è sbarcata in Italia. Il tour di concerti-spettacolo tocca le principali città italiane ed è sold out da mesi, prenotato da orde di bambine e di ragazzine invasate e fotografate in coda, al freddo, agghindate con enormi  fiocchi in testa e maglie dai colori improbabili. Gli stessi orribili accessori che Violetta, che di nome fa Martina Stoessel, sedici anni, argentina, figlia di un noto regista e produttore, indossa come protagonista di una sorta di commedia musical a puntate ambientata a Buenos Aires, ma prodotta da Disney Channel.

Le canzoni di Violetta sono diventate un tormentone con tanto di canale YouTube dedicato, dischi per Karaoke e Canta Tu, concorsi  settimanali sul portale delle “V Lovers” e una valanga di oggetti e accessori.

ViolettaEbbene si, anche io ho accompagnato mia figlia al concerto. Amo seguirla nelle sue passioni e questa, confesso, ha attirato la mia attenzione da subito. Divorata dalla curiosità, ho affrontato con coraggio un paio d’ore di coda, la ressa, il caldo e le urla isteriche delle centinaia di piccole fan. Niente da eccepire, spettacolo impeccabile. Martina Stoessel davvero in  gamba, canzoni orecchiabili, scenografia fantasiosa, pubblico in delirio. Eppure, eppure. Sono uscita con la bocca dello stomaco chiusa.  Questa   mattina, aprendo Repubblica, ho letto una  notizia  relativa all’ennesimo femminicidio.  In compagnia di mia figlia minore e delle sue amiche, immersa dentro ad una  folla di figlie e di madri intente a celebrare l’apoteosi della superficialità e della stoltezza, mi sono accorta di quanto sia sbagliato tutto questo; di quanto abbia sbagliato io  a permettere a mia figlia di appassionarsi a qualcosa che considero  sbagliato. Quasi tossico. A 12 anni la mente è estremanente permeabile ai condizionamenti. Che cosa avrà preso Emma da Violetta? Che tipo di idea del femminile si può fare una ragazzina fan di una coetanea la cui massima aspirazione è sbaciucchiarsi con il fidanzatino ed esibirsi in uno show musicale fassullo per diventare la stella di un format tipo “Grande Fratello del giovane cantante”?

Per chi non lo sapesse, il magico mondo di Violetta riporta continuamente a un ideale femminile malato. Ad uno stereotipo che noi tutte , adulte e ben consapevoli che la vita per una donna è molto più dura che per un uomo, dovremmo combattere con tutte le nostre forze.  Mi chiedo.  Se la commedia musicale avesse avuto per eroina una giornalista, una studentessa di ingegneria o di fisica,  avrebbe avuto tutto questo successo? Se Violetta avesse intrapreso una carriera ospedaliera perchè voleva diventare primario di neurochirurgia, avrebbe venduto tanti dischi? E tanti gadget?

Temo di no. Ieri a Roma ho affrontato  in  Agid il delicato tema del “digital divide”. Cioè quel fenomeno per cui le femminucce studiano le materie umanistiche e i maschietti quelle scientifiche. Meglio definirlo allora un “cultural divide”. Le famiglie italiane, senza rendersene conto, pensano  che per una donna sia meglio  fare l’insegnante o la maestra di yoga perchè tanto prima o poi le toccheranno    i figli o i genitori anziani da accudire.  Cambiare si può ma, consideravo guidando verso casa,  se i modelli che vengono imposti  alle adolescenti sono come quello di Violetta, parafrasando qualcuno, non usciremo mai dal pantano. Una palude vischiosa costellata di femminicidi e di donne over 60 prive di pensione e, se non ci diamo una mossa, fra qualche anno anche prive di cultura digitale e, quindi, destinate all’isolamento sociale. Alle future donne auguro di comprendere l’importanza della formazione. Dello studio e della carriera. I   figli si possono guardare in due, la casa si può pulire in due e, se mai ci si deve proprio separare,  la dignità di poter mantenere sè stesse non è argomento di discussione.  Abbasso Violetta.

FRIDA KAHLO. Quando la mostra è un successo ancora prima di essere inaugurata

(Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine, 1940).

Pochi giorni fa, mentre mi trovavo a Roma per la prima riunione di redazione del nuovo blog Federmanager dedicato all’Agenda digitale, mi è caduto l’occhio su una notizia che, parlo per me, ritengo sensazionale.

A partire dal prossimo 20 marzo, alle Scuderie del Quirinale sarà possibile ammirare le opere della pittrice Frida Kahlo. Icona della cultura messicana e anticipatrice del movimento femminista, Frida Kahlo è da sempre l’artista che preferisco e ammiro. Ciclicamente la televisione ripropone il film sulla vita della pittrice interpretato dalla bravissima Salma Hayek.

Un racconto interessante, perché i dipinti d Frida Kahlo raccontano la sua vita rappresentando con semplicità e chiarezza le trasformazioni culturali e sociali che hanno preceduto la Rivoluzione Messicana.

Come donna, trovo affascinante il fatto che questa grande artista abbia esposto senza nessun pudore i propri difetti fisici e che si sia servita dell’arte per farlo. Un incidente avvenuto nel 1925, mentre era sul tram, la costrinse a soli 17 anni a una lunga degenza a letto. Lì, nella solitudine della sua stanza, condannata all’immobilità, iniziò a dipingere se stessa e lo fece solo attraverso l’aiuto di uno specchio appeso sopra il letto a baldacchino.

(Frida Kahlo, La colonna spezzata, 1944)

L’immagine ritratta è quella di una donna baffuta, dotata di sopracciglia foltissime e unite.

Non so esattamente quali saranno le opere esposte a Roma. A New York vidi alcune tele, tutte di piccole dimensioni, che mi colpirono per la vivacità dei colori e la vividezza rappresentativa.

Riflettendo sull’opening, personalmente avrei preferito che l’inaugurazione si svolgesse l’8 marzo anziché il 20. Perché il messaggio di Frida è un messaggio forte: indica con fermezza che la strada da percorrere è quella della sostanza. Noi donne, in un momento come questo intriso di femminicidio e quote rosa, non possiamo che trarne beneficio.

Strega a chi? È meglio non litigare con una donna. Ce lo insegna la televisione.

Strega, isterica, lunatica. Autoritaria, donna con le palle, megera. Quante volte ti sei sentita chiamare così? E magari stavi semplicemente esprimendo la tua opinione o facendo valere i tuoi diritti…

Maschilismo a parte, la donna che vediamo da un po’ di tempo a questa parte nel cinema e anche nella televisione è tutt’altro che lunatica. Negli ultimi settant’anni, ci sono state proposte decine di eroine che non hanno paura di niente e di nessuno. Sono estremamente estrogeniche e sfatano il mito del testosterone a tutti i costi. Già, perché gli strumenti che utilizzano per combattere il male e il cattivo di turno sono un raffinatissimo miscuglio di armi, tattiche di guerra, psicologia e seduzione.

Cosa c’è di più femminile di una Catwoman o di una Wonder Woman? Entrambe bellissime, sensuali, agili ma supertoste. Per non parlare di Angelina Jolie, le cui sembianze angeliche non le impediscono di trasformarsi in una spietata guerriera in grado di sterminare intere truppe di maschi arrabbiati.

Che cosa ci porta a realizzare questo? Da un lato la donna è vittima del femminicidio, della violenza domestica o – penso al mio ex marito e alla moltitudine di mariti improvvisamente diventati poveri dopo una separazione – della violenza traslata sull’assegno di mantenimento per i figli o sui figli stessi. Dall’altro lato però, questa generazione di eroine inattaccabili produce in me, come spero in molte donne, la nascita di una fiducia nelle proprie capacità, anche fisiche e di sopravvivenza. Il mostro, il cattivo, può essere distrutto. Essere donna non ti impedisce di difenderti e, se il caso lo richiede, di offendere. Il cammino è lungo. Mia madre mi ha lasciata con il diritto di divorziare e di abortire. Da lì in avanti, poco o nulla è stato fatto. Credo sia ora di farsi avanti per davvero.