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Con la cultura si mangia. Ovunque tranne che in Italia.

Con la cultura si mangia. Non lo dico solo io ma, ormai, sono tantissimi gli studi che indicano con  chiarezza che la cultura potrebbe diventare un asset fondamentale per l’Itala se solo il governo decidesse di stanziare degli investimenti e di lavorare alla progettazione di  un piano industriale a lungo termine.

con la cultura si mangia dappertutto tranne che in Italia

 

Per fare meglio  comprendere lo scenario, riporto alcuni dati che trovo interessanti. Dopo la seconda guerra mondiale, in un momento storico in cui l’Italia aveva bisogno di rinascere e le persone avevano necessità di sperare nella costruzione di  un futuro migliore la percentuale della spesa totale dello Stato destinata alla cultura risaliva allo 0,8%. Il  quadruplo di quanto viene stanziato per la cultura oggi.

Infatti, sebbene il 2016 sia andato meglio degli anni precedenti (soprattutto grazie al l’Art Bonus) , un’analisi dei bilanci quadriennali del Mibact per il quinquennio 2013 – 2018 restituisce un quadro non esattamente confortante con riferimento alle dinamiche statali per le risorse destinate a Cultura e Spettacolo.

Nel 2013 il MIbact ha incorporato la Direzione Generale del Turismo e apparentemente i fondi sono aumentati. Ma osservando con un occhio più attento le singole categorie di spesa,  emerge una allarmante diminuzione del 26,7% nel 2018.

Questo che cosa significa? Che se da un lato i dati forniti dal nuovo rapporto Symbola redatto da Federculture fanno comprendere che la cultura produce ricchezza e lavoro, da un’altra parte appare chiaro che, senza investimenti pubblici, la cultura italiana fa fatica a sopravvivere.

Un  nodo che sembra essere piuttosto irrisolvibile. Sono passati ormai sei anni da quando avevo curato la comunicazione e i contenuti per il convegno “Cultura è Sviluppo” organizzato al Teatro Carignano di Torino. Già allora il tema centrale erano  i tagli alla cultura. La situazione  da allora ad oggi non è affatto migliorata. Anzi,

L’esperienza con il portale www.innamoratidellacultura.it farebbe presagire l’esistenza di un vasto mercato e , trattandosi di crowdfunding,  dell’esistenza di uno strumento efficace per sopperire a ciò che il settore pubblico non riesce o non vuole fornire.

Purtroppo non è – ancora – così!

Rispetto al 2014 ,anno in cui  il portale è andato online, moltissime cose sono cambiate. Le persone sono diventate più consapevoli. I pagamenti digitali fanno sempre più parte delle abitudini dei consumatori.  I progetti abbondano. Ma i progettisti, prima di decidere se affidare la sorte delle loro produzioni a una campagna di raccolta fondi dal basso , preferiscono aspettare. Che cosa? Erogazioni che, sempre più spesso, non ci sono più.

 

Quindi  cosa impedisce agli italiani di utilizzare il crowdfunding culturale per realizzare le proprie idee e progetti? Da un lato penso ci sia ancora una scarsa conoscenza delle reali potenzialità di questo strumento. Da un altro punto di vista, gli importi necessari per realizzare o sostenere progetti in ambito culturale, sono spesso elevati.  Il crowdfunding non è per tutti e non tutti sanno farlo.  Realizzare  una campagna è sempre un rischio imprenditoriale ed è un fatto che  chi fa cultura sovente non è un imprenditore.

Se il  progetto è  importante va  costruito con attenzione e perizia. Ci va tempo, una campagna di crowdfunding culturale non nasce in un giorno. Dal suo iniziale concepimento alla realizzazione, spesso, passano mesi.

MI sono fatta un’idea che, se l’obiettivo di raccolta non supera i 5.000 euro, il creatore del progetto ce la può fare anche da solo. Sopra quella cifra rtengoche sia  difficile. Ma l’aspetto più ostico per me rimane quello di   far comprendere alle persone che per ottenere un risultato è necessario investire.

In che cosa? Consulenza e comunicazione.  Persone che aiutano.

La risposta che registro maggiormente, quando spiego che una  campagna di crowdfunding prevede un investimento che raggiunge circa il 20% dell’obiettivo di raccolta, è sconfortante: “se devo fare un crowdfunding non ho certo i soldi per pagare un consulente”.

Giusto.? Sbagliato. Dipende tutto da quanto vuoi raccogliere. Dal numero di persone che ti aiutano. Da quanti amici hai nel tuo network.  E da quanto hai voglia di metterti in gioco e rischiare.

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

 

La settimana dell’arte contemporanea. Artissima, Paratissima. Torino? Bellissima.

Artissima standUna settimana luccicante. Densa di eventi. Artissima. Paratissima. The Others. Flashback. Torino per la settimana dedicata all’arte contemporanea si è riempita del popolo colorato e sensibile innamorato dell’arte. Contemporanea e non. Di turisti. Di semplici amanti dello struscio. Di curiosi. Di artisti e di giornalisti. Alla conferenza stampa, l’Assessore regionale alla cultura ha spiegato come il Piemonte crede e veste nel sistema dell’arte contemporanea. Un sistema voluto dalle giunte precedenti, comunali e regionali, e che mette in moto una macchina che ovunque, non solo a Torino, produce tonnellate di denaro. E muove le folle. L’Oval è ormai da anni sede istituzionale di Artissima. Personalmente la trovo bella ma fuori mano. E’ vero, c’è la metro. Ma in tempi green perché costringere folle di persone a prendere mezzi e auto? La sorella giovane e un po’ scapigliata di Artissima, Paratissima, nata per prendere in giro la solennità radical e chic della fiera cittadina è uscita l’anno scorso dal “recinto” del quartiere San Salvario e si esprime oggi in tutta la sua creatività divertente negli ampi spazi di Torino Esposizioni. Esattamente il luogo dove io farei stare Artissima. A tiro di passeggiata. Vicino al parco e al fiume. Lasciando i giovani e ribelli dentro agli spazi del quartiere più amato e movidaro della città. Che se non ne aveva abbastanza di due fiere, ha fatto en plein con la notte bianca dedicata alle gallerie. Che cosa ho visitato?

MertzAlberto Peola. In Via della Rocca 29, nel pieno centro cittadino. Mi sono incantata davanti alle opere di Fatma Bucak. Poi ho scelto Biasutti. Con una esposizione incantevole dedicata al Maestro Scanavino. Ho provato strani cappelli piumati in una temporary gallery di fianco a Biasutti. Mi sono spinta fino in Piazza Carignano ad ascoltare le nove sinfonie di Behetoveen allestite dentro ad un appartamento vuoto dall’artista per la galleria Noero. L’ultimo stop della giornata da Daniela Foresto in Piazza Gran Madre ad ammirare i suoi famosi portraits. Bella gente resa ancora più bella dall’obiettivo sapiente della fotografa più amata dai torinesi e, a quanto ho visto, anche da diverse celebrities italiane: Massimo Boldi, Ewa Herzigowa, Isabella Ferrari. E molti altri ancora. Il giorno dopo, stanca ma felice, dopo il passaggio all’irrinunciabile Fondazione Mertz, ho assistito all’apertura del “Terzo Paradiso” con il Maestro Michelangelo Pistoletto.

terzo paradisoSituato davanti al Mastio della Cittadella, il famoso simbolo è composto di pietre squadrate e spicca nel prato verde chiaro circondato da alberi dalle foglie multicolori. Bellissimo. Come la mostra della “Biennale Italia- Cina” che ho avuto modo di visitare dopo aver fatto finta per mesi di non avere tempo da dedicare. Arrivata a sera, mi rimane un senso di leggerezza, quasi di euforia. L’arte muove denaro, muove folle di persone. A me, innamorata della cultura,  muove soprattutto l’anima.

 
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

Crowdfunding Lesson n°17 – Il finanziamento dal basso che piace e fa bene alla cultura.

Santa-Caterina-Casal1Cultura. Arte. Restauro. Stiamo parlando di beni tangibili di cui la società non può fare a meno. Pilastro della democrazia, la cultura ha un impatto sociale fondamentale e irrinunciabile per la crescita e la formazione degli individui. Eppure in Italia, immersi come siamo fino al collo nella cultura, c’è ancora chi non sente né capisce. Federculture ogni anno esprime nel suo rapporto annuale dati allarmanti per un paese che possiede il più vasto patrimonio artistico e architettonico dell’intero pianeta . Il rapporto 2014 è stato presentato in questi giorni, come accade ormai da dieci anni, a Ravello. Il comunicato stampa recita : “25 tavoli tematici, oltre 450 partecipanti da tutta Europa, decine di istituzioni internazionali coinvolte. Federculture e Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali lanciano la decima edizione di Ravello Lab e tracciano un bilancio del lavoro di questi anni. Dalle “Raccomandazioni” rivolte ogni anno a Governo, Parlamento e Istituzioni europee emergono numerosi temi divenuti centrali nel dibattito sulle politiche culturali e alcune proposte trasformate in leggi operative. Tra tutte la Capitale Italiana della Cultura e il Fondo per la progettualità culturale”.

santa_caterina4Parlare di “crowdfunding per la cultura” per noi che siamo nati nel 2013 e operiamo da tempo in un mercato innovativo – ma non certo nuovo – , significa prima di tutto parlare di impatto sociale e costruzione di un nuovo comportamento nelle persone. La donazione per un progetto culturale nasce infatti prima di tutto dalla percezione che il potenziale donatore ha dell’utilità del suo intervento a sostegno. Un caso che voglio citare e che parte dall’esperienza diretta di una delle molte campagne avvenute attraverso il portale www.innamoratidellacultura.it è la raccolta fondi per il restauro della chiesa di Santa Caterina promossa dall’Associazione Santa Caterina Onlus  http://www.onlus-santacaterina.it/.

Macrino-DAlba-foto-Claudio-ColliLa chiesa, un meraviglioso esempio di barocco piemontese, sorge al centro di una delle piazze principali di Casale Monferrato e richiede importanti interventi di restauro. Nel mese di gennaio 2014, la presidente dell’Associazione ci contatta perché ha deciso di ricorrere al crowdfunding per portare avanti alcune parti minori del restauro. In fase di progettazione della campagna la domanda che si poneva era: da che cosa partiamo? La chiesa è inserita al centro del paese ma a nessun cittadino è mai venuto in mente di promuoverne il restauro e le molte iniziative organizzate dall’associazione (come concerti, letture e visite) non erano riuscite a far affezionare la cittadinanza al punto da pensare di partecipare al restauro perché il bene è di proprietà comune. Cosa fare? Occupandoci da anni di comunicazione abbiamo ideato una campagna di comunicazione e trovato un testimonial d’eccellenza. Nella cripta della chiesa sembra sia stata sepolta la marchesa del Monferrato, Anne di Alençon. Abbiamo pensato che cercare una tomba è certamente più intrigante che promuovere una ricerca iconografica o il restauro dell’abside.

9-dicembre-2014-745x494Il testimonial aveva un volto, il famoso ritratto di Macrino d’Alba, e un critico eccellente, Vittorio Sgarbi, disposto a venire a Casale Monferrato durante la campagna di crowdfunding per regalare quel tocco di visibilità necessario a infondere nelle persone la certezza che il bene da restaurare ha un valore e che donare per sostenerlo è giusto. La campagna è andata bene. Il denaro raccolto, circa 10.000 euro, ha sortito l’effetto voluto. La chiesa è diventata oggetto di interesse da parte della cittadinanza. Ha aperto un punto di incontro turistico sotto l’Expo. Sono certa che, se oggi l’Associazione Santa Caterina Onlus volesse promuovere una nuova iniziativa di crowdfunding avrebbe molto più successo. Perché a Casale oggi si parla un po’ meno di amianto e un po’ più di cultura.
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it CultureLover_it

Campagne. Al Salone del Libro di Torino: come lanciare una campagna di crowdfunding ed essere molto felici

Emanuela e Raffaella Intervistate da ElectoRadio
Emanuela e Raffaella Intervistate da ElectoRadio

Il Salone del Libro di Torino è un avvenimento culturale a cui noi #innamoratidellacultura non potevamo mancare.  Il  giorno dell’inaugurazione, vista la presenza del Presidente della Repubblica e la previsione di un’affluenza straordinaria, abbiamo lanciato la campagna per “L’Indice dei Libri del mese.  Chi non conosce l’Indice alzi la mano.  Questa famosa rivista in trentanni di vita ha accompagnato  moltissimi di noi in un percorso critico e intelligente che non deve essere disperso. La campagna ha come scopo quello di raccogliere una cifra sufficente a costruire la versione digitale, una applicazione editoriale e digitalizzare l’enorme archivio. Il vero tesoro da non perdere. L’occasione era propizia per presentare in grande stile la campagna. Come?  Ogni progettista ha il suo modo di procedere. L’Indice dei Libri aveva uno stand al Salone in posizione strategica, all’ingresso.  Un posto perfetto per distribuire materiale, vendere le borse  realizzate appositamente per le ricompense. E programmare tre giorni densi di appuntamenti, presentazioni, interviste  radiofoniche e dibattiti.

Emanuela e Chiara, crowdfunding manager per "Compro Oro"
Emanuela e Chiara, crowdfunding manager per “Compro Oro”

Emanuela Negro-Ferrero ha accompagnato Raffaella Ronchetta, Ad di Farheneit452,  la società che gestisce il “nuovo Indice” ,  in un percorso promozionale divertente e che, a conti fatti, si è rivelato ricco di opportunità e aperture. In due giorni L’Indice dei libri ha superato i 1500 euro di raccolta e ad oggi non accenna a fermarsi. Fare crowdfunding significa metterci la faccia. Darsi da fare per raggiungere il proprio obiettivo. Questo implica una buona dose di leadership personale che al team dell’Indice dei Libri non manca di certo.  Gli interventi principali possono essere ascoltati al link http://www.primaradio.it/salone2015/14.05.15%20-%20Emanuela%20Ferrero%20e%20Raffaella%20Ronchetta%20-%20Piattaforma%20innamorati%20della%20cultura.mp3

Le copertine de L'Indice sono sempre bellissime
Le copertine de L’Indice sono sempre bellissime

Il venerdì alle 18.00 ci attendeva una sorpresa, allo “Spazio Autori”, abbiamo potuto presentare davanti a un “crowd” attento , interessato e curioso la nostra piattaforma, in che cosa consiste il corwdfunding, il progetto e , last but not least, la campagna di video virali ospitata su La Stampa web e che, nemmeno a dirlo, sta aiutando tantissimo L’Indice dei Libri a raccogliere donazioni, consenso, visibilità e nuovi estimatori. La morale dei questo post è: chiedete e vi sarà dato. Mettere il progetto sulal piattaforma ha il senso di far circolare la campagna con azioni di comunicazione a basso costo. E’ anche un modo garbato per dire alle persone di donare versando il denaro lì e non a voi direttamente.

 

Il nuovo Museo Egizio di Torino: very bello.

egizio 2Ce l’hanno fatta in tempo. L’inaugurazione oceanica è stata un  successo . Di pubblico, di folla. Di meravigliosi reperti e statue esposte al pubblico nel nuovo allestimento. Il museo, ampliato e rimodernato dopo la “cacciata” della Galleria Sabauda al nuovo Polo Reale, è pronto per diventare il “secondo museo egizio” al mondo. . Perché secondo e non primo? Vista l’imponenza dei restauri e la quantità di denaro impiegato per rimettere a nuovo l’intero immobile che ospita il museo, dal  nostro  punto di vista tanto valeva lavorare e impegnarsi per  essere primi. Credo dipenda dalla qualità dei reperti. Eppure la collezione torinese di statue raffiguranti Sekmeth non ha nulla da invidiare ad altri musei. Noi #innamoratidellacultura ci siamo stragoduti  il bagno di folla, vip, autorità, giornalisti e persone comuni e in giro in mezzo alle teche piene di oggetti interessanti ci siamo persi e ritrovati più e più volte.. Nulla di nuovo o di strabiliante.  Certo, pensavamo  avrebbero inserito qualche cosa di più multimediale, innovativo, esplicativo , educativo. Comunque l’insieme è  affascinante. Enorme. Maestoso. Faraonico? Si, anche.

Le mummie del museo egizio sono molte di più di quelle che vengono esposte
Le mummie del museo egizio sono molte di più di quelle che vengono esposte

Il  pezzo forte della visita rimangono le mummie.  Immobili davanti a quei corpi minuscoli fasciati stretti stretti ci siamo fermati a osservarne lo stato di conservazione. Perfetto.  Un commento? Avere questo museo nella propria città, In Italia,  è un atout non da poco. Auspicavamo un allestimento più c interattivo ,multimediale, scenografico. Qualcosa di istruttivo anche per chi, come noi, non è ferrato di dinastie ed epoche dei faraoni e vuole imparare divertendosi,  Siamo  dell’idea che la cultura debba essere adattata alla comprensione di tutti. Colti e meno colti.  Ad ogni modo, il vero  dato significativo è stato lo sbigliettamento pasquale e il buon incasso a conferma   una volta di più che investire in cultura conviene.

Modigliani in mostra alla Gam di Torino. Molto bohèmien.

 La mostra è  prodotta da Skira e il curatore, Jean Michel Bouhours, ha selezionato con estrema perizia solo 12 disegni di Modigliani  e  due sculture.
La mostra è prodotta da Skira e il curatore, Jean Michel Bouhours, ha selezionato con estrema perizia solo 12 disegni di Modigliani e due sculture.

Non bisogna farsi ingannare dal titolo. La mostra dedicata a Modigliani esposta da venerdì – 13! –  alla Gam di Torino  con il titolo “Modigliani e la Bohème di Parigi”  e prenotabile sul sito www.modiglianitorino.it su 90 opere, solo 8 pochine sono del grande maestro livornese. La mostra merita, molto bella e interessante, ma la sezione più ampia è dedicata alla Parigi del periodo bohèmien e offre quindi tutt’altro tipo di contenuto.  La mostra è  prodotta da Skira e il curatore, Jean Michel Bouhours, ha selezionato con estrema perizia solo 12 disegni di Modigliani  e  due sculture.

Il percorso, che inizia con Modigliani, si snoda fra pareti e divisori azzurro carta da zucchero, con opere intense, colorate e affascinanti di grandi artisti :Picasso, Chagall, Fattori Utrillo, Soutine,  Brancusi,  Dufy,
Il percorso, che inizia con Modigliani, si snoda fra pareti e divisori azzurro carta da zucchero, con opere intense, colorate e affascinanti di grandi artisti :Picasso, Chagall, Fattori Utrillo, Soutine, Brancusi, Dufy,

Amare la cultura significa anche e soprattutto andare alle inaugurazioni . Sono occasioni preziose perché consentono di  stazionare davanti alle opere senza incorrere nei rimbrotti di chi attende il suo turno.  Di  incontrare  amici e conoscenti in un clima informale. Interessante e misteriosa la   testa femminile. ,Ricorda in maniera impressionante  quella del famoso scherzo organizzato anni fa proprio a Livorno da un gruppo di studenti.  Guardando bene e leggendo le spiegazioni, in effetti si nota   la forte influenza  dell’arte africana, nella stilizzazione e semplificazione estrema dei tratti. Il collo lungo, gli occhi a mandorla.  Modigliani nel suo purismo è molto africano.  Il percorso, che inizia con bellissimi ritratti di Modigliani, si snoda fra pareti e divisori di un bel colore azzurro carta da zucchero e continua, dopo le sculture, con le opere intense, colorate e affascinanti di grandi artisti :Picasso, Chagall, Fattori Utrillo, Soutine,  Brancusi,  Dufy.

testa femminile che, non so se mi sbaglio, ricorda molto quella del famoso scherzo organizzato anni fa proprio a Livorno
testa femminile che, non so se mi sbaglio, ricorda molto quella del famoso scherzo organizzato anni fa proprio a Livorno

La  natura morta di Setge Feral è un vero incanto . A onore del vero, non si tratta di una  mostra sul periodo bohèmien. Entrando ci si aspetta Modigliani. Non è andata così. Non eravamo pronti, non avevamo letto niente per prepararci. L’unica in casi come questo è di  andare a sensazione.  Forse è poprio questo l’approccio corretto all’arte. Allora, se emozione deve essere, che le opere in mostra siano meno numericamente parlando e più artisticamente divagando.

redazione – www.innamoratidellacultura.it

Ventotto ministri europei a Torino per celebrare la “settimana della Cultura”

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Torino capitale. D’Italia. Poi capitale delle automobili. Oggi capitale della Cultura. Alle spalle dell’evento di oggi che vede riuniti nella magnifica cornice della Reggia di Venaria i 28 ministri europei alla Cultura, esiste un progetto. Lo dico meglio. La riunione di oggi, voluta dal sindaco Piero Fassino, è il risultato di anni e anni di progettazione attenta e accurata da parte di un gruppo di persone lungimiranti  unite nell’intento comune di riconvertire la città da  polo industriale a polo culturale. In parte l’operazione è riuscita e in parte no. O non ancora. D’altra parte è cosa nota che la Fiat novella FCA ha lasciato da tempo gli stabilimenti vuoti o semi vuoti e che l’attuale situazione non è che un contentino prima dell’addio finale.  Già, ma chi glielo dice agli operai e agli impiegati e alle aziende dell’indotto che le macchine a Torino non si fanno più. Che si fanno in posti dove costano meno? Ecco allora che l’ingegno sabaudo, la tenacia di noi “bogianen” ha partorito quello che sembra l’uovo di Colombo e invece altro non è che un po’ di sano buone senso. La cultura può dare posti di lavoro. Quanti non si sa. Molti non ci credono. Alcuni -infelici -insistono che con la cultura non si mangia.  Perché nell’immaginario collettivo chi fa l’attore o il ballerino, chissà perché, non lo fa proprio come professione. Fare cultura non ha per alcune persone  lo stesso valore di  fare, per esempio, il barista o il decoratore o il benzinaio. Questo sarebbe vero se gli artisti non pagassero le bollette. O non mangiassero.  Non è così. Fortunatamente c’è chi ci crede e chi, negli anni ci ha investito denaro pubblico e privato.  Ma i tempi delle vacche grasse  e dei famosi ” contributi a pioggia” sono finiti. Oggi in Italia si è consapevoli che la Cultura è un settore strategico ma, ahimè,  i soldi sono finiti. O meglio, la cifra destinata al Ministero dei Beni Culturali è talmente ridicola che non serve nemmeno in minima parte a coprire il reale fabbisogno richiesto per la conservazione, la tutela e la valorizzazione di un patrimonio così vasto. Che cosa avranno deciso oggi questi ministri riuniti? Lo sapremo dai bandi che usciranno prossimamente per Europa Creativa nell’ambito del programma Horizon 2020.  Io nel frattempo mi dedico al crowdfunding. Ci credo. Ci voglio credere. Magari adattandolo a un paese, il nostro, che non ha la mentalità del charity all’anglossassone ma che in questa direzione può crescere. E credere. E capire che tanta bellezza non va sprecata e, soprattutto, che è proprietà comune di tutti noi italiani .

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding. Una piccola guida estiva

Quest’anno abbiamo parlato molto di crowdfunding. Giorno dopo giorno, ho condiviso con voi sul blog la nascita e lo sviluppo di Innamorati della Cultura, un progetto basato proprio sul crowdfunding e pensato per donare bellezza, cultura e lavoro alla comunità.

Attraverso una sorta di catartico diario quasi quotidiano, vi ho parlato di difficoltà, successi, riunioni, idee, campagne, raccolte fondi, start up, giornate fatte di 14 ore lavorative, della fatica e dell’impegno che scorrono via veloci… Tutto per un amore che non conosce mezze misure e per rendervi partecipi della vita di una piattaforma che in Italia ha deciso di scommettere sulla cultura e su una realtà mondiale, quella del crowfunding, che funziona per davvero se seguita e applicata nel modo giusto.

Perché, come ho già scritto, è impossibile ignorare il fatto che il crowdfunding stia trasformando il mondo in un posto più collaborativo: persone aiutano altre persone a realizzare i propri progetti e a condividerli con gli amici e con la comunità.

Per questo motivo, ho scelto di scrivere anche delle piccole lezioni e qualche breve guida che possano essere utili per comprendere meglio il funzionamento di questa realtà, che si fonda sul principio della condivisione.

Proprio oggi ne ho riletto qualcuna e ho pensato di ripescarle tutte e sottrarle allo scorrimento dispersivo, per riunirle in un unico e comodo post. Tra donazioni, aspetti tecnici, utilizzo delle app e social media che fanno la differenza, ecco qui di seguito i link:

E, come dico sempre, innamoratevi anche voi se non l’avete ancora fatto e raccontatemi cosa ne pensate. Sapete che sono curiosa. 😉

☛ Scopri il Crowdfunding di Innamorati della Cultura.

Consigli per le visioni – “Yuri, l’uomo più lento del mondo.”

☛ Venerdì 11 Luglio, ore 21.00.
☛ SAVE THE DATE!

Perché al Borgo Medievale Torino vi aspetta la proiezione di un film molto speciale. Innamorati della Cultura presenta “Yuri, l’uomo più lento del mondo“, opera del regista Alessio Fava, prodotta da Max Chicco.

Ma chi è Yuri? Beh, Yuri di cognome fa Esposito ed è un giovane uomo affetto da una patologia sconosciuta che rende i suoi movimenti lenti. Tutto il suo mondo è lento. I pensieri, le parole, i gesti sono lenti. Yuri ha una moglie che lo ama, riamata, e moltissimi amici. Yuri sta per diventare padre. La paura di non farcela a reggere questa responsabilità lo porta a provare una nuova terapia sperimentale che lo trasformerà. In meglio? In peggio?

Dopo gli applausi alla 70° Mostra del Cinema di Venezia e la successiva presentazione anche ai Festival di Torino  e Stoccolma, oggi il film vuole approdare anche nelle sale e per farlo ha scelto il crowdfunding.

“Il mio grande desiderio” – sostiene il regista – “è che questo film possa uscire nei cinema e che possa condividere con il pubblico questa storia semplice dalle molte sfaccettature e dai molti significati: ognuno di noi potrà riconoscersi, ridere o piangere. Yuri Esposito è come me e come voi.”

Su Innamorati della Cultura potrete scoprire tutti i dettagli riguardanti il progetto, che ha già raggiunto oltre 4.000 euro sugli 8.500 di obiettivo. Questo, grazie a tanti innamorati. Avanti tutta e viva la Cultura!

Ecco un’anteprima di questa magica favola da non perdere:

Se accettassimo un diverso ritmo del tempo, cosa accadrebbe alle nostre vite? Se volete una risposta, venite a cercarla domani. Quasi sicuramente, la troverete.

PS. La proiezione è gratuita e aperta a tutti gli innamorati della Cultura e ai loro numerosi amici.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it