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Lezione di Crowdfunding n°20 – Dietro ad ogni campagna di successo si nasconde un professionista di valore.

Rivoluzione-innovazioneIn rete ormai abbondano articoli, manuali e corsi sul crowdfunding. Alcuni sono efficaci e altri molto meno. Altri ancora sono offerti da persone che di crowdfunding  sanno poco o  niente ma, siccome l’argomento  è di moda, dispensano consigli che si rivelano spesso del tutto inefficaci se non addirittura dannosi. Il dato che emerge comunque, è che anche se non è ancora un’abitudine consolidata, la consulenza in questo campo esiste e ,anzi, mi permetto di affermare che in molti casi è davvero  necessaria. Le richieste e le domande per questo genere di sostegno aumentano e questo vuole dire che l’approccio al crowdfunding si sta facendo più consapevole anche nel nostro Paese ed evidenzia che le persone hanno compreso la complessità che si nasconde dietro il crowdfunding in generale e alle campagne in particolare.
Perché dico questo? E’ semplice. Se si comprende che una campagna di crowdfunding è in realtà un vero e proprio progetto di comunicazione (a cui ci si deve avvicinare con consapevolezza) e che condurla con successo richiede:
• un mix di competenze ben precise e molto variegate
• tempo da dedicare alla campagna
• un team di lavoro affiatato
• un budget
allora si capisce che non è qualcosa che si può improvvisare e nemmeno delegare a qualcuno che non ha mai seguito una campagna.

Berkeley-Crowdfunding

Ma come si fa a riconoscere se il crowdfunding manager è esperto oppure no?Ogni campagna di crowdfunding è diversa e un buon consulente, oltre a dover presentare le case history di campagne di successo su cui ha già operato, deve dimostrare di conoscere i principi chiave  del fenomeno. Le domande sono alla base di tutto. Perché è dalle risposte che vengono ottenute che il consulente può aiutare il progettista ad organizzare i contenuti e le informazioni e, nell’ambito della discussione, spiegare ed educare i progettisti alla conoscenza del mondo in cui si stanno lanciando, spesso senza sufficiente consapevolezza.

Crowdfunding
Per avere successo è sufficiente farsi seguire da un crowdfunding manager? Purtroppo no. E’ fondamentale comprendere che, come per ogni progetto, non è sufficiente affidare la propria campagna ad un consulente esperto. Il crowdfunding manager si occupa infatti di ideare la strategia e di condurre il progettista lungo un percorso formativo e operativo. Ma in nessun caso si può sostituire  nel coinvolgere la comunità ( il famoso crowd di riferimento), nel trasmettere il credo e infondere passione per il vostro progetto . Che cosa significa questo? Che la parte operativa va lasciata ai progettisti. Sono loro infatti che devono investire il loro tempo e risorse nella gestione fattiva della campagna.
Ma che cos’è la strategia per una campagna di crowdfunding?
Prima di tutto, se non si conosce a fondo il crowdfunding nelle sue varie forme, è meglio informarsi, magari leggendo uno dei molti manuali disponibili sia in italiano che in inglese. Come per qualsiasi progetto, è importante definire gli obiettivi , il valore che ha e che quindi è necessario coprire , quali sono gli asset che si possono sfruttare. Nel caso di una campagna di raccolta fondi si tratta principalmente del patrimonio che abbiamo a disposizione composto da relazioni e contatti. Ritengo fondamentale inoltre la selezione della piattaforma e del tipo di crowdfunding. La scelta di una piattaforma verticale per certi tipi di progetto è sicuramente più vincente e utile che quella di una piattaforma generalista perché la comunità che si viene a creare attorno al sito è già orientata verso un certo tipo di campagne ed è più propensa a sostenerle. Altro fattore decisivo è la cifra da raccogliere. Meglio stare bassi che puntare a cifre troppo alte. In Italia le campagne, salvo pochi casi di successo, non sono ancora arrivate alle punte milionarie di oltre oceano. E’ preferibile  quindi moderare la richiesta, magari modularla “a step”  e poi , piuttosto, sforare. Perché pochi lo sanno ma non esiste un limite massimo per le raccolte. L’unico problema nel caso di overbudget è quello di utilizzare i fondi per qualcosa di reale e concreto e di doverlo in seguito dimostrare ai propri sostenitori.
Quanto tempo si impiega a preparare una campagna?
Dipende. Ci sono progettisti velocissimi e molto organizzati e altri che preferiscono fare le cose con calma, consultare il manager ogni tanto e procedere con cautela per paura di sbagliare l’impostazione. Certamente, una volta lanciata la campagna l’impegno deve essere full time. Non mio stancherò mai di ripetere che le campagne che non raccolgono non sono brutte. Semplicemente non sono seguite. Dal primo momento, quindi, visto che sollevare l’interesse della comunità non è né semplice né banale, il lavoro di comunicazione e, in particolare, di digital PR e Seo deve essere intenso, mirato e soprattutto costante.
Avete domande? Potete postare un commento ,sarò felice di rispondervi.

Emanuela Negro-Ferrero – ceo – enf@innamoratidellacultura.it

Come le “otto grandi bugie sui soldi” ci impediscono di realizzare una campagna di crowdfunding di grande successo

Il crowdfunding è una colletta. Realizzata con strumenti digitali ma pur sempre una colletta. Ha a che fare con i soldi e, principalmente, con il chiedere soldi a persone sconosciute per realizzare i nostri progetti. Fin qui è tutto chiaro. E’ anche altrettanto chiaro che le persone che riescono ad ottenere grandi risultati lo fanno perché hanno dimostrato di essere organizzate e determinate nel raggiungere lo scopo che si sono prefisse. C’è un aspetto che ritengo fondamentale e di cui pochissimi – se non nessuno –  parlano. Il successo di una campagna di crowdfunding è determinato in gran parte da due fattori : fiducia incrollabile e un buon rapporto con il denaro.

maxxi-denaroE’ proprio su questo secondo punto che molte persone si bloccano. L’obiezione più frequente da parte di chi stenta ad approcciarsi al crowdfunding è “non mi va di chiedere l’elemosina”. Oppure che “ con questa crisi chissà mai chi mi darà anche solo un euro”. Essendo per natura curiosa , da tempo navigo diversi siti americani alla ricerca di qualche risposta. Quello che emerge, da John Assaraf a Louise Hay, Anthony Robbins e molti altri formatori è il concetto che il denaro non sia altro che energia e che l’unica cosa che ci impedisce di averlo, di riceverlo, di godercelo, risiede nel nostro sistema di credenze.
Cioè?In pratica, la nostra situazione finanziaria riflette esattamente ciò che noi pensiamo di meritare e di avere. La soluzione consigliata è quella di cambiare il nostro sistema di credenza e imparare a ricevere. Per niente facile, eh?
stampare_soldi_01Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in un libro piuttosto interessante scritto dalla formatrice americana Pam Grout http://www.healyourlife.com/top-10-lies-about-money. Un saggio divertente e irriverente perché affronta con ironia quelle che sono definite comunemente come “big fat lies” riguardanti il denaro, frase che tradotta in italiano suona più o meno come “ grandissime bugie” sui soldi.
Ho tradotto alcuni brani dell’articolo con la speranza di chiarire un punto di vista che, proprio perchè viene applicato in maniera del tutto naturale da alcune persone, a mio avviso è corretto. La maggior parte di noi ha una visione ristretta del denaro. Vero. Pensiamo sempre che non ce ne sia abbastanza. Vero? Che sia fuori dal nostro controllo. Vero? Che ci controlli attraverso il nostro lavoro (lavoro che per la maggior parte dei casi detestiamo) . Vero? Che non “cresca sulle piante”.Vero? Che “non si stampi”. Vero? Insomma, sembra che la scarsità sia molto più diffusa dell’abbondanza. Eppure …

soldi 1Ecco l’elenco. Enjoy!
Enorme bugia n°1 – Per essere felice ho bisogno del denaro
Gli indigeni, di qualsiasi popolazione siano, ridono della nostra mania di accumulare qualsiasi cosa. Il denaro non dà la felicità. Certo, aiuta. Ma abbiamo veramente bisogno di tutto quello che abbiamo?
Enorme bugia n°2 – Se hai denaro sei più felice
Veramente? La felicità è uno stato interiore che ha davvero poco a che fare con il denaro. Il denaro alleggerisce la vita, questo è vero. Ma non rende felici le persone.
Enorme bugia n°3 – Devi spaccarti la schiena per guadagnarlo
Una sola domanda: una persona che lavora otto ore al giorno in fabbrica è milionaria? No. Non esiste un collegamento fra ammazzarsi di fatica e diventare ricchi. Nella maggior parte dei casi il denaro arriva in modi diversi, spesso improvvisi. Quindi?
Enorme bugia n° 4 – Non ci sono più soldi in giro
Si sono messi tutti d’accordo. Un’enorme macchina pubblicitaria che ci ripete senza sosta che c’è crisi, non ci sono più soldi. Dare un limite ai soldi significa credere a questa enorme bugia. I soldi non sono finiti. Ce ne sono tantissimi in giro. Basta guardare meglio e aspettarsi il meglio. Il crowdfunding è la dimostrazione che,  tante piccole cifre offerte da tante persone diverse possono fare grandi capitali.
Enorme bugia n°5 – Più ne ho e meglio è
Restare nel presente significa apprezzare quello che già si ha senza ansieggiare per quello che non si ha ancora. Il denaro è energia pura. Lasciarlo stagnare nel cassetto oppure in banca non lo fa aumentare, lo blocca.
Enorme bugia n° 6 – Il Sistema economico non cambierà mai
E chi l’ha detto? Siamo noi con le nostre scelte che determiniamo l’andamento delle cose. Oggi più che mai possiamo determinare un nuovo paradigma economico. Lo dimostra la sharing economy.
Enorme bugia n°7 –  Il denaro è cattivo. I ricchi sono cattivi.
La verità è che il  denaro non è né buono né cattivo. Il denaro non ha valore se non quello che gli conferiamo con il nostro atteggiamento. Amare il denaro per ciò che è realmente, questa è la vera libertà.
Enorme bugia n°8 – Per avere denaro devo avere un buon lavoro
Il denaro lo puoi guadagnare lavorando. Oppure vincendo alla lotteria. Sposarlo. Ereditarlo. Trovarlo in una valigia alla stazione. Non c’è nessuna regola se non quelle che dettiamo noi stessi.

Potremmo andare avanti all’infinito. Queste credenze, che la maggior parte di noi eredita dalla famiglia, respira a scuola, in chiesa, dagli amici, possono essere cambiate per altre credenze meno li-mitanti e più costruttive. In che modo? Ci sono corsi, libri, conferenze. Quello che abbiamo scelto di applicare con il nostro lavoro si chiama co-creazione. Lo vediamo tutti i giorni messo in atto dai progettisti delle campagne pubblicate sulla piattaforma. Quali sono i progetti che hanno più successo? Perché alcune campagne riescono ed altre falliscono? La risposta che posso dare dopo un anno e mezzo di lavoro è che il progettista che ha successo lo ottiene  perché crede fortissimamente di avere successo. Pensa che tutti gli daranno denaro per finanziare la sua idea. Non si sente in colpa. Gioisce e ringrazia ogni volta ed è molto focalizzato sulla parola vittoria. Un leader, insomma.

Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

Crowdfunding lesson n°15. L’importanza di essere virale

Il crowd è alla base del successo
Il crowd è alla base del successo

CROWD COSA?
Solo pochi anni fa la parola crowdfunding non esisteva.
Oggi, grazie ai social network, è successo un grande cambiamento.Mentre una volta solo pochi eletti potevano pensare di raccogliere soldi dalla massa di persone, ora individui creativi e determinati possono ottenere capitali consistenti senza dover ricorrere a consueti canali di finanziamento. Questo è dovuto principalmente al fatto che il trend degli attuali panorami sociali sta virando sempre più in direzione del coinvolgimento della comunità.
Utilizzando la forza dei piccoli donatori, artisti, startappari, imprenditori , enti e musei possono finalmente realizzare i propri sogni.

Il crowdfunding è una colletta. Anzi, il crowdfunding è un nuovo modo per realizzare una colletta. L
Il crowdfunding è una colletta. Anzi, il crowdfunding è un nuovo modo per realizzare una colletta.

ROMPIAMO IL MURO
Il crowdfunding è una colletta. Anzi, il crowdfunding è un nuovo modo per realizzare una colletta. Le persone sfruttano il potere di internet per raccogliere fondi da persone che nutrono i loro stessi interessi e decidono di sostenere un progetto artistico, un’innovazione o una qualsiasi causa filantropica. Per un imprenditore il crowdfunding significa non essere più alla mercè di intrusivi venture capital oppure di pericolosi e pesanti finanziamenti bancari.
Detto in breve, c’è un grande mondo fuori dalla porta di casa. Il bello del crowdfunding è che gli individui e i gruppi possono utilizzare i social media come veicolo di diffusione e informazione per far crescere il proprio network e convinderli a finanziare un progetto, una startup o una causa..
L’idea di base perchè la campagna abbia successi è che susciti interesse. Il primo passo è quello di creare una storia. Chi non ha sentito parlare di storytelling alzi la mano!  Il progettista racconta la sua storia. Lo fa attraverso un video, un testo. Costruisce il famoso “piano delle ricompense” . Cioè ,in cambio del denaro ricevuto, ringrazia i donatori con ricompense non in denaro e possibilmente costruite ad hoc per la campagna. Oggetti, biglietti di partecipazione agli eventi, magliette. La ricompensa serve per offrire una gratificazione emozionale alla persona che ha donato. Considero che la  maggiore gratificazione è data dall’appartenere al progetto,  di entrare a fare parte di una ristretta comunità di sostenitori provando la sensazione positiva di aver fatto qualcosa di buono.

I social media sono la linfa del crowdfundi
I social media sono la linfa del crowdfunding

SEMBRA MOLTO FACILE !
Sebbene il crowdfunding sia uno degli strumenti più divertenti e avventurosi per aiutare le persone a raccogliere fondi, sottolineo il fatto che non si tratta di denaro gratis. Come ogni cosa a questo mondo, per ottenere un risultato è necessario impegnarsi. Il crowdfunding richiede impegno e grande determinazione, energia e coinvolgimento da parte del progettista e della comunità.
Molte persone hanno idee brllanti ma non tutte hanno successo nel raccogliere fondi con una campagna di crowdfunding. Mi piace dire che, come non si parte per un viaggio senza sapere dove si deve andare, ugualmente non è possibile lanciare una campagna senza prima aver sviluppato una strategia.
group-people-social-networkingTUTTO DIPENDE DALLA FOLLA:
Il Crowdfunding non è certo complesso come l’astrofisica, ma le azioni da apprendere ed eseguire sono molte. Dopo aver lavorato su differenti tipi di campagna, ho notato alcuni schemi ripetitivi: le persone si bloccano principalmente per due ragioni: non hanno definito un piano di attacco comprensivo di tutti i dettagli necessari, oppure hanno lanciato le loro campagne prematuramente.
Ottenere un successo finanziario è impensabile e irrealistico se pensate di condurre la campagna da soli. Il crowdfunding ha bisogno di molto amore, supporto e attenzione. Volete avere successo? Potete chiederci  un preventivo inviando una mail a progetti@innamoratidellacultura.it

I nostri servizi spaziano dal crowsdfunding planning al crowdfunding management .  Investire per ottenere. Il miglior investimento che potete aver mai fatto sino ad oggi. #believeit
Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it – enf@innamoratidellacultura.it

Crowdfundig Lesson n° 13.Il “donation based crowdfunding” funziona ma ha regole precise che è bene seguire.

Il crowdfuidng ha regole precise e il "donation based "non è da meno.
Il crowdfuidng ha regole precise e il “donation based “non è da meno.

Fra i vari tipi di crowdfunding, quello che oggi ha attirato la mia attenzione è definito “donation based” perchè viene utilizzata per lo più dalle organizzazioni no profit oppure da persone  desiderose di migliorare la propria vita.  Le cause che vengono promosse sono solitamente di tipo filantropico, ambientale, sociale. Nel caso di individui, negli Usa  sono frequenti le campagne promosse da pazienti affetti da patologie gravi e finalizzate alla  copertura dei costi sanitari e di medicine, oppure per promuovere la ricerca scientifica. In altri casi, abbiamo campagne promosse da studenti in cerca di supporto per le  tasse scolastiche. Non desidero esprimere alcun  giudizio perché non esiste una causa meglio o peggio di un’altra. Quello che posso dire, e mi rendo conto di essere ripetitiva, è che per ottenere il massimo risultato, la strategia che deve essere costruita a monte della  campagna è veramente l’elemento chiave che ne determina il successo. O   l’insuccesso.

Ringraziare. Sembra una cosa sciocca ma dire grazie a chi ha donato e mostrare il proprio appezzamento per l’aiuto ricevuto innesca un movimento virtuoso di condivisione fra chi ha già donato che, se opportunamente sollecitato, può intervenire per stimolare i suoi contatti personali ed amici alla donazione del progetto
Ringraziare. Sembra una cosa sciocca ma dire grazie a chi ha donato e mostrare il proprio appezzamento per l’aiuto ricevuto innesca un movimento virtuoso di condivisione fra chi ha già donato che, se opportunamente sollecitato, può intervenire per stimolare i suoi contatti personali ed amici alla donazione del progetto

1 – Ti racconto la mia storia.

In Italia il termine storytelling è molto utilizzato  soprattutto fra di noi professionisti della  comunicazione. Di che cosa si tratta? Qualcosa di semplice e immediato. Il termine “storytelling” sta ad indicare la narrazione che necessariamente deve essere ideata per illustrare la causa al proprio pubblico di potenziali donatori. Per farmi meglio comprendere, uno “storytelling” molto conosciuto a tutti  è quello creato per la nota marcaBarilla con un testimonial di eccellenza, Antonio Banderas. Il “mondo Mulino Bianco” viene narrato allo spettatore rendendo il prodotto ( e il brand) artigianale in un contensto rurale di altri tempi e con un tono narrativo comprensibile, divertente e, soprattutto, alla portata di tutti.  Questo punto fondamentale è l’elemento “umano” quello che deve essere  partenza per  una narrazione efficace. A livello tecnico le domande che il creatore del progetto deve porsi sono:

  • 1 – perché la mia causa è interessante?
  • 2 – come posso coinvolgere emotivamente le altre persone?
  • 3 – dove andranno i soldi delle donazioni e come ho intenzione di spenderli?

Tutto questo, comunicato con leggerezza, simpatia e allegria è certamente un punto di forza per ottenere risultati tangibili.

la gratitudine è un elemento fondamentale
la gratitudine è un elemento fondamentale

2 Costruire una forte rete di  relazioni

Ringraziare. Sembra una cosa sciocca ma dire grazie a chi ha ti donato il suo denaro per supportare il tuo progetto o la tua causa  e mostrare il proprio appezzamento per l’aiuto ricevuto innesca veramente un movimento virtuoso di condivisione fra chi ha già donato che, se opportunamente sollecitato, può intervenire per stimolare i suoi contatti personali ed amici alla donazione del progetto. Questo è molto virale, viene fatto con strumenti digitali,  ma è anche qualcosa di molto umano.  Si basa tutto sulla comunicazione. questo elemento   nel corso della campagna non deve mai venire a mancare e se il piano editoriale viene ben   costruito, può veramente diventare l’inizio di una relazione che nel tempo non può che crescere e consolidarsi. Chi ha donato una prima volta, se è soddisfatto, presumibilmente tornerà a farlo anche una seconda e una terza volta. Un altro tip da considerare è quello di costruire una rete di aiuto volontario. Molte persone, soprattutto se la causa è umanitaria, possono essere felici di dare una mano gratuitamente ognuno per la sua competenza. Perché non approfittarne?

3 Aumentare il livello di importanza della campagna.

Il “personal crowdfunding” può raggiungere risultati significativi se la campagna è magari allineata  con qualche causa di importanza maggiore. Questo fattore aiuta a conferire credibilità e autorevolezza alla richiesta e consente maggiore semplicità nelal comunicazione.

Emanuela Negro-Ferrero CEO www.innamoratidellacultura.it