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Al Castello di Rivoli, il “Ritratto dell’artista da giovane”

Pillole d’arte

Quest’anno, il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea festeggia i suoi trent’anni e numerosi sono gli eventi che accompagnano questo grande evento.

Tra le rassegne che avvicinano il museo alla data fatidica, abbiamo  trovato molto interessante la mostra “Ritratto dell’artista da giovane“, un’edizione speciale della Borsa per Giovani Artisti Italiani dove, per la prima volta, vengono presentati insieme i lavori dei candidati più meritevoli che hanno preso parte alla Borsa. Francesco Arena, Rossella BiscottiLara Favaretto, Marzia MiglioraMarinella SenatoreSeb Patane, sono solo alcuni dei nomi degli artisti protagonisti.

Tra incontri e similitudini, distanze e differenze, il progetto espositivo, che prende in prestito il titolo dall’omonimo libro di James Joyce, ci invita ad esplorare il percorso seguito dai vari artisti nel tempo e, soprattutto, ci offre un ‘ritratto’ dell’arte italiana negli ultimi dieci anni e della sua evoluzione.

Da un lato, c’è la storia della Borsa che riflette anche quella del Museo e, dall’altro, si ritrova l’impegno di un’iniziativa pensata per sostenere la ricerca artistica e promuovere l’arte italiana, in un contesto come il nostro, dove le difficoltà e i problemi che s’incontrano per ‘aiutare’ la cultura a crescere sono sempre più numerosi.

Vi lasciamo  con alcune foto della mostra, che potrete vedere fino al 21 settembre.  ☛  Qui tutte le info sul progetto, a cura di Marcella Beccaria.

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Abbiamo amato tanto la rivoluzione

Pillole d’arte

È stata prorogata fino al 9 marzo e se ancora non l’avete vista, vi consiglio vivamente di non perdervela.

Cosa? La mostra di Alfredo Jaar alla Fondazione Merz. Perché? Perché lui è un grande artista e il suo lavoro una rivoluzione per i nostri occhi stanchi.

Sorprende fin da subito il progetto di Jaar e, soprattutto, punge. Lo fa attraverso una distesa di pezzi di vetro che ricoprono interamente il pavimento della Fondazione. Bisogna attraversare quel passato e i suoi mille pezzi per risvegliare e curare la nostra fragile memoria. Farlo è difficile e faticoso, ma alla fine diventa naturale.

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Il processo si attiva e il percorso tracciato dall’artista svela mille e una riflessioni che chiamano in causa anche altri grandi personaggi: da Pasolini a Gramsci, da Boetti a Weiner. Per tornare indietro nel tempo ed esaminare il significato dell’impegno politico negli anni Sessanta e Settanta, e il ruolo della cultura nella vita democratica di ieri, oggi e domani. Tutto questo non sa di nostalgia, ma di coraggio e costruzione.

Abbiamo amato tanto la rivoluzione è una mostra rara e profondamente poetica. Cogliete solo l’occasione.

Per tutti gli approfondimenti, cliccate qui.

Turin is posh: from Renoir to Artissima, ContemporaryArt is flowering. Everywhere

Milan has couture. Venice canals, Naples pizza and Vesuvio and Turin has cars, a Holy Shroud and the best of Italian Contemporary art events in all the country. It is called “the system” because museums, art galleries, and events are all linked in a unique net distributed all over the year.

Turin has earned over the years a strong reputation with its industries. But, after Olympic Winter Games in 2006, Turin has a new face. After all we are speaking about an Italian town. Business and pleasure. Art and gastronomy.

Vermouth was born here with Martini and Cinzano. Also “grissini” (breadsticks), zabaglione and, mhh, a gourmet chocolate called “gianduiotto”. There’s no shortage of places in which to indulge yourself either – 800 restaurants to be precise, ranging from the old and glamourous Ristorante del Cambio to the city’s famous art-deco cafés and pastry shops, elegant confections of marble, iron and glass such as Mulassano and Il Bicerin.

Even the old Fiat factory, a couple of miles out of the centre at Lingotto, has been transformed – genious architect Renzo Piano converting the 20s site into a hotel, Le Meridien Lingotto, a conference centre, shopping arcade and an auditorium.

At night, it is possible to listen to a classical concert there or an opera at Teatro Regio. And you can snatch glimpses of frescoed ceilings through half-drawn curtains as you walk your way down to the fashionable Murazzi district to enjoy an aperitif and a romantic meal overlooking the river Po.

After the shroud, the second most popular attraction in Turin is the Egyptian Museum, which claims to have the most complete collection outside Cairo. A further claim is that the Italian film industry was born here, and the restored Mole Antonelliana – originally conceived as a synagogue – is now a shrine to the silver screen in the form of the National Museum of the Cinema.

This is all classic. Turin has a modern face. Something different from cars and food. The city has plenty of art galleries, museums and Foundations dedicated to contemporary art.

Yesterday I was at the vernissage of Renoir exhibition in Museo di Arte Moderna (GAM). It was the first opening of the season. A beautiful collection of sixty paintings of the maestro celebrated by all the citizens waiting in a queue for hours and hours. Beautiful portraits, magnetic colours and a sober set-up. I have said it was the first opening. That’s true. Contemporary art is flowering all over the city from the seven of November ‘till the end of December. Artissima is a well know international art fair. Anything new. What is really new is following the stream of private parties, vernissages, exhibitions all over. A party in the party. Gorgeous, elegant and  very posh as only Torino can be.

Here’s a very nice video about Renoir exhibition (by ContemporaryArt Blog):

Fuoco, fuochissimo. A Torino inaugura la mostra di Albanese, artista illuminato e illuminante.

Giocare col fuoco

Particolare entrare nella galleria Ermanno Tedeschi quando è tutto spento. Le uniche luci sono quelle delle opere di Giovanni Albanese.

Forme appoggiate al muro, fiammeggianti di lampadine incandescenti. “Ho preso l’idea guardando le luci votive delle chiese” – mi dice sorridendo sornione. “Le faccio fare apposta per me. Diverse dimensioni, più grandi, più piccine. Tutte durano quasi dieci anni. Se guardi, ogni opera ha un piccolo interruttore. Perché così puoi accendere e spegnere come e quando ti viene voglia”.

Mi faccio attirare dal grande cuore posto sulla parete in fondo alla sala. Per metà è coperto di lampadine e per metà è un semplice filo di acciaio. Al fondo, forse a simboleggiare questo taglio netto fra la luce e l’ombra, una sega. Di quelle vere, con i denti. Lo trovo straordinario. Come la piccola astronave a forma di fungo pronta al decollo.

Amo l’arte contemporanea e adoro quando riesce a farmi stupire. Quando mi diverte e mi affascina. Penso che non sia una questione estetica. Piuttosto è una questione di emotività. Un’opera mi piace se muove dentro di me un’emozione. Albanese mi ha trasmesso la gioia e il calore della Puglia, la regione dov’è nato e lavora.

La galleria Tedeschi per me è un appuntamento fisso. So che posso trovare opere interessanti di artisti che magari non sono molto noti ma sono particolari e, soprattutto, per i miei criteri estetici, emozionanti.

Questa settimana a Torino apre Artissima. Non c’è giorno in cui non via sia una vernice, uno spettacolo, un evento. Ho iniziato con Albanese e ho intenzione di andare fino in fondo. Di vedere tutto. Assaporare tutto. Emozionarmi. Ancora stupita che il governo tagli la Cultura. In Italia poi… Robe da matti.

Extravolti. Un progetto fotografico in difesa della Cultura

Cultura come risultato di un’esperienza soggettiva, spirituale e vitale.

L’ho scoperto poco tempo fa, ad aprile, quando Palazzo Saluzzo Paesana ha ospitato l’inaugurazione di questo audace progetto fotografico firmato Davide Iodice e realizzato in collaborazione con personaggi noti, disposti ad apparire distorti e grotteschi in difesa della cultura.

Come? Davide ha fotografato i volti di queste persone famose attraverso una semplice modalità di rappresentazione: il volto è appoggiato su una lastra di plexiglass trasparente con una evidente deformazione nei tratti somatici. La lastra diventa metafora della “lotta quotidiana” che ci distorce e deforma il profondo valore della cultura e della spiritualità – con freddezza e apparente trasparenza – sottraendone l’intimo valore.

I ritratti sono stati esposti negli spazi di Palazzo Saluzzo, dove anche il pubblico è stato invitato a posare, per lasciarsi fotografare extravolto, per partecipare attivamente e protestare.

Com’è scritto anche nel ‘manifesto‘, non si tratta di un progetto da leggere con pessimismo o scarsa fiducia nella potenza culturale del nostro paese, ma come una “fotografia” mentale attraverso la “fotografia” reale di una civiltà contemporanea che tende spesso ad emarginare l’arte, quando – aggiungo – potrebbe e dovrebbe valorizzarla il più possibile.

L’idea di Extravolti è quella di continuare, andare avanti con la collezione e, soprattutto, proporre idee e nuove soluzioni attraverso il coinvolgimento e la condivisione. V’invito ad approfondire il progetto qui, sul sito, dove ci sono le prossime tappe di quello che è diventato un vero e proprio tour e dove si può contribuire sostenendo l’arte. Anche perché l’intero ricavato della vendita del catalogo sarà devoluto alla Fondazione Emergency di Gino Strada.

Vi lascio con questo suggerimento e segnalando anche il video del vernissage, inaugurato con una suggestiva performance in blu di Cristina Donà e pubblicato su Blog ContemporaryArt Torino, insieme all’intervista a Davide Iodice:

 

ArtisMap: alla ricerca degli studi d’artista

Vi ho già detto no che ho una passione per gli studi d’artista?

Perché oggi, dopo la mia ultima incursione nell’atelier di Ugo Nespolo, mi piacerebbe segnalarvi ArtisMap, un progetto molto interessante che ci permette di raggiungere e scoprire quei luoghi insoliti e affascinanti che sono gli studi degli artisti.

Torino, Val di Susa, Ameno, Alessandria, sono solo alcune delle località mappate fino ad ora da ArtisMap, che si pone come osservatorio e guida per conoscere gli artisti del posto e, soprattutto, gli spazi in cui creano.

Le fotografie, le descrizioni, la scoperta degli studi dei maestri del passato sono gli elementi chiave di questo viaggio virtuale destinato a diventare reale. ArtisMap, infatti, ci offre tutte le coordinate – dal numero civico al numero di telefono – per entrare nel vivo degli studi d’artista preferiti. (Mi piacciono questi consigli geolocalizzati che azzerano la distanza di sicurezza tra il pubblico e l’arte).

Ancora non ho visto tutti gli studi e vi lascio per continuare la mia visita online tra spazi dismessi, scuderie settecentesche e ville bucoliche… E se vi ho convinto, provate a entrare anche voi.