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Come le “otto grandi bugie sui soldi” ci impediscono di realizzare una campagna di crowdfunding di grande successo

Il crowdfunding è una colletta. Realizzata con strumenti digitali ma pur sempre una colletta. Ha a che fare con i soldi e, principalmente, con il chiedere soldi a persone sconosciute per realizzare i nostri progetti. Fin qui è tutto chiaro. E’ anche altrettanto chiaro che le persone che riescono ad ottenere grandi risultati lo fanno perché hanno dimostrato di essere organizzate e determinate nel raggiungere lo scopo che si sono prefisse. C’è un aspetto che ritengo fondamentale e di cui pochissimi – se non nessuno –  parlano. Il successo di una campagna di crowdfunding è determinato in gran parte da due fattori : fiducia incrollabile e un buon rapporto con il denaro.

maxxi-denaroE’ proprio su questo secondo punto che molte persone si bloccano. L’obiezione più frequente da parte di chi stenta ad approcciarsi al crowdfunding è “non mi va di chiedere l’elemosina”. Oppure che “ con questa crisi chissà mai chi mi darà anche solo un euro”. Essendo per natura curiosa , da tempo navigo diversi siti americani alla ricerca di qualche risposta. Quello che emerge, da John Assaraf a Louise Hay, Anthony Robbins e molti altri formatori è il concetto che il denaro non sia altro che energia e che l’unica cosa che ci impedisce di averlo, di riceverlo, di godercelo, risiede nel nostro sistema di credenze.
Cioè?In pratica, la nostra situazione finanziaria riflette esattamente ciò che noi pensiamo di meritare e di avere. La soluzione consigliata è quella di cambiare il nostro sistema di credenza e imparare a ricevere. Per niente facile, eh?
stampare_soldi_01Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in un libro piuttosto interessante scritto dalla formatrice americana Pam Grout http://www.healyourlife.com/top-10-lies-about-money. Un saggio divertente e irriverente perché affronta con ironia quelle che sono definite comunemente come “big fat lies” riguardanti il denaro, frase che tradotta in italiano suona più o meno come “ grandissime bugie” sui soldi.
Ho tradotto alcuni brani dell’articolo con la speranza di chiarire un punto di vista che, proprio perchè viene applicato in maniera del tutto naturale da alcune persone, a mio avviso è corretto. La maggior parte di noi ha una visione ristretta del denaro. Vero. Pensiamo sempre che non ce ne sia abbastanza. Vero? Che sia fuori dal nostro controllo. Vero? Che ci controlli attraverso il nostro lavoro (lavoro che per la maggior parte dei casi detestiamo) . Vero? Che non “cresca sulle piante”.Vero? Che “non si stampi”. Vero? Insomma, sembra che la scarsità sia molto più diffusa dell’abbondanza. Eppure …

soldi 1Ecco l’elenco. Enjoy!
Enorme bugia n°1 – Per essere felice ho bisogno del denaro
Gli indigeni, di qualsiasi popolazione siano, ridono della nostra mania di accumulare qualsiasi cosa. Il denaro non dà la felicità. Certo, aiuta. Ma abbiamo veramente bisogno di tutto quello che abbiamo?
Enorme bugia n°2 – Se hai denaro sei più felice
Veramente? La felicità è uno stato interiore che ha davvero poco a che fare con il denaro. Il denaro alleggerisce la vita, questo è vero. Ma non rende felici le persone.
Enorme bugia n°3 – Devi spaccarti la schiena per guadagnarlo
Una sola domanda: una persona che lavora otto ore al giorno in fabbrica è milionaria? No. Non esiste un collegamento fra ammazzarsi di fatica e diventare ricchi. Nella maggior parte dei casi il denaro arriva in modi diversi, spesso improvvisi. Quindi?
Enorme bugia n° 4 – Non ci sono più soldi in giro
Si sono messi tutti d’accordo. Un’enorme macchina pubblicitaria che ci ripete senza sosta che c’è crisi, non ci sono più soldi. Dare un limite ai soldi significa credere a questa enorme bugia. I soldi non sono finiti. Ce ne sono tantissimi in giro. Basta guardare meglio e aspettarsi il meglio. Il crowdfunding è la dimostrazione che,  tante piccole cifre offerte da tante persone diverse possono fare grandi capitali.
Enorme bugia n°5 – Più ne ho e meglio è
Restare nel presente significa apprezzare quello che già si ha senza ansieggiare per quello che non si ha ancora. Il denaro è energia pura. Lasciarlo stagnare nel cassetto oppure in banca non lo fa aumentare, lo blocca.
Enorme bugia n° 6 – Il Sistema economico non cambierà mai
E chi l’ha detto? Siamo noi con le nostre scelte che determiniamo l’andamento delle cose. Oggi più che mai possiamo determinare un nuovo paradigma economico. Lo dimostra la sharing economy.
Enorme bugia n°7 –  Il denaro è cattivo. I ricchi sono cattivi.
La verità è che il  denaro non è né buono né cattivo. Il denaro non ha valore se non quello che gli conferiamo con il nostro atteggiamento. Amare il denaro per ciò che è realmente, questa è la vera libertà.
Enorme bugia n°8 – Per avere denaro devo avere un buon lavoro
Il denaro lo puoi guadagnare lavorando. Oppure vincendo alla lotteria. Sposarlo. Ereditarlo. Trovarlo in una valigia alla stazione. Non c’è nessuna regola se non quelle che dettiamo noi stessi.

Potremmo andare avanti all’infinito. Queste credenze, che la maggior parte di noi eredita dalla famiglia, respira a scuola, in chiesa, dagli amici, possono essere cambiate per altre credenze meno li-mitanti e più costruttive. In che modo? Ci sono corsi, libri, conferenze. Quello che abbiamo scelto di applicare con il nostro lavoro si chiama co-creazione. Lo vediamo tutti i giorni messo in atto dai progettisti delle campagne pubblicate sulla piattaforma. Quali sono i progetti che hanno più successo? Perché alcune campagne riescono ed altre falliscono? La risposta che posso dare dopo un anno e mezzo di lavoro è che il progettista che ha successo lo ottiene  perché crede fortissimamente di avere successo. Pensa che tutti gli daranno denaro per finanziare la sua idea. Non si sente in colpa. Gioisce e ringrazia ogni volta ed è molto focalizzato sulla parola vittoria. Un leader, insomma.

Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

Crowdfunding. Una piccola guida estiva

Quest’anno abbiamo parlato molto di crowdfunding. Giorno dopo giorno, ho condiviso con voi sul blog la nascita e lo sviluppo di Innamorati della Cultura, un progetto basato proprio sul crowdfunding e pensato per donare bellezza, cultura e lavoro alla comunità.

Attraverso una sorta di catartico diario quasi quotidiano, vi ho parlato di difficoltà, successi, riunioni, idee, campagne, raccolte fondi, start up, giornate fatte di 14 ore lavorative, della fatica e dell’impegno che scorrono via veloci… Tutto per un amore che non conosce mezze misure e per rendervi partecipi della vita di una piattaforma che in Italia ha deciso di scommettere sulla cultura e su una realtà mondiale, quella del crowfunding, che funziona per davvero se seguita e applicata nel modo giusto.

Perché, come ho già scritto, è impossibile ignorare il fatto che il crowdfunding stia trasformando il mondo in un posto più collaborativo: persone aiutano altre persone a realizzare i propri progetti e a condividerli con gli amici e con la comunità.

Per questo motivo, ho scelto di scrivere anche delle piccole lezioni e qualche breve guida che possano essere utili per comprendere meglio il funzionamento di questa realtà, che si fonda sul principio della condivisione.

Proprio oggi ne ho riletto qualcuna e ho pensato di ripescarle tutte e sottrarle allo scorrimento dispersivo, per riunirle in un unico e comodo post. Tra donazioni, aspetti tecnici, utilizzo delle app e social media che fanno la differenza, ecco qui di seguito i link:

E, come dico sempre, innamoratevi anche voi se non l’avete ancora fatto e raccontatemi cosa ne pensate. Sapete che sono curiosa. 😉

☛ Scopri il Crowdfunding di Innamorati della Cultura.

Crowdfunding – Lesson n° 6. Le APP aiutano a raccogliere e migliorano i risultati.

Dal grande mercato americano arriva uno strumento interessante per il crowdfunding.  Se fino a ieri  sviluppatori e programmatori si mettevano alla ricerca di fondi per le  loro app sui grandi portali, ora sono i grandi portali che mettono le app a disposizione del crowdfunding.

La notizia è recente: il portale Indiegogo ha messo sul mercato la sua app per il crowdfunding . Il Canada è stato il primo paese a ricevere l’app e  da lì andrà anche in altri paesi e ci sarà subito una versione francese. Questa app non è certo la prima ad essere lanciata. Kickstarter Crowdtilt offrono da tempo questo servizio…

Ma a cosa servono queste app? Principalmente a gestire e tracciare. I creatori di campagne, dotati della giusta app per il crowdfunding, possono infatti tracciare e gestire al meglio la loro campagna personale. Combinate con la tecnologia smartphone, inoltre, permettono un controllo e un aggiornamento più semplici. Possono connettere gli utilizzatori con le campagne locali, gli eventi, le promozioni. Possono anche completare altri strumenti di comunicazione come i social media. Indiegogo afferma che la sua app rende il sito web più accessibile dai telefoni e dai tablet. Questo favorisce sia i creatori che i donatori. E noi? Ci stiamo pensando. Innamorati della Cultura è ancora piccolo, ma cresce in fretta. Da bravo enfant prodige ha tutte le intenzioni di stupire.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

Ogni cosa di te comunica. Attenzione a come lo fai

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando nomino Silvio Berlusconi? Oppure Michelle Hunziker, o ancora, Briatore? Sicuramente è qualcosa che li riguarda personalmente e non è riferito alla professione che svolgono. Quello che ricordi è quel qualcosa legato al loro Personal Brand.

Il modo in cui appariamo agli occhi degli altri è importante. Nel mio caso ho scelto uno stile sobrio ed elegante. Amo i tacchi e  mai e poi mai mi farei vedere da un cliente in jeans e maglietta. Alcuni miei colleghi lo fanno. Io ho scelto deliberatamente un look professionale, perché nel tempo questa è l’immagine che voglio dare di me.

Questo tipo di immagine è la stessa del mio sito web e della comunicazione istituzionale. I love chic. I want to be chic.  E tu? Hai mai dato uno sguardo a come  – e a cosa – comunichi agli altri. Per esempio, con il tuo sito web? Qui di seguito ti elenco 8 punti che per me sono basilari.

1. La firma della tua e-mail

Quando mandi le e-mail, assicurati che chi le riceve abbia la possibilità di vedere tutti i tuoi riferimenti: nome e cognome, numero di cellulare, sito web ed e-mail, numero fisso e fax. Comodo inserire i contatti Skype e, a mio avviso fondamentale, il link al proprio profilo Linkedin. Personalmente amo chi mi invia mail con un’immagine e trovo più facile entrare in contatto con chi vedo, piuttosto che con un anonimo sconosciuto.

2. Messaggio vocale

È vero, è impegnativo. Ma da quanto tempo non cambi la segreteria del tuo cellulare? Pensa un po’ alla differenza. Invece del solito messaggio “in questo momento non posso rispondere…” potrebbe esserci questo: “sono alla conferenza del Premio StellaRe. Lasciatemi un messaggio e vi richiamerò subito dopo la consegna”. Cambia tutto.

3. Contenuto delle e-mail

Leggere e rileggere. Aggiungere l’indirizzo soltanto quando la revision del testo è terminata, in modo da evitare una figura da ignorante, da distratto, da frettoloso. O ancora peggio, da superficiale.

4. Profilo Linkedin

Curare il profilo è essenziale. La foto deve essere significativa e aggiornata. La headline incisiva. Il sommario di ciò che fai e del perché puoi essere utile deve essere redatto con cura. Il link, inserito al fondo della mail, nella firma, dà forza al Personal Brand.

5. E-mail Address

Parliamo di indirizzo mail. Creare e poi usare un indirizzo business collegato al dominio del sito web. È professionale, unico, elegante. Dà un’idea di dimensione del business decisamente più ampia rispetto, ad esempio, a giorgio.rossi@gmail.com.

6. Business Card

Vero, esistono le tipografie. I biglietti da visita si comprano un po’ ovunque. La differenza tra questa tipologia, diciamo generica, e quella che scelgo per i miei clienti sta nella personalizzazione. Per definire il proprio Personal Brand e comunicarlo al mondo è necessario lavorare per  creare un’immagine coordinata. Dare il proprio biglietto da visita è fondamentale. Deve essere in linea con ciò che siamo e con ciò che facciamo. Ben scritto, chiaro, completo di nome, cognome, riferimenti, link ai social media. Si possono usare entrambi  i lati. L’importante è che sia professionale.

7. Attirare

Dettagli che fanno la differenza. Mia nonna diceva che era meglio essere vestiti un po’ meglio che un po’ peggio. Le scarpe fanno la differenza, le persone se ne accorgono. Scarpe di buona marca, pulite. Ecco un buon punto da cui partire.

8. Che auto guidi?

Tutto parla di te, anche la tua auto. Deve essere pulita e guidata da una persona educata, calma, che non bestemmia e che non scende a fare a cazzotti perché gli hanno tagliato la strada.

Qui sto sconfinando un pochino. Lo faccio volutamente perché il Personal Brand è definito anche dal tuo comportamento. Dipende dalla tua capacità di relazionarti con gli altri, che siano essi colleghi o clienti. E dipende anche da cosa scrivi sulla bacheca di Facebook. Perché se hai deciso che vuoi essere visto, allora devi anche stabilire che cosa vuoi mostrare di te e, con perseveranza e coerenza, costruire e poi mantenere  la direzione che hai deciso di imboccare.

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– La prima impressione è quella che conta. Allora, facciamola contare.

 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

Donna? Vuoi fare carriera? Basta farti definire dagli altri. Definisci tu il tuo brand

(Ispirato a Robin Fisher-Roffer)

Il mercato, si sa, è sempre più competitivo. Ecco perché è fondamentale definire il proprio brand. Purtroppo, il termine Personal Branding in Italia non è molto conosciuto. Anzi, spesso viene confuso con un’attività di presenza sui social indirizzata alla ricerca di una nuova professione. Sicuramente è anche questo, ma il lavoro di ricerca e creazione del proprio Personal Brand è quel quid che permette di uscire dalla mischia di pesciolini grigi che nuotano nel grande mare del web e diventare uniche.

Che cosa importa, infatti, se sei la migliore del tuo settore e magari la più preparata dell’azienda, se poi il tuo nome non salta fuori subito quando è richiesta una competenza come la tua per un progetto importante? Ecco allora a cosa serve definire il proprio Personal Brand:

●  per darti un valore professionale e personale;

●  creare nuove opportunità e richieste professionali;

 ●  attrarre i progetti che desideri;

●  distinguerti dai tuoi competitor in azienda o nel tuo settore specifico;

●  chiedere più denaro mentre svolgi ciò che ami fare.

Puoi farlo da sola? No. Serve un aiuto esterno. 

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 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

 

È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

In questi giorni, leggendo alcuni testi di Personal Branding, ho trovato interessanti alcuni passaggi di “Make a Name for Yourself” di Robin Fisher Roffer, forse la più esperta Personal Branding Manager che mi sia capitato di incontrare fino ad ora. A parte me, s’intende. 😉

L’assunto di base è che la tecnologia stia andando talmente veloce da darci l’impressione di essere sempre un passo indietro quando ci dobbiamo presentare. Quindi, come si fa a sapere quando è arrivato il momento di reinventare noi stesse, il nostro brand, la nostra mission? Per noi donne esistono diversi livelli in cui ci può capitare di doverci re-inventare. Il rientro al lavoro dopo aver cresciuto i figli, lasciare il posto fisso e diventare libere professioniste, oppure entrare in un settore completamente diverso rispetto a quello in cui abbiamo sempre lavorato, magari con la stessa mansione ma costrette ad aggiornarci e a cambiare.

Robin Fisher Roffer ha fondato la sua società Big Fish Marketing nel 1992 e ha lavorato con grandissimi brand come A&E, Bloomberg, Disney Channel, Food Network, Sony, Mattel and UBS e oggi aiuta i professionisti a creare il proprio personal brand. I suoi consigli sono un valido supporto per reinventare se stesse, per formulare la propria mission e il claim che meglio rappresenta la persona e il suo brand in modo autentico e trasparente.

Robin Fisher Roffer dice: “Ci stiamo muovendo così velocemente con le tecnologie e i social media che in un attimo puoi creare il tuo business o perderlo. È necessario evolversi in continuazione. È come togliere continuamente gli strati esterni per arrivare al cuore. Questo può accadere se si supera la paura. Solo così è possibile raggiungere la propria audience. Oltretutto, la competizione è talmente forte, il web è pieno di blog, di piattaforme, di e-commerce e di brand che sembra impossibile avere successo.” Quindi, come fare?

Alcuni trucchi per farsi notare

    • Dai al tuo pubblico qualcosa che lo sorprenda e lo diverta, pur mantenendo sempre fissa la tua misson.
    • Crea un claim, cioè una frase che definisca esattamente la tua mission e i tuoi valori. Chiunque lavori con te deve imparare questa frase a memoria e raccontare al mondo intero in che cosa consiste il tuo business.
    • Crea una strategia in grado di attirare l’attenzione su di te. Una storia, la tua storia. Quella che dipendenti e partner possono raccontare.
    • Espandi il tuo raggio d’azione servendo anziché vendendo o facendo marketing. Come? Comprendendo le esigenze del tuo pubblico e offrendo soluzioni.

 

Le 4 domande fondamentali da porti se hai necessità di reinventare te stessa

    • 1. Qual è la tua mission? Perché sei qui? Scopri il tuo vero scopo.
    • 2. Dove vuoi arrivare con il tuo business? Crea una frase che definisca la tua vision. Pensa in grande, non aver paura!
    • 3. Quali sono i benefici fondamentali del lavorare insieme a te? Che cos’è che ti differenzia dai tuoi concorrenti?
    • 4. Quanto vali? Cosa ti appassiona? Questo definirà il tuo modo di operare nel lavoro.

 

“The process of branding is very transformational. You are giving yourself permission to have your own unique style & voice. It will inspire you to embrace who you really are without apology & without selling out.”

Robin sottolinea che le persone spesso sono confuse fra ciò che vogliono e ciò di cui hanno bisogno. È importante lavorare sulla base di ciò che è necessario per noi. Quindi bisogna pensare a ciò che ci rende felici e scriverlo. Così si acquista chiarezza.

Nel suo caso specifico, Robin ha avuto bisogno per un certo periodo di organizzare la sua agenda sulla base degli impegni della figlia. Perciò prendeva solo clienti in grado di comprendere questa esigenza e non crearle stress. Perché è vero che come donna è sempre difficile farsi valere e, soprattutto, far valere le proprie necessità. Risulta quindi fondamentale scrivere una lista di ciò che si vuole e di ciò di cui si ha bisogno.

Esempio:
VOGLIO
Clienti remunerativi, inviti a eventi e biglietti per spettacoli, avere una società sofisticata, cose magnifiche. Più diamo spazio a ciò che vogliamo e più vogliamo…

HO BISOGNO
Di attrarre clienti e partner che comprendano il mio ruolo di madre; di circondarmi di persone e progetti che mi consentano di crescere professionalmente e come persona; di avere la mia vita personale con spazi di divertimento, relax e viaggi. Perché se le mie motivazioni sono basate sulle mie esigenze, attrarrò situazioni in grado di soddisfare i miei bisogni. E più le mie necessità sono soddisfatte, più sono soddisfatta io.

La prima impressione è quella che conta. Allora, facciamola contare.


A chi non è mai successo? Sei lì sulla porta. Tiri un bel respiro. Dai un’aggiustatina alla giacca, un colpetto ai capelli e via. Eccoti dentro una stanza piena di sconosciuti. Speranza, nervosismo, attesa. Ma che cosa rispondi quando il primo ti stringe la mano e ti chiede: “Lei di che cosa si occupa?”. Uhuhu. In tutta onestà, sei proprio certo che la tua risposta ogni volta sia il massimo dell’appeal? Pensaci, perché spesso moltissime persone – e non solo tu – lasciano scivolare via una bella opportunità per catturare l’attenzione, magari quella di un nuovo cliente. Eppure basta poco. La risposta “mi occupo di comunicazione”, nel mio caso banale, può e deve essere arricchita e costruita in maniera tale da diventare una vera e propria presentazione efficace.

Perché l’uomo, ricordiamocelo bene, è un animale curioso. E nulla aumenta la sua curiosità più di qualcosa di strano, bizzarro e inconsueto.

Una semplice presentazione può così trasformarsi in un potente veicolo di comunicazione del proprio Personal Brand. Come? È semplice:

  1. trova una frase corta che definisca quale beneficio porti ai tuoi clienti. Qualcosa come “ incoraggio”, “stimolo”, “nutro, “creo”, “esploro” “genero”, “spingo”.

  2. Descrivi in una sola parola chi sono i tuoi clienti: “giovani cantanti”, “donne in carriera, “amanti della buona cucina” , “mamme”.

  3. Trova una o due parole che riescano a definire il risultato che il tuo cliente vuole ottenere. Deve essere qualcosa di garbato e anche un po’ vago. Per esempio, prova ad usare espressioni del tipo “sembrare vent’anni più giovane” al posto di “dimagrire”, oppure “attrarre la giusta attenzione” invece di “cercare marito”.

  4. Prova a mettere tutto insieme. Verrà fuori la tua frase di presentazione. Corta, divertente, intrigante, efficace.

    Nel mio caso, tempo fa ho scelto il claim in inglese “turn ideas into real”. Perché mi sembra più intrigante dire a uno sconosciuto che mi occupo di concretizzare idee piuttosto che dire che mi occupo di marketing. Non so se ho reso l’idea.

    La risposta che solitamente mi arriva è: “Davvero? In che senso?”. Il ghiaccio è rotto.

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    La Mission. Passo fondamentale per definire il proprio brand

    Definisci i tuoi sogni ed entra in azione. Personal Branding pratico per donne in carriera

La Mission. Passo fondamentale per definire il proprio brand

Ritorno sul Personal Branding con alcune considerazioni sulla “mission” e sullo “statement”. La frase che sottolinea ciò che facciamo.

Gli esperti di branding, per aiutare l’azienda a definire il proprio brand, creano una frase che chiarisce lo scopo del brand e che porta avanti la coscienza corporate. Il famoso claim, tanto per intendersi.

“Dove c’è Barilla c’è casa”.

“Coca Cola. To refresh a thirsty world”.

“Sony. To make dreams come true”.

Per le persone accade la stessa cosa. Solitamente chiedo loro di definire ciò che fanno in sette parole o anche meno. Il claim è qualcosa che deve diventare un motto. Deve essere corto, incisivo. “Aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi” è perfetto per un coach, per un formatore ma anche per un avvocato. Il claim deve diventare parte di noi, recitato, scritto e utilizzato come un mantra per superare le paure quando ci troviamo in situazioni critiche.

Consiglio sempre di stampare il proprio claim e di metterlo in bella vista leggendolo e rileggendolo. È vero che non sempre quello che chiediamo ci arriva e non sempre arriva come e quando lo abbiamo chiesto; ma qualcosa arriva e quel qualcosa ha molto a che fare con il nostro “statement”.

Un altro passo importante è la visualizzazione. Un metodo veloce e consigliato per realizzare i propri obiettivi è quello di creare un “quaderno degli obiettivi”. Un album speciale su cui scrivere tutto quello che si desidera realizzare professionalmente, fatto di ritagli di interviste a persone che ci ispirano, oppure di situazioni in cui ci piacerebbe stare. Perché tutto ciò che noi cerchiamo ci sta già cercando. Creare il proprio Personal Brand ha a che fare con la definizione degli obiettivi. Quanto voglio guadagnare? Quante ore al giorno voglio lavorare? Che tipo di ruolo voglio assumere? La domanda chiave da fare è se sto vivendo bene oppure no. Mi devo chiedere se la vita che sto facendo mi piace veramente, se mi appassiona. Se la risposta è no, allora devo resettare i miei obiettivi e definire i miei sogni.

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Definisci i tuoi sogni ed entra in azione. Personal Branding pratico per donne in carriera

Ho letto una quantità impressionante di manuali di self help. Invariabilmente, ad un certo punto, si arriva al capitolo dedicato agli obiettivi. Sto parlando dei sogni e delle aspirazioni, ovviamente.  Il mio insegnante di PNL sostiene che “se non sai quello che vuoi alla fine ti troverai dove non volevi andare”. È proprio vero.

Obiettivi ben definiti sin nel più piccolo dettaglio sono fondamentali per raggiungere il successo. Ricordo allora, visto che sto trattando un  aspetto del Personal Branding dedicato a noi donne, che ogni brand ha degli obiettivi ben definiti. Pochi lo dicono ma per noi addetti è cosa nota. Affinché un brand diventi un successo è necessario che soddisfi due padroni. L’azienda è il primo di questi due padroni. I clienti sono il secondo. Un esempio concreto: la nuova Mito deve dare profitto ad Alfa Romeo ma, allo stesso tempo, deve soddisfare la richiesta di sportività e facile guidabilità richiesta dai clienti.

Quando  questa  regola viene  applicate alla propria carriera, se si è in azienda i padroni sono i nostri dipendenti,  se si è liberi professionisti i padroni di riferimento sono i nostri clienti. Ecco perché se siamo libere professioniste è importante definire con estrema chiarezza i benefici che vogliamo per noi stesse. Essendo noi le nostre padrone, come intendiamo beneficiare del nostro brand? I sogni, si sa, possono avere dimensioni diverse. Ecco allora perché è estremamente importante, una volta fissati  i propri obiettivi, definirli in maniera tale da renderli misurabili. Questo semplice accorgimento ci permette di verificare l’andamento del nostro brand a mano a mano che il tempo passa.

Ecco alcun esempi di obiettivo. Vogliamo guadagnare 100.000 euro all’anno; vogliamo essere nominate vice-presidente della nostra azienda; vogliamo vincere un premio; vogliamo essere invitate a parlare ad una certa conferenza oppure scrivere un saggio che ci farà acquisire reputazione e visibilità.

Nelle aziende solitamente si assumono dei consulenti per definire le strategie. Nel caso nostro, saremo noi a dover definire che cosa fare  – e come farlo –  per raggiungere i nostri obiettivi.

Maria, per esempio, ha perso il suo lavoro nel settore finanziario e assicurativo di una grande banca. Ha 51 anni, molta esperienza e una grande paura per essere entrata a far parte del “popolo delle partite Iva”. Cosa fare? Maria, aiutata dalle domande chiave già presentate in un precedente articolo, arriva a definire i suoi punti di forza:

° precisa e puntuale;

° più economica del  consulente bancario e sempre a disposizione del cliente;

° eccellenti referenze;

° pratica dei principali programmi di investimento e del mercato di riferimento;

° in grado di recarsi dal cliente permettendogli di risparmiare tempo.

La descrizione del brand per Maria potrebbe essere scritta in questo modo.

Piccole e medie imprese si rivolgono a Maria per avere consulenza su assicurazioni, fondi di investimento, programmi pensionistici.  Un manager su cui fare affidamento per tutte le esigenze. ll punto di riferimento per manager indaffarati”.

La tagline di Maria diventa: “soluzioni finanziarie per piccole imprese”. Breve, preciso, efficace.

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Ascolta la tua voce interiore. Il vero segreto per un Personal Branding di successo

Mi sono accorta che la maggior parte delle persone non passa abbastanza tempo a pensare alla propria vita. Presi da mille impegni, la nostra mente si focalizza su situazione diverse e raramente si sofferma a osservare ciò che ci accade nel momento presente. Siamo sempre spostati o nel passato o nel futuro e mai nel qui e ora. La conseguenza, se si sta cercando di trovare e di costruire il proprio Brand Personale, si riflette nella mancanza di consistenza, precisione, efficacia. Henry Ford ha detto che “pensare è la cosa più difficile in assoluto e, proprio per questo, pochissime persone lo fanno”. Senza esagerare, trovo però possibile affermare che pochissime persone passano almeno un’ora al giorno – anche meno – a pensare alla propria vita. Eppure la nostra voce interiore è sempre lì. Aspetta solo di essere ascoltata. Cosa fare? La parola chiave è “attunement”. La posso tradurre con il termine “sintonizzazione”o, come scrive Abraham Maslow, in questo modo: “esiste un io personale che definisco come quello che ascolta le nostre intuizioni. La maggior parte di noi non ascolta se stessa e si fa confondere dalle mille voci degli altri.”

Come fare allora per ascoltare il nostro io? Semplice. Basta mettersi in ascolto. Pochi minuti. Respirare. Nel silenzio. Ascoltare la pace dentro di noi e farla emergere. A poco a poco, questo breve attimo di intimità con noi stessi cresce e prende spazio, sino a diventare la voce che ci guida. Quella che ci dice cosa fare e cosa non fare, in base a sensazioni ben definite del corpo.
Ecco un breve esercizio che mi piace fare insieme ai miei clienti e che ha una grande potenza, perché parte dalla respirazione. È cosa nota che respirare calma la mente. Se la mente è calma, è possibile scendere giù e ascoltare la propria voce interiore.

Per prima cosa, staccare il cellulare. Se deve essere pausa che pausa sia veramente. La meditazione implica concentrazione ma, per esperienza, questa arriva con il tempo e con la pratica. Seduti con la schiena diritta, i piedi appoggiati a terra e le mani appoggiate sulle ginocchia. Lasciar andare la tensione nel corpo respirando in questo modo per almeno tre minuti e ripetendo mentalmente:

INSPIRO – Inspiro
ESPIRO – Espiro
INSPIRO – Profondo
ESPIRO – Lento
INSPIRO – Sorrido
ESPIRO – Lascio Andare
INSPIRO – Momento presente
ESPIRO – Momento meraviglioso

Lo schema è facile da ripetere e lo si può adottare ogni volta che se ne sente il bisogno. Confesso di essermi ispirata a TichNa Than, grande maestro spirituale e grande meditatore.
Alla fine dell’esercizio, osservare i propri pensieri senza giudizio. Le domande che possiamo porci per arrivare a definire il nostro unico e irripetibile Personal Brand sono:

    • Dove sto andando? Come voglio che si svolga la mia vita?

    • Che futuro voglio avere? Dove voglio essere alla fine della mia vita? Qual è lo scopo principale della mia vita?

    • Chi sono io? Qual è la mia identità? Cosa ci faccio io sulla Terra? Perché sono qui? Come mi vedo io? In che cosa credo?

    • Quali sono i miei valori di base? Per che cosa vivo io?

    • Che cosa mi rende unico, speciale, diverso?

    • Come mi vedono gli altri? Che cosa dicono di me? Che cosa li attira verso di me? Come percepiscono i miei valori?

    • Come valutano gli altri il mio lavoro?

    • Che cosa è decisivo per il mio successo? Quali sono i miei talenti unici?

    • Che cosa faccio e cosa mi rende orgoglioso?

    • Quali talenti, capacità ed esperienza posso dare agli altri ? Come percepiscono gli altri i miei valori?

    • Che cosa faccio meglio e senza sforzo? Che cosa crea forza nel mio corpo e nella mia anima?

    • Che cosa mi riempie di soddisfazione? Che cosa mi appassiona?

    • Che cosa mi rende triste o felice? Quando sono felice che cosa mi rende così felice?

    • Cosa mi piace di più? Mi piacerà anche in futuro? Che cosa mi muove? Da dove prendo la gioia? Chi mi fa impazzire?

    • Quali valori e principi sono più vicini al mio cuore? Sono sacri per me e sono radicati più profondamente nella mia vita?

    • Che cosa crea significato nella mia vita e che non si riduce al puro guadagno di denaro?

    • Partendo da qui, la ricchezza materiale è importante per me?

    • Come voglio essere conosciuta e come voglio che gli altri mi conoscano?

    • Cosa vorrei che venisse inciso sulla mia tomba?

    • Quale ricordo vorrei lasciare dopo la mia morte?

    • Per che cosa voglio essere ricordata?

    • Se morissi ora, che tipo di orazione funebre vorrei che venisse recitata?

    • Quali sono le resistenze che mi impediscono di realizzare il mio futuro?

    • Che cosa mi impedisce di essere ciò che voglio essere e fare ciò che voglio fare?

    • Chi può trovare me e le mie capacità utili per il mercato?

    • Che cosa penso io degli altri?

    • Che cosa penso io della mia audience?

    • Quali sono le mie ambizioni e profonde aspirazioni nei confronti della comunità in cui vivo? Cosa voglio aiutare a realizzare?

    • Cos’è bene per me e che cos’è male?

    • Che cosa voglio imparare? E quali abitudini voglio disimparare? Che cosa mi piace veramente fare? Che cosa penso che sia importante? Che cosa trovo bello e attraente? Che cosa sono disposto a sacrificare per raggiungere i miei obiettivi? Che cosa voglio realmente?

    • Quanto voglio investire nella mia vita e quanto sono disposto a lasciar andare?

    • Come vorrei che fosse il mio quotidiano?

    • In quale tipo di ambiente voglio vivere?

    • Com’è la mia salute mentale e fisica?

    • Quali sono le 5 caratteristiche principali di un individuo che ammiro?

    • Quali sono i miei valori spirituali? È importante la religione per me?

    • Quali sono le persone più importanti della mia vita? Che tipo di relazione ho con loro?

    • Come mi connetto con il mio compagno di vita, famigliari, figli, amici?

    • Che tipo di relazione vorrei avere con la mia famiglia, il mio compagno/a, i figli, le persone e i miei clienti e fornitori?

    • Perché faccio ciò che faccio? Qual è l’importanza di ciò che faccio?

    • In cosa sono bravo? In cosa no? Quali sono i miei più grandi fallimenti?

    • Quali sono i miei problemi? Come si riflettono questi problemi nella relazione con gli altri?

    • Come si riflettono i miei problemi sulla mia salute?

    • Perché lavoro per questo datore di lavoro?

    • Come sono io sul lavoro?

    • Cosa ho fatto sino ad ora e che cosa ho ottenuto?

    • Cosa è difficile per me lasciar andare nella sfera privata, professionale e sociale?

    • Quale contributo sociale posso essere?

    • Come posso servire l’umanità?

    • Che contributo posso essere io per la mia azienda?

    • Chi sono i miei motivatori sul lavoro?

    • Chi sono i miei mentori sul lavoro?

    • A quale lavoro aspiro? Quali sono i miei desideri? Quali sono le mie preoccupazioni? I miei obiettivi?

    • Che cosa succede nel mio lavoro, nella mia famiglia, nella mia relazione, nei mei guadagni e con le altre persone?

    • Perché sono attivo in un certo club?

    • Tutto quanto detto sino ad ora sarà ancora uguale fra dieci anni?

Tutte queste domande non vanno fatte da soli, meglio farsi seguire. Perché il confronto porta a inaspettate soluzioni, da cui partire per definire il proprio Personal Brand, cucito su misura sui nostri talenti, desideri, inclinazioni e, perché no, fallimenti, paure e debolezze. Mettendo in moto il pensiero  il quale, seguendo il superfamoso “The Secret”  e la sua “Legge dell’Attrazione”, è in grado di creare per noi la giusta realtà.