Archivi tag: comunicazione

Crowdfunding Lesson n°11. Per avere successo è fondamentale la programmazione.

insieme siamo più forti
insieme siamo più forti

Il crowdfunding è un fenomeno che in Italia sta letteralmente esplodendo. In Italia, dati del  2014, sono attive 41 piattaforme. La maggior parte sono su modello “reward based” ma l’equity sta avanzando bene malgrado i vincoli posti dalla Consob non favoriscano il libero utilizzo come accade all’estero. A mio avviso è  necessario fare chiarezza su molti aspetti di questa tecnica di raccolta che, ben lungi dall’avere qualche cosa di miracoloso, è a tutti gli effetti una tecnica di marketing avanzato che ha più a che fare con la determinazione e la capacità del Creatore di raccogliere grazie a una serie di azioni di  marketing e comunicazione ben ponderate e programmate. In Italia, a causa di diversi fattori (primo fra tutti la scarsa cultura digitale della popolazione) pensare che un Creatore di progetto possa riuscire a raccogliere cifre importanti è abbastanza utopico. Per cifre importanti mi riferisco ad importi superiori ai 20.000 euro (la media Italiana di raccolta è attestata sui 5000). Per riuscirci, il Creatore deve possedere buone nozioni di comunicazione, avere o farsi aiutare nella promozione della campagna da uno staff di persone. Il crowdfunding si basa sulla condivisione virale delle idee e sulla donazione da parte di più persone anche di piccoli importi che, messi insieme, vanno a costituire il capitale necessario perché il Creatore del progetto possa realizzarlo. Perché questo accada sin dal momento in cui viene in mente l’idea di attivare una raccolta, il Creatore dovrebbe iniziare a pensare e poi ad agire con organizzazione. Il primo passaggio necessario, una volta identificato che cosa si vuole proporre come progetto da finanziare, è quello di analizzare il proprio pubblico di riferimento, il crowd, appunto. Chi, fra le nostre conoscenze personali può aiutarci a iniziare la raccolta? Chi ci può sostenere e può diffondere l’iniziativa?  Solitamente il primo 20% del raccolto arriva da questo primo cerchio di contatti. Il resto dei contatti, o lo si possiede oppure bisogna crearlo. Come? Con una programmazione delle iniziative promozionali. Partendo con un piano editoriale e una linea di comunicazione bene delineata e disposta con organizzazione lungo tutto l’asse temporale della campagna.

Emanuela Negro-Ferrero – CEO – www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding Lesson n°9. Chi fa che cosa? La campagna di raccolta fondi.

I lettori di  Artribune sanno bene che cosa sono “I Martedi Critici”.  Noi, essendo torinesi e non leggendo quotidianamente Artribune, non lo sapevamo fino a quando la campagna di raccolta fondi non è stata caricata sulla piattaforma. Leggendo il programma di questi appuntamenti culturali non possiamo  che apprezzarli e sostenerli. Il curatore Alberto D’Ambruoso ci  ha contattati tramite conoscenze comuni all’inizio del mese di settembre. In questo post  raccontiamo  in che cosa consiste il lavoro eseguito da chi sta sta dietro alla piattaforma. Quello che nessuno vede e immagina. Lavoro che dovrebbe essere coperto da una fee del  7%   sul raccolto. Possiamo  assicurare che il  processo di pubblicazione di una campagna è lungo ed impegnativo. Sia per il Creatore del progetto che per chi, come le persone dello staff   si occupano di aiutarli alla corretta pubblicazione e ad insegnare loro come lanciare la campagna. Il supporto è totale:  che tipo di azioni compiere, come compierle, quando e perché. Non so se altre piattaforme danno questo servizio.  Mi piacerebbe saperlo ma, in ogni caso,  ritengo questo genere di assistenza fondamentale perché desideriamo  che i progetti pubblicati abbiano successo e che le persone capiscano bene chi fa che cosa e come.

Dietro alla piattaforma ci sono persone che lavorano. Che si interessano. Che ascoltano. Che aiutano . Chi fa che cosa?
Dietro alla piattaforma ci sono persone che lavorano. Che si interessano. Che ascoltano. Che aiutano . Chi fa che cosa?

Tornando al progetto dei “I Martedì Critici”, l’iter prevede che, una volta letto il progetto, venga inviata una mail di risposta con già alcune indicazioni per perfezionare quanto si desidera pubblicare. Nei mesi passati abbiamo  elaborato una serie di contenuti informativi/formativi che spaziano dalle “Condizioni d’Uso della piattaforma” al facsimile del testo, articoli sul crowdfunding ecc. Pensiamo  che alla fine tutto questo materiale diventerà una guida al crowdfunding ma al momento ci limitiamo  ai contenuti separati. Alle mail soltamente seguono delle telefonate aventi come scopo da parte nostra  quello di spiegare esattamente chi deve fare che cosa. Chi deve fare la raccolta? Ecco, questo è un punto cruciale. Il progettista  deve lavorare per raccogliere il denaro attraverso la sua rete di contatti e la piattaforma lo sostiene con tutta una serie di attività di comunicazione. Che spaziano dalla pubblicazione degli annunci sui social alla presenza ad eventi , interviste, relazioni personali e, se il prgetto lo richiede, supporto  con azioni di fundraising. Rimane un punto dolente su cui ne noi  né il progettista  possiamo  fare molto: Gli italiani odiano i pagamenti online. Aborrono Paypal. Chiedono di effettuare il bonifico bancario . Anche se costa. Anche se è scomodo.  Spingiamo  sempre  il progettista a spiegare che Paypal garantisce la sicurezza delle transazioni. A non accettare il cash e, soprattutto, a non pubblicare il logo del portale con sotto stampato l’iban del proprio conto corrente personale. Ma questo è argomento del prossimo post. ahttp://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/arte-per-tutti-i-martedi-critici-maxxi-macro/

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

 

 

Ogni cosa di te comunica. Attenzione a come lo fai

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando nomino Silvio Berlusconi? Oppure Michelle Hunziker, o ancora, Briatore? Sicuramente è qualcosa che li riguarda personalmente e non è riferito alla professione che svolgono. Quello che ricordi è quel qualcosa legato al loro Personal Brand.

Il modo in cui appariamo agli occhi degli altri è importante. Nel mio caso ho scelto uno stile sobrio ed elegante. Amo i tacchi e  mai e poi mai mi farei vedere da un cliente in jeans e maglietta. Alcuni miei colleghi lo fanno. Io ho scelto deliberatamente un look professionale, perché nel tempo questa è l’immagine che voglio dare di me.

Questo tipo di immagine è la stessa del mio sito web e della comunicazione istituzionale. I love chic. I want to be chic.  E tu? Hai mai dato uno sguardo a come  – e a cosa – comunichi agli altri. Per esempio, con il tuo sito web? Qui di seguito ti elenco 8 punti che per me sono basilari.

1. La firma della tua e-mail

Quando mandi le e-mail, assicurati che chi le riceve abbia la possibilità di vedere tutti i tuoi riferimenti: nome e cognome, numero di cellulare, sito web ed e-mail, numero fisso e fax. Comodo inserire i contatti Skype e, a mio avviso fondamentale, il link al proprio profilo Linkedin. Personalmente amo chi mi invia mail con un’immagine e trovo più facile entrare in contatto con chi vedo, piuttosto che con un anonimo sconosciuto.

2. Messaggio vocale

È vero, è impegnativo. Ma da quanto tempo non cambi la segreteria del tuo cellulare? Pensa un po’ alla differenza. Invece del solito messaggio “in questo momento non posso rispondere…” potrebbe esserci questo: “sono alla conferenza del Premio StellaRe. Lasciatemi un messaggio e vi richiamerò subito dopo la consegna”. Cambia tutto.

3. Contenuto delle e-mail

Leggere e rileggere. Aggiungere l’indirizzo soltanto quando la revision del testo è terminata, in modo da evitare una figura da ignorante, da distratto, da frettoloso. O ancora peggio, da superficiale.

4. Profilo Linkedin

Curare il profilo è essenziale. La foto deve essere significativa e aggiornata. La headline incisiva. Il sommario di ciò che fai e del perché puoi essere utile deve essere redatto con cura. Il link, inserito al fondo della mail, nella firma, dà forza al Personal Brand.

5. E-mail Address

Parliamo di indirizzo mail. Creare e poi usare un indirizzo business collegato al dominio del sito web. È professionale, unico, elegante. Dà un’idea di dimensione del business decisamente più ampia rispetto, ad esempio, a giorgio.rossi@gmail.com.

6. Business Card

Vero, esistono le tipografie. I biglietti da visita si comprano un po’ ovunque. La differenza tra questa tipologia, diciamo generica, e quella che scelgo per i miei clienti sta nella personalizzazione. Per definire il proprio Personal Brand e comunicarlo al mondo è necessario lavorare per  creare un’immagine coordinata. Dare il proprio biglietto da visita è fondamentale. Deve essere in linea con ciò che siamo e con ciò che facciamo. Ben scritto, chiaro, completo di nome, cognome, riferimenti, link ai social media. Si possono usare entrambi  i lati. L’importante è che sia professionale.

7. Attirare

Dettagli che fanno la differenza. Mia nonna diceva che era meglio essere vestiti un po’ meglio che un po’ peggio. Le scarpe fanno la differenza, le persone se ne accorgono. Scarpe di buona marca, pulite. Ecco un buon punto da cui partire.

8. Che auto guidi?

Tutto parla di te, anche la tua auto. Deve essere pulita e guidata da una persona educata, calma, che non bestemmia e che non scende a fare a cazzotti perché gli hanno tagliato la strada.

Qui sto sconfinando un pochino. Lo faccio volutamente perché il Personal Brand è definito anche dal tuo comportamento. Dipende dalla tua capacità di relazionarti con gli altri, che siano essi colleghi o clienti. E dipende anche da cosa scrivi sulla bacheca di Facebook. Perché se hai deciso che vuoi essere visto, allora devi anche stabilire che cosa vuoi mostrare di te e, con perseveranza e coerenza, costruire e poi mantenere  la direzione che hai deciso di imboccare.

LEGGI ANCHE:

– Ascolta la tua voce interiore. Il vero segreto per un Personal Branding di successo

– Personal Branding per sconfiggere la crisi

– Personal Branding. Parte seconda

– Criteri per un Personal Branding efficace

– Social Network per il Personal Branding: parliamo di LinkedIN

– La Mission. Passo fondamentale per definire il proprio brand

– Definisci i tuoi sogni ed entra in azione. Personal Branding pratico per donne in carriera

– La prima impressione è quella che conta. Allora, facciamola contare.

 È arrivato il momento di rinnovare te stessa o il tuo brand?

Comunicazione virale: MICHELLE OBAMA lancia il Rap anti-obesità

Michelle Obama ha sostenuto la campagna del marito raccogliendo milioni di dollari. È madrina di numerose campagne sociali, prima fra tutte quella anti-obesità.

La notizia è interessante e trovo  la tecnica di comunicazione, che ha colpito il  mio interesse, intelligente e innovativa. La First Lady americana, Michelle Obama, sta preparando un album di musica rap assieme a tante stelle dell’hip hop. Il  disco, che si intitola “Songs for Healthier America”, (Canzoni per un’America più sana), punta a raccogliere fondi per la campagna anti-obesità Let’s Move.

Si tratta di una raccolta di 19 pezzi, in uscita il 10 settembre: tra i titoli, “U R What You Eat”(Sei quello che mangi) e “Veggie Luv” (Amore per le verdure), a cura di Partnership for a Healthier America, un’associazione indipendente che lavora con agli attivisti di Let’s Move.

Dall’album saranno prodotti dieci video clip che, insieme al disco, saranno distribuiti prima nelle scuole di New York e poi in quelle delle altre grandi città d’America. In queste clip compare Michelle assieme ai grandi nomi del rap, come Jordin Sparks, Ashanti, Run DMC, Doug E. Fresh e Monifah.

Negli Stati Uniti il problema dell’obesità infantile è molto sentito. Oggi, 1 bambino su 8 negli Usa è obeso, e i piccoli obesi prima dei 5 anni di età hanno probabilità 5 volte più alte della norma di diventare adulti grassi.

Questa iniziativa mirata al fundraising si basa sul principio che i buoni consigli non trovano mai ascolto. Una canzone, anzi, un tormentone, ha più possibilità di essere recepito e assorbito a livello di inconscio. Il rap e l’hip hop sono la musica che gli afroamericani e i latinoamericani ascoltano e ballano. Buoni consigli impartiti con allegria e leggerezza hanno una buona possibilità di essere accettati e poi messi in atto.

La First Lady americana si è sempre distinta per la sua grandissima capacità di impegno nel sociale legato alla raccolta di fondi. I paesi anglosassoni hanno una grande tradizione in merito, ma bisogna anche saperlo fare e poi comunicarlo.

L’idea di far cantare le stelle del rap è certamente geniale. Perché, oltre a veicolare il messaggio necessario a raggiungere gli obiettivi della campagna anti-obesità, si pone in maniera nemmeno troppo trasversale come punto a favore di un’eventuale futura campagna elettorale. Michelle per il marito ha fatto veramente tantissimo, agendo nel pieno rispetto del famoso detto per il quale “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Michelle Obama e il rap antiobesità.

Email, che noia. Ma funzionano molto meglio di quello che si crede. Una lezione dalla campagna di Obama

Le email vengono bollate dalla maggior  parte dei Responsabili Comunicazione come strumenti vecchi, noiosi e un po’ sfigati. Niente di più sbagliato. Sarà che per anni ho scritto montagne di lettere destinate al direct, sarà che mi piace proprio scriverle, ma io nelle email ci credo fortemente.

Quando Obama ha iniziato la sua campagna elettorale, mi sono iscritta al sito presidenziale e, una volta diventata supporter, con grande curiosità e pazienza ho letto e schedato le centinaia di email che ogni giorno mi venivano inviate. Tutte regolarmente orientate alla raccolta di fondi. Una vera noia, penserà il profano. Una grande lezione di comunicazione, ho pensato io.

Che cosa c’è dietro a tutto questo? Perché è stato scelto un mezzo di comunicazione così obsoleto e, soprattutto, perché con questa scarsissima creatività dei testi? Conoscendo le tecniche utilizzate per il fundraising tradizionale, immagino che dietro questa scelta siano stati effettuati dei test. Alcuni test, come quello definito A/B, prova diverse versioni dello stesso messaggio per verificare sul pubblico qual è la risposta migliore.

In rete ho trovato risposta ad alcune mie domande. A quanto pare, lo staff di comunicazione ha inviato ogni messaggio almeno diciotto volte, testandone l’efficacia. Un esempio? Il saluto “Friend” è risultato il più gradito in assoluto accoppiato alla richiesta di denaro rispetto a “Hey”:

Friend —

My favorite campaign tradition started five years ago — check out the email below.

It’s just incredible how much we’ve grown — from 100,000 individual donors at that time to more than 3 million in this campaign alone — and how much we’ve accomplished together.

Tomorrow night, we’re selecting the guests for the last dinner of my last campaign. I’m looking forward to closing out this tradition the way it started: with supporters like you.

Trovo sottile che anche lo sfondo della mail abbia avuto la sua parte. Bianco andava bene, ma lo sfondo giallo ha generato sino al 20% in più di risposte positive, cioè aperture della email.

Il colpo di genio della campagna è stata senza dubbio la ripetitività del messaggio, contrariamente a quanto viene fatto per una campagna di raccolta fondi tradizionale. I testi approvati erano all’incirca quattrocento e, visto che il test dava come positivo l’invio massiccio delle email, la campagna di Obama si è basata su una regola semplice e banale: “più mail mandiamo, più fondi raccogliamo”. E così è stato.

La cifra richiesta, 3$, è stata pensata perché copre giusto i costi della transazione con la carta di credito. Questa semplice richiesta ha permesso di costruire enormi liste di nominativi e di far crescere nei supporter un forte senso di appartenenza: “Make a donation of $3 or whatever you can, and you’ll be automatically entered.”

I dati alla fine parlano chiaro. La campagna elettorale di Obama ha raccolto 15 milioni di dollari al mese online in primavera e più di 150 milioni di dollari in autunno. Il capo della comunicazione, Jim Messina, ha detto che il grafico del fundraising online somigliava ad un bastone da hockey.*

Personalmente, ho verificato l’utilizzo di diverse frasi: “Thankful every day”, “Do this for Michelle”, “Would love to meet you” e “Some scary numbers” a cui, nella fase più dura della campagna, è stato aggiunto “I will be outspent”, frase che ha raccolto da sola 2.6 milioni di $. In Italia sarebbe impensabile.

Siamo tutti Supporter.

Le email che ho ricevuto, a mano a mano che si entrava nel vivo della campagna, avevano un tono sempre più coinvolgente ed entusiasta. Come supporter sono stata invitata e sollecitata non solo a donare, ma anche a coinvolgere il più alto numero di persone di mia conoscenza affinché donassero e partecipassero. Ad un certo punto ho persino iniziato a ricevere mail personalizzate. Questo particolare punto della campagna elettorale è stato battezzato da Messina “Airwolf”, in onore di una nota serie televisiva degli anni ’80.

In pratica, i dati forniti dai supporter sono stati elaborati e le mail inviate avevano un elevatissimo grado di personalizzazione. L’effetto “grande famiglia” è stato grandioso, permettendo così di gestire centinaia di migliaia di nominativi come se le comunicazioni fossero inviate dal vicino di casa.

Adesso toccherebbe a noi italiani. L’assenza di finanziamenti pubblici ai partiti rende questa tecnicità estremamente interessante.

*Jonathan Alter.

Dietro le quinte della politica con Giorgio Gori

Dietro le quinte della politica
Comunicazione, strumenti e strategie
Dialogo con Giorgio Gori

Interviene Christopher Cepernich (Università di Torino)

L’incontro, organizzato dal Club della Comunicazione d’Impresa, si terrà stasera alle 18.00, presso il Centro Congressi Unione Industriale di Torino, in via Vela 17.

Sarà un confronto molto interessante dedicato alla comunicazione politica. Al riguardo, vista la previsione di tagli e gli scandali legati ai rimborsi, ritengo che nel prossimo futuro la comunicazione politica si appoggerà moltissimo sul web.

Ho seguito passo passo la campagna di raccolta fondi online di Barack Obama. Interessante. Il copy è decisamente e, volutamente, simpatico e molto friendly. Obama ha raccolto milioni di dollari e ha coinvolto migliaia d volontari, senza pesare sulle finanze del paese. Ce lo vedete Bersani a inviare una mail ai suoi potenziali elettori scherzando sui suoi capelli grigi?

CHI È GIORGIO GORI

Nasce il 24 marzo 1960 a Bergamo, dove vive con la moglie, Cristina Parodi, e i suoi tre figli. Ha frequentato il liceo classico “Paolo Sarpi” e partecipato attivamente alla vita politica della scuola con il gruppo “Azione e Libertà”. Si è iscritto ad Architettura, al Politecnico di Milano, dove si laurea con una tesi di urbanistica. Per diversi anni, mentre ancora studia, ha fatto il giornalista, finché nel 1984 approda in tv, prima a Retequattro e poi a Canale 5. Nell’89 gli viene affidata la responsabilità dei palinsesti delle tre reti Mediaset e nel ’91 la direzione di Canale 5. Dal ’96 al ’98 dirige Italia 1, e dal ’98 nuovamente Canale 5.

Nella primavera del 2001 lascia Mediaset, dopo 17 anni, per fondare una nuova società di produzione, Magnolia, con Ilaria Dallatana e Francesca Canetta. In pochi anni ne fanno una delle più importanti realtà italiane del settore. Oggi, dopo l’acquisto da parte di De Agostini, Magnolia è parte di Zodiak Media Group, il terzo gruppo al mondo per la produzione di contenuti.

Nell’autunno 2011 decide nuovamente di voltare pagina. Lascia Magnolia e collabora con Matteo Renzi all’organizzazione del “Big Bang!” che si è svolto alla Stazione Leopolda di Firenze. Da lì parte il progetto che ha portato alla candidatura di Matteo Renzi alle Primarie del centrosinistra, nell’autunno 2012. Gori partecipa attivamente alla campagna elettorale, coordina i “Comitati Renzi” della sua provincia e partecipa al coordinamento di quelli lombardi, mobilitati anche a sostegno della candidatura di Umberto Ambrosoli per la Regione Lombardia.

È azionista e consigliere di amministrazione di Microventures, società che opera nel settore del microcredito in India e in Indonesia, ed è tra i soci fondatori de “Il Post” il giornale online diretto da Luca Sofri. A Bergamo, infine, insieme ad alcuni amici ha costituito la Fondazione “InNova Bergamo”, con l’obiettivo di approfondire i temi che riguardano il presente e il futuro della mia città.

È credente. Ama leggere e andare al cinema, gli piace fotografare e tifa per l’Atalanta.

 

 

Il Business adesso è Social

È un momento di grande cambiamento a tutti i livelli. Le aziende stanno attraversando diverse turbolenze che richiedono una grandissima capacità di adattamento e trasformazione.

Dal modello organizzativo dei primi del Novecento, ispirato alla metafora dell’orologio in cui il contributo umano era standardizzato e misurato in
termini di efficienza, tempo, presenza, si è passati ad un modello basato su asset intangibili (l’innovazione, l’esperienza, il brand, i servizi) in continua riconfigurazione. Alle aziende viene chiesto sempre di più di connettere le persone, condividere la conoscenza, le esperienze e apprendere continuamente.

I Social Media sono nati dal basso e sono cresciuti grazie a meccanismi di selezione molto rigidi e hanno dimostrato una fortissima capacità di creare collaborazione (con i Wiki), connettere e comunicare con il proprio network di contatti e attraverso i blog e i microblog, condividere e sfruttare l’intelligenza e le competenze collettive, e sempre più dimostrano di potersi integrare con le dinamiche del lavoro e i vari processi operativi.

Tutto questo si traduce in un investimento fortissimo in comunicazione basata su contenuti interessanti e di qualità. Perché se una volta c’era il sito, oggi il sito da solo non è più sufficiente. Il nuovo consumatore ha subito una sorta di mutazione antropologica. Viene definito “social customer” ed è più intelligente, sa sfruttare le informazioni che gli arrivano sull’azienda e dall’azienda con maggiore efficienza dell’azienda stessa ed è in grado di imporre modalità di comunicazione, servizio e marketing.

Questo significa che l’azienda, o il professionista che non possiede una strategia di social business, presto sarà costretto ad uscire dal mercato.

Ma che cos’è esattamente un Social Network?

Consigli social

La maggior parte delle persone, quando si parla di social, cita Facebook, Linkedin, Twitter. In realtà, i Social Network racchiudono una categoria molto vasta di siti; ci sono moltissimi social network di cui nessuno ha mai – o quasi mai – sentito parlare, eppure sono perfettamente in grado di dare un forte impulso alla vostra attività aziendale o professionale.

Quindi. Che cos’è esattamente un Social Media e perché è così importante?
Search Engine Watch lo definisce così: “A category of sites that is based on user participation and user generated content. They include social networking sites like Linkedin or Facebook… social sites like Digg or Reddit, and other sites that are centered on user interaction”.

Posso provare a dare una mia definizione: “Per Social Media si intende qualsiasi forma di pubblicazione online o presenza che consente agli utilizzatori di intrattenere conversazioni multidirezionali all’interno o riguardante l’argomento di un sito web”.

Definizioni a parte, quello che credo è che sia importante tenere in mente che entrare a far parte di un Social Network ha un significato all’interno di una strategia di comunicazione, perché consente di creare e/o aggiungere valore al social network stesso e di conseguenza a sé stessi e alla propria attività.

Il social networking si focalizza infatti su di una interazione bidirezionale fra il sito e le persone che lo leggono o lo usano. Un blog che consente i commenti è un esempio di comunicazione bidirezionale così come lo è una bacheca Facebook. Per qualsiasi azione di branding è fondamentale comprendere quanto i social possano essere strumenti davvero potenti.

Michael Nyman è Sublime

Sublime

Lo scorso mese di dicembre, Michael Nyman, grandissimo artista della tastiera famoso a livello internazionale, ha inaugurato una mostra personale al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, nel corso della quale sono stati presentati al pubblico i suoi lavori fotografici e video.

Prima che tutto iniziasse, però, l’Associazione Culturale Volumina mi ha commissionato la ricerca di una location di prestigio per allestire la mostra. Le fotografie, scattate dall’artista con una particolare tecnica di ripetizione – come le sue famose composizioni musicali – andavano collocate in uno spazio luminoso, ampio e tale da garantire passaggio malgrado il poco tempo a disposizione per comunicare l’evento. E i pannelli, di diverse dimensioni, necessitavano di buona illuminazione e di spazio per una visione distante.

Allora, mi son data da fare e in tempo quasi record (20 giorni dalla data dell’inaugurazione) ho individuato il Museo di Scienze Naturali, spazio perfetto, che è stato curato personalmente dal direttore artistico di Volumina, Domenico de Gaetano, e dai suoi assistenti.

Ma non è finita qui, perché il mio lavoro richiedeva anche un’azione mirata di Fundraising e, con zero fondi a disposizione, ho deciso di abbattere i costi ricorrendo a due fattori chiave: la mia rete di contatti e la tecnologia. E da lì son partite innumerevoli mail, telefonate via Skype per meeting a chilometro zero, sms e tanta fiducia nel risultato che, alla fine, non è mancato. La Banca di Credito Cooperativo di Bene VagiennaBenebanca, ha sponsorizzato l’evento.

La mostra è stata un successo e – ora questo posso dirlo con un sospiro di sollievo -, anche un miracolo contro il tempo. All’esposizione è stato affiancato un incontro con l’artista al Circolo dei Lettori e una Lectio Magistralis per gli studenti nella sala conferenze del museo. Di entrambi gli eventi ho curato l’organizzazione, prestandomi anche come traduttrice.

Lavorare con l’Associazione Volumina è stata inoltre un’esperienza creativa e professionale di grandissima qualità e professionalità. E, personalmente, malgrado i numerosi no ricevuti da aziende contattate per la sponsorship, sono convinta che con maggior tempo a disposizione i risultati in termini di raccolta sarebbero stati superiori alle mie previsioni.

Ma, il lavoro, si sa, è una sfida continua e sono davvero felice di aver contribuito alla realizzazione di questo bellissimo progetto. Anzi, v’invito a saperne di più visitando il sito di Volumina, dove troverete le foto e i video della mostra, e  l’artbook dal titolo Sublime, realizzato artigianalmente e numerato. Il volume, acquistabile online, oltre a contenere il cd della mostra, ospita anche un tasto di pianoforte numerato.

Michael Nyman, Sublime.