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L’Italia può diventare il paese più smart del mondo. Alla Reggia di Venaria l’Italian Digital Day. A che punto è il digitale nel nostro paese?

1448123656-italian-digital-day-at-the-reggia-of-venaria-reale-turin_9115756Un’intera giornata dedicata all’innovazione digitale. La sede prescelta è la strepitosa galleria grande della Reggia di Venaria. Un evento in grande stile, ricco di contenuti interessanti e oratori di prestigio. Conduttore è il giornalista Riccardo Luna. Luna è il promotore e coordinatore nazionale dei “digital champions” ambasciatori dell’innovazione istituiti dalla Comunità Europea e il suo saluto di apertura è stato :” Voglio dirvi tre parole: Bravi, grazie, cambiamo tutto. Di nuovo» .
La giornata ha visto una scaletta intensa e interessante. Si tratta di raccontare tutto quello che è stato fatto dal 2013 al 2015, quando cioè è stato approvato il testo ufficiale del documento dell’Agenda Digitale Italiana, e illustrare quello che ancora è in divenire. “Nei prossimi due anni abbiamo da affrontare una grande sfida. Quella di portare l’Italia a fare l’Italia”. Conclude così il suo intervento il premier Matteo Renzi dopo che Paolo Barberis prima e Antonio Samaritani dopo, hanno illustrato con chiarezza le aree di intervento e gli interventi già attuati. L’elenco è lungo. A partire da “Italia login”. Di che cosa si tratta?

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Provate a immaginare di poter pagare le imposte direttamente dal proprio telefonico. Oppure una multa. Di accedere al proprio cassetto fiscale senza doversi recare dal commercialista o sottomettersi a lunghe code o a passaggi burocratici borbonici ed estenuanti. Nei prossimi due anni il lavoro è focalizzato sul portare il maggior numero di azioni digitali alla portata dei cittadini. “Un metodo infallibile per combattere l’evasione fiscale” dice Renzi. Iniziando dalla dichiarazione precompilata, i servizi si allargheranno a tutti i settori. Dall’anagrafe unica con una sola base dati al collegamento fra istituti bancari e pubblica amministrazione con il risultato di facilitare non solo i pagamenti ma la conservazione delle ricevute che oggi tormentano il cittadino italiano. Altra novità è la creazione di www.design.italia.it, il sito preposto alle linee guida per tutti i siti governativi italiani che dovranno così parlare una lingua unica.
La giornata è volata via veloce. Mi sorge il dubbio, ma sono certa che le soluzioni siano già in atto,che intere fasce di popolazione rischino di essere tagliate fuori da questa rivoluzione digitale. Il digital divide esiste, è un dato di fatto. Il gender digital divide ancora di più. Come il governo Renzi intenda affrontare queste due situazioni non mi è chiaro. Per certi versi nel digital divide mi includo anche io. E’ notizia recente che a Torino si pagherà il parcheggio con il cellulare. Basterà scaricare una delle applicazioni indicate e..voilà? Ne siamo sicuri? Io non troppo. Mi dovrò adeguare. Ovviamente. Ma come molti tardivi digitali faticherò a entrare nell’ordine di idee. In ogni caso, con me o senza di me, l’Italia va avanti. Quella che mi sembra non vada affatto avanti è la questione banda larga. Il governo ha preso impegni per i prossimi due anni. Ma la situazione in Italia è ancora critica.

Coda di visitatori e misure di sicurezza in occasione di "Italian Digital Day" presso la Reggia di Venaria, Torino, 21 novembre 2015.  ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Coda di visitatori e misure di sicurezza in occasione di “Italian Digital Day”

Fra il pubblico ho notato seduto in prima fila Giuseppe Recchi, ad di Telecom. L’impegno preso parla di cablare il paese in due anni e di arrivare a 20 mega nel 2020.   Ci rivediamo comunque fra due anni. Il premier Renzi ha fissato l’appuntamento al 17 novembre 2017. Sempre alla Venaria Reale.Stay tuned.
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

L’Agenda Digitale al Digital Festival di Torino. Quattro parole non bastano.

Lo scorso 31 maggio, presso lo Spazio Mostre Regione (Torino), Federmanager Minerva, rappresentata dalle socie Emanuela Negro-Ferrero e Giovanna Guercio, ha condotto un intervento a tema dal titolo “Agenda Digitale” e “Digital Gender Divide” nell’ambito dell’evento dedicato ai Media 2.0 dei Digital Food Days. (Qui, la presentazione)

Da un po’ di tempo a questa parte si parla di Agenda Digitale: certo, molti passi sono stati fatti, ma come stanno procedendo le cose? Lo speech al Digital Festival è stata l’occasione perfetta per spiegare ad una platea affollata di addetti e curiosi che cos’è l’Agenda Digitale e perché è fondamentale per il progresso del nostro paese.

Emanuela Negro-Ferrero, in qualità di referente federale per l’Agenda Digitale, si è occupata della stesura di quella parte del documento dedicata al “digital gender divide” (che in italiano si può tradurre  come differenza digitale di genere) e la relazione che ne è venuta fuori, grazie anche al ricco contributo della dr.ssa Guercio, è stata di sicuro interesse.

Come tutti sappiamo, il Programma Nazionale per la cultura digitale è entrato nella fase cruciale del coordinamento delle iniziative di sviluppo sul territorio. Dopo la presentazione ufficiale delle Linee Guida ad aprile, ora l’obiettivo è quello di portare l’Italia a raggiungere la media europea per le competenze digitali entro due anni  e a far parte del gruppo dei “leader” entro cinque. Ma l’Italia è indietro. Il cambiamento, perché possa realizzarsi veramente, passa attraverso l’acquisizione di una consapevolezza digitale. Questo passaggio è fondamentale perché la nostra crescita economica e sociale dipende proprio da quanto saremo capaci di cambiare il modo di pensare e di agire. La società globale non è qualche cosa che si può evitare, bensì rappresenta il modo per migliorare e crescere. Questa opportunità deve fare i conti prima di tutto con le persone. Intere fasce di popolazione, e qui arriviamo al digital divide, rischiano di restare tagliate fuori da questo progresso inarrestabile.

Emanuela Negro-Ferrero ha parlato di diversamente abili, donne e immigrati. Categorie di persone che, quasi sempre per questioni economiche, oggi hanno difficoltà di accesso agli strumenti e ai servizi digitali e rischiano di restare tagliate fuori. Basta pensare alle donne anziane. O più semplicemente alle casalinghe. Donne che non accedono alla rete. Che magari non hanno nemmeno un pc. Come fare? Cosa fare? La digitalizzazione non è una componente irrilevante. È un’ambizione necessaria. Qui, come ha evidenziato Guercio, l’impegno per i manager è totale. Le Linee Guida aprono alla realizzazione di un piano di iniziative coordinato che, in questo momento, sono un cantiere aperto che vede uno sviluppo coerente multistakeholder sui territori e con le Regioni. Il risultato che ci si aspetta deve essere profondo e capillare e penetrare in tutti gli aspetti della vita, della società, dell’economia, dell’istruzione e dell’informazione. Utilizzando quindi strumenti che la massa la raggiungono. Come il web, la televisione. Introducendo iniziative per la scuola (come Il Piano Nazionale Scuola Digitale). Tutti aspetti che arrivano a toccare le donne e le altre categorie svantaggiate. Perché il progresso non diventi segregazione.

Dove si possono trovare informazioni utili sull’Agenda Digitale? La nuova sezione del sito Federmanager dedicata all’argomento viene arricchita settimanalmente e i contenuti rispondono alle domande sui diversi argomenti (qui, il link all’Agenda Digitale). È possibile commentare, gradita la condivisione degli argomenti. I manager possono fare molto per la trasformazione del paese. Perché oggi più che mai c’è bisogno di leader. Meglio, usando una terminologia più avanzata, è necessario essere e-leader.

(Via Il Dirigente)

Il Futuro è oggi. Venite a trovarci al Digital Festival!

#Media2.0 – Il Futuro è oggi

Il prossimo 31 maggio, lo Spazio Mostre Regione (Torino) ospiterà, nell’ambito dell’iniziativa Digital Food Days, tre sessioni di carattere business che coinvolgono le aziende delle 3 filiere legate al turismo, al fashion e ai media 2.0.

Sarà un’intensa giornata d’incontri che anticiperà gli eventi di social eating dei Digital Food Days, introducendone i macrotemi: dalla moda al turismo ai nuovi media, quando i mondi digitali influenzano il business. (Qui, il link).

Anche Emanuela  sara presente insieme a molti altri relatori per parlare nello specifico di crowdfunding e degli “Innamorati della Cultura”, di agenda digitale e del rapporto donne/rete (Federmanager).

Speriamo  di incontrarvi. 😉

Ecco gli incontri che si svolgeranno in:

Sala Nuova (Piano 1) 

14.30 – 16.30 

Sessione #MEDIA 2.0

– Donne nella rete. Diseguaglianze di genere e agenda digitale.

Se da un lato il mondo vede aumentare progressivamente il gruppo degli inclusi digitali e, per le generazioni più giovani si può veramente parlare di uguaglianza digitale, in Italia qual è il livello di e-inclusion delle donne? L’Agenda Digitale Italiana, istituita nel marzo 2012 rientra in quell’insieme di misure urgenti per la crescita del Paese. Il documento generale, presentato nell’aprile passato sta per diventare attuativo. Una rapida analisi della situazione attuale, contraddistinta da un’arretratezza digitale piuttosto marcata, mette a fuoco una vera e propria frattura digitale. Nei fatti, le donne sembrano vittime di una frattura digitale che le allontana dal centro della società delle reti, relegandole spesso alla periferia dell’inclusione. La risposta è sintetizzata in due parole: formazione e informazione. A partire proprio dai media 2.0.

– Crowdfunding: un caso di applicazione dei media 2.0

Il crowdfunding è sulla bocca di tutti. Dal grande esempio di successo che arriva oltreoceano anche da noi i portali di crowdfunding fioriscono. Emanuela Negro-Ferrero è Ceo del portale “innamorati della Cultura”, il primo in Italia attivo dedicato alla raccolta fondi online per progetti di Cultura Italiana con il sistema “reward based”. Come avviene una campagna di crowdfunding? Quali strumenti di comunicazione e quali strategie attivare per creare il giusto mix? Social, direct marketing, digital pr ma anche e soprattutto, metodiche di raccolta fondi tradizionali. Il segreto del successo è tutto nella strategia applicata oltre che nella perfetta conoscenza del mercato di riferimento e del consumatore.

Redazione – www.innamoratidellacultura.it

La Nuvola Rosa. Tre giorni dedicati alle donne.

I dati sono da brivido. Oltre il 18 % di abbandono scolastico, quattro punti in più rispetto alla percentuale maschile; 2.7 milioni di giovani inattivi, i cosiddetti “neet”, coloro che non lavorano e non studiano, fra i 20 ed i 29 anni: il 49% fra loro è donna.  Questo è quello che emerge dalla ricerca McKinsey & Company presentata in apertura della tre giorni di La Nuvola Rosa, l’iniziativa socio-culturale organizzata da Microsoft in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Università “La Sapienza”. Obiettivo: ridurre il gap di genere in ambito ITC che – tuttora – allontana le giovani donne italiane dall’interessarsi al digitale ed, in generale, alle materie scientifiche ed alla tecnologia.

Emanuela è  andata a Roma solamente un giorno. Pur essendo inserita in un percorso di incubazione con la piattaforma di “Innamorati della Cultura” , il tutor mi ha informato che ero troppo “vecchia” per partecipare.  Fortunatamente ci  hanno pensato gi colleghi del  gruppo di lavoro per l’Agenda Digitale a mandarci l’invito.

Che dire. L’atmosfera era di sicuro entusiasmante anche se, lo confesso,  non siamo stati  affatto entusiasti per come vengono gestite le cose.  La tre giorni della Nuvola Rosa è organizzata su tre giorni con più eventi contemporanei , convegni, corsi di formazione e  una hackathon tutta rosa, una maratona di codifica di applicazioni, presso la Biblioteca Centrale della Facoltà di Ingegneria “G. Boaga” dell’Università “La Sapienza”, in collaborazione con Codemotion, una delle più grandi conferenze europee IT, che ha coinvolto negli anni 30mila sviluppatori e 300 relatori da tutto il mondo.

Ma dopo la Nuovola Rosa, che cosa verrà fatto per realizzare il cambiamento che porterà le donne italiane ad entrare in confidenza con le tecnologie?  Il 10 di aprile abbiamo presentato, sempre a Roma, la prima versione del documento base per l’Agenda Digitale Italiana.  La fase attuativa è lontana lontana.  Il lavoro da portare avanti immenso. Ce la faremo? Ce la faranno le nostre ragazze?

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Gender Digital Divide: una frattura reale che interessa le donne italiane

Si scrive Gender Digital Divide, si legge mancata opportunità per le donne di crescere. Che le donne italiane – e non solo – siano tecnofobiche  non è una novità.  Non mi riferisco alle giovani ma a quella grandissima fetta di donne adulte che, salvo pochi casi, si tengono alla larga dalla tecnologia. Magari la utilizzano quotidianamente tra cellulari, pc e iPad, ma non capiscono né vogliono capirne niente. Ma che cosa determina il digital divide di genere? Sono andata a spulciare un po’ di articoli in rete e tutti evidenziano come tra i fattori scatenanti rientrino la mancanza di istruzione, il reddito basso e l’età avanzata.

Analizzo uno per uno. È un dato certo che le donne, per un fatto culturale più che per una reale predisposizione, privilegino gli studi umanistici rispetto a quelli scientifici. Tolte le facoltà che poi prevedono sbocchi in  professioni di cura, cioè tipicamente femminili, come medicina o farmacia, le donne non scelgono di iscriversi a facoltà tecnologiche.  Ci sono poi donne non giovani che, oltre a non avere un’istruzione sufficiente, magari per aver prestato opera di cura nella famiglia, oggi si trovano tagliate fuori dalla vita quotidiana con un  reale pericolo di rimanere emarginate, perché il processo di digitalizzazione si allarga e accelera sempre più velocemente. Esiste poi un altro dato  che riguarda noi donne e che va ad aggiungersi al digital divide. Le donne non hanno un buon rapporto con il denaro. Ivana Pais, che sta realizzando una ricerca sul crowdfunding, afferma che le donne non ottengono finanziamenti in banca e che, seppure riescono a intessere reti sociali, spesso non le utilizzano nel lavoro, al contrario degli uomini. Secondo una ricerca del Politecnico, inoltre, nel crowdfunding sono più le donne che non gli uomini a presentare progetti, ma l’80% dei finanziatori è di sesso maschile.

In questi giorni,  mentre stavo lavorando ai contenuti per l’agenda digitale per la parte e-inclusion,  mi sono resa conto dell’estrema importanza di offrire strumenti concreti affinché le donne possano affrontare questo cambiamento. Si tratta di strumenti, come ho suggerito, che a partire dalle scuole inferiori sino ad arrivare all’università, aiutano le donne a comprendere l’importanza della tecnologia come strumento di sviluppo, di lavoro, di semplificazione della vita privata. Penso a quanto la tecnologia possa aiutare una donna nella gestione della vita famigliare. Ma anche a corsi di formazione, informazione, empowerment e leadership. Come verranno attuate queste misure ancora non so. So però, perché l’ho visto con i miei occhi, che le linee guida ci sono e che se verranno applicate  la donna italiana potrà crescere e arrivare ad utilizzare la tecnologia con disinvoltura.

Imprese innovative: quali requisiti?

Si parla tanto di Start Up e di imprese innovative: ma di che cosa si tratta esattamente? Quali sono i requisiti che deve possedere un’impresa per essere definita innovativa? Quale forma societaria ha un’impresa innovativa?

Durante l’ultimo convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Torino dedicato alle imprese innovative ho appreso notizie interessanti e utili. Importante la definizione: una Start Up innovativa è una società costituita e che svolge attività d’impresa da non più di 48 mesi dalla data di presentazione della domanda. La sede della Start Up e i suoi interessi devono essere situati in Italia. L’oggetto sociale, prevalente o esclusivo, riguarda lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti, servizi innovativi ad alto valore tecnologico. A partire dal secondo anno di attività della Start-Up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non deve essere  superiore ai  5 milioni di euro.

La cosa importante, e questo va chiarito subito visto il grande interesse dimostrato per gli Spin Off d’azienda da parte di banche e investitori, è che la Start Up non distribuisce e non ha distribuito utili. Si tratta di una società nuova, che non si è costituita a seguito di una fusione, oppure di una scissione societaria o, a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda. Riguardo alla composizione del bilancio, le spese in ricerca e sviluppo devono risultare uguali o superiori al 15 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione. Dal calcolo per le spese in ricerca e sviluppo vanno poi  escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili. In aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del Business Plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della Start-Up innovativa.

Non mi sembra poco. Anche perché le imprese innovative godono di diverse agevolazioni. Possono iscriversi a un registro speciale dedicato alle imprese innovative. Ma di questo, vista la corposità dell’argomento trattato, preferisco parlare in diversa occasione. Personalmente, essendo titolare di una Start Up incubata al Politecnico di Torino, a parte segnalare l’inefficacia dei percorsi di incubazione, troverei intelligente che, oltre ad aver attivato delle misure di facilitazione fiscale, il Governo procedesse alla creazione di un fondo dedicato alle Start Up. Una sorta di kit di partenza, come quello che offriva anni fa il servizio “Mettersi in Proprio”, attivato dalla Provincia di Torino. Nel kit, oltre alla consulenza gratuita di avvocati, commercialisti, redazione del Business Plan, al giovane imprenditore veniva erogata una mini cifra mensile. Poca cosa ma tale da aiutare il neo- imprenditore a sopravvivere fino a che la propria impresa non fosse diventata operativa e in grado di fatturare. Per le donne esistevano contributi a fondo perduto. Non esiste nulla di tutto questo. Non a caso, a parte strepitosi successi di innovazione tecnologica, di quelli che ricevono subito il famoso “seed” da un investitore, una su mille ce la fa. Morale? C’è ancora molto da fare.

Agenda Digitale. Questa sconosciuta

È passato un anno da quando la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge sullo sviluppo, che aveva già avuto l’approvazione del Senato.

Il provvedimento introduce nel nostro ordinamento i principii dell’Agenda Digitale europea, iniziativa dell’Unione che mira a incentivare l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo. Ma di cosa si tratta esattamente? Lo scopo, tanto per semplificare, è quello di creare un “mercato digitale unico” basato su Internet e su software interoperabili, cioè in grado di dialogare fra loro e di utilizzare dati senza problemi di compatibilità.

L’Agenda Digitale europea è basata su “sette pilastri” ed elenca più di cento azioni da mettere in pratica per essere attuata. Ha anche un commissario europeo, Neelie Kroes, che ha il compito di verificare che i principii dell’Agenda siano recepiti e realizzati da tutti gli stati membri.

Mi dispiace molto dover scrivere che l’Italia è in ritardo. Si parla molto e si sprecano tante riunioni per definire come far ripartire il paese. Ecco, secondo l’ultimo dossier della Banca Mondiale, l’Italia investe meno del 2 per cento del proprio prodotto interno lordo nelle TLC contro il 3,5 per cento degli Stati Uniti, per esempio.

L’Agenda Digitale si prefigge di recuperare il tempo perduto e il Ministero dello Sviluppo parla di iniziative per circa 2,5 miliardi di euro per il primo anno di investimenti nel progetto. A pieno regime, il governo parla della produzione di circa 4,3 miliardi di euro e di 54mila nuovi occupati permanenti e 19mila occupati durante la fase della spesa.

Passato il tempo e cambiati un paio di governi, nel giugno 2012 è stata istituita – con il famoso “decreto sviluppo” – l’Agenzia per l’Italia Digitale, che dovràverificare l’attuazione dei piani e delle linee guida indicate nell’ADI. E, cosa non da poco, identificare le migliori soluzioni per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e per i servizi rivolti ai cittadini, compresa la possibilità di gestire gli stessi dati con programmi diversi e compatibili tra loro.

Essendo Creator di una Start Up incubata al Politecnico di Torino, sono stata incaricata da Marina Cimavicepresidente di Federmanager Minerva (di cui faccio parte), di scrivere per il nuovo blog dedicato all’Agenda Digitale. Il blog non è ancora on line e così ho tempo per  acquisire informazioni e, se possibile, maggiori competenze.

Sono così andata a cercarmi quali sono esattamente gli argomenti che potranno essere trattati. Ecco un elenco che, dal mio punto di vista, è molto interessante.

1. Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini: carta d’identità e tessera sanitaria elettronica; anagrafe unificata, archivio delle strade, domicilio digitale e posta elettronica certificata obbligatoria per le imprese.

2. Amministrazione digitale: dati e informazioni in formato aperto e accessibile, compresi quelli della pubblica amministrazione; biglietti di viaggio elettronici, sistemi digitali per l’acquisto di beni e servizi, trasmissione obbligatoria dei documenti via Internet.

3. Servizi e innovazioni per favorire l’istruzione digitale: certificati e fascicoli elettronici nelle università, testi scolastici digitali.

4. Misure per la sanità digitale: fascicoli sanitari elettronici, prescrizioni mediche digitali.

5. Forte impulso per la banda larga e ultralarga.

6. Moneta e fatturazione elettronica: pagamenti elettronici anche per le pubbliche amministrazioni, utilizzo della moneta elettronica.

7. Giustizia digitale: notifiche e biglietti di cancelleria dei tribunali per via elettronica, modifiche alla legge fallimentare per procedere in via telematica, ricerca e incentivi per società attive nelle nuove tecnologie.

Ecco, questo è l’elenco. Chissà quando tutto questo verrà realizzato. Perché ad esempio, anche solo il punto relativo alla realizzazione della banda larga si scontra con la scarsità di fondi a disposizione o, se devo essere sincera, con l’incapacità gestionale di destinare le risorse giuste nei posti necessari.

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– Agenda Digitale: il nuovo avanza. Per tutti, forse

Agenda Digitale: il nuovo avanza. Per tutti, forse.

Ricostruire le condizioni di innovazione e di sviluppo del paese. Questo è il percorso indicato dall’Agenda Digitale. Del governo italiano, della Commissione Europea, delle regioni più avanzate.

Si tratta di una grande occasione per tutti gli italiani: governo, imprese, cittadini, pubblica amministrazione. Fondamentale è capire l’obiettivo, perché l’Agenda Digitale crea opinioni divergenti. Alcuni la temono, altri non la capiscono. In realtà si tratta di un programma di lavoro con obiettivi ben chiari. I punti da affrontare sono moltissimi, da sviscerare e risolvere ad uno ad uno, ma in perfetto accordo fra le parti interessate e senza protagonismi. Si parla di digitalizzazione per la riforma dello Stato. Ma come? In che modo?  Al via – pare – anagrafe, identità e fatturazione elettronica. Decisiva la razionalizzazione delle reti di telecomunicazioni. Interessante il programma Destinazione Italia, creato ad hoc per attrarre capitali e talenti dall’estero.

Passare dal descrittivo all’operativo. È questo quello che serve: concretezza e operatività. Un suggerimento arriva dall’Emilia-Romagna. Lo scorso mese di ottobre, Alfredo Peri, Assessore alle reti di infrastrutture materiali e immateriali della Regione Emilia-Romagna, ha auspicato “la nascita di una vera e propria ‘Costituente digitale’ formata dal tutte le Regioni e dal Governo. Uno strumento efficace in grado di riportare l’attenzione a livello nazionale sui temi dell’Agenda Digitale e colmare il divario con il resto d’Europa.”

Una buona occasione da cogliere subito, vista l’entità della nuova programmazione dei fondi europei. Già. Sembra incredibile, ma nei giorni scorsi il Governo ha messo uno stop. Una brutta notizia che arriva proprio in concomitanza dei bandi di gara organizzati per i fondi europei finora stanziati (circa 65 milioni di euro), per estendere la banda ultralarga (dai 30 megabit in sù) ad oltre un milione di persone in Calabria. A gennaio sarà il turno della Puglia, con 58 milioni di euro, che andrà a chiudere una serie di bandi che hanno visto già assegnati 122 milioni di euro a Telecom Italia per la banda ultralarga in Campania. Tutto questo è stato possibile utilizzando i fondi della programmazione 2007-2013. Lo stop ai nuovi fondi rischia di generare ritardi dannosi per il paese.

Roberto Sambuco, capo dipartimento comunicazioni al Ministero dello Sviluppo Economico, sostiene su Repubblica che per scuotere dal torpore burocratico e dirigenziale sia necessario “oltre a leggi e piani pluriennali, conferire poteri straordinari a manager che ripensino l’organizzazione e la concezione delle diverse strutture per sfruttare appieno le potenzialità all’ICT e valorizzare le migliori professionalità”.

Considerando che le innovazioni introdotte dall’Agenda Digitale potrebbero far risparmiare allo Stato circa un miliardo di euro al mese, ci auguriamo che il tempo delle parole sia terminato e che si passi ai fatti.

Il Cloud in Italia vale 443 milioni di euro. Ma le PMI restano indietro

La settimana scorsa ho frequentato a Milano un corso di aggiornamento sul Cloud. Dati davvero interessanti seppure nella realtà del quotidiano, a parte le grandi aziende, sono pochi ad investire nel Cloud. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Cloud & ICT Politecnico di Milano, il Cloud in Italia nel 2012 valeva circa 443 milioni di euro (il 2,5% della spesa totale IT nel Belpaese), con incrementi del 25% anno su anno. Un mercato ancora piccolo ma in costante crescita. 

Per esperienza diretta, credo che più del 60% delle grandi imprese adotti già tecnologie Cloud per quanto riguarda la posta elettronica, i sistemi di Unified Communication and Collaboration, la gestione delle risorse umane, lo scambio documentale, il CRM, la gestione acquisti, l’ERP e la Business Intelligence.

Il dato che mi ha incuriosito maggiormente, perché coincide con quello relativo agli investimenti in comunicazione, è quello che si riferisce alle imprese sotto i 250 addetti. Solo il 22% dichiara di avere avviato progetti Cloud, il 2% intende introdurli e il 76% non ne fa utilizzo né si dimostra interessata.

Credo che questo sia il lato più critico dell’intera vicenda. Il corso frequentato mi ha chiarito che utilizzare una tecnologia Cloud consente fortissimi risparmi. Penso alla mia attività o, più direttamente, a quella di molti clienti e colleghi. È stato riportato il dato, impressionante davvero, che l’adozione di tecnologia Cloud potrebbe portare ad un risparmio di 450 milioni di euro entro il 2015. Risparmio che potrebbe arrivare a 1 miliardo di euro se i livelli di adozione fossero analoghi ad altri Paesi leader e se facessimo nostre le best practice di mercato.

Qui ritorno al discorso dolente dell’Agenda Digitale. Un punto nevralgico per lo sviluppo dell’Italia che sembra non voler essere affrontato. Le uniche voci insistenti sono quelle relative ai tagli e agli aumenti delle tasse. Eppure, investimenti in questa direzione per la Pubblica Amministrazione rappresentano un sicuro riallineamento delle voci di spesa.

La mia unica domanda riguarda la sicurezza dei dati. Proprio ieri ho ricevuto una mail da Adobeche mi annunciava che il portale era stato hackerato e che la mia password era stata reimpostata in maniera automatica. Quindi le transazioni su carta di credito sono state hackerate e con loro i dati sensibili. Ammetto che la situazione mi ha fatto crescere alcuni dubbi. Sicuramente esiste una soluzione anche se, immagino, più costosa.

Web e Digital. Il futuro, adesso. Ma a che punto è l’Agenda Digitale?

Waiting for…

Attendo con ansia di partecipare al @Digitalfestival di Torino. Apre domani. Intenso, interessante, innovativo. Ci saranno folle di visitatori e di addetti al settore. Un pienone di workshop, eventi live, presentazioni e molto molto networking. Ma ho un pensiero  che mi tormenta. Un tarlo che non mi lascia tranquilla. Il nuovo governo finalmente si è insediato. Ma io non ho ancora sentito parlare dell’Agenda Digitale. Che cos’è l’Agenda digitale? Si tratta di misure. Provvedimenti che un ente attuatore – l’Agenzia per l’Italia Digitale – deve attuare subito per portare fuori il paese dalla crisi. Parlo della vera innovazione: banda larga e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Però questa famosa Agenzia Digitale non è ancora del tutto operativa.

Quindi a che serve parlare di digital se poi ci mancano le basi? Mi spiego. A cosa serve che la società civile, le aziende e chi lavora nel privato vada alla velocità della luce se la Pubblica Amministrazione non si svecchia? Ho curiosato sul sito di Agendadigitale.eu. Ho letto, se ho capito bene, che il Decreto Crescita 2.0 (quello che ha dato il via all’Agenda) prevede ben diciannove novità. Cinque sono state attuate, sei entreranno in vigore verso il 2014-15. Ma otto sono ancora nell’etere. Di cosa sto parlando? Cito un progetto a caso. La carta d’identità elettronica. Il pezzettino di plastica chippato che finalmente ci libera dall’assurdo pezzo di carta telata che puntualmente riduco ad uno straccio.

Non si può avere. Perché manca il decreto attuativo che definisce le modalità di funzionamento dell’Anagrafe nazionale digitale. Che in parole semplici sarebbe una delle prime forme di unificazione di tutti i nostri dati posseduti dalla PA e quindi, sospiro di sollievo, la fine delle corse pazze da un ufficio all’altro rincorrendo i nostri documenti. Un sogno. Cito da @Gianluca Dettori: Stesso destino per il decreto in materia di domicilio informatico, per quello sull’innovazione nel sistema dei trasporti e, soprattutto, per “l’Agenda nazionale che definisce i contenuti e gli obiettivi delle politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico” e per il “rapporto annuale sullo stato del processo di valorizzazione in Italia” che avrebbero dovuto essere approvati ormai da mesi a norma di quanto previsto all’art. 9. Manca il decreto attuativo per la digitalizzazione dei certificati di nascita e morte e quello per il Fascicolo Sanitario Elettronico (che doveva arrivare entro marzo). Idem per quello sugli incentivi fiscali alle startup e per le facilitazioni per gli scavi della fibra ottica.

È vero che solo per alcuni di questi decreti si può parlare formalmente di ritardi, perché per molti non c’era una scadenza definita nel Crescita 2.0. Eppure questo stessa indefinitezza è una debolezza del Crescita 2.0 che ora emerge in tutta la sua evidenza.

A caduta, la mancata operatività dell’Agenzia per l’Italia Digitale  crea un intoppo per le misure di eGovernment e Smart City. La mancanza di un direttivo blocca tutto. Mancano i decreti attuativi che servono a snellire la burocrazia e l’uso della carta. Niente firme elettroniche, documento informatico, conservazione sostitutivi, protocollo informatico e fattura elettronica obbligatoria.

Quindi, domani andrò al @DigitalFestival. Vivrò in una realtà parallela virtuale comune ai paesi sviluppati del pianeta. Perché sui giornali e in televisione si parla di crisi economica e di taglio ai costi della politica. Di crescita azzerata e di esodati. Come se l’Italia potesse ancora aspettare.