Lezione di Crowdfunding n° 29. Sette passi per avere successo.

Ieri pomeriggio, rispondendo al questionario per accreditare la piattaforma www.innamoratidellacultura.it al sito www.crowdf4culture.eu , mi sono venute in mente le tre domande che regolarmente mi vengono poste da chi deve iniziare un progetto di crowdfunding.

“ Quali sono gli elementi comuni che caratterizzano una campagna di assoluto  successo? Quale piattaforma è meglio per il mio business o  la mia campagna? Che cosa devo offrire ai miei donatori o investitori?”

Credo che le risposte possibili ed esaurienti siano sostanzialmente 7. Questo è il tema della Lesson di oggi. Imparare ad avere successo partendo dalle basi  e seguendo i passi.

Tip 1:  scegli con cura la piattaforma

Il primo passo, prima ancora di definire gli obiettivi della raccolta , è certamente quello di identificare la piattaforma.  Le piattaforme sembrano tutte uguali ma non è così. Le variabili sono molte. Generalista o verticale. Contratto keep it all oppure flessibile. In ogni caso scordatevi che sia la piattaforma a raccogliere al posto vostro. Questa è una leggenda metropolitana e può essere vera per progetti molto cool su grandi piattaforme americane o inglesi. Da noi è ancora tutto a carico del progettista. Altra differenza. La campagna è equity o reward? Ad ognuno la sua piattaforma.

Tip 2: Pitch e Storytelling

Le campagne con il video raccolgono di più?  Si,  per questo motivo  il video promozionale di una campagna di crowdfunding  va scritto e girato  seguendo determinati criteri.  Innanzi tutto è bene ricordare che il crowdfunding si esprime  online. Lo scopo del video è quello di catturare l’attenzione delle persone quando sono online e quindi sono iperstimolate e distratte da mille situazioni e contenuti.

Ecco perchè il video pitch deve contenere un messaggio costruito in modo tale che possa catalizzare l’attenzione dei “due cervelli” dei potenziali donatori e finanziatori: il cervello razionale e il cervello emozionale.

Il modo più efficace è quello di raccontare una grande storia il cui soggetto verte sui sogni e gli obiettivi del progettista oppure l’attenzione è focalizzata sul progetto e, soprattutto sui motivi che rendono il progetto appetibile per chi dona.

Tip 3: Focalizzarsi su ciò che può essere benefico per i donatori

Sembra un controsenso ma non lo è. La campagna di crowdfunding  serve a voi per raccogliere soldi ma il messaggio da veicolare deve essere  focalizzato sul far percepire vantaggi e benefici per il donatore.

Come si riesce a fare questo? Nelle campagne di tipo reward, un buon segnale viene dato dalle ricompense. Più sono curate e legate alla campagna e più aumentano le possibilità che le persone scelgano di donarvi il proprio denaro. Un buon sistema è certamente quello di chiedervi se, trovandovi al posto del donatore, vi piacerebbe ricevere quel tipo di ricompensa. Vi attira o vi annoia? Sembra pensato apposta per voi oppure assomiglia a un avanzo della cantina?

Nelle campagne di tipo equity invece è importante definire con chiarezza I termini di ciò che offrite a chi investe su di voi.

 

Tip 4:  Coinvolgere i sostenitori

L’errore più comune che viene compiuto da chi decide di lanciare una campagna di crowdfunding per la prima volta (sia reward che equity) è certamente quello di non coinvolgere adeguatamente il primo livello di sostenitori: amici, parenti,colleghi, conoscenti.

Quando parte la campagna  è fondamentale che i propri contatti siano avvisati e pronti a donare.  Una campagna che accelera rapidamente attira l’attenzione benevolente di persone che, magari non si sentono coinvolte ma, se opportunamente stimolate,  possono diventarlo perché verificano il successo dell’idea o del progetto.

 

 

 

 

Tip 5: il potere dei grandi donatori

Che cosa succede una volta che i donatori di prima fascia hanno donato? Come fare per ottenere nuove donazioni? Un metodo infallibile, è quello di analizzare ed elencare con attenzione prima che la campagna vada online, quali sono i potenziali grandi donatori. Possono essere persone oppure aziende intenzionate a sponsorizzarvi. Non si può sapere chi fino a quando non lo si contatta. Il grande donatore spesso non sa nulla di voi e del vostro progetto. Ecco perchè è importante coinvolgerlo e fare il possibile per presentare la propria idea e I vantaggi che derivano dal sostenerla. Il mio suggerimento è quello di creare ricompense speciali, dedicate a fasce alte di donazione e con un alto potenziale di gratificazione.

Per le campagne equity funziona allo stesso modo. E’ sempre ottimo trovare un potenziale investitore prima di andare online.  Questo evita la desolazione della campagna a 0 donazioni e invogli altri potenziali donatori a intervenire.

 


Tip 6: pianificazione marketing e strategia di comunicazione

Le piattaforme di crowdfunding non raccolgono soldi. Punto.  Indipendentemente dalla piattaforma, I risultati che si ottengono sono proporzionali allo sforzo e all’attenzione che si dà  alla piattaforma e a come si è  in grado di collegare gli sforzi di raccolta fondi sia online che offline.

Nel caso di campagne lanciate su  piattaforme di crowdfunding di tipo reward, i progettisti impiegano mesi a pensare e poi a costruire la parte strategica di marketing e la comunicazione della propria campagna. Sanno che nella pianificazione devono tenere conto di costi fissi per spingere la campagna e anche per gestirla. Nulla si ottiene per caso, sempre più persone lo hanno capito e quando partono con la campagna sanno cosa devono fare.

Nel caso di campagne equity, il grosso del lavoro è focalizzato sulla strutturazione dell’offerta e sulla costruzione di solidi contratti  legali .In tutti e due i casi la presentazione è fondamentale per attirare investitori.

 

Tip 7:  osservare i dati

In tutto il mondo il mercato del crowdfunding sta crescendo vertiginosamente. In Italia un po’ meno ma i dati sono confortanti.

Questo significa che ci sono più piattaforme, più progetti e che le persone sono soggette oggi più di ieri a continue sollecitazioni da parte di progettisti, Start Up e imprese.

Nel crowdfunding di tipo reward, proviamo a pensare che l’obiettivo di raccolta sia di 50.000 euro.

Se è vero che la cifra media di donazione sia americana che nazionale si attesta sui 25$, presumendo un tasso di conversione dei visitatori che possono finanziare la vostra campagna  del 3% , ci vorranno 66,000 persone sul web che, al tasso indicato si traducono in 2000 donatori attivi.  Questo significa ottenere tantissimo traffico nei 45 giorni della campagna e moltissimi donatori. Un modo per ovviare è quello di inserire delle ricompense per cifre più alte. Ma devono essere allettanti altrimenti nessuno le sceglie.

Nel crowfdfunding di tipo equity è possibile ottenere pochi dollari da moltissimi investitori . Nel caso di 500.000 euro sono sufficienti 50 investitori da 10.000 euro per raggiungere l’obiettivo.  Perché è più facile trovare molti investitori da 10.000 che uno o due da 100.000 o 200.000.

Per concludere, è evidente che il crowdfunding ha già trasformato e continuerà a trasformare le regole dell’investimento e del fundraising.  Mi aspetto che il mercato,  che in Italia sta maturando, nei prossimi anni aggiunga strumenti di finanziamento dal basso anche per l’immobiliare e  la sanità. Prima lo capiamo e meglio sarà per tutti.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Lezione di Crowdfunding n°28. Il video.

Le ricerche americane lo dicono chiaramente: le campagne di crowdfunding con un video raccolgono meglio e prima rispetto a quelle senza il video. O con un video fatto male. Questo risultato è riferito a tutti i tipi di campagna, anche a quelle di tipo “equity”.

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Esistono delle linee quide per realizzare un buon video?

Si, no. La verità è che molto dipende dal proprio gusto personale e dalla capacità di comunicare la propria idea. Un suggerimento che mi sento di dare a chi desidera lanciare una campagna è certamente quello di cercare su più portali  i video di campagne di successo uguali per tipologia a quella che si ha in mente.  Scrivere la struttura e, perchè no, anche copiare.

La differenza fra campagne di successo e campagne che raccolgono poco salta all’occhio.

Quali sono i fattori che determinano il successo di una campagna? Il video è al primo posto!

registaQuanto deve essere lungo un video?

Due o tre minuti. Di meno è poco, di più è troppo.  E’ poco tempo, ecco perché è indispensabile essere concise e chiari.

Scrivere uno storyboard per avere subito sott’occhio la situazione è una buona idea. Il messaggio deve arrivare immediato, essenziale. La richiesta, ci deve essere, garbata ma diretta. Molti chiedono se il video è sufficiente. La risposta è sì, è sufficiente perché la pagina della campagna  che viene messa a disposizione serve proprio perché le informazioni che il video non riporta possano essere descritte con la massima chiarezza e sin dei minimi dettagli.

Il video serve a vendere l’idea. Deve contenere quella che in gergo è definita “call to action”. Cioà la chiamata ad agire. Il famoso “dona ora”, per intenderci.

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In ogni caso, girare un video di qualità è un ‘impresa non da poco. Ecco alcune indicazioni che, se seguite, possono aiutare.

  1. Scrivere uno storyboard. Cioè descrivere scena per scena che cosa deve succedere, chi lo fa succederee che cosa viene detto. Come in un film vero
  2. Rileggere lo “script” e chiedere a tutti, parenti, amici e sconosciuti di avere un feedback
  3. Enunciare scopi e richieste con fiducia , chiarezza e a voce alta.
  4. Eliminare rumori e scricchiolii dall’audio
  5. Girare in piena luce per evitare l’effetto film dell’orrore.
  6. Illustrare il progetto con chiarezza
  7. Usare le angolature, lo zoom, I passaggi con cognizione di causa per non infastidire lo spettatore.
  8. Chi presenta il video deve essere inquadrato in centro
  9. Anche la scena merita la massima cura. Ci sono oggetti? Paesaggi? Interni o esterni? L’idea è di realizzare qualcosa di autentico non di arraffazzonato
  10. Il progetto ha dei colori? Avete un marchio? Coordinare e abbinare abiti, colori  per dare anche una linea guida cromatica alla campagna è certamente una buona idea.
  11. Andateci piano con la colonna sonora: se il progetto non è musicale rischiate di distrarre chi guarda piuttosto che attrarlo
  12. Usate un programma di editing, ce ne sono moltissimi a disposizione anche per chi di video non ne sa nulla

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La grande opportunità offerta dalla tecnologia rende le cose più facili.

Tablet e smartphone spesso hanno in dotazione videocamere dalla resa eccellente. Last but not least, fatevi aiutare da qualcuno che sa come si fa.  Il crowdfunding è basato sulla condivisione.

Personalmente ho visto campagne realizzate bene e gratuitamente proprio grazie all’aiuto degli amici. Ognuno con una competenza.  I risultati ,se le cose sono fatte con perizia, si notano.

Emanuela Negro-Ferrero www.innamoratidellacultura.it

 

Londra capitale del crowdfunding. L’Italia cresce, ma non troppo.

In Italia il crowdfunding cresce ma non troppo. Certamente una causa la si può trovare nel ritardo digitale che ci affligge e, anche nella mancanza di una mentalità sharing che all’estero fa già parte di un comportamento acquisito. I dati sono comunque confortanti e, così come stiamo imparando a condividere la casa, l’auto e la barca, presto impareremo che, se condividiamo i nostri sogni e progetti con le altre persone possiamo realmente arrivare a finanziarli.

Stiamo attraversando il guado e la dimostrazione è il successo di alcune campagne e la crescita di alcune  piattaforme. Il fatturato da noi non raggiunge nemmeno lontanamente i 590 milioni di dollari raccolti da Kickstarter nel 2016 . I 3 milioni di euro delle nostre piattaforme top sono ancora poca cosa ma il segnale che il cambiamento è in corso è piuttosto forte.  I dati pubblicati dal “The crowdfunding Center” intitolato “2016: State of the Crowdfunding Nation” evidenziano  una crescita del crowdfunding di tipo reward (a ricompensa) i tutti i paesi di lingua inglese, Londra in testa davanti ai colossi americani Kickstarter e Indiegogo.

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Grandissimi esperti di crowdfunding come Daryl Hatton, fondatore di Fundrazr e Sponsifi, definiscono questa crescita esponenziale del crowdfunding come “disruptive” indicando che questa specifica innovazione ha già  un impatto enorme sulla società e che la sua costante ascesa sta cambiando radicalmente i modelli di finanziamento. Non è un caso che i progetti più finanziati siano quelli di tipo tecnologico.

La campagna per il “Peeble” ha raccolto 20 milioni di dollari superando il 4.000% dell’obiettivo di raccolta. Anche la campagna per “Exploding Kittens”” ha raccolto  8,8 milioni di dollari con più di 219.000 finanziatori. Entrambe erano di tipo reward ed entrambe le campagne hanno evitato al progettista il passaggio iniziale di seed da Angel Investor o Venture Capital. Tutti noi startuppati sappiamo bene la fatica di cercare fondi per la propria impresa.

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Una campagna di crowdfunding  offre un finanziamento senza pitch,  business plan,  executive summary. e altre amenità.  Oltretutto, per una start up o un’azienda, poter testare subito il gradimento del prodotto è  un enorme passo che va oltre  i metodi tradizionali di finanziamento.

Il  crowdfunding sta generando  un impatto economico importante che non è ancora possibile calcolare.

Per una PMI o una Start Up ottenere un’iniezione di denaro liquido in una fase in cui il proprio  fatturato non risulta ancora appetibile è  un grandissimo aiuto.

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In Italia la situazione per i progetti culturali è differente. Le classifiche inglesi danno in crescita cinema, musica, arte, editoria, teatro.

Da noi i  progettisti culturali non possono ancora pensare di raccogliere cifre così importanti. Quello che suggeriamo sin dai primi approcci è  di attivarsi per costruire attorno a sé una solida rete di sostegno e mettere a punto strumenti di comunicazione e relazionali utili per poter effettuare una raccolta fondi dal basso.

Un dato che mi ha incuriosita leggendo il report, è l’aumento sensibile delle campagne con contratto “fisso” rispetto a quelle con contratto “flessibile”. Penso  che ogni progetto sia diverso e, prima di scegliere un contratto oppure un altro, ritengo  necessario effettuare un’analisi realistica di contenuti, obiettivi, proponente e progetto. Solo in un secondo momento si decide quale tipo di contratto sottoscrivere.

Quello che rimane leggendo questo genere di report, è la grande soddisfazione di aver scelto anni fa una strada di cambiamento che ha e avrà un impatto sempre più forte sulla società. A prescindere dalla politica e dalla crisi economica.  Anzi, più ci sarà crisi e più il crowdfunding potrà radicarsi come forma abituale di comportamento.

In Italia, la nostra creatività innata ha fatto sì che il crowdfunding in stia  prendendo forme diverse, ibride. Da noi  è possibile realizzare campagne dotate di grant,

Seguo con una certa inquietudine la strada intrapresa da  alcune  Fondazioni bancarie:  l’erogazione del contributo è condizionata al raggiungimento dell’obiettivo . Una sorta di carota per ottenere più soldi.  Bene? Male? Non so. Pensavo che le fondazioni bancarie fossero enti erogativi.

Credo che una campagna di crowdfunding debba  partire da una scelta, non da un obbligo o dalla necessità di incassare denaro.  Che si regga su valori umani di condivisione e amore.

Chi si occupa di politica e di economia non credo possa comprendere  questo tipo di  visione.

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Un assessore  che decide di costruire un portale di crowdfunding per la cultura coadiuvato da una fondazione bancaria non ha compreso  quale è il suo ruolo.  Il rischio, è quello di rovinare un settore  che si basa  su valori come la fiducia e la trasparenza.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Ho tanti amici? Si. Allora posso fare un crowdfunding.

Il crowdfunding è il termine inglese con cui viene definita l’attività di raccolta fondi dal basso che, in Italia come nel resto del mondo, sta dimostrando di essere uno strumento molto efficace per chi cerca un finanziamento diretto senza vincoli ne’ tempi di attesa strazianti. La domanda che ognuno dovrebbe porsi prima di iniziare a progettare la sua campagna di crowdfunding è: ho tanti amici? Si. Allora si può fare un crowdfunding .

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Se fino a due anni fa i giornali ancora sbagliavano a scrivere correttamente il termine, oggi è facile leggere notizie di successi e raccolte fortunate.  Ma attenzione. Una campagna di crowdfunding non è sinonimo di soldi facili e nemmeno di relax. Si tratta  pur sempre di una raccolta fondi e, in quanto tale, a monte del  progetto sono necessari una grande preparazione, studio della situazione e, nelle fasi esecutive, determinazione e focus.

Che cosa determina quindi il successo o , magari, l’insuccesso di una campagna di crowdfunding?  E chi sono le persone che sostengono una campagna e donano il loro denaro per consentire ad un estraneo di realizzare il proprio sogno?  Si tratta per lo più dei contatti diretti. Il cerchio di persone che il progettista già conosce e che sono in contatto con lui e con la sua idea. Può essere un elenco ristretto (i famosi parenti e amici) oppure, come nel caso di Associazioni, Compagnie Teatrali, registi , si tratta di  persone iscritte o in qualche modo già fidelizzate. Un esempio? La famosa campagna per l’Indice dei Libri del Mese” che ha raccolto oltre 15.000 euro, è stata sostenuta in maniera entusiasta dagli abbonati storici, dai dipendenti della rivista e, soprattutto,  dagli amici e conoscenti dell’amministratore delegato. Che è stato in grado di catalizzare l’attenzione della sua comunità di riferimento grazie  alla forza del suo sogno e a trasmetterla servendosi di uno staff di comunicazione esterno preparato e incisivo.

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Nella fase di pre- campagna, nulla deve essere lasciato al caso. Mediamente, una campagna di crowdfunding per avere successo dovrebbe avere una gestazione di almeno sei mesi.  Se il lavoro è stato eseguito bene, nei primi giorni di campagna circa il 20% dell’importo dovrebbe risultare coperto. E negli ultimi giorni si dovrebbe riscontrare una nuova impennata di donazioni. Dovuta soprattutto ai solleciti al famoso cerchio di parenti e amici coinvolti ad essere promotori e diffusori della campagna stessa o alla diffusione sui social del successo della raccolta. Le persone donano se vedono che funziona e, quando funziona, il progettista è maggiormente determinato a chiedere perché sa che otterrà.

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Quindi, che cosa si deve fare quando si decide di lanciare una campagna di crowdfunding? Il primo passo che consiglio sempre  di fare è l’analisi della rete. In pratica, si tratta di stendere un elenco. Quanti amici ho? Quanti fan?  I nominativi che ho nel mio database sono aggiornati? Li posso dividere categorie? Tipo “amici gold”, “amici silver” e “conoscenti”?  Una volta steso l’elenco, lo devo provare. Contattando le persone, raccontando la mia storia, spendendomi in prima persona per ottenere la loro attenzione, consenso e appoggio economico.

Molti, quando pongo questa domanda affermano con sicurezza che “per la lista non c’è problema”. Invece il problema c’è e va affrontato subito. Perché il crowdfunding significa veramente costruire una rete di relazioni. Cioè fare amicizia e volersi bene.

Ecco perché il pronome da utilizzare nella comunicazione non è “io” ma “noi”. Senza questo allargamento a una proprietà emotiva plurale nessuno vorrà donare. Magari, se proprio insistete, lo farà ab torto collo o per sfinimento. Ma non sarà certo un vostro entusiasta sostenitore . Magari, in futuro,  quando vi incontrerà cambierà strada. Non è questo che si vuole ottenere, giusto?

Le piattaforme di crowdfunding offrono ai progettisti anche uno spazio web in forma gratuita  che viene utilizzato per descrivere la campagna.  E’ sempre bene mantenere  la propria  pagina aggiornata inserendo ciò che vi accade  per raccontare ai propri follower in tempo reale come sta andando. Questo  diario di bordo è uno strumento di comunicazione estremamente utile ed efficace perché non solo aumenta la credibilità ma, soprattutto, perché avvicina le persone  e le rende partecipi.

Volete che chi sta attorno a voi sostenga la vostra idea? Chiedetegli se è #innamoratodellacultura.  Poi, partite con la programmazione.

Emanuela Negro-Ferrerowww.innamoratidellacultura.it

Gennaio 2017. Buon inizio d’anno per la cultura italiana.

Gennaio 2017. L’anno  inizia con un’ottima notizia  per la cultura italiana. Le due principali Regge italiane sono saltate in testa alle classifiche per numero di visitatori. Mi riferisco alla  Reggia di Caserta e a quella di  Venaria Reale. Una al Nord e l’altra al Sud. Entrambe meravigliose ed in grado di offrire esperienze culturali ed emozionali indimenticabili. Davvero una nota positiva  in mezzo a un mare di guerra e di disperazione.

La Reggia di venaria e i suoi giardini
La Reggia di venaria e i suoi giardini

I siti culturali  durante le vacanze di Natale sono stati letteralmente presi d’assalto dai turisti e questo non può che far piacere. Perché conferma quello che ormai in molti ripetono  da tempo e cioè che “con la cultura si mangia”. Questa espressione, che non è delle più felici, è supportata da solidi dati che dimostrano che la cultura in Italia è in grado di creare posti di lavoro. Che si tratti di una mostra, di uno spettacolo oppure di un museo o di un bene artistico, sempre più persone scelgono di dedicare i loro momenti liberi a fruire dell’offerta. Il turismo straniero ama da sempre visitare le nostre città d’arte. Il classico giro Napoli, Roma, Bologna, Venezia, Milano oggi è arricchito dal turismo culturale minore. Quello dei luoghi ancora incontaminati, dei paesaggi mozzafiato, delle tradizioni culinarie secolari e ancora artigianali.

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La cultura in Italia produce un indotto lavorativo con ricadute sul territorio circostante di milioni di euro. Il rapporto Federculture 2015 attestava una produzione di valore pari al 5.7 del pil. Più del comparto metalmeccanico, per esempio. E in un modo molto più bello e sostenibile. Ma, perché l’Italia alle prese con lo spread e il punitivo rigore germanico non inizia a sfruttare questa risorsa? La cultura  è un asset e utilizzarla per uscire da questa crisi che ci attanaglia da anche troppi anni renderebbe giustizia ad un paese che, tramontata la fase industriale, può puntare su tutto quello che gli stranieri ammirano e desiderano. Esiste l’offerta, esiste la domanda: che cosa stiamo aspettando?

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

Seguendo questo punto di vista, considero che anche la  cultura è un’industria e, per logica,  come tale si merita un piano industriale. A onore del vero nel 2016 il Ministero dei Beni Culturali ha fatto moltissimi passi avanti. L’Art Bonus ideato da Dario Franceschini – e che a noi continua a non piacere per la sua asetticità – , ad ogni buon modo a giugno del 2016 aveva superato i 100 milioni di raccolta consentendo diversi interventi di recupero ed il sostegno di importanti enti culturali come la Scala di Milano e l’Arena di Verona. Ma ancora non basta. Perché l’Italia non è la Francia, non è la Spagna e nemmeno la Germania. Il  nostro patrimonio artistico e architettonico è unico al mondo e, soprattutto, diffuso su tutto il territorio. L’effetto, ipoteticamente visto dal cielo è quello di  un  “museo a cielo aperto “ che, ci ripetiamo, se solo venisse valorizzato, potrebbe creare posti di lavoro per moltissime persone.

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E  il crowdfunding? Dove si può collocare questo strumento di finanziamento alternativo? E perché le realtà culturali italiane lo usano così poco? Credo che i fattori siano molti. In primis, la confusione che ancora regna in Italia su questo argomento. Secondariamente, la paura di affrontare una attività si redditizia ma percepita come “faticosa” in termini di impegno, tempo e competenze.

Crowdfunding del Museo del Louvre
Crowdfunding del Museo del Louvre

Eppure il  Museo del Louvre ha scelto di promuovere campagne di crowdfunding invece che sostenere semplici azioni di raccolta fondi?  La risposta è tutta in una sola parola:  “comunità”.  Una campagna di crowdfunding, gestita con i tempi e i modi corretti, garantisce risultati in termini di nuova affiliazione, fidelizzazione, fiducia e, infine denaro.  Ma non solo. In termini semplici, comunicare con il digitale allarga il raggio delle informazioni e consente di realizzare campagne di comunicazione e branding a costi veramente bassi.  I dati parlano chiaro. Venaria ha registrato 28.000 ingressi nel periodo natalizio http://www.zipnews.it/2016/12/reggia-di-venaria-boom-di-turisti-nel-ponte-dellimmacolata/ , Caserta nel 2016 ha registrato 650.000 visitatori http://www.lastampadelmezzogiorno.it/salute-e-benessere-specializzata-2/23894-caserta-reggia-boom-turisti-2016.html .

Cosa succederebbe se ad ognuno dei visitatori venisse chiesto di contribuire a una campagna di crowdfunding,  al momento dell’uscita?  Si potrebbe migliorare il bilancio? Restaurare uno dei tanti meravigliosi pezzi che questi palazzi hanno sempre in conto di fare? Conservare quello che già c’è?  Costruire una comunità di #innamoratidellacultura che da oggi in poi possono fare parte del progetto? Bei problemi…

 

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

“Presepe” o “presepio”? La storia della Sacra Famiglia nei secoli.

“Presepe” o “presepio”? La dizione è corretta in entrambi i casi.   Alessandro Manzoni nel suo componimento sul Natale usava entrambe le  parole e questo dovrebbe fugar e qualsiasi dubbio linguistico. Nel mondo cristiano, ovunque nel mondo la nascita di Gesù viene rappresentata dal presepe, Che può essere interpretato da persone in carne ed ossa che recitano la storia della Sacra Famiglia, oppure da personaggi in miniatura. Nei paesi è sempre stata viva la tradizione di allestire presepi di grandi dimensioni e in quasi tutte le chiese italiane il presepe è l’attrazione natalizia principale.

angeli per presepio di epoca barocca
angeli per presepio di epoca barocca

 

La narrazione della natività di Gesà Cristo risale agli evangelisti Luca e Matteo e nelle catacombe di Roma sono presenti diverse immagini della natività.

Ma il primo presepe, quello che diede il via ufficiale alla tradizione natalizia venne allestito nel 1223. A Greggio, all’interno di una caverna in un bosco, San Francesco d’Assisi allestì una mangiatoia e tenne una predica di Natale davanti a una folla. Le persone raccolte, quasi tutte analfabete, poterono imparare la storia della natività e così comprenderne il significato.  Da quella data in avanti la tradizione del presepe inizio a diffondersi e nel 1289  nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma ,venne realizzato un presepe con una capanna intagliata in alabastro dove è stata rappresentata l’adorazione dei Magi.

presepio napoletano
presepio napoletano

In Italia, Francia e Spagna, il periodo Barocco vede la massima  fioritura dei presepi . I Gesuiti fecero costruire presepi ricchissimi con personaggi ed oggetti abbelliti con vestiti cuciti a mano, capelli e gioielli  e costruire che l’usanza si estese ben presto oltreconfine nelle chiese di tutta l’Europa cattolica. Quella dei presepi divenne una vera e propria arte nel XVIII secolo, quando si iniziò ad ampliare la storia del Natale con vari episodi rappresentati in chiese castelli e case. A Bressanone oggi è possibile ammirare il più famoso dei presepi annuali, quello composto da oltre 4000 figure.

A Napoli una via dedicata ai presepi
A Napoli una via dedicata ai presepi

Costruire da sé il proprio presepe è un compito affatto banale. A Napoli, ”Via San Gregorio Armeno è  la celebre strada degli artigiani del presepe, famosa in tutto il mondo per le innumerevoli botteghe artigiane dedicate all’arte presepiale. La via e le botteghe sono aperte tutto l’anno ma è in inverno che il fascino e l’atmosfera raggiungono il loro punto massimo.

tutto quello che serve per costruire un presepe
tutto quello che serve per costruire un presepe

A San Gregorio Armeno si può trovare  tutto quello che serve per il presepe : dalle casette in varie dimensioni e materiali (sughero, cartone, legno) , agli oggetti “meccanici” azionati dall’energia elettrica come le cascate per i fiumiciattoli o i mulini a vento . Per le statuine non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si passa dalle minuscole statuine dei pastori in terracotta dipinti a mano a statue alte  30 cm con abiti in tessuto cuciti su misura. Ci sono venditori di frutta, di pesce, il macellaio e l’acquaiola; il pizzaiolo “robotizzato” che inforna la pizza, i classici come Benito ed i Re Magi e naturalmente la Sacra Famiglia, con il corredo di bue ed asinello, in tutte le dimensioni, fatture e prezzi. La fantasia dei napoletani è famosa in tutto il mondo.  Alcuni artigiani si sono specializzati nella realizzazione di questi pastori sui generis e non appena un personaggio sale alla ribalta della cronaca, ne creano il relativo pastore. Ci sono stati pastori  Maradona , Nino d’Angelo, la schiera di politici condannati dell’era di Tangentopoli e ogni anno le novità si sprecano.
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Un vero #innamoratidellacultura dove può andare a Natale? Presepi da visitare ce ne sono tantissimi.

A Bressanone la mostra dei presepi
A Bressanone la mostra dei presepi

Per esempio a Sutrio (Udine)ogni anno si può visitare la mostra di presepi allestita nei vari cortili e il cuore della manifestazione è rappresentato dal grande presepe animato da ingranaggi meccanici.  A Milano si può visitare la mostra permanente del Presepe del 1700 creato dallo scenografo della Scala , Londonio. Per informazioni dettagliate al link http://presepe.pernatale.com/presepi-da-visitare.html potrete trovare tutte le indicazioni per organizzare il vostro viaggio natalizio dedicato al turismo culturale.

Custonaci - presepe vivente
Custonaci – presepe vivente

L’Italia è ricchissima di bellezza e di tradizione e il Natale è un momento perfetto per viaggiare e scoprire le bellezze e innamorarsi di ciò che il nostro paese offre.

 

Emanuela Negro Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Per Natale regala #Cultura. Basta un CLICK!

Dal 10 dicembre è online una nuova campagna di crowdfunding su www.innamoratidellacultura.it . E’ il nostro regalo di Natale alla comunità di affezionati #innamoratidellacultura che ci segue con affetto e partecipazione. Si tratta di una campagna di raccolta fondi dall’obiettivo ambizioso: 30.000 euro destinati a grandi realizzazioni.  Per questo, le ricompense per chi decide donare sono tante e molto, molto allettanti.  Per Natale regala #Cultura. Basta un CLICK!

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Il titolo completo della campagna è “Click! Accendi il MAST e le sue infinite storie e potete trovarla al link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/click-accendi-mast/#.WFKi4tLhDIU .

Che cosa è il MAST?

Il MAST Castel Goffredo (Museo – Arte – Storia – Territorio), istituito con decreto vescovile il 19 dicembre 2009 su proposta del Gruppo San Luca Onlus, associazione culturale della Parrocchia di Sant’Erasmo, è un desiderio forte che, quando sarà completamente realizzato, renderà fruibile:

  • la collezione museale, un viaggio nella città di Castel Goffredo dalla Preistoria al Novecento attraverso lo straordinario patrimonio d’opere d’arte qui conservato;
  • l’Archivio Storico Parrocchiale con documenti risalenti al Trecento;
  • l’Antica Libreria del Clero costituita da oltre 1000 volumi, alcuni rarissimi, databili tra il Quattrocento e l’Ottocento;
  • la Biblioteca moderna di storia dell’arte con una sezione dedicata alla scultura lignea antica

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Un’anticipazione della ricchezza e dalla varietà del patrimonio d’arte che accoglierà il MAST Castel Goffredo è attualmente conservato nel Tesoro di Sant’Erasmo.

Nel 2010, infatti, la cappella del Battistero della Prepositurale di Sant’Erasmo è divenuto uno spazio espositivo, accessibile alla comunità e ai visitatori che raggiungono la città: un segno concreto che il Gruppo San Luca ha voluto restituire ai già tanti sostenitori del progetto. Una testimonianza del lavoro fatto sino ad allora, un incentivo a continuare. Al suo interno attualmente si trovano, ad esempio, sculture lignee del XV secolo, i quattro reliquiari donati nel 1610 alla Chiesa prepositurale di Sant’Erasmo da Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova; un incunabolo del 1478, un magnifico ostensorio (XVIII secolo) in argento, realizzato dall’orafo mantovano Giovanni Bellavite.

Con il tuo aiuto, tutte queste opere d’arte, espressione dell’identità della comunità, troveranno adeguata collocazione al MAST Castel Goffredo.

Se vi trovate nei paraggi, vi consigliamo di approfittarne e godervi una visita. Il Tesoro in occasione di Libri Sotto I Portici e tutte le domeniche e i festivi dalle 14,30 alle 16,30.

Chiuso 1 e 6 gennaio ; dalla Domenica delle Palme a Pasqua (aperto il Lunedì dell’Angelo); mese di agosto, 24, 25 e 31 dicembre.

Telefono: 0376 781218, 349 3543558, 335 5355605

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Il Gruppo San Luca – ONLUS www.grupposanlucaonlus.it 

Chi siamo? Siamo uomini e donne #innamoratidellacultura, proprio  come te,. Ci siamo  riunite a formare  un’ associazione a carattere volontario della Parrocchia di Sant’Erasmo in Castel Goffredo (Mantova)  nel 2000. Da allora, gruppi di persone unite dallo stesso scopo, hanno lavorato incessantemente organizzando mostre ed eventi e arrivando a raccogliere più di 600.000 euro. Abbiamo il comune  desiderio di aprire un museo aperto a tutti, soprattutto al mondo dei ragazzi, dei giovani e della scuola, da realizzarsi nei circa 1000 mq messi a disposizione dalla Parrocchia di Sant’Erasmo e che si chiamerà MAST Castel Goffredo, è il collante che unisce questa task force di attivissimi appassionati e il motore di continue iniziative per promuovere la cultura.

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SERVE UN MILIONE DI EURO!

Per la realizzazione del MAST servono… 1.000.000 di euro! Una parte del denaro, come abbiamo scritto poco fa, è già stato raccolto. Un’altra importante partecipazione arriva dalla Fondazione Cariplo che lo sta sostenendo attraverso il finanziamento del progetto Terre dell’Alto Mantovano http://www.terrealtomantovano.it/luogo/centro-culturale-mast-2/.

E una parte arriverà dalla campagna di crowdfunding attivata su www.innamoratidellacultura.it.

Si tratta di 30.000 euro suddivisi in tranches:

  • Se raggiungeremo la quota di € 10.000 potremo allestire il piano terra;
  • Se raggiungeremo la quota di € 20.000, potremo allestire, oltre al piano terra, tutto il primo piano;
  • Se raggiungeremo la quota di € 30.000, il nostro traguardo, potremo allestire al piano terra e a tutto il primo piano, anche la Biblioteca e gli spazi didattici.

Questo tipo di raccolta implica sicuramente una grande attività di preparazione e, durante la campagna, altrettanti sforzi per raccogliere.

Una buona idea per partire? Stendere la lista degli amici. Studiare ricompense allettanti. Mantenere contatti con i propri donatori per ringraziare.

6Lo staff del Gruppo san Luca in cambio delle donazioni offre delle ricompense davvero generose. Un esempio? La cena “sensoriale” nelle splendide sale del MAST. I gadget ideati apposta per costruire un legame con i propri sostenitori. Chi dice che il crowdfunding è legato ai soldi sbaglia. Le persone donano perché entrano a fare  parte del progetto e diventano protagonisti.

Per Natale regala #cultura!!  Sostieni la campagna di crowdfunding del Gruppo San Luca Onlus. Puoi donare e diffondere a tutti i tuoi amici. Come? Passaparola, Facebook, sms, Twitter.

Grazie di cuore!

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No, con le persone

Notizia fresca di questa mattina: il referendum per la riforma della Costituzione ha indicato la preferenza di una maggioranza di cittadini italiani che hanno scelto di votare “no”.

Che cosa indica la parola “referendum” ?  Ho dato uno sguardo su Wikipedia.

Referendum =  sostantivo maschile

1 – Appello al corpo elettorale perché si pronunci con una decisione su singole questioni e può essere abrogativo, propositivo, consultivo

2- Rilevazione statistica di dati individuali, di solito a mezzo postale o telefonico, per indagini sull’opinione pubblica, spec. per ricerche di mercato.

Al di là del fiume di parole che sono state -e che ancora vengono spese – per analizzare questo interessante risultato politico, credo che esista una fortissimo collegamento  fra quanto accaduto in Italia e quanto deve accadere affinchè una campagna di crowdfunding abbia successo e vorrei argomentare  questa mia affermazione. Ma il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No! Ha a che fare con le persone.

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Venerdì 2 dicembre, Maurizio Imparato, il principale formatore italiano nel campo del crowdfunding, è venuto da Napoli  per tenere  un interessantissimo Laboratorio intitolato “Crowdfunding4Culture? Yes You can!”  dedicato a chi ha in mente di promuovere una campagna di crowdfunding in ambito culturale ma non sa da che parte iniziare.

Dal desiderio, direbbe Maurizio Imparato, l’unico punto da cui si può pensare di partire.

Le ore di formazione sono state tutte  estremamente interessanti e dense di contenuti – Maurizio Imparato è un trainer eccellente.

Quindi, il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No!! Ha a che fare con le persone!

 

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NUOVI PUNTI DI VISTA SUL CROWDFUNDING

1 -Il   crowdfunding non è qualcosa di meccanico o di asettico. E’ fatto da persone e ha successo solo perchè le persone decidono di partecipare.

2 – Il crowdfunding ha successo perchè si diffonde grazie ai canali digitali. Giusto. Sbagliato. Una campagna di crowdfunding ha maggiori possibilità di essere vista, condivisa e diffusa grazie agli  strumenti digitali.  I dati dei donatori in chiaro sulla piattaforma ispirano fiducia in chi dona. Ma il successo arriva  se le persone decidono di costruire una rete di relazioni che grazie ai canali social può arrivare ovunque e a costo zero.  Senza rete, umana e digitale, la campagna è un flop.

3 –  La parola crowdfunding unisce  due parole : “crowd” e “funding”. Letteralmente significa “finanziamento dalla folla”. E che cosa è la folla se non un insieme di persone? Maurizio Imparato ha insistito molto sulla necessità di utilizzare un altra parola  “Colletta”, per esempio.  In Italia la colletta è associata alla carità . Non va bene. Quindi?

4 – Il crowdfunding, o colletta, o raccolta fondi  ha successo quando c’è a  “abbondanza”.  Se non ha successo, è perchè chi la conduce non esprime abbondanza ma “scarsità”. E’ un arraffone. Un furbo. Un approfittatore o un egoista.  Le persone lo sanno, lo sentono. EW la campagna non cresce.

Cosa si deve fare quindi per avere successo? La spiegazione è tutta nella frase: “per vincere una battaglia devi passare sette mesi ad affilare la spada e uno a combattere” . Per il crowdfunding è esattamente la stessa cosa. Senza una programmazione attenta, identificazione di una linea di comunicazione e successiva costruzione di una rete di relazioni, la campagna, una volta messa online rischia di fallire.

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Posso confermare che è vero. Una campagna di successo raccoglie donazioni appena viene messa online. Se dopo una settimana questo non accade, è facile che il progettista inizi a  tormentare amici, parenti, conoscenti e chiunque pur di ottenere fondi.

Magari li ottiene. Le persone, se insisti, pur di toglierti di torno pagano. Ma è certo  che la comunità ottenuta con la forza non sarà mai una comunità di fan entusiasti pronti a diffondere la notizia e dare il loro sostegno futuro. Perché? Perché le buone relazioni sono la base dei rapporti umani. L’amore, come l’amicizia, la fiducia e la generosità, sono i pilastri per ottenere dagli altri aiuto volontario.

In quest’epoca confusa, dove i rapporti umani sono sempre più rarefatti, costruire reti fra le persone è un valore non solo da recuperare ma, come insegnano i recenti risultati politici (Brexit, elezioni Usa, referendum sulla Costituzione) da tenere nella massima considerazione.a.

Il Laboratorio con Maurizio Imparato lo consiglio caldamente e spero che i progettisti che lo hanno frequentato la pensino come me.

Quando ho deciso di iniziare un’attività in questo settore credevo che aprire un portale di crowdfunding  avesse il significato di fornire uno strumento di  aiuto per le piccole  e medie realtà culturali italiane in cerca di un finanziamento. Pensavo che fosse sufficiente mettere a disposizione la  piattaforma e supportare -un pochino- le persone a mettere le proprie campagne online.

Sbagliato. Una campagna di crowdfunding è  un modo alternativo che può aiutare le persone a finanziare i propri desideri senza dover ricorrere a forme di finanziamento tradizionali. Ma, prima  di tutto, è un modo eccezionale per costruire relazioni durature nel tempo.

Qualsiasi imprenditore sa che senza clienti la sua impresa non vive. Il crowdfunding è lo strumento attraverso cui le persone costruiscono relazioni fra di loro passando attraverso l’innamoramento collettivo dell’idea progettuale e creativa.

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Quando  ho deciso che la piattaforma si sarebbe chiamata “innamoratidellacultura” e non “pippela” “kipipi ” “ullullà” probabilmente avevo intuito che il crowdfunding possiede  un rapporto molto stretto con l’amore, la condivisione e la generosità.

Chi decide di salire su questo  carro e quindi di “innamorarsi” deve essere capace di provare amore e, cosa ben più difficile, di ricevere amore e diffonderlo nella comunità in cui vive. Lo fa  attraverso il suo progetto. Con generosità, passione e altruismo. Sfidando i limiti della propria mente per entrare nel reame dei desideri. Chiedendosi in continuazione “cos’altro è possibile” ?

Grazie quindi a Maurizio Imparato per aver rinnovato la mia capacità di sognare.

 

Emanuela Negro-Ferrero – info.innamoratidellacultura@gmail.com

 

Il museo è un “soggetto sensibile” che richiama curiosità e, a volte, pubblico.

Che cos’è il museo in Italia oggi? Perché il museo richiama tanta attenzione? Intendo mediatica e politica. Per dirigere i musei si indicono concorsi con il preciso obiettivo di costruire una figura manageriale in ambito culturale che, al momento, non esiste ancora. Per il semplice fatto che il museo si è trasformato da semplice luogo espositivo e di conservazione a centro multiculturale e multimediale che coinvolge fasce di pubblico differenti e non sempre interessate ai fenomeni culturali

 Il museo, quello  nato 200 anni fa non esiste più.

Tutto sta cambiando velocemente, la comunicazione è cambiata e il modo di comunicare così come gli strumenti con cui si comunica anche.  Il museo mai come oggi è vicino al pubblico e può interagire in maniera costruttiva ed educativa con le persone attraverso strumenti  e modalità  del tutto nuove. Dove si arriverà questo non si può prevedere. Ma è certo che se il museo pone  una distanza fra arte e pubblico, la digitalizzazione può  ridurre questa distanza e aiutare a costruire nuove dinamiche di coinvolgimento con le persone.  Certo, devono essere iniziative che hanno un senso e una strategia . Proporre iniziative tanto per fare non serve. Ha senso invece, per esempio, costruire un’offerta didattica variata e  che possano andare nella direzione della partecipazione.

Centro Pecci - Prato
Centro Pecci – Prato

I musei che visito, anche quelli più prestigiosi, sono spesso pieni di oggetti  magnifici ma  carenti  delle più elementari strategie di comunicazione Come le didascalie. Possibilmente tradotte almeno in inglese. I video. Le installazioni multimediali . L’edutainment.

Credo che questo dipenda da diversi fattori. Non ultimo la scelta di direttori poveri  di competenze legate alla comunicazione e, soprattutto, alla comunicazione digitale.  Ci sono musei che hanno già intrapreso la strada che porta al futuro come, ad esempio,  il Maxxi, il nuovo Centro Pecci, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Milano.  Centri d’arte e cultura che  innovano e lavorano alacremente per crere nuovi scenari di connessione fra ciò che è l’offerta culturale e il pubblico.

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Come si coinvolge il pubblico? 

I modi sono numerosissimi.  Il crowdfunding è uno di questi. Veramente? Ma non si tratta di una colletta? No. C’è molto di più. Fare una campagna di crowdfunding non si limita  solo ad effettuare una raccolta di soldi. I meccanismi che vengono stimolati quando un museo decide di realizzare una campagna di crowdfunding sono tantissimi e hanno tutti a che fare con la partecipazione cioè con il coinvolgimento attivo del pubblico.  Perché allora i musei italiani, spesso e volentieri in carenza di fondi, non attivano campagne di raccolta fondi sulla nostra piattaforma? Il motivo è semplice. L’informazione  che circola è errata.  Il personale a volte è inadeguato, a volte non ha voglia di impegnarsi.

Una campagna di crowdfunding è, prima di tutto, la costruzione di una rete di sostenitori , fidelizzati ed entusiasti.

Un nuovo pubblico, insomma.  Come si costruisce questa rete? Imparando a farlo. L’ideale è frequentare un corso per  capire che cosa si deve e, soprattutto, come lo si deve fare.

I casi di insuccesso sono numerosi, anche se a volte non se ne ha la percezione visto  che le campagne che non raggiungono l’obiettivo non sono oggetto di attenzione mediatica e vengono presto dimenticate, mentre i casi di successo sono quelli più visibili.

Cito alcuni casi di clamoroso flop. Per una mostra su Andy Warhol), il North Carolina Museum of History (2.706 anziché 25.000, per una mostra sui film girati nello Stato), il Philip J. Currie Dinosaur Museum (del milione di euro necessario a completare un progetto di costruzione del museo ne sono arrivati  34.000, nonostante testimonial celebri come Dan Akroyd e Patricia Cornwell).

Perché è successo questo?  I fattori sono tanti. Il primo è la mancanza di informazione/formazione. il crowdfunding è questione soprattutto di relazioni, poggia su una community di utenti forti e affezionati, coltivata mediante iniziative e modalità di comunicazione che precedono e prescindono dalla campagna di crowdfunding. Inoltre, è necessario entrare in relazione con altre communities (potenzialmente) interessate all’oggetto del progetto per il quale si sta lanciando una campagna di crowdfunding e indurle ad innamorarsi.

Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello ****************************************************** NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l' avvenimento in oggetto, per una ripresa dello stesso o comunque per pubblicazioni riguardanti la Fondazione MAXXI ********************************************************
Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello 

Per tutto questo che ho detto ,  il 2 dicembre abbiamo inviato a Torino Maurizio Imparato.  Probabilmente oggi è lui il crowdfunding manager  italiano più esperto ed efficace.  Le campagne  di crowdfunding seguite da Maurizio Imparato raccolgono, hanno successo, durano nel tempo.  Mi riferisco, per esempio,  a “Parma Calcio” , Archivo fotografico  Carbone. Alle campagne per il Comune di Milano che sono arrivate ormai alla terza call.

Che cosa farà a Torino Maurizio Imparato? Cosa sarà possibile imparare?  la proposta che ci ha fatto è interessante. Si tratta di un  Laboratorio  della durata di  8 ore. Dalle 9.00 alle 18.00. Prevede un investimento di 95 euro con accredito sul portale di Eventbrite al seguente link  https://www.eventbrite.it/facebook-publish?eid=29329920582. Il luogo prescelto è Toolbox.

Perchè iscriversi? Si tratta di un’occasione unica. Non esagero. Il laboratorio “Crowdfunding per la cultura? Yes you can” .  non bisogna farselo scappare . Vi attendiamo numerosi, interessati e coraggiosi. Pronti a costruire un nuovo pubblico da aggiungere all’offerta formativa, alla possibilità di ottenere fondi, costruire comunità e imparare cose nuove.

Emanuela Negro-Ferrero – ceo www.innamoratidellacultura.it

E’ social! Io fotografo, tu fotografi, tutti fotografano.

Il dagherottipo porta le persone a vedere la realtà per come è.
Il dagherottipo porta le persone a vedere la realtà per come è.

La fotografia nasce a cavallo fra il 1822 e il 1826, è attribuita a Nicèphore Niépce ed è certamente una delle più straordinarie innovazioni che l’uomo abbia portato alla luce. Possiamo paragonarne l’importanza solamente con l’invenzione della stampa a caratteri mobili creato da Gutenberg nel 1455. Se  la stampa favorisce il passaggio dalla trasmissione orale delle informazioni,  la fotografia regala all’uomo la possibilità   di vedere realmente ciò che normalmente poteva essere descritto attraverso i disegni, la pittura o le parole. Dai dagherottipi ad oggi la fotografia ha subito una evoluzione straordinaria perché tutti , grazie alla tecnologia, sono in grado di scattare bellissime immagini e condividerle in un attimo con il resto dell’umanità connessa. Qual è la differenza? Che significato ha la fotografia oggi e perché le persone condividono le proprie immagini, spesso in maniera compulsiva, su Istagram, Facebook e altri  canali social?  In primo luogo è facile constatare che, se l’occhio del professionista utilizza la fotografia come strumento di osservazione della realtà, la persona normale si limita a fotografare  e a condividere  ciò che vede.

Istagram
Istagram

Vado a Parigi, fotografo Parigi. Mangio una torta in un ristorante delle Langhe, fotografo la torta e il ristorante delle Langhe. La differenza fra i due modi di osservare la realtà  a mio avviso sta nell’aggiunta dell’elemento testuale.  Hashtaggato o meno, il testo aggiunge all’immagine le emozioni provate mentre viene scattata. La foto diventa un racconto. Parla ed  esprime un punto di vista.  Emette dei suoni e si anima. E’ proprio questo passaggio testuale   a trasformare la fotografia da  fenomeno social di massa,irrefrenabile e in continua produzione a vera innovazione narrativa . Sui social immagine e testo diventano un modo rapido e sintetico per comunicare ciò che la persona è , sente e vive, momento per momento.

tutti oggi sono professionisti della fotografia
tutti oggi sono professionisti della fotografia

La realtà del mondo, i luoghi, le situazioni, la natura, gli animali e tutto ciò che può essere fotografato oggi abbonda di punti di vista differenti.  Le immagini sono bellissime, interessanti. Una banca dati a disposizione dell’intera umanità e, infatti ci sono già stati casi di fotografi famosi citati per aver “copiato” immagini scaricandole da Istagram.

il furto dell'immagine di Obama effettuato da Hope
il furto dell’immagine di Obama effettuato da Hope

Un esempio è la famosa immagine simbolo creata nel 2008 da Sheperd Fairey Hope per la campagne elettorale di Barack Obama. Si trattava di una foto di un altro fotografo (Mannie Garcia) presa da Hope e rimaneggiata e manipolata sino al punto da farla  diventare completamente diversa.

Il furto compiuto da Hope ha generato una sostanziosa causa di risarcimento e  , allo stesso tempo, ha aperto la domanda:  vista la quantità di eccellenti fotografi disponibili su tutto il pianeta,  ha senso pensare alla proprietà intellettuale e ai diritti d’autore come  a qualcosa che possa ancora durare nel tempo?

Questo momento è una transizione. Tutto si sta trasformando e il flusso incessante di persone connesse in rete che scambiano informazioni di ogni genere è ben sintetizzato dalla mole di immagini pubblicate. Nulla sfugge più, nel bene e nel male, ogni cosa viene registrata  e riprodotta e memorizzata. Dove? Non si sa. Di chi è la proprietà? Nemmeno. Per la prima volta tutti possono esprimersi creativamente  e comunicare senza barriere.

Emanuela Negro- Ferrero –