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Con la cultura si mangia. Ovunque tranne che in Italia.

Con la cultura si mangia. Non lo dico solo io ma, ormai, sono tantissimi gli studi che indicano con  chiarezza che la cultura potrebbe diventare un asset fondamentale per l’Itala se solo il governo decidesse di stanziare degli investimenti e di lavorare alla progettazione di  un piano industriale a lungo termine.

con la cultura si mangia dappertutto tranne che in Italia

 

Per fare meglio  comprendere lo scenario, riporto alcuni dati che trovo interessanti. Dopo la seconda guerra mondiale, in un momento storico in cui l’Italia aveva bisogno di rinascere e le persone avevano necessità di sperare nella costruzione di  un futuro migliore la percentuale della spesa totale dello Stato destinata alla cultura risaliva allo 0,8%. Il  quadruplo di quanto viene stanziato per la cultura oggi.

Infatti, sebbene il 2016 sia andato meglio degli anni precedenti (soprattutto grazie al l’Art Bonus) , un’analisi dei bilanci quadriennali del Mibact per il quinquennio 2013 – 2018 restituisce un quadro non esattamente confortante con riferimento alle dinamiche statali per le risorse destinate a Cultura e Spettacolo.

Nel 2013 il MIbact ha incorporato la Direzione Generale del Turismo e apparentemente i fondi sono aumentati. Ma osservando con un occhio più attento le singole categorie di spesa,  emerge una allarmante diminuzione del 26,7% nel 2018.

Questo che cosa significa? Che se da un lato i dati forniti dal nuovo rapporto Symbola redatto da Federculture fanno comprendere che la cultura produce ricchezza e lavoro, da un’altra parte appare chiaro che, senza investimenti pubblici, la cultura italiana fa fatica a sopravvivere.

Un  nodo che sembra essere piuttosto irrisolvibile. Sono passati ormai sei anni da quando avevo curato la comunicazione e i contenuti per il convegno “Cultura è Sviluppo” organizzato al Teatro Carignano di Torino. Già allora il tema centrale erano  i tagli alla cultura. La situazione  da allora ad oggi non è affatto migliorata. Anzi,

L’esperienza con il portale www.innamoratidellacultura.it farebbe presagire l’esistenza di un vasto mercato e , trattandosi di crowdfunding,  dell’esistenza di uno strumento efficace per sopperire a ciò che il settore pubblico non riesce o non vuole fornire.

Purtroppo non è – ancora – così!

Rispetto al 2014 ,anno in cui  il portale è andato online, moltissime cose sono cambiate. Le persone sono diventate più consapevoli. I pagamenti digitali fanno sempre più parte delle abitudini dei consumatori.  I progetti abbondano. Ma i progettisti, prima di decidere se affidare la sorte delle loro produzioni a una campagna di raccolta fondi dal basso , preferiscono aspettare. Che cosa? Erogazioni che, sempre più spesso, non ci sono più.

 

Quindi  cosa impedisce agli italiani di utilizzare il crowdfunding culturale per realizzare le proprie idee e progetti? Da un lato penso ci sia ancora una scarsa conoscenza delle reali potenzialità di questo strumento. Da un altro punto di vista, gli importi necessari per realizzare o sostenere progetti in ambito culturale, sono spesso elevati.  Il crowdfunding non è per tutti e non tutti sanno farlo.  Realizzare  una campagna è sempre un rischio imprenditoriale ed è un fatto che  chi fa cultura sovente non è un imprenditore.

Se il  progetto è  importante va  costruito con attenzione e perizia. Ci va tempo, una campagna di crowdfunding culturale non nasce in un giorno. Dal suo iniziale concepimento alla realizzazione, spesso, passano mesi.

MI sono fatta un’idea che, se l’obiettivo di raccolta non supera i 5.000 euro, il creatore del progetto ce la può fare anche da solo. Sopra quella cifra rtengoche sia  difficile. Ma l’aspetto più ostico per me rimane quello di   far comprendere alle persone che per ottenere un risultato è necessario investire.

In che cosa? Consulenza e comunicazione.  Persone che aiutano.

La risposta che registro maggiormente, quando spiego che una  campagna di crowdfunding prevede un investimento che raggiunge circa il 20% dell’obiettivo di raccolta, è sconfortante: “se devo fare un crowdfunding non ho certo i soldi per pagare un consulente”.

Giusto.? Sbagliato. Dipende tutto da quanto vuoi raccogliere. Dal numero di persone che ti aiutano. Da quanti amici hai nel tuo network.  E da quanto hai voglia di metterti in gioco e rischiare.

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

 

Sponsorizzare la cultura è un investimento?

La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand
La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand

La cultura in Italia non ha abbastanza fondi. E’ un dato di fatto che  il  governo del paese con il più vasto patrimonio artistico e architettonico del pianeta destini appena l’1,6% dell’intero bilancio per la cultura. In questi ultimi mesi il terremoto in centro Italia  ha evidenziato con drammatica chiarezza che i nostri beni artistici e architettonici sono unici ed inestimabili. E che una volta distrutti difficilmente verranno ricostruiti. Perché i fondi  necessari per ricostruire un bene storico sono davvero ingenti e, come scritto sopra, non ci sono.

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Per fare un esempio del pericolo in cui si trova il patrimonio artistico del nostro paese, ad Assisi, gli affreschi trecenteschi della Basilica di San Francesco, forse i testi più sacri della storia dell’arte italiana, rovinati dopo il crollo dovuto al terremoto,  hanno rivelato un restauro definito “troppo sicuro di sé” al punto che la Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali – è “allarmatissima”, ed ha disposto un sopralluogo i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti perché hanno rivelato con assoluta certezza che non siamo più di fronte alle stesse opere. Il celebre gruppo della Madonna che sviene ai piedi della Croce ha acquisito una scalatura cromatica e un chiaroscuro completamente differenti da quelli noti. Accanto, le sublimi mezze figure di Santi affrescate poco dopo (1317-19) da Simone Martini risultano appiattite, e prive di alcuni dettagli della decorazione. E la Madonna al centro del trittico nella Cappella di San Nicola ha completamente perso il suo manto.

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Una risposta a questo problema è arrivata l’anno scorso con l’introduzione di strumenti di  sgravio fiscale–mi riferisco all’Art Bonus – che si sono rivelati efficaci ma non ancora del tutto efficienti e non sufficenti a coprire l’intero fabbisogno che, a causa delle recenti calamità è aumentato e, purtroppo sembra destinato a crescere ancora.

 L’ Italia è un paese di donatori generosi e sensibili ma la mentalità della donazione culturale intesa come “charity” all’anglosassone, non  esprime il suo pieno potenziale. 

Un modo che si sta rivelando efficace per il sostegno alla cultura è il crowdfunding . In Italia è cresciuto moltissimo e dal 2014 ad oggi è stato ampiamente dimostrato che gli italiani si mobilitano e donano per progetti in cui credono.

In Italia però, come nel resto del mondo,  le cifre raccolte con le campagne di raccolta fondi dal basso sono relativamente  ridotte e quindi destinate  a sostenere progetti di taglio medio piccolo.

E’ vero che ci sono esempi di campagne che hanno raccolto  grandi importi. Sono poche e, faccio notare, quasi tutte sono state sostenute da un’impresa. Che ha contribuito al successo dell’iniziativa sia  per la parte della comunicazione che   per la parte di diffusione della campagna di raccolta fondi su una comunità già precostruita di potenziali donatori.  Le campagne Postepay Crowd di Eppela sono un esempio di questo tipo di campagna mista crowdfunding/sponsorship e a mio avviso costituiscono una innovazione virtuosa che meriterebbe maggiori sperimentazioni.

A Torino, la Consulta per i Beni Architettonici è composta da 36 aziende che  ogni anno scelgono di che cosa  occuparsi.  Purtroppo, come dicono i dati, i fondi per la cultura  non bastano  e, forse, non basteranno mai.

Paesi come la Francia hanno compreso che esiste un legame indissolubile fra cultura e turismo e, come sta accadendo a Parigi, dopo la flessioni di visite dovuta ai recenti attentati terrosristici, si è presa la decisione di  investire di più per aumentare i servizi e l’offerta.

Considerando che il patrimonio del nostro paese ha caratteristiche completamente diverse ed è decisamente più vasto, mi aspetto che anche il nostro Governo si decida a fare di più. Magari con un piano articolato di interventi e una programmazione che non sia limitata all’emergenza ma, piuttosto alla prevenzione.  La Cultura in Italia produce il 5.6% del Pil. Con le nuove misure in arrivo per il Turismo, sarebbe grandioso farci trovare con la casa in ordine o, quantomeno , pulita.

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it

 

Crowdfunding culturale per la storica infiorata di Roma

Siamo arrivati alla IV edizione. Il 29 giugno 2016 a Roma, Piazza San Pio XII risplenderà dei mille colori e profumi di centinaia di migliaia di fiori della storica infiorata di Roma. L’ antica tradizione di creare decorazioni floreali in onore dei SS. Patroni di Roma Pietro e Paolo nacque proprio nella Basilica Vaticana ad opera di Benedetto Drei, responsabile della Floreria Vaticana, e di suo figlio Pietro.

Nell’anno del Giubileo della Misericordia, la Pro Loco di Roma Capitale, ha organizzato un evento unico e, stando alle informazioni ricevute, che per questa edizione sarà di portata  indimenticabile.

infiorata 2L’infiorata, che sarà anche visibile dai fedeli e dal Papa durante la cerimonia dell’Angelus, prevede la partecipazione di  mille maestri fiorai, provenienti dall’Italia e da tutto il mondo.

Insieme, questi artisti del fiore  allestiranno 50 quadri floreali che formeranno uno straordinario  tappeto multicolore .

Sono attese circa 60 delegazioni. Oltre la metà  sono italiane e il rimanente  provengono  da ogni parte del mondo. Si calcola che verranno realizzati 3.000 mq di Tappeti d’arte Effimera e utilizzati 500 mila fiori.

infiorata roma 1Le decorazioni floreali sono un’antica tradizione, espressione della festa barocca, nata proprio a Roma nella prima metà del XVII secolo. Ai Patroni della Città, Pietro e Paolo, si donavano già nel 1600 quadri floreali realizzati davanti la Basilica di S. Pietro.

Come è nata questa tradizione?  Si dice che la tradizione di creare quadri per mezzo di fiori sia nata il 29 giugno 1625, ad opera del responsabile della Floreria Vaticana, Benedetto Drei, e di suo figlio Pietro. Successivamente,  grazie a Gian Lorenzo Bernini, il principale artefice delle ricchissime feste barocche, la tradizione si è diffusa ai Castelli Romani, a Genzano, Genazzano, in Italia e nel mondo, mentre a Roma sparì già alla fine del XVII secolo.

Come si realizza un’opera d’arte composta di fiori?

infiorata (4)-2Creare un quadro di fiori implica alcuni passaggi obbligatori: il primo di questi è senza dubbio il bozzetto che può essere realizzato su fogli di carta, con gesso a terra, tramite stampi di compensato o cartone o con la proiezione di una diapositiva.  Una volta creato il bozzetto, la riproduzione avviene o tramite quadrettatura o a mano libera. E i fiori? Le possibilità sono fondamentalmente due: fiore secco o fiore fresco. Nel caso l’artista decida di utilizzare il fiore fresco, un fattore da considerare è il calore. Il fiore fresco mantiene il colore inalterato ma si ritira con il caldo e quindi va disposto su almeno due strati e innaffiato costantemente. Il tappeto risulta profumato e brillante ma la lavorazione difficoltosa può essere realizzata solo da artisti fiorai di grande esperienza. Il fiore secco ha una lavorazione differente. Innanzi tutto il colore non è vivido e, a seconda di quanto è stato cotto per la seccatura, tenderà a virare veros i toni dell’ocra e del marrone. La lavorazione è più semplice e minuziosa ma il risultato finale è meno scenografico ed elegante.

Come si può contribuire all’infiorata storica di Roma?

Per sostenere economicamente la campagna di raccolta fondi per l’infiorata storica di Roma è stata creata una campagna di crowdfunding, cioè una raccolta fondi pubblicata su un sito web Il link per vederla è il seguente http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/infiorata-storica-roma-vi-edizione/#.V07j8_mLS00.

Una volta arrivati sulla pagina web, sul lato destro, è possibile scegliere l’importo che volete donare e il sistema di pagamento: STRIPE per la carta di credito e PAYPAL . Sono entrambi sistemi che garantiscono la sicurezza della transazione. La cosa interessante è che la PROLOCO di ROMA ha preparato delle ricompense per i donatori. Per esempio, con una donazione di 60 euro, si potrà ricevere in omaggio la tessera della Pro Loco Roma che offre numerosissimi vantaggi e sconti. Alla fine della campagna, circa un mese dopo la chiusura, verrete contattati per l’invio della vostra ricompensa e per comunicare i vostri dati per la ricevuta della donazione effettuata.

Il crowdfunding è un sistema molto utilizzato all’estero che anche da noi si sta diffondendo perché permette con poco denaro da parte di tante persone di raccogliere cifre importanti e realizzare iniziative meravigliose come questa Infiorata Storica.

Se avete bisogno di informazioni potete contattare il numero  06 89928500 oppure inviare una mail a segreteria@prolocoroma.it

Emanuela Negro-Ferrero –www.innamoratidellacultura.it   enf@innamoratidellacultura.it

CULT! Dal 27 al 29 maggio 2016 torna Mantova Creativa. #innamoratidellacultura

Siamo arrivati alla sesta edizione del Festival della Creatività di Mantova  che quest’anno è stato è inserita tra le attività di “Mantova Capitale Italiana della Cultura”  2016 e realizzato con il contributo del Comune di Mantova.

L’etichetta del festival 2016 è CULT, elisione della parola cultura e,  nei tre giorni di calendario la cultura troverà la sua massima espressione grazie alle creazioni, ai personaggi, ai luoghi e ai marchi. Ospiti? Tantissimi.

Abbiamo letto il programma (che non è ancora definitivo!) e ce ne sono davvero di interessanti. Per esempio? Dallo storico e critico d’arte Renato Barilli ai due mostri sacri della fotografia internazionale Franco Fontana e Giovanni Gastel.

parco d'arte vivente
parco d’arte vivente

Siete mai stati a Mantova? Noi si, la adoriamo e questa è l’occasione giusta per fare un tuffo a capofitto nella cultura locale. Iniziando con  la straordinaria cucina. Leggiamo che è stata organizzata una rete di 39 ristoratori della città, tra ristoranti, osterie e bar offrirà quanto di meglio e di più stuzzicante possa venire in mente. Da mangiare e da bere. il nostro ..cult? I famosi tortelli di ciliegia..mhh. E per la musica? Un altro Festival….Trame Sonore – Mantova Chamber Music Festival,  manifestazione organizzata dall’Orchestra da Camera di Mantova.

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PROGRAMMA (preso dal sito)
SCULTURE IN PIAZZA: NAGASAWA
in collaborazione con Museo di Palazzo Ducale e Peter Assmann
con il sostegno di Lubiam
curatore Marco Tonelli
Il programma di arti visive vanta la partecipazione di un grande artista internazionale come Hidetoshi Nagasawa impegnato nella realizzazione di un’opera per lo spazio di Piazza Castello, all’interno di Palazzo Ducale. L’intervento è realizzato grazie alla collaborazione con il direttore del Ducale Peter Assmann e con la vice direttrice

ABITARE GONZAGA 2016: arte, design e spazi domestici a confronto con il passato
Un progetto di Mantova Creativa e del Complesso Museale Palazzo Ducale
A cura di Giampaolo Benedini con Marco Tonelli e il contributo scentifico di Renata Casarin
con il patrocinio di ADI Lombardia, Associazione per il Disegno Industriale
media partner Elle Decor Italia
la mostra è sostenuta da Davide Groppi, Gentry Portofino, Key Cucine, Rimadesio, Agape e Benedini Associati
prestiti di Pierluigi Gibelli, Anna Bolognesi, Bruna Sermidi
ricerca opere in collaborazione con Look Lateral
sponsor tecnico Martini e Martini
Come sarebbe la dimora dei Gonzaga se i duchi della città, con la loro raffinatezza estetica, fossero sopravvissuti fino ai giorni nostri? Mantova Creativa prova a rispondere a questa domanda e allestisce, in sinergia con il Museo di Palazzo Ducale, la mostra “Abitare Gonzaga 2016”, un grande evento dedicato al mondo dell’arredo contemporaneo che costituirà una sorta di spin off  del festival e ne proseguirà le attività. La mostra si terrà nell’Appartamento della Rustica del Ducale), dal 11 giugno all’11 settembre.

AVVISTAMENTI INTERNI. ARTE CONTEMPORANEA NELLE TORRI
in collaborazione con Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici di Brescia, Cremona e Mantova e Museo dei Vigili del Fuoco di Mantova
L’arte apre le porte di due torri cittadine – la Torre degli Zuccaro e la Torre di Sant’Alò – da molto tempo chiuse al pubblico, grazie a un inserimento di opere d’arte contemporanea in dialogo  con questi affascinanti luoghi antichi. Saranno le opere luminose di Fabrizio Corneli a fare luce all’interno di questi spazi.

PARCO DELL’ARTE – CONCORSO IV EDIZIONE
in collaborazione con Parco del Mincio, Comune di Mantova, Tea
con il supporto tecnico di Copiaincolla, JL Graphic, Paxxion, Pixelinside, Sigla, Studio Ventisei, Variante Zero
Prosegue, per il quarto anno, l’esperienza del Parco dell’Arte, il parco di sculture collocato tra il  Lago di Mantova e la Rocca di Sparafucile. Cinque nuove opere, selezionate attraverso un apposito concorso (presidente di giuria il Prof. Renato Barilli), troveranno collocazione in questo scenario naturale unico, affacciato sullo skyline rinascimentale della città. L’intervento, quest’anno, potrà contare su un nuovo e ambizioso progetto di comunicazione, ideato con il sostegno di sette agenzie di comunicazione della città, che avrà l’obiettivo di valorizzare e far conoscere il patrimonio del parco.

MANTOVA NASCOSTA
in collaborazione con Liceo Artistico “Giulio Romano”
Ancora video con “Mantova Nascosta”, un percorso virtuale attraverso i luoghi di valore non accessibili al pubblico, da visitare per mezzo di una serie di video prodotti dagli studenti del Liceo Artistico di Mantova. I video saranno visibili su smartphone puntando le icone QR Code posizionate sui totem che si incontreranno in giro per la città.

LA CITTA’ CHE NON C’E’
in collaborazione con Ordine degli Architetti di Mantova
Con l’obiettivo di vivere la città in modo condiviso e partecipato, l’Ordine degli Architetti di Mantova sviluppa un percorso fisico che collega diversi punti della città, da percorrere con una mappa e con l’ausilio di una app per tablet e smartphone che permetterà di vedere alcuni progetti innovativi, inseriti virtualmente nel contesto urbano. Semplici interventi di mascheramento, decorazioni pittoriche, provocazioni e persino demolizioni di elementi urbani sono le idee e gli spunti di riflessione proposti dagli architetti per trasformare la città.

MANTOVA CREATIVA PER LA FOTOGRAFIA –  I EDIZIONE CONCORSO
L’edizione 2016 di Mantova Creativa vede il debutto del primo concorso fotografico “Mantova Creativa per la Fotografia”, la cui giuria sarà presieduta da due grandi nomi del panorama internazionale: Franco Fontana e Giovanni Gastel. Le opere selezionate andranno a costituire una mostra nel Tempio di San Sebastiano. Durante il festival, ci saranno altri eventi legati al mondo della fotografia

ADOTTA UN CREATIVO
Un’alleanza speciale tra creativi e negozianti è alla base del progetto “Adotta un creativo”. Le vetrine di alcune botteghe del centro storico subiranno un restyling grazie all’intervento di alcuni artisti, che lavoreranno in sinergia con i commercianti per valorizzare i prodotti in vendita in modo insolito e fantasioso.

VIDEOART YEARBOOK
in collaborazione con Dipartimento di Arti Visive Università di Bologna
Approda a Mantova “Videoart Yearbook”, la rassegna di videoarte promossa dal Dipartimento di Arti Visive dell’Università di Bologna, che sabato 28 maggio (ore 10, Palazzo Soardi) proporrà una selezione dei migliori lavori italiani realizzati nel corso del 2015. Introduce la proiezione Renato Barilli.

MUSEO DELLA NEBBIA
da un’idea di Carlo Mantovani
Anche la nebbia – che a Mantova fa parte, non solo del meteo, ma della cultura di una comunità – diventa arte grazie all’originale idea di un Museo della Nebbia, visitabile nel palazzo Broletto 6 (piazza Broletto).

CONCRETE LAB
Lo studio Concrete Lab sarà nel cortile di Palazzo Castiglioni in piazza Sordello con oggetti di design, sculture luminose ed eventi sul tema della luce. Focus sulle espressioni creative dell’Alto Mantovano, con declinazioni anche in cucina. Le specialità tipiche saranno presentate e cucinate dalla chef Beatrice Ronconi (Masterchef).

VERONA RISUONA
in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Verona e Verona Creativa
Verona Risuona, rassegna di sound art e sperimentazione artistica sviluppata da Accademia di Belle Arti di Verona, Conservatorio di Verona e Università di musica e teatro di Goteborg, arricchisce il programma con una serata (27/5) di musica dal vivo e dj set che si fondono con proiezioni video.

TEATRO E DANZA
Le compagnie teatrali cittadine scendono in campo per il festival e reinterpretano spazi spesso inconsueti come le ex beccherie del Rio, teatro per il “Dracula” della Compagnia Campogalliani (28/5) e le Officina Testi dove trovano spazio la performance teatrale “Esercizi di ginnastica morale” con Teatro Magro e Ars Creazione e Spettacolo (27-28/5).

STREET FOOD

con il contributo di Giovani di Confagricoltura ANGA Mantova
Torna la rassegna dello Street Food di Mantova Creativa, realizzata grazie al contributo dei Giovani di Confagricoltura ANGA Mantova. Il percorso, quest’anno, si allarga e raggiunge 17 tappe. Nell’ottica di una valorizzazione degli operatori del territorio Mantova Creativa coinvolge bar e ristoranti della città che proporranno cibi di strada per tutti i gusti.

PIATTO CREATIVO
con il contributo di Giovani di Confagricoltura ANGA Mantova
Si consolida l’appuntamento con il Piatto Creativo che quest’anno vede la partecipazione di   12 ristoranti. Il festival stimola la creatività anche in cucina e offre al suo pubblico l’opportunità di assaggiare pietanze uniche, pensate appositamente per l’occasione e in “edizione limitata”. Quest’anno, poi, ai piatti creativi di MC si affiancano i piatti cult: “best seller” della cucina mantovana, intramontabili delizie per il palato dedicate ai turisti che non hanno ancora avuto l’opportunità di sperimentare la ricchissima tradizione culinaria del territorio. Ma non finisce qui: anche le stoviglie diventano artistiche. Nei ristoranti che aderiscono alla rassegna sarà possibile acquistare il piatto decorato di Mantova Creativa 2016 con un nuovo soggetto da scoprire e collezionare.

IL VERO VELENO DI ROMEO E GIULIETTA
Seconda edizione per il concorso tra cocktail “Vero veleno di Romeo & Giulietta”. Dieci bar si sfidano nel ricreare, sotto forma di diabolica bevanda, il veleno acquistato da Romeo proprio a Mantova. E qui, sotto i portici di Piazza Erbe, c’è quella che Mantova Creativa ha individuato come l’antica casa dello speziale che fornì il mortale intruglio al povero Romeo. Sarà il pubblico di Mantova Creativa a eleggere il “vero veleno” votando sulla pagina Facebook durante i tre giorni del festival.

DALLA COLAZIONE ALLA CENA, CON CREATIVITA’
La famosa Pasticceria Antoniazzi – Caffè Borsa partecipa a Mantova Creativa reinterpretando con un tocco di originalità pasti e spuntini, dalla colazione alla cena. In tutte le tre giornate del festival ci sarà il Caffè Creativo, colazione con brioches e prodotti creati appositamente per l’occasione. Inoltre, cena vegana (27/5 su prenotazione), light lunch con panini gourmet creativi (28/5), aperitivo con risottata di chiusura del festival (29/5).

CREATIVITA’, CIBO E SALUTE
In questa edizione la creatività si mette al servizio delle problematiche dell’alimentazione grazie alle creazioni gluten free e prive di lattosio di diversi ristoranti cittadini. Ci sarà una conferenza medica e  performance musicali di Stefano Gueresi (La Cucina, 27/5 ore 18).

 

Redazione –   info@innamoratidellacultura.it

 

le piattaforme partecipative possono aiutare la cultura italiana a trovare nuove forme di sostentamento.

www.innamoratidellacultura.it è una piattaforma di crowdfunding nata per consentire a tutti di diventare un mecenate della cultura.

L’idea di aprire una piattaforma verticalizzata in questo settore specifico nasce dall’analisi di tre osservazioni: in primo luogo, la necessità delle organizzazioni culturali di trovare nuove fonti di finanziamento in un contesto di restrizioni fiscali. In secondo luogo, la necessità di far conoscere il proprio progetto ad un numero ampio di persone in presenza di budget ridotti – se non addirittura inesistenti – per la comunicazione. In terzo luogo, verificare la propria offerta direttamente sull’utente finale il cui gradimento o meno determina anche il successo o meno dell’iniziativa stessa.


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Il meccanismo della piattaforma è semplice. Il portale è a tutti gli effetti una vetrina digitale offerta al progettista  il quale può arricchire il suo spazio web con immagini, video, un testo descrittivo e un’offerta di ricompense pensate per chi dona. Questo se si tratta di iniziative private.  In questo caso la ricevuta fiscale per la donazione effettuata potrà essere dedotta solo se chi la emette  ha una ragione sociale che lo consente  E’ il caso delle fondazioni culturali e delle associazioni. Un passo avanti, che potrebbe interessare sia i cittadini che le imprese, è il nuovo sistema di  sgravio introdotto con l’ArtBonus. Che riguarda però solo i beni di proprietà pubblica.

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Analizzando il sito ministeriale www.artbonus.it, è possibile scorrere l’elenco dei beni da restaurare e mantenere. Una vetrina statica su cui le donazioni già effettuate vengono riportate senza indicare i nominativi di chi ha donato. Questo non ci piace molto, così come non ci piace leggere : richiesta =120.000 ; raccolti = 120.000.  Le piattaforme di crowdfunding sono trasparenti. Chi dona vede subito apparire il suo nome ( o nickname) di fianco alla donazione effettuata. Questo, in un paese dove la mancanza di trasparenza regna sovrana, è un grande incentivo per chi vuole contribuire.

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students at a further education college

La differenza fondamentale fra un sito come www.innamoratidellacultura.it e www.artbonus.it è la comunicazione. Chi pubblica una campagna per realizzare un crowdfunding è tenuto a comunicare il suo progetto in qualsiasi modo possa essere utile a raccogliere il denaro. Perché questo avvenga con maggiore facilità, offre delle ricompense in cambio del denaro ottenuto.

Chi pubblica un bene da restaurare sul sito ArtBonus, non comunica un progetto, chiede denaro in cambio di uno sgravio fiscale. Si tratta non più di partecipazione attiva bensì di mecenatismo. Non so se è meglio l’una o l’altra modalità. Quello che posso pensare istintivamente è che l’ArtBonus sia  uno strumento intelligente ma per niente sexy perché  non aiuta le persone a sentirsi partecipi di  qualcosa.

Nel crowdfunding  è chiaro che le persone vengono attirate dal progetto. Se il progetto è forte le donazioni arrivano. Prova ne è che i beni sostenuti in Italia sino ad oggi grazie all’ArtBonus sono quelli più cool: il teatro della Scala di Milano, l’Arena di Verona.

immagine idc annuncioAbbiamo deciso di chiamarci “innamoratidellacultura” perché donare per la cultura è un vero e proprio gesto d’amore. La donazione per un restauro parte dal cuore, non dal portafoglio, anche se poi è da lì che arriva il supporto al progetto. Il nostro logo è un piccolo cuore rosso.  Puoi innamorarti di un progetto o essere innamorato della cultura. Di fatto, fai parte di una comunità di persone attente e sensibili a tutto ciò che di bello viene prodotto nel nostro paese.

La piattaforma www.innamoratidellacultura.it non accoglie tutte le campagne. Da quando siamo andati online ad oggi abbiamo effettuato una accurata selezione dei progetti. Per tipologia, area geografica, importo richiesto, ragione sociale del progettista. Non nascondo di aver condotto analisi continuamente. Stiamo creando una procedura basata sugli errori che consenta alle campagne di avere più successo. Anche questo fa parte della filosofia dell’attenzione nei confronti delle persone che deve rimanere il punto centrale del lavoro. Tutto il crowdfunding ha a che fare con le persone. Chi pensa che si tratti solo di denaro sbaglia. Il denaro c’è ma come elemento fondante.

Penso che www.innamoratidellacultura.it  dovrebbe ospitare i progetti pubblicati su www.artbonus  riconvertiti in campagne di crowdfunding  vere e proprie per consentire alle persone – e non solo alle aziende – di entrare a fare parte di un grande processo di recupero del paese. Quello che manca, nel privato come nel pubblico, è la capacità di realizzare queste campagne.

Nel nostro “percorso ad errori” abbiamo costruito un team in grado di supportare i vari aspetti preparatori e di comunicazione della campagna. Quello che troviamo sempre difficile da far comprendere ai progettisti è che questo lavoro strategico ha un costo iniziale. Che  viene ammortizzato con la campagna, ma che comunque c’è e va considerato.

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Il crowdfunding non è solo una forma alternativa- aggiuntiva? – di finanziamento. E’ uno strumento che i responsabili dei progetti culturali, istituzioni, grandi imprese culturali devono prendere in considerazione come parte di una strategia di comunicazione e di finanziamento. Le  due cose vanno insieme.

Cosa manca? Formazione e informazione. Incentivare va bene ma la vera sfida sociale a cui tutti noi siamo sottoposti a tutti i livelli è insegnare alle persone a partecipare e condividere.

Emanuela Negro-Ferrero

enf@innamoratidellacultura

L’arte fa bene alla salute? Ce lo dice la nostra saliva.

magnificat-2015-salitaUn campione di saliva prima  e dopo la visita alla cupola  è stato prelevato alle 100 “cavie della cultura”. Dove? A Vicoforte, più precisamente in provincia di Cuneo, vicino a Mondovì.Nel 2015 la cooperativa Kalatà ha messo in sicurezza e aperto un percorso che, a partire dal prossimo 23 aprile,  consentirà al pubblico di salire sino alla vetta della cupola salendo lungo un percorso appositamente messo in sicurezza, attraverso scale a chiocciola e antichi passaggi riservati alle maestranze e finora mai aperti al pubblico. Questa originale visita, chiamata “Magnificat” (http://www.magnificat2015.com ) consente di vedere in prospettiva diversa   la più grande cupola di forma ellittica del mondo ( appena 5 metri più piccola di quella di San Pietro).

santuario-di-vicoforte-cupolaIl percorso permette di salire fino ad un’altezza di 63 metri e , una volta arrivati in cima si possono ammirare da vicino i maestosi affreschi e godere di una vista davvero mozzafiato. E qui  sta il bello dell’esperimento realizzato dall’università di Bologna in collaborazione con l’ASL di Cuneo e con il solito provvidenziale contributo della Compagnia di San Paolo e del gruppo alimentare Michellis.

img_5761_1533429Ma in che cosa consiste questo test?  Si tratta infatti di verificare se  il livello di cortisolo prelevato è rimasto uguale oppure è sceso grazie alla magnifica esposizione artistica a cui la “cavia culturale” è stata esposta. Il cortisolo è l’ormone dello stress e, logica vuole, che se la salita è stata gratificante, il livello di cortisolo deve  risultare inferiore rispetto . Al momento l’esperimento si è appena concluso. Attendiamo con ansia il risultato. Perché, se è assodato  che l’arte fa bene all’anima,  e  oggi venisse verificato scientificamente  che fa anche bene alla salute, si aprirebbero nuove  ed interessanti strade per la terapia. In realtà, a ben pensare, già  si sa  che l’arte fa bene. L’uso del colore all’interno delle strutture ospedaliere è  noto anche se, curiosamente, non sempre viene applicato. Quindi,se questo esperimento risultasse positivo, ipotizzo cure a base di intense  esposizioni ad opere d’arte al posto – o  in supporto –a lunghe e invasive  terapie farmacologiche. Sarebbe bello. In caso di malattia, penso che potrei stare meglio con dosi massicce di Klimt e Dalì.  Da ricordare   al primo mal di testa.

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo   – enf@innamoratidellacultura.it

Per la “Settimana delle Culture Digitali” promossa DiCultHer School: “Il crowdfunding: strumento di formazione di nuove competenze professionali nell’ambito del Cultural Heritage”.

Venerdì 8 aprile, in occasione della Ia edizione della Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”  indicata come #SCUD2016,   abbiamo  organizzato un incontro per parlare delle  nuove professioni in ambito culturale legate al digitale e, in particolare, al crowdfunding in ambito culturale.

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Sede dell’evento, che si svolgerà dalle ore 18.00 alle ore 19.00, è il nuovo acceleratore di imprese sociali “Rinascimenti Sociali” di Via Maria Vittoria 38. L’ingresso è libero sino ad esaurimento dei posti. Chi desiderasse avere maggiori informazioni può inviare una mail all’indirizzo accademiadelcrowdfunding@gmail.com oppure chiamare il numero 3311671779.

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Il crowdfunding si compone di  diverse  professionalità legate al marketing, alla comunicazione, al digitale che verranno illustrate dalla CEO della piattaforma stessa,  Emanuela Negro-Ferrero. Emanuela, laurea umanistica, master in comunicazione d’impresa e un importante  bagaglio professionale  nell’ambito della comunicazione, è stata contributor per il documento ufficiale dell’Agenda Digitale per le sezioni dedicate al “digitale divide” e al “gender digital divide”. Durante una conversazione informale con il pubblico individuerà le aree di competenza professionale  legate al crowdfunding in ambito culturale indicando i percorsi formativi necessari per costruire la figura professionale del “crowdfunding manager”. Questo specifico lavoro, che racchiude dentro di sé diverse competenze, è ben conosciuto ed affermato all’estero.

Vista l’espansione del fenomeno crowdfunding anche in Italia, le potenzialità esistono e vanno supportate con adeguati percorsi formativi in previsione di mettere a frutto la propria formazione all’interno di enti museali, associazioni, comuni e/o aziende.

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La Settimana delle Culture Digitali #SCUD2016 è promossa dalla Rete Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School è dedicata al Prof. Antonio Ruberti promotore nel 1991 della “Settimana della Cultura Scientifica”. Si tratta di una settimana di eventi dedicati al valore delle culture digitali in tutte le loro forme, organizzati dai membri della Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School e da qualunque altra organizzazione che aderisca al manifesto della iniziativa.

Sono previsti convegni, seminari, iniziative di orientamento, laboratori aperti, performance e ogni altra manifestazione o forma di comunicazione suggerita dalla creatività dei proponenti, purché efficace in funzione dell’obiettivo di divulgare una seria cultura digitale di base.

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Facendo un passo indietro, che cos’è la DiCultHer School?  Si tratta di un progetto  formativo relativo a 5 linee di ricerca scientifica e a 14 aree tematiche trasversali.  Le attività sono nate ufficialmente proprio a Torino il 9 novembre scorso. DiCultHer School è un progetto  molto ampio ed innovativo perché si sviluppa fra circa 50 soggetti (fra cui troviamo Università, Istituti di Alta Formazione, Enti di Ricerca e organizzazioni cultural). Questi soggetti si sono riuniti siglando fra loro un “Accordo di Rete” finalizzato alla creazione di un vero e proprio Campus Virtuale in grado di aggregare i centri di eccellenza (pubblici e privati, nazionali ed internazionali) e trasformarli  in poli formativi rispondenti alle esigenze formative del “Mercato Unico Digitale”: economia e management dell’arte e della cultura digitale, design di sistema del cultural heritage,  scienze umane e digitali, beni culturali digitali, arte e comunicazione digitale. Contestualmente a questi ambiti di ricerca sono nati anche 14 gruppi di lavoro funzionali all’attività della scuola».

Il 9 novembre ha visto la luce anche il progetto di punta della DiCultHer School: TG CultHer .

Si tratta del primo telegiornale italiano dedicato alle culture digitali. Nato in collaborazione con InnovaTv , ha come mission quella di raccontare lo sviluppo delle culture digitali, le opportunità lavorative offerte e le attività realizzate dai numerosi componenti della Rete.
Il digitale avanza in tutti i settori. Il nostro straordinario patrimonio artistico e archiettonico richiede attività di conservazione legate al digitale. E’ proprio il caso di dirlo: chi si ferma è perduto.

 

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it  

A Venezia per il carnevale #innamoratidellacultura in visita al Museo Correr.

Museo Correr
Museo Correr

L’ultima volta che sono stata a Venezia era il 2014, faceva un caldo da morire e la città animata dal Festival del Cinema sembrava una dama vestita a festa. La settimana scorsa, il freddo umido si infilava sotto al cappotto facendomi tremare. Ma la follia colorata delle maschere che affolla le calli e le piazze è talmente magica che non ci ho fatto caso. La mia attività preferita è da sempre visitare le mostre. A quella esposta al Museo Correr (meraviglioso!) non potevo certo mancare . Intitolata “Gli splendori del Rinascimento a Venezia” è infatti la prima mostra dedicata ad Andrea Schiavone: oltre 140 tra dipinti, disegni e stampe, più un ricco nucleo di libri e documenti storici) spesso dalle prestigiosissime provenienze. Per la prima volta sono riuniti oltre 80 lavori di Andrea Meldola – dipinti, disegni, incisioni – la maggior parte dei quali mai esposti in una mostra e prestati, tra l’altro, dalle Royal Collection di Elisabetta II, dal Kunsthistoriches Museum e dall’Albertina di Vienna, dal Metropolitan Museum of Art di New York, dall’Accademia Croata di Scienze e Arti di Zagabria, dalla Gamdälde Galerie di Dresda, dal Musée du Louvre di Parigi e dal British Museum di Londra

Schiavone "Cupido e Psiche
Schiavone “Cupido e Psiche

Sono rimasta incantata, gli occhi pieni dei colori fastosi delle “Nozze tra Cupido e Psiche”, (1550 ). La scena, con i personaggi in movimento, abiti e capelli ondeggianti, ha una modernità dirompente rispetto a quella di altri artisti dell’epoca. Forse è per questo che l’artista era molto criticato dall’opinione pubblica. Rispetto alle opere rinascimentali dei suoi colleghi posso dire che in effetti la pittura di Andrea Schiavone è molto attuale, moderna.
Che dire poi della prospettiva e dei movimenti dello “Sposalizio mistico di Santa Caterina” ? Un’opera tridimensionale, bellissima.
Da visitare!  La città è incantevole.  Il Museo meraviglioso. e poi, San Valentino è alle porte. Cosa c’è di meglio che  concedersi un po’ di turismo culturale?

Sposalizio mistico di Santa Caterina
Sposalizio mistico di Santa Caterina

Se non sapete come organizzare, lasciate perdere i turistifici perchè fra le numerose ricompense offerte da Enrico Corsini per chi sostiene la sua campagna di crowdfunding ci sono viaggi e visite guidate. nelle principali città d’arte italiane .

Dove? al link www.innamoratidellacultura.it/campaigns/ogmyguide Dategli una mano e…fatevi un giro a Venezia, la città più bella del mondo.

Emanuela Negro-Ferrero –- enf@innamoratidellacultura.it

Giotto a Milano: una mostra dedicata al grande innovatore italiano.

oro luccicante e volti trasognati
oro luccicante e volti trasognati

Finito Leonardo è il turno di Giotto. Famoso in tutto il mondo, il pittore duecentesco di nome forse faceva Angiolo. O forse Ambrogio. Di cognome Bondone. Questo lo sanno i pochi perché tutto il mondo lo conosce come Giotto. A scuola abbiamo studiato i suoi affreschi di Assisi. La Cappella degli Scrovegni a Padova. Gli affreschi in Santa Croce. E molte altre meraviglie in mostra fino a gennaio a Milano. Con questa grande mostra Palazzo Reale chiude una grande stagione. Si tratta di una strepitosa carrellata di opere. Tredici per l’esattezza, in prevalenza su tavola, mai riunite prima. Fra i prestiti da segnalare c’è il Polittico Baroncelli, tempera di Santa Croce, a Firenze, che, dopo aver preso parte a una rassegna nel ’37, non è più stata prestata. Dal Museo di San Diego, in California, è arrivata la cuspide centrale del polittico fiorentino.

grandiosità dell'arte di Giotto
grandiosità dell’arte di Giotto

L’IMPATTO E’ GRANDIOSO!
Gli allestimenti sono creati da Mario Bellini, che ha voluto visualizzare il cammino compiuto dall’artista fiorentino in l’Italia in un periodo di circa quaranta anni di attività. Sono rimasta impressionata dalle opere. Posizionate su grandi altari in ferro: un contesto ‘povero’ ideato per dare risalto alla bellezza delle tavole policrome. Nella penombra l’oro brilla come luce solare. Un vero incanto. Nelle sale dedicate alle opere giovanili si trovano il frammento della Maestà della Vergine da Borgo San Lorenzo e la Madonna da San Giorgio alla Costa, risalenti al periodo di attività tra Firenze e Assisi. Esposto anche il nucleo centrale dalla Badia fiorentina, con il Polittico dell’altar maggiore. Meravigliosa la tavola con “Dio Padre” in trono proveniente dalla cappella degli Scrovegni e il polittico Stefaneschi, il capolavoro dipinto per l’altare maggiore della basilica di San Pietro in Vaticano. Tutta questa meraviglia non fa che confermare che la cultura potrebbe veramente essere il motore di quel cambiamento di cui si parla senza agire. L’Italia non ha paese, città, villaggio dove non ci sia una meraviglia da ammirare, scoprire e, ahimè ? Evviva? Da restaurare e conservare.

 
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it – Twitter emanegroferrero

La Grande Madre. Una mostra, a Milano, per celebrare il potere della donna.

La Grande Madre.
La Grande Madre. celebra il potere della donna

Venerata e invocata con nomi diversi da popolo a popolo, la Dea incarnava sempre e ovunque il potere femminile di dare la vita, era la Madre dal cui grembo ogni forma di vita scaturisce e a cui alla morte ritorna per poi ancora rinascere, come nell’eterno ciclo della vegetazione. Brigid, Nimue, Durga, Verdandi, Aa, Ambika, Cerere, Astarte, Lakshmi, Urd, Hel, Maman Brigitte, Oya Yansa, Skuld, Sedna, Kali. E ancora, Diana, Artemide, Athena, Venere, Tara, Yemanya, Isis, Sekhmet. I nomi della Dea sono centinaia presenti in ogni religione e tradizione.
la Grande madre Oggi, 25 agosto, a Milano inaugura “La Grande Madre”a Palazzo Reale. La mostra di Fondazione Trussardi in collaborazione con il Comune di Milano ideata per essere parte integrante di Expo in Città è una grande collettiva con opere di 127 fra artiste e artisti del Novecento curata da Massimiliano Gioni. Si tratta di un racconto iconografico della maternità e il tema scelto non è frutto del caso. Il titolo di Expo recita Nutrire il pianeta. Energia per la vita. Cosa ci può essere meglio di una madre per riunire la vita, il nutrimento e l’umanità?
Si tratta di una mostra grandissima che si estende lungo circa 2mila metri quadri al piano nobile di Palazzo Reale e ospita opere di artisti ultra famosi come Salvador Dalì, Frida Kahlo e Man Ray e figure meno note quali Niki de Saint Phalle, Louise Bourgeois e Mina Loy le cui carriere hanno raccontato un femminile per cui la maternità era problematica, negativa, oscura.
La prima parte del percorso si apre con i ritratti di idoli antropomorfi della Preistoria. Qui l’immagine della Grande Madre emerge in tutta la sua prepotenza come simbolo femminile di fertilità. Un’immagine archetipica che mi colpisce sempre perché la ritengo fonte di ispirazione per ogni donna. Una sezione espositiva è dedicata alle “avanguardie storiche”, in particolare al Futurismo, con opere, tra le altre, di Benedetta, Umberto Boccioni, Valentine De Saint-Point, Mina Loy, Marisa Mori e Regina; al Dada, con il riferimento al mito della donna meccanica attraverso le opere di Francis Picabia, Marcel Duchamp, Man Ray, Sophie Taeuber-Arp e Hannah Höch; e al Surrealismo con, tra l’altro, la presentazione di 50 collage originali di Max Ernst dalla serie The Hundred Head Headless Woman, e opere e documenti di André Breton, Hans Bellmer, Salvador Dalí, Leonora Carrington, Frida Kahlo, Dora Maar, Lee Miller, Meret Oppenheim, Dorothea Tanning. Marinetti, nel famoso “Manifesto Futurista” denigra la donna e il femminile. Il salto di consepovelezza è immenso e ben evidente nella seconda parte della mostra. Gioni seleziona i lavori di Louise Bourgeois, intorno a cui si dispongono artiste degli anni ’60 e ’70 quali, per esempio, Magdalena Abakanowicz, Ida Applebroog, Lynda Benglis, Judy Chicago, Eva Hesse, Dorothy Iannone, Yayoi Kusama, Anna Maria Maiolino, Ana Mendieta, Marisa Merz, Annette Messager, Carla Accardi, Joan Jonas, Yoko Ono, Martha Rosler, Sherrie Levine, Ketty La Rocca.
frida khaloSi arriva quindi agli anni ’80 con Katharina Fritsch, Cindy Sherman e Rosemarie Trockel, e agli ’90 di Rineke Dijkstra, Sarah Lucas, Catherine Opie, Marlene Dumas, Pipilotti Rist e le post-umane Nathalie Djurberg e Kiki Smith. La selezione delle opere più vicine a noi comprende la la prima presentazione in Italia della serie di ritratti realizzati da Nicholas Nixon, Brown Sisters.
Molto interessante la performance Teaching to walk, dell’artista slovacco Roman Ondák a cui si affianca la open call su Instagram con l’hashstag #TeachingToWalk. E’ possibile postare e condividere le foto dei primi passi propri e degli altri per testimoniare il distacco fisico dalla “grande Madre”. Tutte le foto saranno raccolte in un album che potrà essere sfogliato sul sito www.lagrandemadre.org. La mostra è a pagamento. Da visitare.
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it – twitter@emanegroferrero