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le piattaforme partecipative possono aiutare la cultura italiana a trovare nuove forme di sostentamento.

www.innamoratidellacultura.it è una piattaforma di crowdfunding nata per consentire a tutti di diventare un mecenate della cultura.

L’idea di aprire una piattaforma verticalizzata in questo settore specifico nasce dall’analisi di tre osservazioni: in primo luogo, la necessità delle organizzazioni culturali di trovare nuove fonti di finanziamento in un contesto di restrizioni fiscali. In secondo luogo, la necessità di far conoscere il proprio progetto ad un numero ampio di persone in presenza di budget ridotti – se non addirittura inesistenti – per la comunicazione. In terzo luogo, verificare la propria offerta direttamente sull’utente finale il cui gradimento o meno determina anche il successo o meno dell’iniziativa stessa.


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Il meccanismo della piattaforma è semplice. Il portale è a tutti gli effetti una vetrina digitale offerta al progettista  il quale può arricchire il suo spazio web con immagini, video, un testo descrittivo e un’offerta di ricompense pensate per chi dona. Questo se si tratta di iniziative private.  In questo caso la ricevuta fiscale per la donazione effettuata potrà essere dedotta solo se chi la emette  ha una ragione sociale che lo consente  E’ il caso delle fondazioni culturali e delle associazioni. Un passo avanti, che potrebbe interessare sia i cittadini che le imprese, è il nuovo sistema di  sgravio introdotto con l’ArtBonus. Che riguarda però solo i beni di proprietà pubblica.

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Analizzando il sito ministeriale www.artbonus.it, è possibile scorrere l’elenco dei beni da restaurare e mantenere. Una vetrina statica su cui le donazioni già effettuate vengono riportate senza indicare i nominativi di chi ha donato. Questo non ci piace molto, così come non ci piace leggere : richiesta =120.000 ; raccolti = 120.000.  Le piattaforme di crowdfunding sono trasparenti. Chi dona vede subito apparire il suo nome ( o nickname) di fianco alla donazione effettuata. Questo, in un paese dove la mancanza di trasparenza regna sovrana, è un grande incentivo per chi vuole contribuire.

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La differenza fondamentale fra un sito come www.innamoratidellacultura.it e www.artbonus.it è la comunicazione. Chi pubblica una campagna per realizzare un crowdfunding è tenuto a comunicare il suo progetto in qualsiasi modo possa essere utile a raccogliere il denaro. Perché questo avvenga con maggiore facilità, offre delle ricompense in cambio del denaro ottenuto.

Chi pubblica un bene da restaurare sul sito ArtBonus, non comunica un progetto, chiede denaro in cambio di uno sgravio fiscale. Si tratta non più di partecipazione attiva bensì di mecenatismo. Non so se è meglio l’una o l’altra modalità. Quello che posso pensare istintivamente è che l’ArtBonus sia  uno strumento intelligente ma per niente sexy perché  non aiuta le persone a sentirsi partecipi di  qualcosa.

Nel crowdfunding  è chiaro che le persone vengono attirate dal progetto. Se il progetto è forte le donazioni arrivano. Prova ne è che i beni sostenuti in Italia sino ad oggi grazie all’ArtBonus sono quelli più cool: il teatro della Scala di Milano, l’Arena di Verona.

immagine idc annuncioAbbiamo deciso di chiamarci “innamoratidellacultura” perché donare per la cultura è un vero e proprio gesto d’amore. La donazione per un restauro parte dal cuore, non dal portafoglio, anche se poi è da lì che arriva il supporto al progetto. Il nostro logo è un piccolo cuore rosso.  Puoi innamorarti di un progetto o essere innamorato della cultura. Di fatto, fai parte di una comunità di persone attente e sensibili a tutto ciò che di bello viene prodotto nel nostro paese.

La piattaforma www.innamoratidellacultura.it non accoglie tutte le campagne. Da quando siamo andati online ad oggi abbiamo effettuato una accurata selezione dei progetti. Per tipologia, area geografica, importo richiesto, ragione sociale del progettista. Non nascondo di aver condotto analisi continuamente. Stiamo creando una procedura basata sugli errori che consenta alle campagne di avere più successo. Anche questo fa parte della filosofia dell’attenzione nei confronti delle persone che deve rimanere il punto centrale del lavoro. Tutto il crowdfunding ha a che fare con le persone. Chi pensa che si tratti solo di denaro sbaglia. Il denaro c’è ma come elemento fondante.

Penso che www.innamoratidellacultura.it  dovrebbe ospitare i progetti pubblicati su www.artbonus  riconvertiti in campagne di crowdfunding  vere e proprie per consentire alle persone – e non solo alle aziende – di entrare a fare parte di un grande processo di recupero del paese. Quello che manca, nel privato come nel pubblico, è la capacità di realizzare queste campagne.

Nel nostro “percorso ad errori” abbiamo costruito un team in grado di supportare i vari aspetti preparatori e di comunicazione della campagna. Quello che troviamo sempre difficile da far comprendere ai progettisti è che questo lavoro strategico ha un costo iniziale. Che  viene ammortizzato con la campagna, ma che comunque c’è e va considerato.

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Il crowdfunding non è solo una forma alternativa- aggiuntiva? – di finanziamento. E’ uno strumento che i responsabili dei progetti culturali, istituzioni, grandi imprese culturali devono prendere in considerazione come parte di una strategia di comunicazione e di finanziamento. Le  due cose vanno insieme.

Cosa manca? Formazione e informazione. Incentivare va bene ma la vera sfida sociale a cui tutti noi siamo sottoposti a tutti i livelli è insegnare alle persone a partecipare e condividere.

Emanuela Negro-Ferrero

enf@innamoratidellacultura

Lezione di Crowdfunding n°24: Quali sono le più diffuse fantasie che le persone hanno sul crowdfunding?

Questa è una bellissima lezione. La adoro e voglio condividerla con voi.

The Flaming Lips MoogFest 2011 Asheville, North Carolina © Copyright David J. Simchock www.DavidSimchock.com www.VagabondVistas.com

Secondo la mia esperienza, le principali le fantasie più diffuse sono fondamentalmente tre:

Fantasia  n° #1: C’è sempre una folla.

Il primo errore di valutazione che viene fatto dai progettisti è che ci sia una folla di persone che non aspetta altro che sostenere il progetto per  farli arrivare all’obiettivo. La verità è che non esiste nessuna folla nascosta che si riunisce il giovedì sera al bar per decidere quale campagna merita di essere sostenuta. Il crowdfunding è di fatto costituito da centinaia di micro donazioni e la folla non esiste fino a quando non siete voi a riunirla e ad organizzarla ( e questo va fatto prima del lancio della campagna). Certo, se già esiste un blog attivo e seguito con una newsletter ricca di nominativi autorizzati, il lavoro di costruzione della folla è già per metà fatto. Ma non aspettatevi che da qui esca il 100% delle donazioni.

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Fantasia #2: una piattaforma famosa porterà maggiore traffico verso I potenziali donatori.

Questo argomento ritorna ogni volta che parlo con un progettista. La stampa pompa i progetti che hanno raccolto milioni di euro, appoggiati da star e testimonial e, voilà, il progettista sogna che la grande piattaforma funzioni anche senza un piano di marketing.

Ma non funziona così.  

Le campagne di successo lavorano duramente nella fase di pre-lancio costruendo il consenso ( spesso lo fanno attraverso una mailing list testata). Questa attività preliminare può portare fino al 30-35% delle donazioni. Poi, se la campagna interessa, i primi donatori possono condividerla e aiutare il progettista a costruire il “secondo cerchio” che può portare ad un ulteriore 20%.

Solo allora, se la campagna è arrivata a circa il 70/80% del raccolto, la piattaforma si rivela un aiuto. Ma non è detto.

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Fantasia #3:  Una grande campagna media o  il tweet di una celebrità mi porterà più traffico e più donatori.

Posso capire che sia normale pensare che una campagna stampa  a tappeto porta sempre  grandi risultati. In certi casi si e in altri no. Ho notato che i  giornali italiani parlano con grande disinvoltura di  crowdfunding (ha attivato una campagna di crowdfunding…) peccato che la maggior parte degli italiani non sappia ancora di cosa si sta parlando.  Meglio quindi una presenza mirata sui blog, attraverso gli influencers, le testate di settore e le stazioni radio locali che una presenza magari pressante ma, confusa e mal spiegata su grandi testate editoriali.

E’ della settimana scorsa l’annuncio sulla Stampa di   un  “crowdfunding” per finanziare attività culturali pubbliche : in realtà si tratta di una normalissima attività di  ricerca di sponsor. Che confusione…povera folla!

Avete un’idea da pubblicare? La aspettiamo!

http://www.innamoratidellacultura.it/proponi-idea

 

Preferite  costruirla insieme a  noi?

Il 4 maggio, a Torino, presso Rinascimenti Sociali in Via Maria Vittoria 38 faremo un Laboratorio Pratico.

iscrizioni e informazioni ad

accademiadelcrowdfunding@gmail.com

 

Emanuela Negro- Ferrero – CEO

enf@innamoratidellacultura.it

L’arte fa bene alla salute? Ce lo dice la nostra saliva.

magnificat-2015-salitaUn campione di saliva prima  e dopo la visita alla cupola  è stato prelevato alle 100 “cavie della cultura”. Dove? A Vicoforte, più precisamente in provincia di Cuneo, vicino a Mondovì.Nel 2015 la cooperativa Kalatà ha messo in sicurezza e aperto un percorso che, a partire dal prossimo 23 aprile,  consentirà al pubblico di salire sino alla vetta della cupola salendo lungo un percorso appositamente messo in sicurezza, attraverso scale a chiocciola e antichi passaggi riservati alle maestranze e finora mai aperti al pubblico. Questa originale visita, chiamata “Magnificat” (http://www.magnificat2015.com ) consente di vedere in prospettiva diversa   la più grande cupola di forma ellittica del mondo ( appena 5 metri più piccola di quella di San Pietro).

santuario-di-vicoforte-cupolaIl percorso permette di salire fino ad un’altezza di 63 metri e , una volta arrivati in cima si possono ammirare da vicino i maestosi affreschi e godere di una vista davvero mozzafiato. E qui  sta il bello dell’esperimento realizzato dall’università di Bologna in collaborazione con l’ASL di Cuneo e con il solito provvidenziale contributo della Compagnia di San Paolo e del gruppo alimentare Michellis.

img_5761_1533429Ma in che cosa consiste questo test?  Si tratta infatti di verificare se  il livello di cortisolo prelevato è rimasto uguale oppure è sceso grazie alla magnifica esposizione artistica a cui la “cavia culturale” è stata esposta. Il cortisolo è l’ormone dello stress e, logica vuole, che se la salita è stata gratificante, il livello di cortisolo deve  risultare inferiore rispetto . Al momento l’esperimento si è appena concluso. Attendiamo con ansia il risultato. Perché, se è assodato  che l’arte fa bene all’anima,  e  oggi venisse verificato scientificamente  che fa anche bene alla salute, si aprirebbero nuove  ed interessanti strade per la terapia. In realtà, a ben pensare, già  si sa  che l’arte fa bene. L’uso del colore all’interno delle strutture ospedaliere è  noto anche se, curiosamente, non sempre viene applicato. Quindi,se questo esperimento risultasse positivo, ipotizzo cure a base di intense  esposizioni ad opere d’arte al posto – o  in supporto –a lunghe e invasive  terapie farmacologiche. Sarebbe bello. In caso di malattia, penso che potrei stare meglio con dosi massicce di Klimt e Dalì.  Da ricordare   al primo mal di testa.

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo   – enf@innamoratidellacultura.it

Per la “Settimana delle Culture Digitali” promossa DiCultHer School: “Il crowdfunding: strumento di formazione di nuove competenze professionali nell’ambito del Cultural Heritage”.

Venerdì 8 aprile, in occasione della Ia edizione della Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”  indicata come #SCUD2016,   abbiamo  organizzato un incontro per parlare delle  nuove professioni in ambito culturale legate al digitale e, in particolare, al crowdfunding in ambito culturale.

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Sede dell’evento, che si svolgerà dalle ore 18.00 alle ore 19.00, è il nuovo acceleratore di imprese sociali “Rinascimenti Sociali” di Via Maria Vittoria 38. L’ingresso è libero sino ad esaurimento dei posti. Chi desiderasse avere maggiori informazioni può inviare una mail all’indirizzo accademiadelcrowdfunding@gmail.com oppure chiamare il numero 3311671779.

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Il crowdfunding si compone di  diverse  professionalità legate al marketing, alla comunicazione, al digitale che verranno illustrate dalla CEO della piattaforma stessa,  Emanuela Negro-Ferrero. Emanuela, laurea umanistica, master in comunicazione d’impresa e un importante  bagaglio professionale  nell’ambito della comunicazione, è stata contributor per il documento ufficiale dell’Agenda Digitale per le sezioni dedicate al “digitale divide” e al “gender digital divide”. Durante una conversazione informale con il pubblico individuerà le aree di competenza professionale  legate al crowdfunding in ambito culturale indicando i percorsi formativi necessari per costruire la figura professionale del “crowdfunding manager”. Questo specifico lavoro, che racchiude dentro di sé diverse competenze, è ben conosciuto ed affermato all’estero.

Vista l’espansione del fenomeno crowdfunding anche in Italia, le potenzialità esistono e vanno supportate con adeguati percorsi formativi in previsione di mettere a frutto la propria formazione all’interno di enti museali, associazioni, comuni e/o aziende.

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La Settimana delle Culture Digitali #SCUD2016 è promossa dalla Rete Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School è dedicata al Prof. Antonio Ruberti promotore nel 1991 della “Settimana della Cultura Scientifica”. Si tratta di una settimana di eventi dedicati al valore delle culture digitali in tutte le loro forme, organizzati dai membri della Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School e da qualunque altra organizzazione che aderisca al manifesto della iniziativa.

Sono previsti convegni, seminari, iniziative di orientamento, laboratori aperti, performance e ogni altra manifestazione o forma di comunicazione suggerita dalla creatività dei proponenti, purché efficace in funzione dell’obiettivo di divulgare una seria cultura digitale di base.

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Facendo un passo indietro, che cos’è la DiCultHer School?  Si tratta di un progetto  formativo relativo a 5 linee di ricerca scientifica e a 14 aree tematiche trasversali.  Le attività sono nate ufficialmente proprio a Torino il 9 novembre scorso. DiCultHer School è un progetto  molto ampio ed innovativo perché si sviluppa fra circa 50 soggetti (fra cui troviamo Università, Istituti di Alta Formazione, Enti di Ricerca e organizzazioni cultural). Questi soggetti si sono riuniti siglando fra loro un “Accordo di Rete” finalizzato alla creazione di un vero e proprio Campus Virtuale in grado di aggregare i centri di eccellenza (pubblici e privati, nazionali ed internazionali) e trasformarli  in poli formativi rispondenti alle esigenze formative del “Mercato Unico Digitale”: economia e management dell’arte e della cultura digitale, design di sistema del cultural heritage,  scienze umane e digitali, beni culturali digitali, arte e comunicazione digitale. Contestualmente a questi ambiti di ricerca sono nati anche 14 gruppi di lavoro funzionali all’attività della scuola».

Il 9 novembre ha visto la luce anche il progetto di punta della DiCultHer School: TG CultHer .

Si tratta del primo telegiornale italiano dedicato alle culture digitali. Nato in collaborazione con InnovaTv , ha come mission quella di raccontare lo sviluppo delle culture digitali, le opportunità lavorative offerte e le attività realizzate dai numerosi componenti della Rete.
Il digitale avanza in tutti i settori. Il nostro straordinario patrimonio artistico e archiettonico richiede attività di conservazione legate al digitale. E’ proprio il caso di dirlo: chi si ferma è perduto.

 

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it  

Il governo italiano, unico e primo in tutto il mondo, ha deciso di legiferare sulla sharing economy. Teniamoci forte ragazzi.

La strada da percorrere si spera sia ancora lunga. Come parte in causa, auspico che il governo italiano, specializzato in bisticci grotteschi su qualsiasi argomento, si prenda il giusto tempo per

a) mettere a fuoco che cosa è esattamente il fenomeno definito come “sharing economy”

b) realizzi che mettere un freno ad un comparto che sta dando, e ha già dato, lavoro a migliaia di persone che attualmente si trovano senza lavoro proprio grazie all’insipienza del governo stesso, non attrae il consenso popolare. Anzi.
In qualità di gestore di una piattaforma di crowdfunding, ho festeggiato insieme a molti colleghi la recente notizia dello “sblocco” del crowdfunding di tipo equity da parte della Consob. Alleluia. L’ente, quando ancora nessuno in Italia sapeva nemmeno cosa fosse l’equity crowdfunding, ha prudentemente e italianamente deciso di “ingessarlo” con norme e regole favorevoli solo al mondo bancario con il risultato che, se nell’intero pianeta il crowdfunding di tipo “equity” è esploso, da noi no. Complimenti al genio. Spero  che non succeda lo stesso con questa idea di regolamentare la sharing economy ma i presupposti non fanno pensare bene. Mi sembra di capire che il punto nodale per il governo italiano, desideroso di tassare chiunque e qualsiasi cosa, sia quello stabilire la differenza fra sistemi che si fondano sull’idea di condivisione di beni e servizi rispetto a forme di business vere e proprie,

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Il “Sharing Economy Act” è una proposta di legge presentata nei giorni scorsi da un gruppo di parlamentari appartenenti all’Intergruppo “Innovazione” . Lo scopo è quello di «disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi» e di «promuovere l’economia della condivisione». Sulla carta sembra tutto chiaro. Nutro però il terribile sospetto che questo gruppo di volenterosi paladini governativi non abbia la minima nozione del’argomento. Disquisire di “sharing economy”, cioè di “economia collaborativa” tanto per usare l’italiano e farsi capire da tutti, non è cosa affatto semplice né risolvibile in quattro e quattro otto.
Il principio che governa la “sharing economy “ è la condivisione di beni e di servizi con alla base una logica di scambio e condivisione fra le persone. Tutti noi conosciamo e amiamo BlaBlaCar che ci consente di condividere i nostri viaggi con altre persone che, oltre ad aiutarci a sostenere i costi della trasferta ci offrono la possibilità di viaggiare in compagnia e di ridurre il quantitativo di veicoli in circolazione. La piattaforma Zoopa ci permette di generare video, campagne virali, loghi grazie a un sistema di “crowdsourcing” grazie cioè ad una rete di professionisti che mettono la loro professionalità a disposizione ad un prezzo più basso e con un’offerta creativa decisamente più alta. Ci sono poi i progetti open source come, per esempio, WordPress dove moltitudini di sviluppatori mettono le loro conoscenze al servizio della comunità. Ma un piattaforma open source è ben diversa da un’esperienza di car, food o house sharing . L’indagine IPSOSdel 2014, difatti, ha evidenziato come l’adesione all’economia collaborativa non ruoti esclusivamente attorno a motivazioni individuali – come i possibili benefici economici, ma anche al desiderio di contribuire ai bisogni della propria collettività di appartenenza, una forma di adesione a un sistema valoriale condiviso.
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In questo senso moltissimo è stato fatto in diversi ambiti: i FabLab sono laboratori aperti alla produzione collaborativa attrezzati con macchinari e strumenti come stampanti 3D dove chiunque può andare ad auto fabbricare qualunque cosa . Nei cowoorking viene condiviso lo spazio di lavoro e le persone possono aggregare competenze diverse senza essere collegate da vicoli contrattuali.
Ma la collaborazione attiene anche all’ambito del consumo, grazie allo sviluppo di piattaforme e realtà innovative che hanno applicato i principi peer-to-peer a sistemi tradizionali come il baratto, la donazione o lo scambio. Pensate alle piattaforme di crowdfunding, di social eating, di co-housing.
Il punto comune per qualsiasi settore collaborativo -e che sta alla base di tutti questi sistemi – si fonda su di un principio ben preciso che è quello del trasferimento di qualcosa. Questo trasferimento può essere inteso come una forma di scambio o condivisione: ho un’idea, un abito, una casa, un’auto, una barca, un talento e lo metto in comune o lo scambio un’altra persona oppure lo cambio con un altro bene e servizio.
Ci sono poi delle forme di sharing economy dove la collaborazione è un modo per definire nuove forme di mercato che tendono a riprodurre relazioni non necessariamente dissimili da quelle dei mercati tradizionali. Mi riferisco ad aziende che, a fronte di un costo di transazione, mettono in contatto la persona che ha una risorsa (una casa, per esempio ) con un’altra persona che non ce l’ha. Questo tipo di condivisione genera dei profitti (Uber, tanto per intendersi) e si basa sul principio di utilizzo in condivisione di qualcosa che già si possiede, senza quindi una produzione di beni o di servizi. In questo caso la collaborazione si basa sull’accesso alla proprietà e non ha niente a che vedere con lo scambio. Siti come HomeExchange mettono in comune un bene senza che ci sia la possibilità da parte di qualcuno di trarre guadagno da questo scambio.

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Il punto che confonde i parlamentari del gruppo “Innovazione “, nei confronti di aziende come, per esempio,  “Gnammo” è: organizzare un pasto in casa propria con altri utenti chiedendo in cambio un rimborso sui costi sostenuti è un modo per socializzare oppure è un modo pratico per farsi un vero e proprio ristorante in casa guadagnando? E chi guadagna è un libero professionista o è un dipendente? Bei quesiti davvero.
Per  realtà come AirBnb e Uber si può parlare di economia dello scambio mascherata però da sharing economy.
Queste aziende americane non solo fanno enormi fatturati, ma stanno creando una nuova economia di lavoratori “a rimborso spese” che non sono regolamentati né tassati e lavorano senza alcuna copertura assicurativa e, spauracchio italiano, senza tutela da parte dei sindacati. Ed è qui che il gruppo di parlamentari del gruppo “innovazione” ha deciso di andare a legiferare.
Personalmente penso che la sharing economy non vada fermata ma, al contrario implementata con una chiara suddivisione fra la rental economy mascherata da “economia collaborativa” e la autentica “sharing economy”. La proposta di legge del 2 marzo scorso prevede che un utente che arrotonda i suoi introiti affittando stanze, organizzando cene oppure offrendo passaggi con la sua automobile debba pagare una imposta del 10% se i suoi guadagni non superano la cifra dei 10 mila euro all’anno. Superata tale cifra, gli introiti verranno considerati redditi veri e propri e andranno sommati agli altri redditi percepiti. Questo significa che aziende come AirBnb dovranno devono aprire una sede in Italia e comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate sulle transazioni economiche tra i propri utenti e che queste transazioni , d’ora in poi, potranno avvenire solamente per vie elettroniche. Ecco qua servito il solito vespaio all’italiana. La proposta avanzata dai nostri prodi parlamentari non spiega perché si debba applicare la medesima aliquota per un passaggio offerto con BlaBlaCar oppure per l’ affitto di una stanza su AirBnb. Anche se i costi di gestione dei beni possano essere molto simili – l’usura della macchina in un caso, le spese vive nel caso dell’affitto di una stanza (tasse, pulizia, manutenzione) –si tratta di due realtà con finalità profondamente diverse. BlaBlaCar è un sistema di trasferimento della proprietà su un bene limitato – io ti offro un passaggio, tu mi rimborsi le spese. AirBnb, invece, è un sistema di accesso alla proprietà che funziona come un vero e proprio contratto di affitto. E’ evidente che gli utenti di BlaBlarCar avrebbero poca convenienza ad usare la piattaforma e quindi il guadagno aggiuntivo e relativo mercato verrebbe affossato.Sto già battendo le mani. La legge infatti propone di istituire un modello fiscale centralizzato per le multinazionali . Questo rischia di apparire deleterio nel caso di servizi online decentralizzati che nascono dal basso e si fondano sui principi dell’economia collaborativa. E proprio il caso di dire, mamma mia!

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La legge inoltre, pur preoccupandosi di tassare i lavoratori freelance che superano certe soglie di reddito ponendo come discrimine i redditi superiori ai 10 mila euro, non indica nulla relativamente ai temi previdenziali o dei diritti di questi lavoratori. Intanto , come si legge sul Manifesto, i quarantasette pilastri dell’economia collaborativa e della condivisione, Uber e Airbnb in testa, hanno scritto una lettera al presidente dell’Unione Europea per sottolinere la loro contrarietà a qualsiasi legge che limiti l’economia collaborativa. Staremo a vedere ma, se l’obiettivo è solo quello di tassare e tartassare, suggerisco ai nostri parlamentari del gruppo “Innovazione” un giretto nel floridissimo mercato dei portali di gioco d’azzardo e pornografia. Tutti rigorosamente con sede all’estero. Tutti esentasse. Due pesi e due misure? Un esempio di perfetto italian style. Quello che tutto il mondo ci invidia?

Emanuela Negro-Ferrero –ceo – www.innamoratidellacultura.it

Lezione di Crowdfunding n°23: una lista da verificare prima di lanciare la propria campagna

 

soldiUno dei principali motivi per cui le campagne di crowfunding falliscono è il lancio prematuro.  Molti imprenditori per la fretta di avere il denaro di cui hanno bisogno saltano alcuni passaggi fondamentali.

Qual è quindi l’ingrediente segreto?  La mia risposta è sempre la stessa. Il successo di una campagna è il risultato di un’attenta preparazione. Il successo viene determinato già prima che la campagna venga lanciata e c’è ben poco da fare o da correggere una volta che è andata online.
Certo, non è un assoluto che se la campagna viene preparata con attenzione il successo è  garantito.
Per rendere le cose più semplici a tutti, ho pensato di scrivere una lista.  Si tratta di un elenco di passaggi che ritengo indispensabili prima che la campagna venga lanciata. Il contadino raccoglie se prima ha preparato bene la terra, seminato e curato le sue piantine con amore.  Il crowdfunding è uguale. Cresce bene se viene seguito con amore.

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1 – lanciare una pre-campagna
So che questo punto farà aggrottare le sopracciglia a più di una persona ma pensare di partire da zero per far conoscere la propria campagna è un azzardo. Ci sono campagne che crescono da sole, è vero, ma la maggior parte delle campagne fa fatica ad uscire dalle mura della propria città ed è proprio questo uno dei punti su cui insisto perchè che il progettista si metta subito a lavorare. Creare attenzione e consenso non è qualcosa di banale. Ci vogliono tempo, costanza e dedizione. Come? Creando una optin page per attirare nominativi di persone interessate.  Il costo è minimo ed questa attività è  un ottimo punto di partenza per verificare la propria idea e costruire intorno a sé una comunità di persone interessate e, quando inizierà la campagna vera e propria, pronti a condividerla e a generare buzz. Volete saperne di più? Scrivetemi su enf@innamoratidellacultura.it

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2 – aspetti legali e fiscali legati alla campagna
Il denaro raccolto con le campagne di crowdfundning è denaro che va dichiarato. Pensare alla parte fiscale e tributaria prima di partire è un pezzo di lavoro in meno che si farà dopo. Comunicare che tipo di ricevuta verrà inviata a seguito della donazione è una garanzia di trasparenza e professionalità importante. Settare un conto corrente dedicato, aprire un conto Paypal Business. Sono tutti aspetti che richiedono attenzione e, una volta iniziata la campagna, facilitano le operazioni di raccolta prima e contabili dopo. Il crowdfunding presenta un indubbio vantaggio di trasparenza. E’ finita l’epoca delle raccolte fondi a mano, su conto corrente postale o iban. Le piattaforme mostrano nominativi e importi dei donatori ed è questo il punto di forza che spinge le persone a donare. Lo fanno perchè hanno fiducia..

group-people-social-networking3 – crescere nei social
Quando viene caricata una campagna sulla piattaforma, il progettista riceve una mail in cui gli vengono ricordate le cose necessarie per avere successo. Il terzo punto riguarda i canali social. Non è mai troppo tardi per aprire i propri profili e se sono già aperti, farli crescere e aumentare di visibilità. Ci sono strumenti per farlo più in fretta, mi riferisco alla possibilità di sponsorizzare i propri annunci su Facebook e Twitter. Con Twitter la faccenda è interessante così come lo è esplorare quotidianamente chi sta parlando dello stesso argomento (usando la funzione esplora). In fase di prelancio questa attività si rivela cruciale per il lancio vero e proprio della campagna. I follower raccolti prima della campagna sono infatti più disposti ad ascoltare e supportare e possiedono maggiore autorevolezza. Il tempo medio per costruire una comunità di follower è di circa 3- 6 mesi.

4 – Cercare la piattaforma giusta.
Non sto scherzando. Le piattaforme non sono tutte uguali. Ce ne sonno di molti tipi da quelle generaliste come Produzionidalbasso ed Eppela a quelle verticali come www.innamoratidellacultura.it (cultura e arte) Musicraiser (musica) . Negli USA è abitudine consolidata tracciare i risultati di campagne simili alla propria su appositi portali e decidere in base al successo. In Italia non siamo ancora arrivati a questo livello di sofisticazione, ma il criterio “grande è meglio” non è anche vero. La campagna la conduce il progettista, non il portale e,  a volte, entrare dentro ad un grande portale può esporre al rischio di perdersi in un mare di campagne. Magari molto simili alla propria.

5 – Fissare l’obiettivo
Ci vorrebbe la sfera di cristallo per sapere con esattezza quale è la cifra giusta da chiedere. Siccome ogni campagna è unica, è fondamentale che il progettista faccia bene i propri conti basandosi su:
• costo necessario a completare il progetto
• costo delle ricompense (non siate tirchi, le persone se ne accorgono!)
• commercialista
• PR e marketing
• Percentuale della piattaforma
• Percentualel dei processori di pagamento (dall’ 1.5 al 3%)
• 30% di ammortizzatori per eventuali costi aggiuntivi
Un aspetto che segnalo  è il fatto che raramente negli USA le campagne superano i 100.000 dollari (circa il 2%) . La media italiana si attesta sugli 8000.  Meglio quindi mantenersi entro dei margini di ragionevolezza sperando con la propria attività di raccogliere di più.  Molto dipende poi dal contratto proposto dalla piattaforma.  Nel caso di contratto “fisso” se la raccolta non va buon fine il rischio è di perdere tutto quello che si è raccolto. Nel caso di contratto “flessibile” qualsiasi cifra può essere raccolta ma solo per realizzare una parte del progetto. www.innamoratidellacultura.it li propone tutti e due a seconda del tipo di campagna che verrà pubblicata.

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6 – Inserire ricompense che piacciono
Dico no alle ricompense poco creative. Noiose. Inutili. La campagna piace anche perché la ricompensa piace. Dare un grandissimo spazio alla fantasia è certamente un buon inizio. Così come lo è andare a guardare quali sono state le ricompense offerte da campagne simili alla propria. Il prezzo medio negli USA è di 25 euro. Si possono già offrire molte cose . Basta avere voglia di trovarle.
7 – Lo storytelling
La storia è la chiave per il successo. Perché viene lanciata questa campagna? Dove sta il sogno? Dove si nasconde la vostra verità? Le persone amano leggere le storie.  Meglio sono  descritte e più raccolgono consenso. Lo sanno bene le grandi aziende che lasciano in mano il successo dei propri prodotti alle agenzie di pubblicità. Oggi la reclame si fa con lo storytelling e i biscotti si vendono perché viene raccontata una storia che piace e tocca il cuore. Non non tutti sono pubblicitari.  Per questo ci sono professionisti in grado di offrire consulenza ed esperienza.  I corsi con laboratorio ormai fioriscono un po’ dappertutto (occhio a chi li offre) . Sono un ottimo investimento per chi vuole lanciare una campagna e avere successo. Chi parte pronto arriva bene e raccoglie.

Il 21, 23 e 25 marzo ne terrò uno a Torino insieme allo staff che ha condotto al successo l’Indice dei Libri del Mese  Costa 15 euro la serata di presentazione (2 ore ) e 120 il laboratorio esperienziale.

Per informazioni accademiadelcrowdfunding@gmailcom oppure enf@innnamoratidellacultura.it

 

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8 – Il video
Come deve essere il video?  Vero, spontaneo, semplice e , importante, deve raccontare la vostra storia. In tre minuti scarsi  dovrete  spiegare alle persone chi siete, cosa fate, perché volete raccogliere i soldi. Con allegria, leggerezza, empatia. Suggerisco di non fermarsi al primo video. Una volta che la campagna è lancita, per mantenere alta l’attenzione,  giratene   altri più corti  per spiegare alle persone cosa sta succedendo, come vanno le cose, quali sono le difficoltà, i dubbi, successi e gli insuccessi.  Semplicità e simpatia = successo.   Le persone sanno che se state facendo una campagna di crowdfunding avete bisogno di soldi. Quindi il video deve essere visibilmente fatto da voi. Fatelo vedere a perfetti sconosciuti prima di metterlo online. La loro opinione conta. Se non va bene correggetelo fino a quando non è a posto e il feedback che ne ottenete è positivo.

9 – Pubbliche Relazioni e ufficio stampa
Chi pensa di poterne fare a meno si sbaglia di grosso. I blogger, i giornalisti, le radio e le testate sono la base fondamentale da cui partire per far conoscere la vostra idea. Ci sono progettisti attivi che sanno come muoversi ed altri che non lo sanno. In questo secondo caso è bene investire qualche soldini e farsi aiutare. “Non ho soldi” è la risposta standard. Vero, ma si può  sempre dare un acconto e saldare a fine campagna. Magari incentivando lo staff di comunicazione con una fee se l’obiettivo viene superato. Noi offriamo questo servizio per campagne sopra i 10.000 euro .Per saperne di più manda una mail a enf@innamoratidellacultura.it

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students at a further education college

10 – Il team
Pensare di condurre una campagna di crowdfunding da soli è un azzardo.  Più persone si attivano a seguire i vari aspetti della campagna e maggiore è la probabilità di successo. Il che non significa che non ci debba essere un referente che coordina le varie attività. Ma insieme è meglio. Più amici, più contatti, più canali di diffusione.
Emanuela Negro-Ferreroenf@innamoratidellacultura.it

15 marzo 2016: corso base di crowdfunding per la cultura

crowdfunding 5Ce l’abbiamo fatta!  Finalmente, dopo mesi di gestazione, il  15 marzo 2016 alle ore 18.30 presso la Sala Grande dei Rinascimenti Sociali in Via Maria Vittoria n° 38, Torino – www.rinascimentisociali.org) partirà il nostro primo corso base di crowdfunding!

Abbiamo pensato a un primo incontro di due ore, non è nostra intenzione annoiarvi con fiumi di parole. Vogliamo però farvi uscire dall’aula con le idee chiare, gli strumenti giusti e le armi bene affilate, pronti per progettare la vostra campagna, metterla onlineconcluderla con successo.  Sappiamo tutti che l’argomento crowdfunding è vastissimo, ci sono tante cose da sapere, da imparare e da capire. Molte di queste nozioni sono teoriche e altre, moltissime altre, pratiche. Ecco perché la docenza verrà suddivisa fra due realtà: www.innamoratidellacultura.it   e  Fahrenheit452 www.effe452.it

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Chi c’è dietro Fahrenheit 452? A noi piace molto definirle le “Charlie’s Angels” della cultura.   Tre donne, coraggiose e intraprendenti proprio come i famosi angeli.  L’anno scorso hanno unito la loro professionalità in ambito comunicativo-culturale e  fondato un’agenzia torinese specializzata, per l’appunto, in comunicazione culturale crossmediale. Insieme a loro abbiamo ideato la fortunata campagna di comunicazione e crowdfunding per L’Indice dei Libri del Mese.

E’ solo grazie a Fahrenheit, alla loro professionalità, grinta e determinazione, la storica rivista letteraria oggi è dotata di un nuovo portale multimediale: www.lindiceonline.com. E a tutti i donatori, ovviamente.

La campagna dell’Indice dei Libri del Mese, che abbiamo segnalato come esempio a Ivana Pais per il report delle piattaforme del crowdfunding 2016 http://crowdfundingreport.telecomitalia.com/ è effettivamente un exit da studiare per poter replicare il successo. In due mesi sono stati raccolti oltre 15.000 euro. Molti, se si pensa che la media italiana delle raccolte nel 2015 si attesta sui 5.000 euro.

Insieme a Fahrenheit452 abbiamo costruito quello che può essere definito a pieno titolo una “best practice”, e come tale ve la vogliamo trasmettere. Crediamo nella condivisione e facciamo della co-creazione il nostro credo.

 

Alcune informazioni pratiche: 

il corso base sarà una serata introduttiva dedicata a chi vuole sapere e capire il crowdfunding e avrà un costo di 15 euro a persona (10 euro se porti un amico). Avrà una durata di due ore e sarà rivolto a chi è incuriosito da questo fenomeno in crescita, a chi ha in mente un progetto e vuole verificarne la scalabilità con l’assistenza di professionisti e a chi vuole imparare come si costruisce una campagna di crowdfunding.

Seguirà il laboratorio pratico che si svolgerà il 21 e 23 marzo dalle 18.00 alle 20.00 sempre presso i Rinascimenti Sociali.

Come già per il corso base, gli “innamoratidellacultura” e Fahrenheit 452 lavoreranno insieme.

Il costo di partecipazione al laboratorio è più alto: 120 euro a persona con promozione a 100 euro per chi porta un amico.

Ecco il programma del corso base:

  • Evoluzione storica: crowdsourcing e crowdfunding
  • Cos’è il crowdfunding e qual è il suo potenziale
  • I vari tipi di crowdfunding
  • Le donazioni e la normativa italiana
  • Differenza tra fundraising e crowdfunding
  • Tipologie di raccolta fondi e piattaforme esistenti italiane e straniere
  • Il crowdfunding secondo “Innamorati della cultura”: differenza fra una campagna in ambito culturale e campagne in altri settori (tecnologico,PMI, Startup)

Docente: Emanuela Negro-Ferrero

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  • Esame della campagna per L’Indice dei Libri del Mese
  • Dall’idea al piano di comunicazione
  • Strategie: cosa serve e cosa non serve fare
  • Posso fare da solo?

 Docenti: Raffaella Ronchetta – Laura Savarino

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Informazioni pratiche:

Per il corso introduttivo i posti sono limitati. Potete iscrivervi inviando una mail ad accademiadelcrowdfunding@gmail.com, indicando il numero di persone che verrà con voi (in due avrete lo sconto!) Il pagamento avverrà in loco. 

Per il laboratorio pratico potete già prenotarvi inviando una mail ad accademiadelcrowdfunding@gmail.com e riceverete tutte le informazioni sul laboratorio . Come prenotarsi? versando un acconto pari a 50 euro su c/c Intesa San Paolo IT44P0306901083100000061768 intestato a PinkFishMarketing Ltd indicando come causale “iscrizione al laboratorio di crowdfunding” oppure su Paypal@pinkfishstyle.co.uk

Vi aspettiamo numerosi!

Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

 

Lezione di crowdfunding n°22. Per avere successo servono fortuna e cuore.

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In questi giorni stavo studiando i dati delle campagne di crowdfunding che hanno avuto  successo sul portale www.innamoratidellacultura.it nel 2015 . E’ mia intenzione  costruire una sorta di metrica in un mercato ancora talmente nuovo che qualsiasi dato pubblicato mi spinge a volerne controllare la  veridicità. Ogni giorno diverse persone  mi chiedono  quali siano secondo la mia esperienza gli elementi che hanno portato al successo alcune campagne e quali invece quelli  che hanno contribuito all’insuccesso o – personalmente preferisco questa versione – al non raggiungimento dell’obiettivo.

Questo  portale si occupa in maniera esclusiva di pubblicare campagne di tipo culturale. Le campagne di crowdfunding in questo ambito sono infatti profondamente differenti rispetto a quelle di tipo sociale o tecnologico. Sembra un assurdo, ma le persone generalmente non riescono ancora a considerare la cultura come uno degli aspetti chiave perché una società possa definirsi  democratica.  Chiedere soldi per realizzare un progetto culturale in Italia, paese che ospita il più grande patrimonio storico e architettonico di tutto il pianeta, produttore della creatività più copiata e invidiata non è percepito come urgente o indispensabile.  Per me questo ha dell’incredibile ma le cose stanno così.

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I progettisti ormai sanno che raccogliere donazioni non è affatto semplice. Le campagne, a meno che si tratti di artisti noti, gruppi musicali arcinoti o produzioni nate nell’ambito del cinema, hanno la necessità indispensabile di comunicare al proprio pubblico la propria iniziativa in maniera il più possibile professionale e, emotiva. Perché l’unico modo che conosco per convincere una persona a sostenermi è quello di coinvolgerla emotivamente spiegando con estrema chiarezza perché deve farlo e che cosa ne ricaverà.  Un’analisi delle campagne pubblicate nel 2015 sul portale (mi riferisco a “Gipo lo zingaro della Barriera” ; “L’Indice dei Libri del Mese” ; “Il Giovane Salvator Rosa”)  fa emergere come fattore comune come  tutte queste campagne  avessero  realizzato un’ottima comunicazione (video impattanti, testi descrittivi ben scritti ed esaurienti, ricompense allettanti, belle immagini, comunicazione social e tradizionale ben fatta, divertente e abbastanza martellante)  ma che il vero “ingrediente segreto” per tutte queste campagne è stato senza  alcun dubbio  la presenza di un leader carismatico in grado di organizzare e dirigere una squadra di persone entusiaste e  focalizzate al raggiungimento dell’obiettivo.  cena in bianco io 3

 

Questo non significa che se la campagna viene condotta in solitario non è possibile avere successo. Quasi sempre in forma volontaria e del tutto gratuita. Noi italiani siamo bravi a creare reti, ma facciamo ancora fatica ad accorgerci di possedere questo talento.  Le mie statistiche mi dicono che quando c’è una squadra che lavora il risultato nel crowdfunding arriva  e senza troppa fatica. In alcuni casi,  la squadra era formata da due, tre persone. Per altre campagne la folla di sostenitori entusiasti si è formata poco a poco . Perché? Come è successo? Empatia. Simpatia. Allegria. Entusiasmo. Spesso chi si mette a fare troppi conti (il famoso “ quanto mi costa?”) non comprende che è esattamente il loro livello ragionieristico ad inchiodare  le campagne. In inglese viene definito “greed”. Le persone avare e avide non saranno mai in grado di raccogliere denaro dalla folla. Gli entusiasti e i generosi intuitivamente sanno che se chiedi ottieni. Chiedere senza attaccamento al  risultato porta, scusate il bisticcio, un grande risultato. Le persone se possono danno con grande generosità. Se la richiesta viene posta nel modo giusto. E la ricompensa che viene data esce dal cuore, non è un costo ma un ringraziamento per la donazione ricevuta.  Cioè denaro ottenuto gratis. Niente male.  Certo, l’atteggiamento non è tutto. Ho visto progettisti organizzare un piano strategico di attività da svolgere quotidianamente degno di un generale di corpo d’armata.  E su queste attività rimanere determinati e soprattutto fiduciosi. La verità è che non ci sono ricette segrete. Ci sono passi imprescindibili da compiere ma, alla base di tutto c’è un atteggiamento irriducibile e determinato verso la vittoria.

Emanuela Negro-Ferrero – CEO – enf@innamoratidellacultura.it

Art Bonus, questo sconosciuto.

La Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino
La Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino

Se ne parla da quando è uscito. Ma sono pochissime le persone che ne sanno veramente qualcosa. L’Art Bonus è un sistema di incentivi fiscali in favore di enti, società e privati che in cambio di donazioni liberali in sostegno a cultura e spettacolo ottengono in cambio un credito d’imposta pari al 65% di quanto hanno erogato detraibili nell’arco di tre anni. Si tratta di una vera e propria innovazione per la cultura italiana tartassata da tagli e riduzioni continue operati da qualsiasi governo di qualsiasi colore politico sin dal secondo dopo guerra ad oggi. Uno scandalo se si pensa che il patrimonio artistico e architettonico del nostro paese è fra i più importanti e ricchi dell’intero pianeta.

Area di Verona
Area di Verona

Come funziona l’Art Bonus?
Esiste un elenco ben preciso di beni che possono beneficiare del credito di imposta. L’elenco è pubblicato sul sito http://artbonus.gov.it/ nell’apposita sezione. Qualche esempio? A Torino abbiamo la chiesa della Gran Madre di Dio, Villa della regina, il Teatro Regio. A Saluzzo il museo di Casa Cavassa, a Prato il Palazzo della Musica. A Roma un progetto di restauro di 4 fontane, a Bassano del Grappa il famoso “Ponte degli Alpini”. La lista è lunga e si riferisce a specifici interventi, non al bene complessivo. Le azioni di restauro e conservazione devono infatti riguardare la manutenzione, la protezione e il restauro di beni culturali pubblici ; il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, come i musei e le fondazioni lirico-sinfoniche e i teatri di tradizione; la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti, di enti o istituzioni pubbliche che svolgono esclusivamente attività nello spettacolo senza scopo di lucro.
Le donazioni sono riferite comunque agli anni di imposta 2014, 2015 e 2016. Una volta effettuata la donazione, bisogna mettersi in contatto con il beneficiario per concordare i dettagli dell’erogazione e ottenere le necessarie ricevute da inserire nella propria dichiarazione.

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Come si fa a donare?
Le regole sono definite dall’Agenzia delle Entrate.Niente contanti, perché non sono tracciabili. I versamenti devono avvenire esclusivamente attraverso le banche , la posta e con strumenti ufficiali come le carte di credito e gli assegni bancari e circolari. Per diventare mecenate, bisogna selezionare il bene culturale l’attività di sostegno o la struttura pubblica di spettacolo che si vuole sostenere con la propria donazione, in coerenza con quanto previsto della legge che regola L’Art bonus. Successivamente è necessario contattare il beneficiario per concordare i dettagli dell’erogazione.

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Quanto si può detrarre e in quanto tempo?
La legge di stabilità 2016 ha confermato che lo sgravio riguarda il 65% della donazione da ripartire in tre quote annuali di pari importo. Per le persone fisiche e gli enti che non svolgono attività commerciale il credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile, mentre per i soggetti titolari di reddito d’impresa (società e ditte individuali) ed enti non commerciali che esercitano anche attività commerciale il credito d’imposta è invece riconosciuto nel limite del 5 per mille dei ricavi annui.

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L’Art Bonus funziona?
IL Ministro Franceschini ha pubblicato un dato molto interessante lo scorso ottobre. Con Art Bonus il Ministero dei Beni Culturali ha incassato 34 milioni di euro da 790 mecenati. Una cifra pari a quanto la Regione Piemonte destina alla cultura. Enti, imprese e privati cittadini hanno assicurato 272 interventi sul patrimonio artistico, culturale e monumentale del paese. “L’Art Bonus è andato bene per le piccole e medie donazioni – sottolinea – ma a parte un solo caso, quello di Unicredit che ha offerto 14 milioni in tre anni per l’Arena di Verona, non c’è stata ressa di grandi aziende italiane. Vorrei che come in altri Paesi, la valutazione sull’impatto sociale delle imprese fosse misurato anche in base a quanto donano per il recupero del nostro patrimonio. Per introdurre la cultura del mecenatismo nel nostro Paese serve tempo”. Secondo i dati presentati dal Mibac, i moderni mecenate sono stati prevalentemente persone fisiche (il 73%), seguite dalle imprese (20%) e dagli enti (6%). Le persone fisiche hanno donato in media 1.670 euro, le imprese 167.290 euro e gli enti 132.152 euro.
L’intervento più importante è stato quello sostenuto con 7 milioni di euro da Unicredit per l’Arena di Verona A Firenze, invece, in lista ci sono la basilica della Santissima Annunziata e alcune sale degli Uffizi, riallestite grazie alla donazione di 600 mila euro da parte Gruppo Ferragamo.
Il vademecum del novello mecenate
Agevolazioni fiscali
Per questi versamenti compete un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali effettuate nel 2015 e al 50% di quelle effettuate nel 2016 usufruibile in tre quote annuali di pari importo.
Limiti e obblighi
Per le persone fisiche e gli enti non commerciali il credito d’imposta lorda è pari al 15% del reddito imponibile. Per i titolari di reddito d’impresa non può superare il 5 per mille dei ricavi annui.
Secondo quanto previsto all’art. 1 comma 5 del citato D.L. 83/2014, i soggetti beneficiari di erogazioni liberali sono tenuti a comunicare al MIBACT e a pubblicare sul proprio sito web istituzionale la loro destinazione e il loro utilizzo, fatte salve le disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati personali.
Esempi
Contributo 2015: 1.000 euro
Detrazione fiscale/credito d’imposta 65%: 650 euro
Recuperati nel 2016/2017/2018 in tre quote di pari importo: 216,66 euro
Contributo 2016: 1.000 euro
Detrazione fiscale/credito d’imposta 50%: 500 euro
Recuperati nel 2017/2018/2019 in tre quote di pari importo: 166,66

Emanuela Negro Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

 

L’Italia può diventare il paese più smart del mondo. Alla Reggia di Venaria l’Italian Digital Day. A che punto è il digitale nel nostro paese?

1448123656-italian-digital-day-at-the-reggia-of-venaria-reale-turin_9115756Un’intera giornata dedicata all’innovazione digitale. La sede prescelta è la strepitosa galleria grande della Reggia di Venaria. Un evento in grande stile, ricco di contenuti interessanti e oratori di prestigio. Conduttore è il giornalista Riccardo Luna. Luna è il promotore e coordinatore nazionale dei “digital champions” ambasciatori dell’innovazione istituiti dalla Comunità Europea e il suo saluto di apertura è stato :” Voglio dirvi tre parole: Bravi, grazie, cambiamo tutto. Di nuovo» .
La giornata ha visto una scaletta intensa e interessante. Si tratta di raccontare tutto quello che è stato fatto dal 2013 al 2015, quando cioè è stato approvato il testo ufficiale del documento dell’Agenda Digitale Italiana, e illustrare quello che ancora è in divenire. “Nei prossimi due anni abbiamo da affrontare una grande sfida. Quella di portare l’Italia a fare l’Italia”. Conclude così il suo intervento il premier Matteo Renzi dopo che Paolo Barberis prima e Antonio Samaritani dopo, hanno illustrato con chiarezza le aree di intervento e gli interventi già attuati. L’elenco è lungo. A partire da “Italia login”. Di che cosa si tratta?

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Provate a immaginare di poter pagare le imposte direttamente dal proprio telefonico. Oppure una multa. Di accedere al proprio cassetto fiscale senza doversi recare dal commercialista o sottomettersi a lunghe code o a passaggi burocratici borbonici ed estenuanti. Nei prossimi due anni il lavoro è focalizzato sul portare il maggior numero di azioni digitali alla portata dei cittadini. “Un metodo infallibile per combattere l’evasione fiscale” dice Renzi. Iniziando dalla dichiarazione precompilata, i servizi si allargheranno a tutti i settori. Dall’anagrafe unica con una sola base dati al collegamento fra istituti bancari e pubblica amministrazione con il risultato di facilitare non solo i pagamenti ma la conservazione delle ricevute che oggi tormentano il cittadino italiano. Altra novità è la creazione di www.design.italia.it, il sito preposto alle linee guida per tutti i siti governativi italiani che dovranno così parlare una lingua unica.
La giornata è volata via veloce. Mi sorge il dubbio, ma sono certa che le soluzioni siano già in atto,che intere fasce di popolazione rischino di essere tagliate fuori da questa rivoluzione digitale. Il digital divide esiste, è un dato di fatto. Il gender digital divide ancora di più. Come il governo Renzi intenda affrontare queste due situazioni non mi è chiaro. Per certi versi nel digital divide mi includo anche io. E’ notizia recente che a Torino si pagherà il parcheggio con il cellulare. Basterà scaricare una delle applicazioni indicate e..voilà? Ne siamo sicuri? Io non troppo. Mi dovrò adeguare. Ovviamente. Ma come molti tardivi digitali faticherò a entrare nell’ordine di idee. In ogni caso, con me o senza di me, l’Italia va avanti. Quella che mi sembra non vada affatto avanti è la questione banda larga. Il governo ha preso impegni per i prossimi due anni. Ma la situazione in Italia è ancora critica.

Coda di visitatori e misure di sicurezza in occasione di "Italian Digital Day" presso la Reggia di Venaria, Torino, 21 novembre 2015.  ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Coda di visitatori e misure di sicurezza in occasione di “Italian Digital Day”

Fra il pubblico ho notato seduto in prima fila Giuseppe Recchi, ad di Telecom. L’impegno preso parla di cablare il paese in due anni e di arrivare a 20 mega nel 2020.   Ci rivediamo comunque fra due anni. Il premier Renzi ha fissato l’appuntamento al 17 novembre 2017. Sempre alla Venaria Reale.Stay tuned.
Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it