Archivi categoria: crowdfunding culturale

Innamorati dei giardini storici italiani

Nei secoli passati i giardini d’Italia sono stati  una fonte inesauribile di ispirazione per poeti e pittori.

Tra le aiuole elaborate, spesso disegnate e curate da architetti e giardinieri di grande fama,  hanno passeggiato re, regine, principesse e principi. Questi luoghi incantati, che hanno fatto da scenario alla vita sociale e politica del nostro paese sono  una delle innumerevoli meraviglie che il nostro paese offre e che sono da visitare almeno una volta nella vita.

Giardini La Mortella a Ischia

E’ possibile avere informazioni  grazie al grande lavoro costruito negli ultimi vent’anni da Grandi Giardini Italiani, la rete fondata nel 1997 per promuovere il turismo orticulturale che raccoglie i più bei giardini visitabili in Italia e offre informazioni dettagliate su percorsi, visite e orari.

Castello di Miradolo in Piemonte

Ho pensato di descriverne solo alcuni spaziando da nord a sud perché questa forma di turismo culturale racconta la storia del nostro paese in un modo semplice, delicato ed emozionale.  I giardini e gli orti botanici sono luoghi dell’anima che fanno parte della nostra cultura e che raccontano con i loro colori e profumi l’essenza del nostro magnifico paese.

Giardini più belli in Lombardia

In Via Via Madonna Fametta 1, a Castellazzo di Bollate (Mi) troviamo Villa Arconati. Creata da Galeazzo Arconati mette a disposizione un  giardino davvero stupefacente. Si tratta di un vero  e proprio tripudio di costruzioni barocche immerse in un bosco di castagni,  carpini e faggi.  Passeggiando tra i lunghi viali incastonati fra aiuole multicolori e arbusti di ogni varietà e forma, si incontrano diverse fontane che realizzano stupefacenti giochi d’acqua. La guida mi ha riferito che questo sistema idrico è  stato realizzato da Arconati seguendo gli studi di Leonardo da Vinci. Il giardino di Villa Arconati è un vero e proprio teatro all’aria aperta dotato di quinte e di volte. C’è persino un labirinto dove perdersi è d’obbligo!

Giardini più belli in Piemonte

A Verbania troviamo i Giardini Botanici di Villa Taranto disposti sulla sponda piemontese del Lago Maggiore tra Intra e Pallanza.  Il giardino nasce nel 1935 nella proprietà del capitano scozzese Neil Mc.Eacharn (acquistata dalla marchesa di Sant’Elia) con il desiderio di creare un complesso botanico di valore internazionale.  La proprietà che fra terreni originali e acquistati misura 16 ettari, ospita boschi, arbusti, aiuole, parterres, tappeti erbosi, laghetti, serre ed espone una collezione di oltre 8500 piante provenienti da tutto il mondo, formando una collezioni di altissimo valore scientifico

Giardini più belli in Veneto

In Via Doge Pisani 7 a Stra, provincia di Venezia, troviamo la straordinaria villa Pisani. Considerata la regina delle ville venete, oggi Villa Pisani è sede di un museo. I giardini, che sono stati progettati rifacendosi ai giardini di Versailles, ospitano il  famosissimo labirinto realizzato dall’architetto  Girolamo Frigimelica de’ Roberti, L’intero parco si estende per 11 ettari e occupa un’intera ansa del fiume Brenta. Da visitare la magnifica coffee house, la casa dei giardinieri, l’orangerie con le sue collezioni di agrumi e di piante in vaso.

Giardino della Rosa Antica

I giardini più belli in Emilia Romagna

A 30 chilometri da Modena si trova  il museo della Rosa Antica  www.museoroseantiche.it.  Si tratta di una straordinaria opera di recupero del territorio. Ci sono voluti sette anni per ripristinare questi 43 ettari di colline modenesi abbandonati, in un unico grande museo naturalistico all’aria aperta e che ospita al suo interno 3.600 esemplari di rose, suddivise in 750 varietà. Oggi il museo è punto di riferimento a livello internazionale per la coltivazione delle rose antiche e offre al visitatore diversi tipi di percorso .

  • Il giardino di rose antiche e classiche
  • Il Vivaio con le rose in vaso
  • L’erbario dei sensi
  • Le rose ritrovate
Giardino Bardini a Firenze

I giardini più belli in Toscana

GIARDINI BARDINI 
Il nome del giardino deriva da quello dell’antiquario Stefano Bardini, che ha acquistato i 4 ettari di proprietà nel 1913. Si tratta di un vero e proprio cuore verde adagiato sulla sponda sinistra del fiume Arno  all’interno della città di Firenze. La vista che offre il belvedere sui monumenti storici della città è davvero spettacolare. I Giardini sono stati restaurati fra il 2000 e il 2005, insieme all’annessa villa Manadora e oggi è possibile godere delll’antico giardino barocco e di quello anglo-cinese. In primavera avanzata la passeggiata sotto allo spettacolare e profumatissimo pergolato di glicine è un vero sogno profumatioad occhi aperti.

I giardini all’italiana di Vignanello

I giardini più belli del Lazio

In Piazza della Repubblica  9 a Vignanello (Viterbo) troviamo il Castello Ruspoli di Vignanello http://www.castelloruspoli.com/

 Il viterbese offre la più alta concentrazione mondiale di giardini storici e proprio in questa zona il “giardino all’italiana” ha raggiunto la sua massima espressione. Vignanello rappresenta forse l’esempio più elegante e sofisticato e celebre del mondo. La proprietà nasce nell’anno 853 attorno a una rocca dei frati benedettini ma il castello, così come lo si vede oggi fu voluto nel 1610 da Ottavia Orsini, figlia del creatore dei Giardini di Bomarzo e nel 1704 prese il nome Ruspoli che è stato tramandato sino ad oggi. Il giardino ospita un grande spazio pianeggiante e rettangolare attraversato in lunghezza e larghezza da quattro grandi viali che definiscono dodici parterre di bosso allineati e squadrati con al centro una vasca recinta da quattro arcate di balaustre.L’effetto geometrico con la pianta del originale del Sei cento è stata arricchita alla fine del Settecento con le bordature alla francese ed è arrivato sino a noi miracolosamente intatto.

Il bosco di Capodimonte a Villa san Michele

I giardini più belli della Campania

Villa San Michele si trova in Viale Axel Munthe 34 ad  Anacapri sull’ Isola di Capri (Na). Una costruzione dalle tinte oniriche che ospita una delle viste più affascinanti del Golfo di Napoli. Abitata e curata dallo scrittore e medico svedese Axel Munthe fino al 1907, deve la sua popolarità al libro “La Storia del Michele”. Nel suo giardino si possono ancora incontrare gli ultimi esemplari di Kochia saxicola, pianta rarissima, che sopravvive in pochi altri ambienti mediterrane.

l giardino di Villa San Michele si trova su un altopiano a circa 300 metri sul livello del mare con vista sul golfo di Napoli, la penisola sorrentina e il Vesuvio in lontananza. Quando il tempo è sereno, a nord  si intravede Ischia. Il giardino non è grande ma, grazie alla disposizione su livelli diversi e alla grande varietà di colori, è estremamente ricco e vario.

Orto botanico di Catania

I giardini più belli in Sicilia

In Via A. Longo 19, Catania sorge il meraviglioso Orto Botanico di Catania. Si tratta di un  antico giardino botanico curato dal Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania. La fondazione dell’orto botanico di Catania si deve al monaco bibliotecario benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo. L’orto botanico universitario venne inaugurato nel 1858 ed oggi si estende su una superficie di circa 16.000 m² a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali. L’area è suddivisa in Hortus Generalis  caratterizzato dalla presenza di piante esotiche, ed Hortus Siculus destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.

L’Hortus Generalis è all’italiana quindi è diviso da viali ortogonali in ventidue settori geometrici delimitati da larghi gradini in pietra calcarea da taglio; la regolarità delle forme è accentuata dalla presenza di tre vasche circolari, utilizzate per la coltivazione delle piante acquatiche.

L’edificio monumentale è stato realizzato in stile neoclassico dall’architetto Di Stefano con eleganti colonne ioniche e soffitti a cassettoni. Alle rigorose linee architettoniche fanno da contrappunto due maestose Dracaena draco, comunemente note come albero del drago. Nell’Hortus Generalis si possono inoltre ammirare la ricca collezione di palme e l’affascinante settore delle piante succulente..

L’Hortus Siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, rappresenta un’oasi di tutela e conservazione di specie rare e a rischio di estinzione come la Zelkova sicula. In aree diversificate sono stati riprodotti alcuni ambienti tipici mediterranei (ambiente dunale, roccaglie, ambienti umidi, bosco, macchia) che ripropongono in piccola scala il paesaggio siciliano.

Villa Hanbury

Il Giardino più bello della Liguria

Non è un errore! Ho inserito appositamente per ultima la descrizione dei Giardini Botanici Hanbury di Ventimiglia. Questo  piccolo paradiso terrestre isi trova in Corso Montecarlo 43 a Latte (Ventimiglia). E’ un  luogo davvero unico sia per la sua ubicazione che per la sua disposizione e struttura. La proprietà venne acquistata da Sir Thomas Hanbury  dalla famiglia Orengo, Hanbury iniziò nel 1867 insieme al fratello Daniel lo straordinario lavoro che avrebbe reso la sua proprietà uno dei giardini più famosi al mondo.

La proprietà presentava una enorme ricchezza di microclimi derivati da diversità di esposizione alla luce e ai venti, dalla differente acclività e condizioni di umidità e questo spiega la grandissima varietà di piante e arbusti disposti nelle varie aree e che comprendono persino una foresta australiana.

I Giardini Hanbury crescono attorno a Palazzo Orengo, nato da un’antica torre e costruito nei secoli sino ad arrivare alle ristrutturazioni e agli ampliamenti fatti realizzare da Thomas Hanbury.

Sakai

La maestosa costruzione oggi è visitabile. Il 2017 è l’anno dei 150 anni dei Giardini Hanbury. Per le celebrazioni sono stati organizzati eventi di varia natura. Uno di questi è SAKAI, una mostra dedicata all’arte contemporanea giapponese ideata dalla giovane curatrice Arianna Bianciardi. La mostra inaugurerà a ottobre e Arianna, per poter sostenere i costi organizzativi e dimostrare che malgrado tutto e tutti è possibile per un giovane restare in Italia e lavorare, ha attivato una campagna di crowdfunding sulla nostra piattaforma.

Il link a cui poter  partecipare per sostenere SAKAI e regalare un bell’evento culturale alla città di Ventimiglia è il seguente http://innamoratidellacultura.it/campaigns/%E5%A2%83-sakai-emerging-japanese-art-italy-x-giardini-hanbury/#.WZlzhvhJbIU

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

Con la cultura si mangia. Ovunque tranne che in Italia.

Con la cultura si mangia. Non lo dico solo io ma, ormai, sono tantissimi gli studi che indicano con  chiarezza che la cultura potrebbe diventare un asset fondamentale per l’Itala se solo il governo decidesse di stanziare degli investimenti e di lavorare alla progettazione di  un piano industriale a lungo termine.

con la cultura si mangia dappertutto tranne che in Italia

 

Per fare meglio  comprendere lo scenario, riporto alcuni dati che trovo interessanti. Dopo la seconda guerra mondiale, in un momento storico in cui l’Italia aveva bisogno di rinascere e le persone avevano necessità di sperare nella costruzione di  un futuro migliore la percentuale della spesa totale dello Stato destinata alla cultura risaliva allo 0,8%. Il  quadruplo di quanto viene stanziato per la cultura oggi.

Infatti, sebbene il 2016 sia andato meglio degli anni precedenti (soprattutto grazie al l’Art Bonus) , un’analisi dei bilanci quadriennali del Mibact per il quinquennio 2013 – 2018 restituisce un quadro non esattamente confortante con riferimento alle dinamiche statali per le risorse destinate a Cultura e Spettacolo.

Nel 2013 il MIbact ha incorporato la Direzione Generale del Turismo e apparentemente i fondi sono aumentati. Ma osservando con un occhio più attento le singole categorie di spesa,  emerge una allarmante diminuzione del 26,7% nel 2018.

Questo che cosa significa? Che se da un lato i dati forniti dal nuovo rapporto Symbola redatto da Federculture fanno comprendere che la cultura produce ricchezza e lavoro, da un’altra parte appare chiaro che, senza investimenti pubblici, la cultura italiana fa fatica a sopravvivere.

Un  nodo che sembra essere piuttosto irrisolvibile. Sono passati ormai sei anni da quando avevo curato la comunicazione e i contenuti per il convegno “Cultura è Sviluppo” organizzato al Teatro Carignano di Torino. Già allora il tema centrale erano  i tagli alla cultura. La situazione  da allora ad oggi non è affatto migliorata. Anzi,

L’esperienza con il portale www.innamoratidellacultura.it farebbe presagire l’esistenza di un vasto mercato e , trattandosi di crowdfunding,  dell’esistenza di uno strumento efficace per sopperire a ciò che il settore pubblico non riesce o non vuole fornire.

Purtroppo non è – ancora – così!

Rispetto al 2014 ,anno in cui  il portale è andato online, moltissime cose sono cambiate. Le persone sono diventate più consapevoli. I pagamenti digitali fanno sempre più parte delle abitudini dei consumatori.  I progetti abbondano. Ma i progettisti, prima di decidere se affidare la sorte delle loro produzioni a una campagna di raccolta fondi dal basso , preferiscono aspettare. Che cosa? Erogazioni che, sempre più spesso, non ci sono più.

 

Quindi  cosa impedisce agli italiani di utilizzare il crowdfunding culturale per realizzare le proprie idee e progetti? Da un lato penso ci sia ancora una scarsa conoscenza delle reali potenzialità di questo strumento. Da un altro punto di vista, gli importi necessari per realizzare o sostenere progetti in ambito culturale, sono spesso elevati.  Il crowdfunding non è per tutti e non tutti sanno farlo.  Realizzare  una campagna è sempre un rischio imprenditoriale ed è un fatto che  chi fa cultura sovente non è un imprenditore.

Se il  progetto è  importante va  costruito con attenzione e perizia. Ci va tempo, una campagna di crowdfunding culturale non nasce in un giorno. Dal suo iniziale concepimento alla realizzazione, spesso, passano mesi.

MI sono fatta un’idea che, se l’obiettivo di raccolta non supera i 5.000 euro, il creatore del progetto ce la può fare anche da solo. Sopra quella cifra rtengoche sia  difficile. Ma l’aspetto più ostico per me rimane quello di   far comprendere alle persone che per ottenere un risultato è necessario investire.

In che cosa? Consulenza e comunicazione.  Persone che aiutano.

La risposta che registro maggiormente, quando spiego che una  campagna di crowdfunding prevede un investimento che raggiunge circa il 20% dell’obiettivo di raccolta, è sconfortante: “se devo fare un crowdfunding non ho certo i soldi per pagare un consulente”.

Giusto.? Sbagliato. Dipende tutto da quanto vuoi raccogliere. Dal numero di persone che ti aiutano. Da quanti amici hai nel tuo network.  E da quanto hai voglia di metterti in gioco e rischiare.

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

 

Crowdfunding culturale e audience development. Due facce della stessa medaglia.

Fioriscono bandi ed iniziative dedicate alla “audience develpment”.  Di che cosa si tratta? Perché se ne parla tanto? Traduco subito in italiano questi due termini anglosassoni come “sviluppo del pubblico”  consapevole che anche la traduzione, per chi non è addetto ai lavori, rischia di rimanere poco chiara. Il sito http://cultura.cedesk.beniculturali.it/link-europa-creativa.aspx?audience_development alla pagina di Europa Creativa  riporta una definizione abbastanza esaustiva.

crowdfunding culturale e audience develpment

Per Audience development si intende il processo strategico e dinamico di allargamento e diversificazione del pubblico e di miglioramento delle condizioni complessive di fruizione. Questa è la definizione ufficiale che troviamo nelle linee guida del Sottoprogramma Cultura e siamo partiti da qui perché il concetto di AD è vago: l’AD non è una disciplina specifica, anche se si nutre di tante discipline, tra cui il marketing culturale, l’antropologia e la comunicazione culturale e soprattutto di pratica. Tutto dipende dal “gioco linguistico” in cui lo inseriamo: “cultural participation”, “active spectatorship/citizenship, “audience building”, per esempio, sono alcuni dei tanti nomi che si riferiscono all’audience development….niente di nuovo, anche se qualcosa è cambiato: l’irruzione del nuovo paradigma delle ICT, la rivoluzione digitale e il web 2.0, dell’“era dell’accesso” hanno modificato decisamente la distribuzione e l’accessibilità dei prodotti culturali, inserendoli in un contesto multidimensionale in cui il pubblico diviene “creatore” di contenuti. La definizione suggerisce di ampliare e diversificare il pubblico: non si tratta, quindi, soltanto di rivolgersi al pubblico “fidelizzato”, ma anche di raggiungere pubblico nuovo, diverso, facendo i conti anche con le barriere economiche, sociali, psicologiche e fisiche. L’AD richiede tempo, proprio per questo viene definito spesso un “processo” pianificato, continuativo e, soprattutto, lungo”.

Come si traduce nella realtà questa definizione e ,soprattutto, come si applica e cosa implica l’attività di sviluppo del pubblico per un ente culturale?  Ancora, il crowdfunding culturale può essere considerato un’attività di “sviluppo del pubblico”?

Certamente si.  Se per un museo, un sito archeologico, un teatro lo “sviluppo del pubblico” è  riferito ai visitatori, per una campagna di crowdfunding  la  stessa attività sulle persone  è definita come “costruzione del crowd”. Cioè di quella folla di persone che il progettista intercetta e che, grazie  a un lavoro di coinvolgimento decisamente non casuale, trasforma in  sostenitori entusiasti e protagonisti affezionati.

Se quindi è stato compreso che l’attività di sviluppo del pubblico è identica, sia che si tratti di azioni portate avanti da un ente culturale che dal promotore di iniziative artistiche e culturali,  con che cosa abbiamo a  che fare?

Mi piace pensare all’ente culturale come ad un’azienda. Per vivere e prosperare l’impresa ha bisogno di clienti. Senza clienti che comperano i prodotti l’impresa fallisce.

Come fa un’impresa ad avere clienti e, soprattutto, come riesce a procurarsene  sempre di nuovi e quali iniziative deve mettere in atto per consolidare quelli già acquisiti? In pratica, come mette in atto un imprenditore delle azioni di “audience development”?

Nel mondo imprenditoriale, la ricerca del cliente coinvolge  ambiti sdiversi che e spaziano dal commerciale alla comunicazione, dalle pubbliche relazioni alla pianificazione e gestione.  Una volta individuato il prodotto o il servizio, per entrare nel mercato e guadagnare, l’azienda deve costruire  una strategia commerciale basata prima di tutto su una strategia di marketing.

Infatti, il cliente, visitatore o donatore, arriva e compera se prima è emotivamente coinvolto e quindi se è convinto ad acquistare.

Questo processo può diventare rapidissimo grazie al  digitale. Oggi, chiunque  desideri vendere, comunicare o promuovere i propri prodotti, può contare su strumenti estremamente mirati ed efficaci che, anche solo cinque anni fa,non esistevano.

La rete, con la sua velocità ed infinite opportunità, è terreno fertile e produttivo per chi sa sfruttarne le potenzialità.

Quante realtà culturali, pubbliche  e private sono in grado – o vogliono- approfittare di  questa miniera di opportunità che, nel caso specifico del coinvolgimento del pubblico, è veramente solo da mettere a reddito?

La cultura italiana sta iniziando  appena adesso ad utilizzare il digitale . Chi si occupa di cultura non è un imprenditore.  Il marketing, le pubbliche relazioni e il social media management sono mestieri e non si possono improvvisare.

Per attirare, coinvolgere e poi trattenere il pubblico bisogna sempre partire dalle persone.  E’ necessario intercettarle, convincere e, con i nominativi ottenuti, costruire elenchi di persone.  Costruendo quello che in gergo viene definito  database. IUn valore inestimabile per chiunque abbia bisogno di vendere per mantenere in attivo la propria impresa.

A cosa serve il database? Per contattare le persone e creare iniziative che rafforzano e  mantengono nel tempo la relazione.

Tutto questo lavoro, impegnativo e faticoso, per chi decide di condurre una campagna di crowdfunding è obbligatorio. Niente crowd niente    donazioni.

Musei ed enti pubblici italiani non ne hanno capito l’enorme potenzialità. Ecco perchè per loro,  attivare campagne di crowdfunding non si limita all’ ottenimento di  donazioni  ma piuttosto attirare, coinvolgere e trattenere il pubblico.

Fare cioè “audience development”.

Quella cosa di cui tutti parlano e che pochi sanno fare.

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

 

Lezione di crowdfunding n°30. Costruisci il tuo pubblico.

Lo sapevi che una campagna di crowdfunding  quando viene lanciata deve avere già a disposizione il 30% dell’importo che ha deciso di raccogliere?

 

Prendere il via con denaro già raccolto consente ad altri donatori di acquistare fiducia quando decidono di dare il loro contributo al progetto. Un po’ come dire “se lo hanno fatto gli altri vuole dire che il progetto è interessante e quindi lo posso fare anche io”.

Per far partire bene la tua campagna di crowdfdunding il primo passo è costruire il tuo pubblico.

  • Costruisci la tua mailing list” . Costruire una lista di indirizzi email non significa è solo aggiungere dei nominativi al database. Vuol dire far crescere una comunità di persone attorno al tuo progettoper tutte le fasi della campagna, dal prelancio alla campagna vera e propria sino alla fase di consegna delle ricompense e ancora oltre.
  • Come accade per qualsiasi lancio di un prodotto, di uno spettacolo, di un libro o di un’idea, questo significa duro lavoro. Ma la ricompensa finale può essere altissima. Abbiamo verificato personalmente che una buona comunicazione tramite email può veramente far raccogliere denaro alla tua campagna: il tasso di conversion delle email è del 34%, più di qualsiasi altra forma di attività promozionale.

Mentre pianifichi la tua campagna prendi spunto da queste idee

  • Inizia subito lanciando una landing page per raccogliere indirizzi

La maggior parte delle campagne che raggiungono il loro obiettivo prendono quota appena sono state lanciate. Euna mailing list fatta bene è un forte impulso al successo. Quindi, prima di lanciare una campagna, è una buona idea creare una landing page con una sezione dedicata alla raccolta di email e, magari, un piccolo questionario. Le persone adorano i questionari! Con questa semplice tecnica si possono ottenere gli indirizzi email dei potenziali sostenitori e tenerli informarti ancora prima del lancio.

Una volta che la landing page è in linea, assicurati che le persone lascino il loro indirizzo email, che condividano sui canali social e che incoraggino amici e parenti a diffondere la notizia della campagna.

  • Raccogliere indirizzi email durante gli eventi

Ogni volta che sei presente a un evento, conferenza o incontro, porta con te un foglio su cui scrivere gli indirizzi  email delle persone che incontri, Se hai anche un tavolo, considera l’idea di offrire un regalino in cambio dell’indirizzo email.

  • Fai una lista “amica” dei tuoi attuali sottoscrittori

Non dimenticare che i tuoi attuali sostenitori possono diffondere le tue notizie.Includi una opzione “invia a un amico” e un tasto per la condivisione sui social. Una volta che la campagna è aperta, puoi sempre incentivare i tuoi sostenitori con una piccola ricompensa o un bonus.

  • Spingi le iscrizioni attraverso I canali social .

Mentre i post di traffico organico sono un modo eccellente per “ingaggiare” I tuoi fan, considera di investire un piccolo budget per aumentare la portata dei contatti.. Programma un tweet di promozione della campagna con inserito il link al modulo di raccolta delle email.  Oppure spingi dei post su Facebook che portino visitatori alla pagina “. Ricorda, la landing page deve conteneere un mix di contenuti  misti promozionali e informativi.

  • Organizza una chat su Twitter Host a Twitter Chat.

Una chat su Twitter avviene quando un gruppo di twittatori discutono di un argomento per un’ora intera..Cerca dove puoi trovare delle chat coerenti con il tuo argomento e lascia che si organizzino fra di loro. I twittatori delle chat adorano parlare con un nuovo ospite.

Offrire qualcosa aiuta a raccogliere indirizzi email

 

  • Offri qualcosa

Le persone ti danno volentieri il loro indirizzo mail se hanno indietro qualcosa e se lo scambio viene percepito come alla pari. Può essere una risorsa digitale come un e-book, uno screen saver, un video.

  • In ultimo, fai esperimenti

La sperimentazione è il cuore pulsante del  marketing. Prova nuovi canali per testare la performance. Prova diverse versioni della tua landing page per capire quale piace e interessa di più. Prova nuovi contenuti. Nuove ricompense. Questo tipo di approccio ti permette di ottimizzare le opportunità di raccogliere persone veramente interessate alla tua idea.

 

Emanuela Negro-Ferrero  www.innamoratidellacultura.it.

 

 

Cultura e crowdfunding: L’Italia si muove?

Nel 2014 quando abbiamo proposto in Italia  la piattaforma di crowfunding www.innamoratidellacultura.it come uno strumento semplice ed efficace per ottenere fondi per la cultura  in difficoltà , la risposta che abbiamo ricevuto da business angels, fondazioni,  investitori , incubatori, acceleratori e politici non è certo stata delle più positive. Tutti indistintamente rispondevano “il crowdfunding non funziona”.

crowdfunding per la cultura

Eppure, malgrado la assoluta mancanza di aiuti concreti e di fondi, ogni giorno di più abbiamo avuto  la conferma che quello che stavamo facendo era corretto. Oggi, dopo tre anni di lavoro  abbiamo la certezza  che una piattaforma di  crowdfunding dedicata in esclusiva  alla cultura è quello che serve al nostro paese per aiutare chi si occupa di cultura ad uscire dalla crisi. E non solo.

E’ ampiamente dimostrato che il  crowdfunding oltre ad aiutare concretamente il progettista a raccogliere  il denaro necessario per realizzare le sue idee, aiuta le persone a costruire reti di rapporti attorno a sé e alla propria idea progettuale. Una campagna di raccolta fondi dal basso ha successo – prima di qualsiasi altro fattore – perché il progettista è riuscito a creare delle relazioni autentiche con le persone.

 

Queste relazioni , in un momento storico caratterizzato dalla disumanizzazione dei rapporti, sono  la ricchezza inestimabile che conferisce al crowdfunding  potere e velocità di trasformazione . Dalla crisi economica alla autorealizzazione.  Dalla mancanza di liberà alla possibilità di scelta. Questo  valore nel tempo, può  crescere e conferire al progetto o al bene quella stabilità economica e quel riconoscimento sociale che chi si occupa di cultura sa essere indispensabile e vitale.

Qual è il significato di una piattaforma dedicata alla cultura?

Le piattaforme di crowdfunding possono essere di due tipi: generalista o verticale. Una piattaforma generalista accoglie al suo interno progetti di tipologia varia. Tecnologia, viaggi, arte, scuola, innovazione, start up, campagne personali. Una piattaforma verticale accoglie al suo interno solo campagne ristrette ad un determinato ambito.  Ci sono piattaforme dedicate alla musica. Ai viaggi. Alla beneficenza . E quelle, come www.innamoratidellacultura.it, che sono dedicate interamente alla cultura.

LE CAMPAGNE DI CROWDFUNDING IN AMBITO CULTURALE SONO IL 35% DEL TOTALE DI TUTTE LE CAMPAGNE PUBBLICATE SUI PORTALI.  

Questo dato ci ha convinti che la nostra strada era giusta. Una piattaforma di corwdfunding generalista infatti è una vetrina di progetti di varia tipologia che, per certi versi, può essere paragonata ad un Centro Commerciale. Gli utenti di una piattaforma generalista quando donano lo fanno perché qualcuno ha indicato loro che cosa scegliere.

Il crowdfunding per la cultura piace a

 

Diversamente, gli utenti di una piattaforma dedicata ad un solo argomento, come , per esempio, la cultura, sono persone che quando donano lo fanno perché qualcuno ha detto loro quale campagna devono  supportare.  Per i loro interessi personali, fanno parte di una comunità che, se opportunamente coinvolta e gratificata, può arrivare a costruire una presenza affezionata attorno ai progetti proposti qualsiasi essi siano.

Siamo una comunità di #InnamoratidellaCultura

Quali sono i nostri obiettivi? Costruire una comunità di persone consapevoli, innamorate della cultura.  Offrire ai chi si occupa di cultura una vetrina d’eccellenza per investitori. Soprattutto stranieri perché abbiamo capito che qui, la strada da fare è ancora lunga. Vogliamo e i nostri #innamoratidella cultura siano fedeli alle nostre proposte e attivi e propositivi  nella raccolta fondi e nella diffusione dei progetti.  Abbiamo fatto esperienza e ci sentiamo pronti a crescere. Dal 2013 ad oggi abbiamo raccolto dati, analizzato le campagne definendo criteri per ogni tipologia, abbiamo ,verificato le procedure. Come tutti abbiamo commesso errori. Siamo stati hackerati . Copiati. Abbiamo messo tutto nel calderone per uscire con una ricetta nuova. Che ha il sapore della passione.

Qualcuno sa che cos’è il crowdfunding?

E’ partita la campagna di crowdfunding”; “ Museo diocesano ha aperto la campagna di crowdfunding”.  Ogni giorno leggiamo sui blog, sui giornali o ascoltiamo alla radio frasi come queste che abbiamo appena scritto.

Non siamo affatto sicuri che chi legge o ascolta, a meno che non sia un giovane nerd o un addetto ai lavori, capisca di che cosa si sta parlando.  La strada purtroppo è ancora lunga ma, siamo fiduciosi che qualcosa potrà cambiare. Insistendo,lavorando insieme ai colleghi. Portando risultati. Con passione ed energia. Magari, trovando qualcuno che crede in noi, pensa che il crowdfunding per la cultura sia uno strumento eccezionale  e ci aiuta a crescere.

Emanuela Negro-Ferrero         www.innamoratidellacultura.it

Lezione di Crowdfunding n°27. Va bene la tecnica, ma attenti alle emozioni.

Più passano i mesi e più gli italiani  sono informati. Articoli, corsi, campagne di successo. Il crowdfunding è onnipresente e onnicitato.  La parola crowdfunding, che un giornalista presente alla conferenza stampa di www.innamoratidellacultura.it nel lontano 2014  al Circolo dei Lettori di Torino aveva  trascritto come “crowdfunfing”, è entrata nel vocabolario dei giovani e, nel caso della cultura, anche di quella  fascia di donatori di età compresa fra i 40 e i 60 che, comunque, anche se ha compreso  che “crowdfunding” sta per colletta, insiste a voler pagare con il bonifico bancario perchè non si fida dei sistemi di pagamento digitale ma crede nell’unione di tante piccole somme per raggiungere un grande obiettivo comune.

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Assodato che il crowfunding è una raccolta di soldi espletata con l’aiuto di strumenti digitali  e che si differenzia  da qualsiasi altra raccolta fondi perché 1) è trasparente ; 2) raggiunge potenzialmente un pubblico vastissimo, gli aspetti prettamente tecnici e professionali del crowdfunding sono ancora poco conosciuti alla stragrande maggioranza delle persone.

Le credenze che mi sono trovata quasi quotidianamente a sfatare sono, per esempio, il mito che sia la piattaforma a raccogliere. Non è vero o, meglio, è vero solo in alcuni casi, pochi e fortunati.  Un altro aspetto che mi viene confessato dai progettisti è la paura di non raccogliere.  Di questa paura esiste anche la versione “non riuscirò a raggiungere l’obiettivo” che nella sua trasformazione più perversa induce alcune persone a pubblicare la campagna e a non occuparsene con il risultato evidente che la campagna non raccoglie per davvero. Perché non raccoglie? Perché hai avuto paura, principalmente di avere successo.

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I corsi di crowdfunding si trovano ormai un po’ dappertutto e  ci sono in circolazione diversi professionisti validi e preparati. Trovo sempre utile che il progettista arrivi alla campagna pronto e ben strutturato perchè la campagna ne beneficia.

Rimane però il fatto che i corsi di crowfunding trattano solamente gli aspetti tecnici e professionali. Le persone, una volta definite le varie strategie di comunicazione e promozione, rimangono dal sole a gestire un’attività che mi sento di definire ad alto tasso di emozione ed è questo fattore che poi, prima di qualsiasi altra attività, determina o meno il successo della campagna.

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PAURA

Quando si inizia qualcosa di nuovo,  la paura è certamente l’emozione dominante. Nello specifico, decidere di lanciarsi in una attività di raccolta fondi genera paura. C’è la paura dell’ignoto perché non si sa esattamente che cosa ci aspetta. C’è la paura del fallimento legata all’obiettivo che, se non viene raggiunto, può creare molti tipi di problema. Da quelli semplicemente legati alla non realizzazione dell’idea alla paura di perdere la faccia con le persone che abbiamo coinvolto.

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ANSIA

La versione light della paura è l’ansia. Una campagna gestita correttamente ha ritmi estremante sostenuti. Raggiungere l’obiettivo in tot giorni genera ansia. Ci sono tante cose da fare, le mail da inviare, gli eventi da organizzare, le telefonate, i social da gestire e i recall. Una vera miniera di ansia.

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CHIAREZZA

Per raggiungere un obiettivo, di qualsiasi genere, è necessario essere chiari,  Con sé stessi e con gli altri.  Quello che si vuole raggiungere va definito con esattezza  focalizzando con decisione la direzione da intraprendere e mantenendo il focus fino a quando si è arrivati alla meta.

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FIDUCIA

Una campagna di crowdfunding ha successo perché si basa su una strategia. Se però non si crede fermamente le cose non avvengono. Ho osservato in molte occasioni che i progettisti fiduciosi, quelli che erano stati in grado di lasciar andare la paura e procedevano nelle attività  con determinata fiducia, sono quelli che hanno raccolto e, spesso, hanno inspiegabilmente ricevuto donazioni da perfetti sconosciuti.

Per concludere, il crowfunding in ambito culturale   non tocca il cuore come accade, per esempio, con una campagna di raccolta fondi per le vittime del terremoto. Questo tipo di raccolta non ha bisogno di essere spinta o promossa perché è una iniziativa che tocca corde profonde. Per la cultura le leve che vengono toccate sono altre. Ecco perché l’attitudine interiore del progettista è determinante. E’ l’amore per il proprio sogno che deve essere trasmesso alle persone. La passione e l’entusiasmo per il proprio lavoro e l’emozione di vivere fino in fondo il viaggio lasciando andare la tensione per il risultato.

Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

Hai un’idea in mente? Parliamone insieme!

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Lezione di Crowdfunding n°26. Serve un manager per gestire la campagna? Si, serve.

La media di successo delle campagne di crowdfunding in Italia (come in Europa e in USA)  è attestata su circa il 30%. Questo significa che su dieci campagne pubblicate solo tre  raggiungono il loro obiettivo. Perchè? I motivi sono tanti e,  perlomeno questa è la mia esperienza, , la causa  principale del fallimento di una campagna di crowdfunding è la mancanza di una programmazione strategica e, sembra incredibile ma è vero,  la non gestione della campagna stessa. “Che cosa devo fare?” – mi chiedono quando la loro campagna è online da giorni ma risulta  “inchiodata”. Strategia, azione mirata ,comunicazione intelligente, un piano di eventi ben costruiti lungo il percorso.  Ecco che cosa si deve fare.


progettazione culturale

Sul mercato negli ultimi due anni, si sono fatti avanti molti  professionisti disposti ad accompagnare le campagne sia nella fase di preparazione che di raccolta vera e propria. Nella solita jungla italiana dove tutti sanno fare tutto, come si può distinguere chi ci può veramente aiutare da chi invece no?  Un primo suggerimento è quello di dare un’occhiata ai profili Linkedin, ai siti personali e ai blog così come ai profili social e agli eventuali commenti pubblicati in rete sul professionista.  Poi , è fondamentale verificare  la case history delle campagne seguite e i risultati che sono stati ottenuti.

Corso-Content-marketing

Di che cosa si occupa esattamente il crowdfunding manager e in che cosa consiste il management di una campagna? Non è semplice spiegare nel dettaglio il lavoro che viene svolto da un crowdfunding manager che, come ho gia scritto prima, è un professionista esperto, spesso e volentieri laureato il quale, per portare un progetto a raccogliere donazioni impiega molte ore di tempo e mette a disposizione un ricco bagaglio di competenze acquisite studiando diverse discipline e , ovviamente, maturate sul campo.

Per farmi capire meglio, immaginiamo di dover mettere online la campagna di raccolta fondi per il restauro della fortezza del Girifalco. Possiamo vederla pubblicata al link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/fortezza-girifalco-cortona/#.V4UL5_mLTIU attiva e in raccolta. Ma che cosa è successo prima che venisse pubblicata? Perché è stata intitolata in questo modo? Come mai il video è raccontato da un’attrice e non dai progettisti? Come è stata costruito il piano delle ricompense?

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In base a queste domande e all’obiettivo di raccolta da raggiungere, il professionista decide come costruire il piano di comunicazione scrivendo il documento  strategico necessario a penetrare il mercato con il giusto tono di voce. Se è il caso, si occupa di aiutare il progettista consigliandolo nella costruzione dei contenuti : scrivere il testo descrittivo, ideare uno script per il video ( è una breve sceneggiatura) pianificare le ricompense verificando che siano veramente in grado di attirare l’attenzione dei potenziali donatori.

E poi crea la strategia di comunicazione digitale. Che non si limita a postare notizie un paio di volte al giorno su Facebook o su Twitter. Ma è lo studio accurato di un piano editoriale  pensato per creare engagement e possibilmente sincronizzato   alla pianificazione degli eventi. Comprende azioni di digital PR e la costruzione di interazioni con gli influencer.  Ormai è noto che siano proprio gli eventi  le situazioni migliori per effettuare la raccolta delle donazioni.  Mi chiedo come mai la  maggior parte dei progettisti non si preoccupa di organizzarli. Credo faccia parte dell’idea che una volta online i soldi arrivano quasi magicamente. Non è così. Per diffondere la propria idea agli altri e convincerli a sostenerla, ci si deve dedicare e metterci la faccia..

Tutto questo lavoro di preparazione, se eseguito con accuratezza, generalmente porta la campagna ad avere successo. Facendo però attenzione a un aspetto che in molti non comprendono : in nessun caso il manager si sostituisce al chi fa la campagna. Coadiuva. Consiglia. Supporta. Ma non la gestisce.

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La cosa che generalmente funziona meglio è allestire una squadra di persone, ognuna con un ruolo preciso , che il crowdfunding manager coordina. E il costo? Preferisco definirlo un investimento. . Che in quanto tale può anche non dare i frutti sperati. Ma, chi non risica non rosica. Meglio spendere un pochino per strategia e comunicazione che non raccogliere del tutto.

La piattaforma www.innamoratidellacultura.it offre un servizio di management e strategia. Se siete interessati inviate una mail a enf@innamoratidellacultura.i t

Al vostro successo!

 

Emanuela Negro-Ferrero  – ceo www.innamoratidellacultura.it

 

Lezione di Crowdfunding n° 25 – Quale materiale produrre?

Realizzare una campagna di crowdfunding implica la preparazione di materiale e, conseguentemente, dei costi che seppur minimi, sono da  considerare e includere nel computo generale del progetto.

E’ vero che il crowdfunding serve a raccogliere fondi in situazioni in cui di soldi non ce ne sono proprio, ma è anche vero che una presentazione insufficiente o costruita senza l’opportuna programmazione può mettere a rischio la buona riuscita dell’impresa.

Le piattaforme mettono a disposizione gratuitamente una pagina web su cui è necessario caricare:

  • titolo della campagna
  • call to action
  • video pitch
  • testo di presentazione
  • immagine guida della campagna

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  Il titolo

Sembra banale, ma il titolo della vostra campagna apparirà ovunque e,  se non piace  o se la frase “non aggrappa”, sarà poi difficile cambiarla in corsa.  Quindi, il titolo della vostra campagna di crowdfunding va pensato con estrema attenzione.

Chiedendo ai vostri amici che cose ne pensano. Con umiltà e apertura mentale nei confronti di chi ha  punti di vista diversi dal vostro. Spesso  chi non è coinvolto nel progetto ci vede più chiaro!

Il titolo deve saper  spiegare di che cosa si sta parlando . Non deve essere troppo lungo. Perché? Faccio un esempio pratico. Provate a inserire su Twitter ogni volta#compagniadellarivoltellavaallaguerraconlacommediastoricadellarte …è impossibile, incomprensibile, inutile e dannoso.

Vero, non siamo tutti copywriter ma un amico con delle buone idee lo si può sempre trovare.

La call to action

Il marketing è ricco  di termini inglesi e  le persone non addette ai lavori non capiscono. La call to action, che letteralmente significa “chiamata all’azione” è quell’invito dato in maniera più o mena esplicita ad agire. In una campagna di crowdfunding si possono  utilizzare diversi termini come “dona” , “schiaccia il pulsante”,  “compila il form” , “metti un like” oppure “condividi”. Sono tutti inviti rivolti alle persone e devono essere dati in maniera garbata e coinvolgente.

In linea generale, il consiglio che mi sento di dare è quello di essere sempre semplici e diretti. Le campagne vincenti parlano chiaro. Esplicitano le loro richieste dicendo all’utente che cosa deve fare, perché deve farlo e che cosa ne riceverà in cambio.

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Il video pitch         

Il video di presentazione della campagna è il  golem di tutti progettisti.  Ricevo molte chiamate da parte di persone che vogliono sapere   come devono fare il video. Quanto deve durare. Se può avere la musica oppure no. Ci possono essere delle scritte?

Deve essere girato all’aperto, in casa, con immagini o animazioni? La risposta è che non esiste una ricetta uguale per tutti.

Ma il video di presentazione è quello che può circolare in forma virale sui social . E’ lo strumento che, se piace, viene cliccato, commentato e condiviso . Quindi perché lesinare? La qualità è fondamentale.  Come si può progettare un buon video? Avete mai sentito parlare dello script? Si tratta di definire su un foglio di carta le scene e i testi corrispondenti. In questo modo i contenuti verranno riportati correttamente, e anche i tempi. Quanto deve durare un video pitch? Due minuti e mezzo, massimo tre. Oltre questo tempo le persone si annoiano.

Per realizzare il video pitch si può usare una macchina fotografica, una videocamera digitale ma anche uno smartphone di buona qualità. Occhio alla luce, l’effetto Bela Lugosi è sempre in agguato e attenzione a non cadere sull’audio (che deve essere chiaro e dare un risultato piacevole). In esterno, luce e audio possono presentare dei problemi , ma anche una ripresa all’interno può risultare poco luminosa.

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Per la post produzione, se non avete un amico esperto che vi aiuta, consiglio di caricare il video sul computer e poi di procedere alla produzione vera e propria, magari utilizzando programmi come Final Cut o Premiere Pro.

Una volta che il video è pronto lo dovrete caricare su Vimeo o You Tube in uno dei molti formati approvati e da lì sulla piattaforma.

 

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Tips utili

1 – realizzate un video appositamente per la campagna

2 – metteteci la faccia cioè, parlate in prima persona dicendo chi siete, che cosa state facendo e quanto volete raccogliere e perché. Con entusiasmo!

3 – se siete un gruppo, che si veda anche il gruppo

4 – spiegate con calma e senza cadere nella questua i lati positivi del vostro progetto

5 – convincete le persone che sostenere il vostro progetto li renderà parte di qualcosa di speciale e che voi avete veramente bisogno di loro

6- ringraziare. Sorridendo. Grazie, grazie, grazie grazie

L’immagine guida

Al titolo verrà accoppiata un’immagine. Che sarà il tormentone della vostra campagna. Perché verrà messa ovunque: cartoline, shopper, sito web, e-mails ecc.

Deve essere bella, accattivante, saper raccontare la storia con un’immagine e, soprattutto, deve identificare voi e la vostra idea.

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Il testo di presentazione

Descrivere la propria idea. Non è facile ed è meglio farlo con chiarezza, ricchezza di particolari e informazioni e, soprattutto con quell’ingrediente che si chiama empatia. Raccontare  non è sufficiente. Bisogna invece coinvolgere, conquistare, sedurre.

Il crowdfunding è una tecnica nuova e come tale si muove e vive di dinamiche innovative. Giusto per far capire la differenza, ol vecchio testo da brochure primi anni ottanta non è vincente.

Tips utili

Frasi brevi

Cercate di usare un linguaggio che il vostro lettore possa riconoscere come suo

Non dare ordini, avete già la vostra call to action

Evidenziate i passaggi cruciali e le parole chiave

Offrire le vostre ricompense descrivendolo, magari anche con immagini

Fornite nel dettaglio che cosa farete del denaro, cifra per cifra

Spiegate come funziona il crowdfunding. Cioè la colletta.

Ispiratevi a campagne simili che hanno già avuto successo

Per finire, se è vero che voi siete il miglior ambasciatore della vostra idea , ricordate che non tutti sono esperti comunicatori .

Le possibilità sono due: farvi aiutare da amici professionisti.

Oppure optare per farvi assistere dalla piattaforma. La consulenza ha un costo, è vero, ma raggiungere il risultato è sempre meglio che provarci e basta.

Emanuela Negro-Ferrero –  www.innamoratidellacultura.it

Crowdfunding culturale per la storica infiorata di Roma

Siamo arrivati alla IV edizione. Il 29 giugno 2016 a Roma, Piazza San Pio XII risplenderà dei mille colori e profumi di centinaia di migliaia di fiori della storica infiorata di Roma. L’ antica tradizione di creare decorazioni floreali in onore dei SS. Patroni di Roma Pietro e Paolo nacque proprio nella Basilica Vaticana ad opera di Benedetto Drei, responsabile della Floreria Vaticana, e di suo figlio Pietro.

Nell’anno del Giubileo della Misericordia, la Pro Loco di Roma Capitale, ha organizzato un evento unico e, stando alle informazioni ricevute, che per questa edizione sarà di portata  indimenticabile.

infiorata 2L’infiorata, che sarà anche visibile dai fedeli e dal Papa durante la cerimonia dell’Angelus, prevede la partecipazione di  mille maestri fiorai, provenienti dall’Italia e da tutto il mondo.

Insieme, questi artisti del fiore  allestiranno 50 quadri floreali che formeranno uno straordinario  tappeto multicolore .

Sono attese circa 60 delegazioni. Oltre la metà  sono italiane e il rimanente  provengono  da ogni parte del mondo. Si calcola che verranno realizzati 3.000 mq di Tappeti d’arte Effimera e utilizzati 500 mila fiori.

infiorata roma 1Le decorazioni floreali sono un’antica tradizione, espressione della festa barocca, nata proprio a Roma nella prima metà del XVII secolo. Ai Patroni della Città, Pietro e Paolo, si donavano già nel 1600 quadri floreali realizzati davanti la Basilica di S. Pietro.

Come è nata questa tradizione?  Si dice che la tradizione di creare quadri per mezzo di fiori sia nata il 29 giugno 1625, ad opera del responsabile della Floreria Vaticana, Benedetto Drei, e di suo figlio Pietro. Successivamente,  grazie a Gian Lorenzo Bernini, il principale artefice delle ricchissime feste barocche, la tradizione si è diffusa ai Castelli Romani, a Genzano, Genazzano, in Italia e nel mondo, mentre a Roma sparì già alla fine del XVII secolo.

Come si realizza un’opera d’arte composta di fiori?

infiorata (4)-2Creare un quadro di fiori implica alcuni passaggi obbligatori: il primo di questi è senza dubbio il bozzetto che può essere realizzato su fogli di carta, con gesso a terra, tramite stampi di compensato o cartone o con la proiezione di una diapositiva.  Una volta creato il bozzetto, la riproduzione avviene o tramite quadrettatura o a mano libera. E i fiori? Le possibilità sono fondamentalmente due: fiore secco o fiore fresco. Nel caso l’artista decida di utilizzare il fiore fresco, un fattore da considerare è il calore. Il fiore fresco mantiene il colore inalterato ma si ritira con il caldo e quindi va disposto su almeno due strati e innaffiato costantemente. Il tappeto risulta profumato e brillante ma la lavorazione difficoltosa può essere realizzata solo da artisti fiorai di grande esperienza. Il fiore secco ha una lavorazione differente. Innanzi tutto il colore non è vivido e, a seconda di quanto è stato cotto per la seccatura, tenderà a virare veros i toni dell’ocra e del marrone. La lavorazione è più semplice e minuziosa ma il risultato finale è meno scenografico ed elegante.

Come si può contribuire all’infiorata storica di Roma?

Per sostenere economicamente la campagna di raccolta fondi per l’infiorata storica di Roma è stata creata una campagna di crowdfunding, cioè una raccolta fondi pubblicata su un sito web Il link per vederla è il seguente http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/infiorata-storica-roma-vi-edizione/#.V07j8_mLS00.

Una volta arrivati sulla pagina web, sul lato destro, è possibile scegliere l’importo che volete donare e il sistema di pagamento: STRIPE per la carta di credito e PAYPAL . Sono entrambi sistemi che garantiscono la sicurezza della transazione. La cosa interessante è che la PROLOCO di ROMA ha preparato delle ricompense per i donatori. Per esempio, con una donazione di 60 euro, si potrà ricevere in omaggio la tessera della Pro Loco Roma che offre numerosissimi vantaggi e sconti. Alla fine della campagna, circa un mese dopo la chiusura, verrete contattati per l’invio della vostra ricompensa e per comunicare i vostri dati per la ricevuta della donazione effettuata.

Il crowdfunding è un sistema molto utilizzato all’estero che anche da noi si sta diffondendo perché permette con poco denaro da parte di tante persone di raccogliere cifre importanti e realizzare iniziative meravigliose come questa Infiorata Storica.

Se avete bisogno di informazioni potete contattare il numero  06 89928500 oppure inviare una mail a segreteria@prolocoroma.it

Emanuela Negro-Ferrero –www.innamoratidellacultura.it   enf@innamoratidellacultura.it

Lezione di Crowdfunding n°24: Quali sono le più diffuse fantasie che le persone hanno sul crowdfunding?

Questa è una bellissima lezione. La adoro e voglio condividerla con voi.

The Flaming Lips MoogFest 2011 Asheville, North Carolina © Copyright David J. Simchock www.DavidSimchock.com www.VagabondVistas.com

Secondo la mia esperienza, le principali le fantasie più diffuse sono fondamentalmente tre:

Fantasia  n° #1: C’è sempre una folla.

Il primo errore di valutazione che viene fatto dai progettisti è che ci sia una folla di persone che non aspetta altro che sostenere il progetto per  farli arrivare all’obiettivo. La verità è che non esiste nessuna folla nascosta che si riunisce il giovedì sera al bar per decidere quale campagna merita di essere sostenuta. Il crowdfunding è di fatto costituito da centinaia di micro donazioni e la folla non esiste fino a quando non siete voi a riunirla e ad organizzarla ( e questo va fatto prima del lancio della campagna). Certo, se già esiste un blog attivo e seguito con una newsletter ricca di nominativi autorizzati, il lavoro di costruzione della folla è già per metà fatto. Ma non aspettatevi che da qui esca il 100% delle donazioni.

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Fantasia #2: una piattaforma famosa porterà maggiore traffico verso I potenziali donatori.

Questo argomento ritorna ogni volta che parlo con un progettista. La stampa pompa i progetti che hanno raccolto milioni di euro, appoggiati da star e testimonial e, voilà, il progettista sogna che la grande piattaforma funzioni anche senza un piano di marketing.

Ma non funziona così.  

Le campagne di successo lavorano duramente nella fase di pre-lancio costruendo il consenso ( spesso lo fanno attraverso una mailing list testata). Questa attività preliminare può portare fino al 30-35% delle donazioni. Poi, se la campagna interessa, i primi donatori possono condividerla e aiutare il progettista a costruire il “secondo cerchio” che può portare ad un ulteriore 20%.

Solo allora, se la campagna è arrivata a circa il 70/80% del raccolto, la piattaforma si rivela un aiuto. Ma non è detto.

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Fantasia #3:  Una grande campagna media o  il tweet di una celebrità mi porterà più traffico e più donatori.

Posso capire che sia normale pensare che una campagna stampa  a tappeto porta sempre  grandi risultati. In certi casi si e in altri no. Ho notato che i  giornali italiani parlano con grande disinvoltura di  crowdfunding (ha attivato una campagna di crowdfunding…) peccato che la maggior parte degli italiani non sappia ancora di cosa si sta parlando.  Meglio quindi una presenza mirata sui blog, attraverso gli influencers, le testate di settore e le stazioni radio locali che una presenza magari pressante ma, confusa e mal spiegata su grandi testate editoriali.

E’ della settimana scorsa l’annuncio sulla Stampa di   un  “crowdfunding” per finanziare attività culturali pubbliche : in realtà si tratta di una normalissima attività di  ricerca di sponsor. Che confusione…povera folla!

Avete un’idea da pubblicare? La aspettiamo!

http://www.innamoratidellacultura.it/proponi-idea

 

Preferite  costruirla insieme a  noi?

Il 4 maggio, a Torino, presso Rinascimenti Sociali in Via Maria Vittoria 38 faremo un Laboratorio Pratico.

iscrizioni e informazioni ad

accademiadelcrowdfunding@gmail.com

 

Emanuela Negro- Ferrero – CEO

enf@innamoratidellacultura.it