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Crowdfunding per progetti culturali? Meglio su un sito dedicato.

In Italia, dal 2014 sino ad oggi, il crowdfunding è cresciuto e si è diffuso moltissimo. Le persone in linea generale hanno capito di che cosa si tratta e le campagne che chiudono in attivo sono aumentate.

Il 2017 è stato l’anno del crowdfunding di tipo “equity”  e le piattaforme dedicate a questo specifico tipo di raccolta fondi sono cresciute aumentando di visibilità e fatturato.

I risultati italiano sono comunque inferiori rispetto a quelli che altre nazioni europee registrano. Il motivo è da ricercare certamente non solo nella scarsa informazione e digitalizzazione del nostro paese ma, anche e soprattutto , alla  vasta offerta di piattaforme che possono indurre i progettisti in confusione o, peggio, al fallimento delle campagne.

Come fare a scegliere la piattaforma?

Oltre al tipo di raccolta fondi che si vuole promuovere, equity se si decide di lasciare delle quote della propria società a chi partecipa finanziariamente,  lending se si vuole ottenere  un prestito in cambio di utili della propria società, donation se in cambio di una donazione ci si limita a rilasciare una ricevuta e un grazie e reward se  ai propri sostenitori si dà in cambio una ricompensa appositamente pensata e in grado di coinvolgere la persona nel progetto stesso, è importante capire in  quale ambito si trova il progetto da sottoporre alla folla e quale è la modalità più corretta da scegliere.

Le piattaforme sembrano tutte uguali? Apparentemente. In realtà sono molto diverse fra di loro.

Se la campagna che avete in mente è di tipo “reward” la vostra scelta può cadere su una delle tante piattaforme generaliste, italiane o straniere.  Sono tutte uguali? Si, no. Ad un occhio meno esperto, la struttura del sito è uguale per tutti. La grafica può essere più o meno accattivante ma, in buona sostanza, il funzionamento è abbastanza standard . Quello che fa la differenza è il tipo di contratto (fisso o flessibile), la percentuale applicata per i servizi erogati, e l’assistenza che si riceve una volta che la campagna viene caricata.

Esiste però una differenza fondamentale che è bene considerare quando si decide di attivare una campagna di crowdfunding.

 

Le piattaforme reward si dividono in due categorie: generaliste e verticali.

Una piattaforma generalista è come un supermercato. Una piattaforma verticale è come una bottega artigianale.

Mi piace questa definizione perchè spiega in modo chiaro la differenza esistente fra una piattaforma di crowdfunding generalista e una verticale. In pratica, una piattaforma generalista ospita campagne di crowdfunding in ambiti molto diversi fra di loro. Ne deriva che il pubblico che si raccoglie attorno a questo tipo di sito è un pubblico generalista.  La comunità, perché questo è il nome tecnico, è quanto mai variegata e fluttuante. Sceglierà la vostra campagna? Difficilmente. Ogni campagna su un sito generalista è u mondo a sè e solo progetti e progettisti particolarmente capaci sono in grado di ottenere donazioni da un pubblico di perfetti sconosciuti.

Le piattaforme verticali, come www.innamoratidellacultura.it sono nate per rispondere ad un bisogno preciso di un determinato gruppo di progettisti ed essendo specializzate, si rivolgono solo ed esclusivamente a persone che vogliono leggere, guardare e partecipare a quanto viene pubblicato sul sito e sui  canali social ad esso collegati.

In questo senso il crowd che si raccoglie attorno alle piattaforme verticali ha tutte le connotazioni  e il comportamento di una vera e propria comunità.  In senso specifico, è possibile che gli iscritti a una piattaforma dedicata, qualora opportunamente sollecitati, possano partecipare anche ad altri progetti perché di base l’interesse è già mirato.

Attenzione attenzione! Le piattaforme generaliste, italiane o straniere, ospitano il 75% di campagne in ambito culturale. Ne consegue che una piattaforma specialistica non può che essere una scelta potenziante. Sia per il progettista che per il pubblico che la legge.

Parliamo di assistenza? Un servizio che in Italia le piattaforme, quasi tutte,  hanno imparato ad erogare è quello del project management. 

Non mi stancherò mai di ripetere che progettare una campagna di crowdfunding è frutto di un insieme di tecniche professionali.

Chi si occupa di cultura spesso non si occupa di comunicazione. Sono mestieri diversi. Ecco perché quando vediamo caricata sul sito una nuova campagna contattiamo subito il progettista e iniziamo a lavorare insieme. L’obiettivo comune è ottenere dei risultati.

Senza esprimere percentuali  di successo esagerate, in questi anni la strada della consulenza ha portato dei buoni risultati.  Misurabili in termini economici e di rapporti umani.

Volete pubblicare una campagna di crowdfunding in ambito culturale?  Fatelo su un sito dedicato.  Parlare la stessa lingua è importante. Non a caso siamo #innamoratidellacultura.

 

Ci piace molto quello che facciamo. Sapete perchè? Ci mettiamo il cuore!

 

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

 

Lezione di crowdfunding n° 32 : caricare sul sito la campagna.

Caricare la tua campagna di crowdfunding sul sito www.innamoratidellacultura.it è facile. Basta seguire i nostri suggerimenti e, nel caso, inviare una mail a progetti@innamoratidellacultura.it .

Sappiamo che per molte persone caricare per la prima volta la propria campagna di crowdfunding su un sito dedicato non  è nè semplice nè intuitivo.  Chi si occupa di cultura non si occupa anche di comunicazione e marketing e il digitale si sa, in Italia è ancora poco utilizzato. 

PASSO N°1 – EFFETTUA IL LOGIN

A questo link http://innamoratidellacultura.it/test/login/ vanno  inseriti  i propri dati e una password. Da custodire gelosamente per poter accedere alla propria campagna ogni volta che è necessario.

PASSO N°2  – CARICA LA CAMPAGNA SULLA PIATTAFORMA

Dando per scontato che l’idea sia già stata concepita, il primo passo per iniziare a costruire la propria campagna di crowdfunding inizia con il caricamento vero e proprio dell’idea sulla piattaforma.

La sezione PROPONI UN PROGETTO si apre su una pagina dedicata a questa funzione. La pagina  va compilata in tutte le sue parti ( dette campi)  è risulta suddivisa in sezioni molto simili a quelli che si devono  riempire quando si invia una mail. Se i campi  non vengono  completati la campagna non può andare online? Perchè?

Tutto quello che caricate, sia scritto che video o immagine, si vede. La vostra pagina deve essere il più possibile curata, ricca di informazioni, ben scritta, colorata e completa. Noi vi diamo uno spazio web e meglio  utilizzate questa opportunità e più possibilità avrete di raccogliere consenso, persone, amici, denaro, supporto… Ci avete mai pensato? Quanto vi costerebbe aprire un sito dedicato con sistema di pagamento integrato, dominio, hosting ecc?

1 – Il titolo

Sembra banale, ma il titolo è fondamentale per definire l a campagna. Ci sono delle regole? Si! Il titolo deve essere corto, incisivo e, possibilmente, descrittivo.  Il titolo della campagna è paragonabile a quello  di un film o di un libro e ne definisce il contenuto.  Definire la propria idea in quattro o cinque parole è difficile ma vale la pena provare. Magari facendosi aiutare dagli amici.  Infatti è  proprio da questo passaggio che il progetto prende forma e diventa riconoscibile e comprensibile anche da chi non ne sa nulla. Non avete idee? Il titolo non viene fuori? Abbiamo una persona dedicata che vi aiuta a mettere a fuoco l’idea. Don’t worry.

2 – Il testo

La sezione del sito riservata  al testo non riporta alcuna indicazione specifica e scrivere un testo accattivante, esplicativo, divertente e competo può essere difficile. Per questo quando vediamo una campagna caricata,  inviamo via mail uno schema testuale da seguire. Si tratta di una indicazione, una semplice traccia che suggerisce come suddividere il testo in piccoli paragrafi completati da una titolo.

Ogni campagna è un caso a sé e il testo, una volta caricato, viene revisionato, migliorato, smussato, trattato e, soprattutto, adattato ai requisiti SEO della piattaforma. Nel caso di #Sakai, la campagna che in questo momento è online, il testo descrittivo  è stato  rivisto in un processo a quattro mani. Le nostre e quelle dell’autrice della campagna, Arianna Bianciardi. Questa procedura si è rivelata nel tempo  molto utile perché consente sia a noi che al progettista di mettere a fuoco l’obiettivo della campagna e  di chiarire il goal economico,  i giorni di durata della campagna e il tipo di contratto più conveniente.

Tutto quanto viene concordato insieme. Noi suggeriamo e il progettista sceglie in libertà quello che ritiene più giusto fare. E’ con questa modalità di rapporto personale che siamo riusciti a costruire tanti successi.

Alcuni  progettisti lasciano i testi a metà, incompleti. Oppure scritti a stampatello, senza immagini. No!!!  In questi casi chiediamo di mettere a posto il testo e solo in un secondo momento  di definire con noi come renderlo adatto al web.

Una sezione importantissima è quella destinata al piano economico. Purtroppo questa sezione non è indicata dal sito e bisogna inserirla ricavando uno spazio all’interno della pagina. Magari arricchito con immagini, specchietti o elenchi di voci.

Perché inserire un conto economico? Le persone hanno piacere di sapere come verranno impiegati i soldi raccolti. Inserire uno schema, anche due righe, è sempre una buona idea.

3 – Le immagini

La pagina del sito chiede di caricare delle immagini e di inserirle all’interno del testo.  Indica anche di scegliere una “immagine guida” che avrà il compito di definire graficamente la campagna e renderla distinguibile . L’immagine guida dovrà essere utilizzata per tutta la comunicazione. Dalla locandina alle cartoline, i biglietti e il merchandising , la foto scelta diventa il marchio di fabbrica del progetto.  Per questo va selezionata con cura e selezionata  nel formato indicato perché altrimenti la pagina della campagna risulta diversa rispetto a quelle già pubblicate sul sito.

Noi facciamo l’editing finale e curiamo contenuti e forma grafica.Voi ci mettete i contenuti.

4 – Le ricompense

Quando si arriva a questo punto della compilazione, i progettisti si fermano. Il più delle volte ci Inviano una mail chiedendo come scegliere le ricompense. Quanto devono costare? Devo spedirle o se le vengono a ritirare?  Nel tempo, siamo arrivati a definire quello che riteniamo essere una linea corretta di selezione  delle ricompense. Basata su tre  pilastri fondamentali:   generosità , creatività , coerenza.

A – generosità: la ricompensa deve essere pensata con il cuore e dimostrare tutta la vostra gratitudine per l’appoggio ricevuto.

B – creatività: una vecchia regola definisce 8 le fasce su cui distribuire le ricompense. Dare alle persone un ventaglio ampio di scelta è un buon modo per incentivare le donazioni.

C – coerenza:  Sakai è una campagna ideata per raccogliere fondi per una mostra di artisti emergenti giapponesi.  Abbiamo suggerito ad Arianna (la curatrice)  di pensare a qualche cosa di nipponico per restare in tema. Lei, dimostrando di avere iniziativa e talento è riuscita a ottenere da un vivaio locale  dei piccoli bonsai, da un famoso ristorante sul mare delle cene  a base di pesce oltre alla  stampa del catalogo e di magliette create appositamente dagli artisti. Il suo “piano ricompense” è assolutamente coerente con  il tema dell’iniziativa . Ben fatto Arianna, arigato!

5 – Paypal

Abbiamo scelto di processare le donazioni appoggiandoci a PayPal. Per questo motivo chiediamo che il progettista apra un profilo su PayPal ( modalità business così può raccogliere cifre alte). Senza questo passaggio non possiamo attivare la campagna.

In quanto tempo la campagna può andare online?

Se tutti i passaggi indicati vengono seguiti correttamente in una settimana, ma anche meno, la campagna può andare online.

Sempre che la parte offline sia stata programmata e definita con cura e, soprattutto, con anticipo, strategia e con una squadra di persone interessata e ben determinata ad avere successo.

Emanuela Negro-Ferrero  – www.innamoratidellacultura.it

 

Innamorati dei giardini storici italiani

Nei secoli passati i giardini d’Italia sono stati  una fonte inesauribile di ispirazione per poeti e pittori.

Tra le aiuole elaborate, spesso disegnate e curate da architetti e giardinieri di grande fama,  hanno passeggiato re, regine, principesse e principi. Questi luoghi incantati, che hanno fatto da scenario alla vita sociale e politica del nostro paese sono  una delle innumerevoli meraviglie che il nostro paese offre e che sono da visitare almeno una volta nella vita.

Giardini La Mortella a Ischia

E’ possibile avere informazioni  grazie al grande lavoro costruito negli ultimi vent’anni da Grandi Giardini Italiani, la rete fondata nel 1997 per promuovere il turismo orticulturale che raccoglie i più bei giardini visitabili in Italia e offre informazioni dettagliate su percorsi, visite e orari.

Castello di Miradolo in Piemonte

Ho pensato di descriverne solo alcuni spaziando da nord a sud perché questa forma di turismo culturale racconta la storia del nostro paese in un modo semplice, delicato ed emozionale.  I giardini e gli orti botanici sono luoghi dell’anima che fanno parte della nostra cultura e che raccontano con i loro colori e profumi l’essenza del nostro magnifico paese.

Giardini più belli in Lombardia

In Via Via Madonna Fametta 1, a Castellazzo di Bollate (Mi) troviamo Villa Arconati. Creata da Galeazzo Arconati mette a disposizione un  giardino davvero stupefacente. Si tratta di un vero  e proprio tripudio di costruzioni barocche immerse in un bosco di castagni,  carpini e faggi.  Passeggiando tra i lunghi viali incastonati fra aiuole multicolori e arbusti di ogni varietà e forma, si incontrano diverse fontane che realizzano stupefacenti giochi d’acqua. La guida mi ha riferito che questo sistema idrico è  stato realizzato da Arconati seguendo gli studi di Leonardo da Vinci. Il giardino di Villa Arconati è un vero e proprio teatro all’aria aperta dotato di quinte e di volte. C’è persino un labirinto dove perdersi è d’obbligo!

Giardini più belli in Piemonte

A Verbania troviamo i Giardini Botanici di Villa Taranto disposti sulla sponda piemontese del Lago Maggiore tra Intra e Pallanza.  Il giardino nasce nel 1935 nella proprietà del capitano scozzese Neil Mc.Eacharn (acquistata dalla marchesa di Sant’Elia) con il desiderio di creare un complesso botanico di valore internazionale.  La proprietà che fra terreni originali e acquistati misura 16 ettari, ospita boschi, arbusti, aiuole, parterres, tappeti erbosi, laghetti, serre ed espone una collezione di oltre 8500 piante provenienti da tutto il mondo, formando una collezioni di altissimo valore scientifico

Giardini più belli in Veneto

In Via Doge Pisani 7 a Stra, provincia di Venezia, troviamo la straordinaria villa Pisani. Considerata la regina delle ville venete, oggi Villa Pisani è sede di un museo. I giardini, che sono stati progettati rifacendosi ai giardini di Versailles, ospitano il  famosissimo labirinto realizzato dall’architetto  Girolamo Frigimelica de’ Roberti, L’intero parco si estende per 11 ettari e occupa un’intera ansa del fiume Brenta. Da visitare la magnifica coffee house, la casa dei giardinieri, l’orangerie con le sue collezioni di agrumi e di piante in vaso.

Giardino della Rosa Antica

I giardini più belli in Emilia Romagna

A 30 chilometri da Modena si trova  il museo della Rosa Antica  www.museoroseantiche.it.  Si tratta di una straordinaria opera di recupero del territorio. Ci sono voluti sette anni per ripristinare questi 43 ettari di colline modenesi abbandonati, in un unico grande museo naturalistico all’aria aperta e che ospita al suo interno 3.600 esemplari di rose, suddivise in 750 varietà. Oggi il museo è punto di riferimento a livello internazionale per la coltivazione delle rose antiche e offre al visitatore diversi tipi di percorso .

  • Il giardino di rose antiche e classiche
  • Il Vivaio con le rose in vaso
  • L’erbario dei sensi
  • Le rose ritrovate
Giardino Bardini a Firenze

I giardini più belli in Toscana

GIARDINI BARDINI 
Il nome del giardino deriva da quello dell’antiquario Stefano Bardini, che ha acquistato i 4 ettari di proprietà nel 1913. Si tratta di un vero e proprio cuore verde adagiato sulla sponda sinistra del fiume Arno  all’interno della città di Firenze. La vista che offre il belvedere sui monumenti storici della città è davvero spettacolare. I Giardini sono stati restaurati fra il 2000 e il 2005, insieme all’annessa villa Manadora e oggi è possibile godere delll’antico giardino barocco e di quello anglo-cinese. In primavera avanzata la passeggiata sotto allo spettacolare e profumatissimo pergolato di glicine è un vero sogno profumatioad occhi aperti.

I giardini all’italiana di Vignanello

I giardini più belli del Lazio

In Piazza della Repubblica  9 a Vignanello (Viterbo) troviamo il Castello Ruspoli di Vignanello http://www.castelloruspoli.com/

 Il viterbese offre la più alta concentrazione mondiale di giardini storici e proprio in questa zona il “giardino all’italiana” ha raggiunto la sua massima espressione. Vignanello rappresenta forse l’esempio più elegante e sofisticato e celebre del mondo. La proprietà nasce nell’anno 853 attorno a una rocca dei frati benedettini ma il castello, così come lo si vede oggi fu voluto nel 1610 da Ottavia Orsini, figlia del creatore dei Giardini di Bomarzo e nel 1704 prese il nome Ruspoli che è stato tramandato sino ad oggi. Il giardino ospita un grande spazio pianeggiante e rettangolare attraversato in lunghezza e larghezza da quattro grandi viali che definiscono dodici parterre di bosso allineati e squadrati con al centro una vasca recinta da quattro arcate di balaustre.L’effetto geometrico con la pianta del originale del Sei cento è stata arricchita alla fine del Settecento con le bordature alla francese ed è arrivato sino a noi miracolosamente intatto.

Il bosco di Capodimonte a Villa san Michele

I giardini più belli della Campania

Villa San Michele si trova in Viale Axel Munthe 34 ad  Anacapri sull’ Isola di Capri (Na). Una costruzione dalle tinte oniriche che ospita una delle viste più affascinanti del Golfo di Napoli. Abitata e curata dallo scrittore e medico svedese Axel Munthe fino al 1907, deve la sua popolarità al libro “La Storia del Michele”. Nel suo giardino si possono ancora incontrare gli ultimi esemplari di Kochia saxicola, pianta rarissima, che sopravvive in pochi altri ambienti mediterrane.

l giardino di Villa San Michele si trova su un altopiano a circa 300 metri sul livello del mare con vista sul golfo di Napoli, la penisola sorrentina e il Vesuvio in lontananza. Quando il tempo è sereno, a nord  si intravede Ischia. Il giardino non è grande ma, grazie alla disposizione su livelli diversi e alla grande varietà di colori, è estremamente ricco e vario.

Orto botanico di Catania

I giardini più belli in Sicilia

In Via A. Longo 19, Catania sorge il meraviglioso Orto Botanico di Catania. Si tratta di un  antico giardino botanico curato dal Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania. La fondazione dell’orto botanico di Catania si deve al monaco bibliotecario benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo. L’orto botanico universitario venne inaugurato nel 1858 ed oggi si estende su una superficie di circa 16.000 m² a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali. L’area è suddivisa in Hortus Generalis  caratterizzato dalla presenza di piante esotiche, ed Hortus Siculus destinato alla coltivazione di specie spontanee siciliane.

L’Hortus Generalis è all’italiana quindi è diviso da viali ortogonali in ventidue settori geometrici delimitati da larghi gradini in pietra calcarea da taglio; la regolarità delle forme è accentuata dalla presenza di tre vasche circolari, utilizzate per la coltivazione delle piante acquatiche.

L’edificio monumentale è stato realizzato in stile neoclassico dall’architetto Di Stefano con eleganti colonne ioniche e soffitti a cassettoni. Alle rigorose linee architettoniche fanno da contrappunto due maestose Dracaena draco, comunemente note come albero del drago. Nell’Hortus Generalis si possono inoltre ammirare la ricca collezione di palme e l’affascinante settore delle piante succulente..

L’Hortus Siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, rappresenta un’oasi di tutela e conservazione di specie rare e a rischio di estinzione come la Zelkova sicula. In aree diversificate sono stati riprodotti alcuni ambienti tipici mediterranei (ambiente dunale, roccaglie, ambienti umidi, bosco, macchia) che ripropongono in piccola scala il paesaggio siciliano.

Villa Hanbury

Il Giardino più bello della Liguria

Non è un errore! Ho inserito appositamente per ultima la descrizione dei Giardini Botanici Hanbury di Ventimiglia. Questo  piccolo paradiso terrestre isi trova in Corso Montecarlo 43 a Latte (Ventimiglia). E’ un  luogo davvero unico sia per la sua ubicazione che per la sua disposizione e struttura. La proprietà venne acquistata da Sir Thomas Hanbury  dalla famiglia Orengo, Hanbury iniziò nel 1867 insieme al fratello Daniel lo straordinario lavoro che avrebbe reso la sua proprietà uno dei giardini più famosi al mondo.

La proprietà presentava una enorme ricchezza di microclimi derivati da diversità di esposizione alla luce e ai venti, dalla differente acclività e condizioni di umidità e questo spiega la grandissima varietà di piante e arbusti disposti nelle varie aree e che comprendono persino una foresta australiana.

I Giardini Hanbury crescono attorno a Palazzo Orengo, nato da un’antica torre e costruito nei secoli sino ad arrivare alle ristrutturazioni e agli ampliamenti fatti realizzare da Thomas Hanbury.

Sakai

La maestosa costruzione oggi è visitabile. Il 2017 è l’anno dei 150 anni dei Giardini Hanbury. Per le celebrazioni sono stati organizzati eventi di varia natura. Uno di questi è SAKAI, una mostra dedicata all’arte contemporanea giapponese ideata dalla giovane curatrice Arianna Bianciardi. La mostra inaugurerà a ottobre e Arianna, per poter sostenere i costi organizzativi e dimostrare che malgrado tutto e tutti è possibile per un giovane restare in Italia e lavorare, ha attivato una campagna di crowdfunding sulla nostra piattaforma.

Il link a cui poter  partecipare per sostenere SAKAI e regalare un bell’evento culturale alla città di Ventimiglia è il seguente http://innamoratidellacultura.it/campaigns/%E5%A2%83-sakai-emerging-japanese-art-italy-x-giardini-hanbury/#.WZlzhvhJbIU

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

Con la cultura si mangia. Ovunque tranne che in Italia.

Con la cultura si mangia. Non lo dico solo io ma, ormai, sono tantissimi gli studi che indicano con  chiarezza che la cultura potrebbe diventare un asset fondamentale per l’Itala se solo il governo decidesse di stanziare degli investimenti e di lavorare alla progettazione di  un piano industriale a lungo termine.

con la cultura si mangia dappertutto tranne che in Italia

 

Per fare meglio  comprendere lo scenario, riporto alcuni dati che trovo interessanti. Dopo la seconda guerra mondiale, in un momento storico in cui l’Italia aveva bisogno di rinascere e le persone avevano necessità di sperare nella costruzione di  un futuro migliore la percentuale della spesa totale dello Stato destinata alla cultura risaliva allo 0,8%. Il  quadruplo di quanto viene stanziato per la cultura oggi.

Infatti, sebbene il 2016 sia andato meglio degli anni precedenti (soprattutto grazie al l’Art Bonus) , un’analisi dei bilanci quadriennali del Mibact per il quinquennio 2013 – 2018 restituisce un quadro non esattamente confortante con riferimento alle dinamiche statali per le risorse destinate a Cultura e Spettacolo.

Nel 2013 il MIbact ha incorporato la Direzione Generale del Turismo e apparentemente i fondi sono aumentati. Ma osservando con un occhio più attento le singole categorie di spesa,  emerge una allarmante diminuzione del 26,7% nel 2018.

Questo che cosa significa? Che se da un lato i dati forniti dal nuovo rapporto Symbola redatto da Federculture fanno comprendere che la cultura produce ricchezza e lavoro, da un’altra parte appare chiaro che, senza investimenti pubblici, la cultura italiana fa fatica a sopravvivere.

Un  nodo che sembra essere piuttosto irrisolvibile. Sono passati ormai sei anni da quando avevo curato la comunicazione e i contenuti per il convegno “Cultura è Sviluppo” organizzato al Teatro Carignano di Torino. Già allora il tema centrale erano  i tagli alla cultura. La situazione  da allora ad oggi non è affatto migliorata. Anzi,

L’esperienza con il portale www.innamoratidellacultura.it farebbe presagire l’esistenza di un vasto mercato e , trattandosi di crowdfunding,  dell’esistenza di uno strumento efficace per sopperire a ciò che il settore pubblico non riesce o non vuole fornire.

Purtroppo non è – ancora – così!

Rispetto al 2014 ,anno in cui  il portale è andato online, moltissime cose sono cambiate. Le persone sono diventate più consapevoli. I pagamenti digitali fanno sempre più parte delle abitudini dei consumatori.  I progetti abbondano. Ma i progettisti, prima di decidere se affidare la sorte delle loro produzioni a una campagna di raccolta fondi dal basso , preferiscono aspettare. Che cosa? Erogazioni che, sempre più spesso, non ci sono più.

 

Quindi  cosa impedisce agli italiani di utilizzare il crowdfunding culturale per realizzare le proprie idee e progetti? Da un lato penso ci sia ancora una scarsa conoscenza delle reali potenzialità di questo strumento. Da un altro punto di vista, gli importi necessari per realizzare o sostenere progetti in ambito culturale, sono spesso elevati.  Il crowdfunding non è per tutti e non tutti sanno farlo.  Realizzare  una campagna è sempre un rischio imprenditoriale ed è un fatto che  chi fa cultura sovente non è un imprenditore.

Se il  progetto è  importante va  costruito con attenzione e perizia. Ci va tempo, una campagna di crowdfunding culturale non nasce in un giorno. Dal suo iniziale concepimento alla realizzazione, spesso, passano mesi.

MI sono fatta un’idea che, se l’obiettivo di raccolta non supera i 5.000 euro, il creatore del progetto ce la può fare anche da solo. Sopra quella cifra rtengoche sia  difficile. Ma l’aspetto più ostico per me rimane quello di   far comprendere alle persone che per ottenere un risultato è necessario investire.

In che cosa? Consulenza e comunicazione.  Persone che aiutano.

La risposta che registro maggiormente, quando spiego che una  campagna di crowdfunding prevede un investimento che raggiunge circa il 20% dell’obiettivo di raccolta, è sconfortante: “se devo fare un crowdfunding non ho certo i soldi per pagare un consulente”.

Giusto.? Sbagliato. Dipende tutto da quanto vuoi raccogliere. Dal numero di persone che ti aiutano. Da quanti amici hai nel tuo network.  E da quanto hai voglia di metterti in gioco e rischiare.

Emanuela Negro-Ferrero   www.innamoratidellacultura.it

 

Lezione di Crowdfunding n° 29. Sette passi per avere successo.

Ieri pomeriggio, rispondendo al questionario per accreditare la piattaforma www.innamoratidellacultura.it al sito www.crowdf4culture.eu , mi sono venute in mente le tre domande che regolarmente mi vengono poste da chi deve iniziare un progetto di crowdfunding.

“ Quali sono gli elementi comuni che caratterizzano una campagna di assoluto  successo? Quale piattaforma è meglio per il mio business o  la mia campagna? Che cosa devo offrire ai miei donatori o investitori?”

Credo che le risposte possibili ed esaurienti siano sostanzialmente 7. Questo è il tema della Lesson di oggi. Imparare ad avere successo partendo dalle basi  e seguendo i passi.

Tip 1:  scegli con cura la piattaforma

Il primo passo, prima ancora di definire gli obiettivi della raccolta , è certamente quello di identificare la piattaforma.  Le piattaforme sembrano tutte uguali ma non è così. Le variabili sono molte. Generalista o verticale. Contratto keep it all oppure flessibile. In ogni caso scordatevi che sia la piattaforma a raccogliere al posto vostro. Questa è una leggenda metropolitana e può essere vera per progetti molto cool su grandi piattaforme americane o inglesi. Da noi è ancora tutto a carico del progettista. Altra differenza. La campagna è equity o reward? Ad ognuno la sua piattaforma.

Tip 2: Pitch e Storytelling

Le campagne con il video raccolgono di più?  Si,  per questo motivo  il video promozionale di una campagna di crowdfunding  va scritto e girato  seguendo determinati criteri.  Innanzi tutto è bene ricordare che il crowdfunding si esprime  online. Lo scopo del video è quello di catturare l’attenzione delle persone quando sono online e quindi sono iperstimolate e distratte da mille situazioni e contenuti.

Ecco perchè il video pitch deve contenere un messaggio costruito in modo tale che possa catalizzare l’attenzione dei “due cervelli” dei potenziali donatori e finanziatori: il cervello razionale e il cervello emozionale.

Il modo più efficace è quello di raccontare una grande storia il cui soggetto verte sui sogni e gli obiettivi del progettista oppure l’attenzione è focalizzata sul progetto e, soprattutto sui motivi che rendono il progetto appetibile per chi dona.

Tip 3: Focalizzarsi su ciò che può essere benefico per i donatori

Sembra un controsenso ma non lo è. La campagna di crowdfunding  serve a voi per raccogliere soldi ma il messaggio da veicolare deve essere  focalizzato sul far percepire vantaggi e benefici per il donatore.

Come si riesce a fare questo? Nelle campagne di tipo reward, un buon segnale viene dato dalle ricompense. Più sono curate e legate alla campagna e più aumentano le possibilità che le persone scelgano di donarvi il proprio denaro. Un buon sistema è certamente quello di chiedervi se, trovandovi al posto del donatore, vi piacerebbe ricevere quel tipo di ricompensa. Vi attira o vi annoia? Sembra pensato apposta per voi oppure assomiglia a un avanzo della cantina?

Nelle campagne di tipo equity invece è importante definire con chiarezza I termini di ciò che offrite a chi investe su di voi.

 

Tip 4:  Coinvolgere i sostenitori

L’errore più comune che viene compiuto da chi decide di lanciare una campagna di crowdfunding per la prima volta (sia reward che equity) è certamente quello di non coinvolgere adeguatamente il primo livello di sostenitori: amici, parenti,colleghi, conoscenti.

Quando parte la campagna  è fondamentale che i propri contatti siano avvisati e pronti a donare.  Una campagna che accelera rapidamente attira l’attenzione benevolente di persone che, magari non si sentono coinvolte ma, se opportunamente stimolate,  possono diventarlo perché verificano il successo dell’idea o del progetto.

 

 

 

 

Tip 5: il potere dei grandi donatori

Che cosa succede una volta che i donatori di prima fascia hanno donato? Come fare per ottenere nuove donazioni? Un metodo infallibile, è quello di analizzare ed elencare con attenzione prima che la campagna vada online, quali sono i potenziali grandi donatori. Possono essere persone oppure aziende intenzionate a sponsorizzarvi. Non si può sapere chi fino a quando non lo si contatta. Il grande donatore spesso non sa nulla di voi e del vostro progetto. Ecco perchè è importante coinvolgerlo e fare il possibile per presentare la propria idea e I vantaggi che derivano dal sostenerla. Il mio suggerimento è quello di creare ricompense speciali, dedicate a fasce alte di donazione e con un alto potenziale di gratificazione.

Per le campagne equity funziona allo stesso modo. E’ sempre ottimo trovare un potenziale investitore prima di andare online.  Questo evita la desolazione della campagna a 0 donazioni e invogli altri potenziali donatori a intervenire.

 


Tip 6: pianificazione marketing e strategia di comunicazione

Le piattaforme di crowdfunding non raccolgono soldi. Punto.  Indipendentemente dalla piattaforma, I risultati che si ottengono sono proporzionali allo sforzo e all’attenzione che si dà  alla piattaforma e a come si è  in grado di collegare gli sforzi di raccolta fondi sia online che offline.

Nel caso di campagne lanciate su  piattaforme di crowdfunding di tipo reward, i progettisti impiegano mesi a pensare e poi a costruire la parte strategica di marketing e la comunicazione della propria campagna. Sanno che nella pianificazione devono tenere conto di costi fissi per spingere la campagna e anche per gestirla. Nulla si ottiene per caso, sempre più persone lo hanno capito e quando partono con la campagna sanno cosa devono fare.

Nel caso di campagne equity, il grosso del lavoro è focalizzato sulla strutturazione dell’offerta e sulla costruzione di solidi contratti  legali .In tutti e due i casi la presentazione è fondamentale per attirare investitori.

 

Tip 7:  osservare i dati

In tutto il mondo il mercato del crowdfunding sta crescendo vertiginosamente. In Italia un po’ meno ma i dati sono confortanti.

Questo significa che ci sono più piattaforme, più progetti e che le persone sono soggette oggi più di ieri a continue sollecitazioni da parte di progettisti, Start Up e imprese.

Nel crowdfunding di tipo reward, proviamo a pensare che l’obiettivo di raccolta sia di 50.000 euro.

Se è vero che la cifra media di donazione sia americana che nazionale si attesta sui 25$, presumendo un tasso di conversione dei visitatori che possono finanziare la vostra campagna  del 3% , ci vorranno 66,000 persone sul web che, al tasso indicato si traducono in 2000 donatori attivi.  Questo significa ottenere tantissimo traffico nei 45 giorni della campagna e moltissimi donatori. Un modo per ovviare è quello di inserire delle ricompense per cifre più alte. Ma devono essere allettanti altrimenti nessuno le sceglie.

Nel crowfdfunding di tipo equity è possibile ottenere pochi dollari da moltissimi investitori . Nel caso di 500.000 euro sono sufficienti 50 investitori da 10.000 euro per raggiungere l’obiettivo.  Perché è più facile trovare molti investitori da 10.000 che uno o due da 100.000 o 200.000.

Per concludere, è evidente che il crowdfunding ha già trasformato e continuerà a trasformare le regole dell’investimento e del fundraising.  Mi aspetto che il mercato,  che in Italia sta maturando, nei prossimi anni aggiunga strumenti di finanziamento dal basso anche per l’immobiliare e  la sanità. Prima lo capiamo e meglio sarà per tutti.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Lezione di Crowdfunding n°28. Il video.

Le ricerche americane lo dicono chiaramente: le campagne di crowdfunding con un video raccolgono meglio e prima rispetto a quelle senza il video. O con un video fatto male. Questo risultato è riferito a tutti i tipi di campagna, anche a quelle di tipo “equity”.

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Esistono delle linee quide per realizzare un buon video?

Si, no. La verità è che molto dipende dal proprio gusto personale e dalla capacità di comunicare la propria idea. Un suggerimento che mi sento di dare a chi desidera lanciare una campagna è certamente quello di cercare su più portali  i video di campagne di successo uguali per tipologia a quella che si ha in mente.  Scrivere la struttura e, perchè no, anche copiare.

La differenza fra campagne di successo e campagne che raccolgono poco salta all’occhio.

Quali sono i fattori che determinano il successo di una campagna? Il video è al primo posto!

registaQuanto deve essere lungo un video?

Due o tre minuti. Di meno è poco, di più è troppo.  E’ poco tempo, ecco perché è indispensabile essere concise e chiari.

Scrivere uno storyboard per avere subito sott’occhio la situazione è una buona idea. Il messaggio deve arrivare immediato, essenziale. La richiesta, ci deve essere, garbata ma diretta. Molti chiedono se il video è sufficiente. La risposta è sì, è sufficiente perché la pagina della campagna  che viene messa a disposizione serve proprio perché le informazioni che il video non riporta possano essere descritte con la massima chiarezza e sin dei minimi dettagli.

Il video serve a vendere l’idea. Deve contenere quella che in gergo è definita “call to action”. Cioà la chiamata ad agire. Il famoso “dona ora”, per intenderci.

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In ogni caso, girare un video di qualità è un ‘impresa non da poco. Ecco alcune indicazioni che, se seguite, possono aiutare.

  1. Scrivere uno storyboard. Cioè descrivere scena per scena che cosa deve succedere, chi lo fa succederee che cosa viene detto. Come in un film vero
  2. Rileggere lo “script” e chiedere a tutti, parenti, amici e sconosciuti di avere un feedback
  3. Enunciare scopi e richieste con fiducia , chiarezza e a voce alta.
  4. Eliminare rumori e scricchiolii dall’audio
  5. Girare in piena luce per evitare l’effetto film dell’orrore.
  6. Illustrare il progetto con chiarezza
  7. Usare le angolature, lo zoom, I passaggi con cognizione di causa per non infastidire lo spettatore.
  8. Chi presenta il video deve essere inquadrato in centro
  9. Anche la scena merita la massima cura. Ci sono oggetti? Paesaggi? Interni o esterni? L’idea è di realizzare qualcosa di autentico non di arraffazzonato
  10. Il progetto ha dei colori? Avete un marchio? Coordinare e abbinare abiti, colori  per dare anche una linea guida cromatica alla campagna è certamente una buona idea.
  11. Andateci piano con la colonna sonora: se il progetto non è musicale rischiate di distrarre chi guarda piuttosto che attrarlo
  12. Usate un programma di editing, ce ne sono moltissimi a disposizione anche per chi di video non ne sa nulla

I migliori programmi editing video gratis per montare filmati

La grande opportunità offerta dalla tecnologia rende le cose più facili.

Tablet e smartphone spesso hanno in dotazione videocamere dalla resa eccellente. Last but not least, fatevi aiutare da qualcuno che sa come si fa.  Il crowdfunding è basato sulla condivisione.

Personalmente ho visto campagne realizzate bene e gratuitamente proprio grazie all’aiuto degli amici. Ognuno con una competenza.  I risultati ,se le cose sono fatte con perizia, si notano.

Emanuela Negro-Ferrero www.innamoratidellacultura.it

 

Il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No, con le persone

Notizia fresca di questa mattina: il referendum per la riforma della Costituzione ha indicato la preferenza di una maggioranza di cittadini italiani che hanno scelto di votare “no”.

Che cosa indica la parola “referendum” ?  Ho dato uno sguardo su Wikipedia.

Referendum =  sostantivo maschile

1 – Appello al corpo elettorale perché si pronunci con una decisione su singole questioni e può essere abrogativo, propositivo, consultivo

2- Rilevazione statistica di dati individuali, di solito a mezzo postale o telefonico, per indagini sull’opinione pubblica, spec. per ricerche di mercato.

Al di là del fiume di parole che sono state -e che ancora vengono spese – per analizzare questo interessante risultato politico, credo che esista una fortissimo collegamento  fra quanto accaduto in Italia e quanto deve accadere affinchè una campagna di crowdfunding abbia successo e vorrei argomentare  questa mia affermazione. Ma il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No! Ha a che fare con le persone.

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Venerdì 2 dicembre, Maurizio Imparato, il principale formatore italiano nel campo del crowdfunding, è venuto da Napoli  per tenere  un interessantissimo Laboratorio intitolato “Crowdfunding4Culture? Yes You can!”  dedicato a chi ha in mente di promuovere una campagna di crowdfunding in ambito culturale ma non sa da che parte iniziare.

Dal desiderio, direbbe Maurizio Imparato, l’unico punto da cui si può pensare di partire.

Le ore di formazione sono state tutte  estremamente interessanti e dense di contenuti – Maurizio Imparato è un trainer eccellente.

Quindi, il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No!! Ha a che fare con le persone!

 

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NUOVI PUNTI DI VISTA SUL CROWDFUNDING

1 -Il   crowdfunding non è qualcosa di meccanico o di asettico. E’ fatto da persone e ha successo solo perchè le persone decidono di partecipare.

2 – Il crowdfunding ha successo perchè si diffonde grazie ai canali digitali. Giusto. Sbagliato. Una campagna di crowdfunding ha maggiori possibilità di essere vista, condivisa e diffusa grazie agli  strumenti digitali.  I dati dei donatori in chiaro sulla piattaforma ispirano fiducia in chi dona. Ma il successo arriva  se le persone decidono di costruire una rete di relazioni che grazie ai canali social può arrivare ovunque e a costo zero.  Senza rete, umana e digitale, la campagna è un flop.

3 –  La parola crowdfunding unisce  due parole : “crowd” e “funding”. Letteralmente significa “finanziamento dalla folla”. E che cosa è la folla se non un insieme di persone? Maurizio Imparato ha insistito molto sulla necessità di utilizzare un altra parola  “Colletta”, per esempio.  In Italia la colletta è associata alla carità . Non va bene. Quindi?

4 – Il crowdfunding, o colletta, o raccolta fondi  ha successo quando c’è a  “abbondanza”.  Se non ha successo, è perchè chi la conduce non esprime abbondanza ma “scarsità”. E’ un arraffone. Un furbo. Un approfittatore o un egoista.  Le persone lo sanno, lo sentono. EW la campagna non cresce.

Cosa si deve fare quindi per avere successo? La spiegazione è tutta nella frase: “per vincere una battaglia devi passare sette mesi ad affilare la spada e uno a combattere” . Per il crowdfunding è esattamente la stessa cosa. Senza una programmazione attenta, identificazione di una linea di comunicazione e successiva costruzione di una rete di relazioni, la campagna, una volta messa online rischia di fallire.

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Posso confermare che è vero. Una campagna di successo raccoglie donazioni appena viene messa online. Se dopo una settimana questo non accade, è facile che il progettista inizi a  tormentare amici, parenti, conoscenti e chiunque pur di ottenere fondi.

Magari li ottiene. Le persone, se insisti, pur di toglierti di torno pagano. Ma è certo  che la comunità ottenuta con la forza non sarà mai una comunità di fan entusiasti pronti a diffondere la notizia e dare il loro sostegno futuro. Perché? Perché le buone relazioni sono la base dei rapporti umani. L’amore, come l’amicizia, la fiducia e la generosità, sono i pilastri per ottenere dagli altri aiuto volontario.

In quest’epoca confusa, dove i rapporti umani sono sempre più rarefatti, costruire reti fra le persone è un valore non solo da recuperare ma, come insegnano i recenti risultati politici (Brexit, elezioni Usa, referendum sulla Costituzione) da tenere nella massima considerazione.a.

Il Laboratorio con Maurizio Imparato lo consiglio caldamente e spero che i progettisti che lo hanno frequentato la pensino come me.

Quando ho deciso di iniziare un’attività in questo settore credevo che aprire un portale di crowdfunding  avesse il significato di fornire uno strumento di  aiuto per le piccole  e medie realtà culturali italiane in cerca di un finanziamento. Pensavo che fosse sufficiente mettere a disposizione la  piattaforma e supportare -un pochino- le persone a mettere le proprie campagne online.

Sbagliato. Una campagna di crowdfunding è  un modo alternativo che può aiutare le persone a finanziare i propri desideri senza dover ricorrere a forme di finanziamento tradizionali. Ma, prima  di tutto, è un modo eccezionale per costruire relazioni durature nel tempo.

Qualsiasi imprenditore sa che senza clienti la sua impresa non vive. Il crowdfunding è lo strumento attraverso cui le persone costruiscono relazioni fra di loro passando attraverso l’innamoramento collettivo dell’idea progettuale e creativa.

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Quando  ho deciso che la piattaforma si sarebbe chiamata “innamoratidellacultura” e non “pippela” “kipipi ” “ullullà” probabilmente avevo intuito che il crowdfunding possiede  un rapporto molto stretto con l’amore, la condivisione e la generosità.

Chi decide di salire su questo  carro e quindi di “innamorarsi” deve essere capace di provare amore e, cosa ben più difficile, di ricevere amore e diffonderlo nella comunità in cui vive. Lo fa  attraverso il suo progetto. Con generosità, passione e altruismo. Sfidando i limiti della propria mente per entrare nel reame dei desideri. Chiedendosi in continuazione “cos’altro è possibile” ?

Grazie quindi a Maurizio Imparato per aver rinnovato la mia capacità di sognare.

 

Emanuela Negro-Ferrero – info.innamoratidellacultura@gmail.com

 

24 agosto 2016. La nostra grande bellezza ridotta in polvere dal terremoto.

I terremoti sono un fenomeno naturale che avvengono nella parte più superficiale del nostro pianeta. Le rocce che formano la crosta e il mantello superiore subiscono continuamente giganteschi sforzi risultato di lenti movimenti tra le grandi placche in cui è suddiviso lo strato più superficiale della Terra, come se fosse il guscio incrinato di un uovo.

Questi  movimenti sono prodotti dai moti convettivi del mantello che  trascinano le placche e le spingono creando  sforzi intensi quando sono  vicini ai confini che ci sono tra le placche stesse, come per esempio in Italia e in generale in tutto il Mediterraneo, e ridotti  al loro interno, come succede nel aree geografiche del Canada e  dell’Africa centro-occidentale

 

 

L’Italia si trova al  margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa  grandi accumuli di energia  che, quando viene rilasciata, si trasforma in  terremoti di varia entità.

L'aquila
L’aquila

I terremoti del passato

Osservando la mappa dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 2006 (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/),  si può  vedere che i terremoti spesso si ripetono  in zone già colpite in passato. Gli eventi storici più forti si sono verificati  nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria e in Sicilia. Ma ci sono stati terremoti importanti anche nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano. Dal 1900 ad oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw≥5.8), alcuni dei quali sono stati catastrofici.Il più forte tra questi è il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria. Eppure, poco o nulla è stato fatto dai vari governi per prevenire i danni causati dal terremoto 

terremoto nel Belice
terremoto nel Belice

La grande bellezza in polvere potrà mai essere ricostruita?

“Amatrice non c’è più”,  questa è la frase che ovunque si può leggere e sentire su  giornali, tv e internet in relazione alla devastazione causata dal  terremoto che ha devastato il centro Italia pochi giorni fa . A cinque  giorni dal sisma il bilancio è drammatico: sono 291 i morti accertati e 2500 gli sfollati tra Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto.   Secondo il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), solo ad Amatrice, dove sono crollate 8 chiese, sarebbero presenti 3.000 opere di valore culturale e artistico. I danni molto gravi sono quelli prodotti dai crolli  che hanno scoperchiato le chiese, i palazzi. Leggo sul sito del Sole24 ore che  una prima mappatura fa emergere questi danni enormi nel centro di Amatrice, ad Accumoli, ad Arquata del Tronto, qualcosa anche a Norcia e nelle  centinaia di borghi intorno ad Amatrice, oltre che nella città stessa naturalmente.

Amatrice, si scava dopo il sisma
Amatrice, si scava dopo il sisma

Una lunga storia di terremoti 
Terremoto del Belice: 14 gennaio 1968, una forte scossa del nono grado della scala Mercalli colpisce la Sicilia Occidentale provocando 360 vittime e più di 57mila senzatetto.

Terremoto in Friuli: Il 6 maggio 1976, alle ore 21, una scossa di magnitudo 6,4 della scale Richter colpisce il Friuli, il numero delle vittime fu di 939 e 80mila i senzatetto. 

Terremoto in Irpinia: Il 23 novembre 1980 una forte scossa di terremoto (6,5 scala Richter) interessa l’Irpinia, in provincia di Avellino, causando 2914 morti e oltre i 400mila senzatetto.

Terremoto in Umbria e Marche: Il 26 settembre 1997 due scosse di magnitudo 6 della scala Richter colpiscono l’Italia centrale, le regioni di Umbria e Marche. Le vittime furono 11 e circa 40mila i senzatetto.

Terremoto del Molise: Il 31 ottobre 2002 una scossa magnitudo 5,4 della scala Richer in Molise, i morti furono 30, tra questi 27 bambini rimasti vittime dal crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

Terremoto dell’Aquila: Il 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 scala Richter con epicentro a 8 km dalla superficie rade al suolo la città dell’Aquila provocando 308 vittime.

Terremoto in Emilia Romagna: Il 20 maggio 2012 una scossa di magnitudo 5.9 interessa il nord Italia nelle province di Ferrara, Modena, Mantova e Bologna, seguito da un nuovo evento sismico di magnitudo 5,8 il 29 maggio 2012 nella provincia di Modena. Tra la prima e la seconda scossa le vittime che si contarono furono 27.

Come sono andate la ricostruzioni? 

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Il bilancio è infausto: in  meno di cinquant’anni possiamo contare quasi cinquemila morti, oltre 500 mila sfollati e 120 miliardi di euro di soldi pubblici spesi per ricostruire. Ma si è mai veramente ricostruito?  Navigando in rete scopro che  solo il Friuli è, forse, l’unico caso positivo di post terremoto. Il   Governo Moro nominò il giorno dopo il sisma  un commissario straordinario ad hoc e le azioni intraprese portarono alla  ricostruzione di tutto, dalle case alle Chiese alle fabbriche e  a metà anni ’80 gli ultimi sfollati tornarono nelle loro case.  Il post terremoto dell’Irpinia e  quello del Belice, segnano  la più grande sconfitta di un’amministrazione statale, e di quelle locali, incapaci di gestire la ricostruzione nonostante il fiume di denaro messo a disposizione.

Lo sapevate che ancora oggi  nonostante paghiamo ogni volta che facciamo carburante 4 centesimi di euro per litro, non si è riusciti a completare i lavori e i fondi stanziati sono “evaporati” altrove ?   A l’Aquila le persone vivono ancora, dopo sette anni, nei moduli abitativi provvisori della New Town voluta da Berlusconi.

Siamo pronti alla ricostruzione?

Sapendo che l’Italia  da nord a sud si trova esattamente sul confine che divide la placca Africana da quella Euroasiatica  e che i terremoti inevitabilmente continueranno ad esserci anche in futuro sarebbe il caso di varare seriamente un piano antisismico  smettendola di strombazzare a disastro avvenuto. 

Mi sento di cosigliare una visita a Gibellina,  dove il grande artista Alberto Burri ha realizzato il “Cretto”  un monumento all’orrore, composto dalla vie e dai vicoli della vecchia città spazzata via dal sisma. Un tentativo di congelare la memoria storica, e in un certo qual modo di mantenere viva l’identità del paese.

Oggi esiste la prima urgenza che è quella dei medicinali, dei viveri, degli abiti e del denaro per dare assistenza e conforto. un domani nemmeno troppo lontano sarà necessario raccogliere fondi per ricostruire. Come è stato fatto ad Assisi. Dopo il sisma del 1997, dieci anni e 37 milioni di euro dopo gli affreschi del Cimabue sono stati restituiti all’umanità. Perchè l’Italia di cui noi poco ci curiamo e ci occupiamo non è nostra. La sua straordinaria e unica bellezza appartiene a tutta l’umanità e ai nostri figli a cui lasceremo un’eredità pesante da gestire.

Iniziare a raccogliere fondi, questa è una bella idea. Possiamo pensare di iniziare da  qui.

 

Emanuela Negro-Ferrero   enf@innamoratidellacultura.it

 

Italia, terra di poeti, navigatori, artisti e castelli.

Quanti castelli ci sono in Italia? In tutto  ci sono 3177 castelli. Gli edifici storici sono divisi fra castelli veri e propri, residenze nobiliari e fortezze. Si tratta di un patrimonio diffuso su tutto il territorio, estremamente bello e variato. Ci sono castelli con il fossato e altri senza il fossato. Alcuni sono circondati da mura e altri si trovano sulla sommità di un borgo antico. Molti castelli negli anni sono stati riconvertiti in musei e hotel e altri a, al di fuori dei circuiti turistici, sono ancora abitati da eredi di famiglie di stirpe nobile e da qualche eccentrico amante delle atmosfere antiche. Secondo una statistica catastale dell’Agenzia del Territorio datata 2007,  2404 famiglie italiane vivevano in “castelli e o palazzi di eminenti pregi artistici o storici”.

Castello-di-Fenis-Valle-d-AostaPer avere informazioni più dettagliate è utile consultare il sito www.icastelli.it che, sebbene  incompleto, traccia una mappa per regioni e province, dei castelli italiani, e il libro, oggi non facile da trovare, Guida ai castelli d’Italia. Oltre 500 luoghi di antico fascino di Enrica Roddolo che nel 2004 metteva insieme oltre 500 schede di castelli.

Panoramica del castello

Castelli di tipo speciale, che suscitano n grandissimo interesse negli appassionati di storia militare, sono le fortezze.

In Italia, le  fortezze medicee sono  un maestoso complesso architettonico progettato per la difesa del Ducato di Toscana  costruite alla metà del Cinquecento per iniziativa di Cosimo I de’ Medici. In tutto si tratta di sei edifici fortificati di grandissima bellezza e che vale certamente la pensa di visitare.

Molto pregiata, in provincia di Arezzo , è la Fortezza del Girifalco (o Medicea).

Il passato

Questa struttura difensiva venne  utilizzata probabilmente nel periodo alto medioevale da guarnigioni gote e longobarde, ma la prima documentazione certa risale all’anno 1258, quando fu ceduta ad Arezzo. Dopo il 1266 vi furono eseguiti diversi interventi di rifacimento, proseguiti poi successivamente nel 1300 sotto la Signoria dei Casali. Furono poi i Senesi ad aiutare i Cortonesi sia nella ricostruzione delle mura che della Fortezza, poco prima che la città passasse sotto il dominio di Firenze (1411). Risale proprio a questo periodo il corpo centrale, che serviva da chiave di volta del circuito delle fortificazioni.  Nel 1540 Cosimo I° de’ Medici (detto Cosimo il Vecchio), dopo aver visitato tutte le fortezze della Toscana, per stabilire quali rafforzare ed ammodernare, scelse il Girifalco di Cortona.

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L’aspetto attuale della fortezza del Girifalco è deriva dalla  ristrutturazione cinquecentesca: imponenti mura seguono un tracciato trapezoidale con quattro bastioni angolari di forme e dimensioni diverse ognuno con un proprio nome: a sud  S. Margherita ad ovest S. Maria Nuova , a nord S. Egidio si) e infine S. Giusto a sud. Al loro interno si trovavano il magazzino delle polveri ed il carcere (a sud), quattro posti cannone (a ovest), due cannoniere (a nord) e tre fuciliere (a est). Le mura all’interno hanno un terrapieno utile all’epoca per attutire i colpi dell’artiglieria, mentre ogni bastione ha delle feritoie laterali su cui venivano sistemati i cannoni che consentivano di difendere tutti i lati della struttura.

Il presente

Oggi la fortezza del Girifalco ha nuovamente bisogno di essere ristrutturata.  Qualcosa si era mosso perché nel 2010 il cantante Lorenzo Jovanotti  si era attivato per ottenere la ristrutturazione del bastione di Santa Maria. L’intervento è stato realizzato grazie al sostegno congiunto di Montepaschi e del Comune di Cortona ed oggi ospita le sale di incisione del cantante. Ma il progetto di recupero della fortezza è molto più ampio e i costi, stimati per la prima tranche della “Casa del Capitano” si aggirano su oltre il milione e mezzo di euro.

Da febbraio 2016 il progetto di recupero della fortezza è passato “sotto l’ala” della Associazione Culturale  On The Move.  L’Associazione, che da sei anni organizza in estate il festival dedicato alla fotografia di viaggio “Cortona On The Move” , in cambio dell’utilizzo degli spazi della fortezza, si è attivata per trovare i fondi per restaurarla. L’obiettivo però non si limita al recupero architettonico. Il sogno da raggiungere è molto più  ambizioso perché prevede la costruzione di una Accademia Internazionale di Arti Visive e Design destinata ad accogliere a Cortona durante tutto l’arco dell’anno giovani creativi provenienti da tutte le parti del mondo.

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Il primo passo operativo è stato attivare una campagna di crowdfunding sul portale www.innamoratidellacultura.it  e offrire, a chi dona interessanti ricompense scelte con cura in ambito enogastromico e turistico locale.

Il link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/fortezza-girifalco-cortona/#.V5oxAPmLTIU è attivo per le donazioni con PayPal e Stripe mentre la raccolta fondi tradizionale, e quindi le donazioni più consistenti, possono essere inviate tramite bonifico bancario inviando prima una mail con i propri dati personali a info@pinkfishstyle.co.uk  , la società incaricata dall’Associazione per la ricerca di  sponsor e grandi donatori.

Le donazioni sul portale, oltre ad essere tracciate e pubblicate “in chiaro”, riceveranno lo sgravio fiscale derivante dal beneficio “ArtBonus” che il ministero dei beni culturali assegna ad alcuni beni pubblici di particolare pregio. I cittadini esteri, nel caso decidessero di intervenire in maniera consistente al restauro, potranno godere delle deduzioni vigenti nei paesi di origine oltre che dalla possibilità di essere indicati con una targa e, se la donazione è importante, dall’utilizzo del bene restaurato per eventi personali o aziendali.

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Il patrimonio artistico e architettonico italiano è straordinario, unico al mondo ma se non si interveniamo economicamente per restaurarlo, rischia seriamente di scomparire.

Partecipare alla nostra avventura di salvataggio è importante. Vi chiediamo di dare il vostro sostegno alla campagna di crowdfunding e, se non potete farlo ma vi interessa comunque partecipare potete farlo diffondendo  questa campagna ai vostri amici e nella vostra comunità.

We love Italy, and you?

Emanuela Negro- Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it

 

La banda suona per noi, la banda suona per voi…il 17 e 18 settembre a Busseto con un festival in onore dei 200 anni della Società Filarmonica.

Alzi la mano chi non conosce le celebri arie di Giuseppe Verdi. “Amami Alfredo , ”Va’ Pensiero”  e ”La donna è mobile”.  In tutto il mondo, l’opera del Maestro viene eseguita, cantata e celebrata. Pochi sanno però che a Busseto, piccolo comune italiano in provincia di Parma, dal 1836 al 1838 il Maestro  aveva diretto la Società Filarmonica.

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L’ eredità del suo straordinario insegnamento è stata raccolta e tramandata negli anni dall’ ’Associazione Bandistica “Giuseppe Verdi” di Busseto.  Che oggi ha deciso di festeggiare i 200 anni della Società Filarmonica – ufficialmente istituita il 12 Agosto 1816 – organizzando il Festival Bandistico “Città di Busseto”, che si terrà dal 17 e 18 Settembre 2016 anche grazie alla campagna di raccolta fondi dal basso appena attivata.

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Si tratta di una eccellente occasione per condividere con altre realtà bandistiche un momento di incontro musicale, di scambio culturale e di amicizia. Durante il fine settimana si avvicenderanno concerti, sfilate ed esibizioni. Il tutto all’insegna dell’allegria!

Il calendario prevede la partecipazione di ben 16 bande provenienti da tutta Italia, per un totale di 600 musicisti. Nella giornata del sabato 17 settembre si potrà assistere a concerti di vario genere mentre alla domenica le bande sfileranno nel centro storico cittadino creando uno straordinario effetto visivo ed acustico. Il momento clou andrà dalle 11.30 alle   12.30 con una grandiosa esibizione d’insieme in Piazza Verdi (verrà eseguita la marcia “Busseto”, composta per l’occasione dal M° Fernando Francia e donata a tutte le bande partecipanti). I concerti poi continueranno per tutta la giornata in vari punti della città.

Ogni banda ha una divisa differente
Ogni banda ha una divisa differente

Il festival è completamente gratuito e per coprire i costi organizzativi l’Associazione ha attivato una campagna di raccolta fondi dal basso sul portale http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/festival-bandistico-citta-busseto-2/#.V3pXlvmLTIV

Sono rimasta incuriosita dalle ricompense che vengono offerte ai donatori che, vista la peculiarità, non devono essere semplici #innamoratidellacultura ma melomani accaniti  desiderosi di partecipare al progetto in prima persona.

ogni banda è diversa
ogni banda è diversa

Cito dal sito: “Hai mai desiderato suonare il clarinetto, lo strumento di Lucio Dalla e Woody Allen? Noi ci mettiamo l’insegnante e lo strumento, tu il fiato! Lezione di clarinetto con insegnante e strumento + buono sconto del 5% per l’acquisto di un prodotto a scelta nelle categorie “elettrodomestici”, “complementi” sul sito massaricasa.com “. Tutto questo per  50  euro senza contare il divertimento che, leggendo tutto l’elenco di quanto viene offerto, è assicurato.

Per seguire gli aggiornamenti riguardanti il Festival i canali social attivi sono Facebook : www.facebook.com/groups/festivalbandisticocittadibusseto2016/ e il sito web dell’associazione www.bandaverdibusseto.it

Non mio stancherò mai di ripetere che partecipare ad una campagna di crowdfunding significa entrare a fare parte del progetto creando un’onda virtuosa di amicizia e solidarietà che mai, come in questi momenti, serve per superare la crisi. Economica e di rapporti umani fra le persone. E’ possibile donare, anche poco perchè è il gesto che conta e considerando che poche cifre da tante persone fanno grandi importi, perchè no?

Chi non ha i  i fondi ma si sente #innamorato del progetto,  una buona soluzione è quella di condividere la notizia della campagna con i propri amici su tutti i canali che ha  a disposizione : e-mail social, a voce o per telefono. L’effetto virale è assicurato e … la realizzazione del festival,  anche!

Emanuela Negro-Ferrero – enf@innamoratidellacultura.it