Tutti gli articoli di enf

Innamorati della Cultura. È nato un portale dedicato a chi la Cultura la ama attivamente

Ormai l’abbiamo capito. La Cultura in Italia è motore di sviluppo. Ma il nostro governo (e quelli precedenti) preferisce acquistare gli aerei da guerra piuttosto che investire nel suo patrimonio culturale. Un vero peccato, perché l’Italia grazie a questo tipo di politica miope è scivolata addirittura dietro alla Germania come luogo preferito dal turismo internazionale. Eppure, i dati delle ultime ricerche di mercato  dimostrano con chiarezza che per ogni euro speso in Cultura ne tornano indietro sette.

Abito da sempre a Torino e ho assistito personalmente alla sua grande trasformazione. Nei miei ricordi infantili c’è una città grigia, tetra, i cui ritmi di vita erano scanditi dalla FIAT. Poi, lentamente, le politiche illuminate di Comune e Regione hanno operato la trasformazione in quella Torino che oggi attira migliaia di turisti. Le Olimpiadi del 2006 hanno certamente aiutato. Passeggiare per il centro città di notte è un vero piacere. Luoghi come Venaria, il Museo Egizio, il Museo del Cinema sono attrazioni in grado di dare lavoro a centinaia di persone. Peccato che i soldi siano finiti. Ci sono state numerose proteste. Si è formato un comitato composto da quelle Associazioni che si sono viste negare il contributo. Si tratta di realtà minori che con la loro attività arricchiscono il territorio di eventi culturali, portando così un po’ di bellezza, una migliore qualità della vita e lavoro. Ho seguito queste vicende da vicino: molte parole e pochi fatti.

Da lì, l’idea di creare un portale che, attraverso una piattaforma di crowdfunding, possa raccogliere fondi dedicati a progetti culturali e di restauro di beni architettonici minori. La piattaforma è quasi pronta e la homepage – una demo – è online. Stiamo mettendo a punto le regole di partecipazione e da settembre inizieremo a selezionare i progetti. Una cosa mi è chiara: CulturaPiemonte è una risposta concreta. Uno strumento che, mi auguro, potrà dare energia ai molti progetti interessanti e innovativi che altrimenti resterebbero fermi, portando lavoro e denaro per il tramite di un processo virtuoso, democratico e totalmente trasparente. Importante. CulturaPiemonte, oltre che un portale, è un’Associazione No Profit. Chi è interessato e vuole sostenere il nostro lavoro lo può fare. Sul sito è riportato l’Iban. Grazie.

culturapiemonte.com

Intanto, vorrei condividere con voi questo video di Deloitte sul futuro del Crowdfunding:

E l’appello di Federculture alla politica:

Equity Crowdfunding. Varato il Regolamento Consob

Lo scorso venerdì 12 luglio, sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il regolamento definitivo sul crowdfunding, varato dalla Consob e riguardante la raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line.

Il regolamento si compone di 25 articoli ed è suddiviso in tre parti che trattano, rispettivamente: le disposizioni generali; il registro e la disciplina dei gestori di portali; la disciplina delle offerte tramite portali. Al testo sono poi allegate: le istruzioni per la presentazione della domanda di iscrizione nel registro dei gestori; lo schema della relazione sull’attività d’impresa e sulla struttura organizzativa; lo schema per la pubblicazione delle “Informazioni sulla singola offerta”, che comprendono, tra l’altro, un’Avvertenza, le informazioni sui rischi, sull’emittente, sugli strumenti finanziari e sull’offerta.

Finalmente esiste una legislazione che disciplina l’equity crowdfunding, dando così alle neo-imprese la possibilità di entrare nel mercato attraverso finanziamenti online, e “svolgendo quindi un appello al pubblico risparmio rivolto a un elevato numero di destinatari che nella prassi effettuano investimenti di modesta entità.”

Dopo aver introdotto questa possibilità nel decreto crescita-bis varato dal governo Monti, l’Italia è ora il primo paese in Europa a disporre di un quadro regolatorio sul tema. E concordo con Dettori sul fatto che sia un traguardo davvero importante per il nostro paese, perché ora possono cominciare a cambiare molte cose nelle prospettive dell’economia Italiana. Potrebbe davvero essere l’inizio di un processo di democratizzazione della finanza e se Consob riuscirà a far sviluppare un mercato ampio e sano, da oggi per le startup in Italia è cambiato tutto.

V’invito a leggere l’articolo di Gianluca Dettori su Che Futuro!

Ecco qui, invece, la scheda sintetica sui contenuti del Regolamento, e qui la delibera.

 

Collisioni. Dal sogno alla realtà

Barolo non è soltanto il luogo dove viene prodotto un vino eccezionale. Barolo è un luogo. Un paese abbarbicato su uno sperone circondato da vigneti disposti a formare un anfiteatro. A Barolo, provincia di Cuneo, c’è anche un castello, quello dei Marchesi Falletti. Da pochi anni, in estate, migliaia di persone si recano a Barolo per il Festival Collisioni.

“Ma non doveva esserci Giuseppe Tornatore qui?”. “No signora, adesso c’è Vidia Naipaul”. “Il Premio Nobel per la Letteratura? Allora resto!”.

Sotto al sole cocente il caldo morde cattivo, ma le persone sono comunque in coda per un concerto o una conferenza, non si arrendono. Io ho scelto Saviano. L’ho mancato al Salone del Libro, ma questa volta non me lo posso proprio perdere. Ovunque attorno a me persone allegre; il vino scorre leggero e la musica live è ovunque. Leggo che ci sarà un incontro – una collisione – fra tre band: Marta sui Tubi, Perturbazione e i Tre allegri ragazzi morti. E, infine, il concerto di chiusura con il rapper Fabri Fibra.

Ma perché Collisioni? Guardando in rete, scopro che le collisioni volute dagli organizzatori sono in realtà incontri e non,  come si potrebbe pensare, scontri. Arte e politica. Musica e letteratura. Tradizione e innovazione. Alla scena musicale si mescola quella letteraria, dove Vidia Naipaul e David Grossman raccontano di schiavitù e dolore, emozionandoci tutti fino alle lacrime. Il risultato oltre la crisi sono i 70.000 visitatori. Per un Festival nato come un incontro fra amici uniti dal sogno comune di creare un polo culturale permanente in Piemonte, capace di parlare a tutti, giovani e meno giovani, facendo incontrare la letteratura, il cinema e la musica nella cornice di un piccolo paese di collina tra assaggi di Barolo, offerte gastronomiche di primo livello e tanta  festa, beh, niente male.

E anche Saviano non è stato niente male. Sul palco di Collisioni ha presentato “Zero zero zero“, il suo nuovo libro edito da Feltrinelli. Posso dire che l’attesa ha superato ogni aspettativa e vorrei condividere con voi un estratto video dell’incontro con Saviano, che qui dialoga con i ragazzi del Progetto Giovani:

Definisci i tuoi sogni ed entra in azione. Personal Branding pratico per donne in carriera

Ho letto una quantità impressionante di manuali di self help. Invariabilmente, ad un certo punto, si arriva al capitolo dedicato agli obiettivi. Sto parlando dei sogni e delle aspirazioni, ovviamente.  Il mio insegnante di PNL sostiene che “se non sai quello che vuoi alla fine ti troverai dove non volevi andare”. È proprio vero.

Obiettivi ben definiti sin nel più piccolo dettaglio sono fondamentali per raggiungere il successo. Ricordo allora, visto che sto trattando un  aspetto del Personal Branding dedicato a noi donne, che ogni brand ha degli obiettivi ben definiti. Pochi lo dicono ma per noi addetti è cosa nota. Affinché un brand diventi un successo è necessario che soddisfi due padroni. L’azienda è il primo di questi due padroni. I clienti sono il secondo. Un esempio concreto: la nuova Mito deve dare profitto ad Alfa Romeo ma, allo stesso tempo, deve soddisfare la richiesta di sportività e facile guidabilità richiesta dai clienti.

Quando  questa  regola viene  applicate alla propria carriera, se si è in azienda i padroni sono i nostri dipendenti,  se si è liberi professionisti i padroni di riferimento sono i nostri clienti. Ecco perché se siamo libere professioniste è importante definire con estrema chiarezza i benefici che vogliamo per noi stesse. Essendo noi le nostre padrone, come intendiamo beneficiare del nostro brand? I sogni, si sa, possono avere dimensioni diverse. Ecco allora perché è estremamente importante, una volta fissati  i propri obiettivi, definirli in maniera tale da renderli misurabili. Questo semplice accorgimento ci permette di verificare l’andamento del nostro brand a mano a mano che il tempo passa.

Ecco alcun esempi di obiettivo. Vogliamo guadagnare 100.000 euro all’anno; vogliamo essere nominate vice-presidente della nostra azienda; vogliamo vincere un premio; vogliamo essere invitate a parlare ad una certa conferenza oppure scrivere un saggio che ci farà acquisire reputazione e visibilità.

Nelle aziende solitamente si assumono dei consulenti per definire le strategie. Nel caso nostro, saremo noi a dover definire che cosa fare  – e come farlo –  per raggiungere i nostri obiettivi.

Maria, per esempio, ha perso il suo lavoro nel settore finanziario e assicurativo di una grande banca. Ha 51 anni, molta esperienza e una grande paura per essere entrata a far parte del “popolo delle partite Iva”. Cosa fare? Maria, aiutata dalle domande chiave già presentate in un precedente articolo, arriva a definire i suoi punti di forza:

° precisa e puntuale;

° più economica del  consulente bancario e sempre a disposizione del cliente;

° eccellenti referenze;

° pratica dei principali programmi di investimento e del mercato di riferimento;

° in grado di recarsi dal cliente permettendogli di risparmiare tempo.

La descrizione del brand per Maria potrebbe essere scritta in questo modo.

Piccole e medie imprese si rivolgono a Maria per avere consulenza su assicurazioni, fondi di investimento, programmi pensionistici.  Un manager su cui fare affidamento per tutte le esigenze. ll punto di riferimento per manager indaffarati”.

La tagline di Maria diventa: “soluzioni finanziarie per piccole imprese”. Breve, preciso, efficace.

LEGGI ANCHE:

– Ascolta la tua voce interiore. Il vero segreto per un Personal Branding di successo

– Personal Branding per sconfiggere la crisi

– Personal Branding. Parte seconda

– Criteri per un Personal Branding efficace

– Social Network per il Personal Branding: parliamo di LinkedIN

Email, che noia. Ma funzionano molto meglio di quello che si crede. Una lezione dalla campagna di Obama

Le email vengono bollate dalla maggior  parte dei Responsabili Comunicazione come strumenti vecchi, noiosi e un po’ sfigati. Niente di più sbagliato. Sarà che per anni ho scritto montagne di lettere destinate al direct, sarà che mi piace proprio scriverle, ma io nelle email ci credo fortemente.

Quando Obama ha iniziato la sua campagna elettorale, mi sono iscritta al sito presidenziale e, una volta diventata supporter, con grande curiosità e pazienza ho letto e schedato le centinaia di email che ogni giorno mi venivano inviate. Tutte regolarmente orientate alla raccolta di fondi. Una vera noia, penserà il profano. Una grande lezione di comunicazione, ho pensato io.

Che cosa c’è dietro a tutto questo? Perché è stato scelto un mezzo di comunicazione così obsoleto e, soprattutto, perché con questa scarsissima creatività dei testi? Conoscendo le tecniche utilizzate per il fundraising tradizionale, immagino che dietro questa scelta siano stati effettuati dei test. Alcuni test, come quello definito A/B, prova diverse versioni dello stesso messaggio per verificare sul pubblico qual è la risposta migliore.

In rete ho trovato risposta ad alcune mie domande. A quanto pare, lo staff di comunicazione ha inviato ogni messaggio almeno diciotto volte, testandone l’efficacia. Un esempio? Il saluto “Friend” è risultato il più gradito in assoluto accoppiato alla richiesta di denaro rispetto a “Hey”:

Friend —

My favorite campaign tradition started five years ago — check out the email below.

It’s just incredible how much we’ve grown — from 100,000 individual donors at that time to more than 3 million in this campaign alone — and how much we’ve accomplished together.

Tomorrow night, we’re selecting the guests for the last dinner of my last campaign. I’m looking forward to closing out this tradition the way it started: with supporters like you.

Trovo sottile che anche lo sfondo della mail abbia avuto la sua parte. Bianco andava bene, ma lo sfondo giallo ha generato sino al 20% in più di risposte positive, cioè aperture della email.

Il colpo di genio della campagna è stata senza dubbio la ripetitività del messaggio, contrariamente a quanto viene fatto per una campagna di raccolta fondi tradizionale. I testi approvati erano all’incirca quattrocento e, visto che il test dava come positivo l’invio massiccio delle email, la campagna di Obama si è basata su una regola semplice e banale: “più mail mandiamo, più fondi raccogliamo”. E così è stato.

La cifra richiesta, 3$, è stata pensata perché copre giusto i costi della transazione con la carta di credito. Questa semplice richiesta ha permesso di costruire enormi liste di nominativi e di far crescere nei supporter un forte senso di appartenenza: “Make a donation of $3 or whatever you can, and you’ll be automatically entered.”

I dati alla fine parlano chiaro. La campagna elettorale di Obama ha raccolto 15 milioni di dollari al mese online in primavera e più di 150 milioni di dollari in autunno. Il capo della comunicazione, Jim Messina, ha detto che il grafico del fundraising online somigliava ad un bastone da hockey.*

Personalmente, ho verificato l’utilizzo di diverse frasi: “Thankful every day”, “Do this for Michelle”, “Would love to meet you” e “Some scary numbers” a cui, nella fase più dura della campagna, è stato aggiunto “I will be outspent”, frase che ha raccolto da sola 2.6 milioni di $. In Italia sarebbe impensabile.

Siamo tutti Supporter.

Le email che ho ricevuto, a mano a mano che si entrava nel vivo della campagna, avevano un tono sempre più coinvolgente ed entusiasta. Come supporter sono stata invitata e sollecitata non solo a donare, ma anche a coinvolgere il più alto numero di persone di mia conoscenza affinché donassero e partecipassero. Ad un certo punto ho persino iniziato a ricevere mail personalizzate. Questo particolare punto della campagna elettorale è stato battezzato da Messina “Airwolf”, in onore di una nota serie televisiva degli anni ’80.

In pratica, i dati forniti dai supporter sono stati elaborati e le mail inviate avevano un elevatissimo grado di personalizzazione. L’effetto “grande famiglia” è stato grandioso, permettendo così di gestire centinaia di migliaia di nominativi come se le comunicazioni fossero inviate dal vicino di casa.

Adesso toccherebbe a noi italiani. L’assenza di finanziamenti pubblici ai partiti rende questa tecnicità estremamente interessante.

*Jonathan Alter.

Ascolta la tua voce interiore. Il vero segreto per un Personal Branding di successo

Mi sono accorta che la maggior parte delle persone non passa abbastanza tempo a pensare alla propria vita. Presi da mille impegni, la nostra mente si focalizza su situazione diverse e raramente si sofferma a osservare ciò che ci accade nel momento presente. Siamo sempre spostati o nel passato o nel futuro e mai nel qui e ora. La conseguenza, se si sta cercando di trovare e di costruire il proprio Brand Personale, si riflette nella mancanza di consistenza, precisione, efficacia. Henry Ford ha detto che “pensare è la cosa più difficile in assoluto e, proprio per questo, pochissime persone lo fanno”. Senza esagerare, trovo però possibile affermare che pochissime persone passano almeno un’ora al giorno – anche meno – a pensare alla propria vita. Eppure la nostra voce interiore è sempre lì. Aspetta solo di essere ascoltata. Cosa fare? La parola chiave è “attunement”. La posso tradurre con il termine “sintonizzazione”o, come scrive Abraham Maslow, in questo modo: “esiste un io personale che definisco come quello che ascolta le nostre intuizioni. La maggior parte di noi non ascolta se stessa e si fa confondere dalle mille voci degli altri.”

Come fare allora per ascoltare il nostro io? Semplice. Basta mettersi in ascolto. Pochi minuti. Respirare. Nel silenzio. Ascoltare la pace dentro di noi e farla emergere. A poco a poco, questo breve attimo di intimità con noi stessi cresce e prende spazio, sino a diventare la voce che ci guida. Quella che ci dice cosa fare e cosa non fare, in base a sensazioni ben definite del corpo.
Ecco un breve esercizio che mi piace fare insieme ai miei clienti e che ha una grande potenza, perché parte dalla respirazione. È cosa nota che respirare calma la mente. Se la mente è calma, è possibile scendere giù e ascoltare la propria voce interiore.

Per prima cosa, staccare il cellulare. Se deve essere pausa che pausa sia veramente. La meditazione implica concentrazione ma, per esperienza, questa arriva con il tempo e con la pratica. Seduti con la schiena diritta, i piedi appoggiati a terra e le mani appoggiate sulle ginocchia. Lasciar andare la tensione nel corpo respirando in questo modo per almeno tre minuti e ripetendo mentalmente:

INSPIRO – Inspiro
ESPIRO – Espiro
INSPIRO – Profondo
ESPIRO – Lento
INSPIRO – Sorrido
ESPIRO – Lascio Andare
INSPIRO – Momento presente
ESPIRO – Momento meraviglioso

Lo schema è facile da ripetere e lo si può adottare ogni volta che se ne sente il bisogno. Confesso di essermi ispirata a TichNa Than, grande maestro spirituale e grande meditatore.
Alla fine dell’esercizio, osservare i propri pensieri senza giudizio. Le domande che possiamo porci per arrivare a definire il nostro unico e irripetibile Personal Brand sono:

    • Dove sto andando? Come voglio che si svolga la mia vita?

    • Che futuro voglio avere? Dove voglio essere alla fine della mia vita? Qual è lo scopo principale della mia vita?

    • Chi sono io? Qual è la mia identità? Cosa ci faccio io sulla Terra? Perché sono qui? Come mi vedo io? In che cosa credo?

    • Quali sono i miei valori di base? Per che cosa vivo io?

    • Che cosa mi rende unico, speciale, diverso?

    • Come mi vedono gli altri? Che cosa dicono di me? Che cosa li attira verso di me? Come percepiscono i miei valori?

    • Come valutano gli altri il mio lavoro?

    • Che cosa è decisivo per il mio successo? Quali sono i miei talenti unici?

    • Che cosa faccio e cosa mi rende orgoglioso?

    • Quali talenti, capacità ed esperienza posso dare agli altri ? Come percepiscono gli altri i miei valori?

    • Che cosa faccio meglio e senza sforzo? Che cosa crea forza nel mio corpo e nella mia anima?

    • Che cosa mi riempie di soddisfazione? Che cosa mi appassiona?

    • Che cosa mi rende triste o felice? Quando sono felice che cosa mi rende così felice?

    • Cosa mi piace di più? Mi piacerà anche in futuro? Che cosa mi muove? Da dove prendo la gioia? Chi mi fa impazzire?

    • Quali valori e principi sono più vicini al mio cuore? Sono sacri per me e sono radicati più profondamente nella mia vita?

    • Che cosa crea significato nella mia vita e che non si riduce al puro guadagno di denaro?

    • Partendo da qui, la ricchezza materiale è importante per me?

    • Come voglio essere conosciuta e come voglio che gli altri mi conoscano?

    • Cosa vorrei che venisse inciso sulla mia tomba?

    • Quale ricordo vorrei lasciare dopo la mia morte?

    • Per che cosa voglio essere ricordata?

    • Se morissi ora, che tipo di orazione funebre vorrei che venisse recitata?

    • Quali sono le resistenze che mi impediscono di realizzare il mio futuro?

    • Che cosa mi impedisce di essere ciò che voglio essere e fare ciò che voglio fare?

    • Chi può trovare me e le mie capacità utili per il mercato?

    • Che cosa penso io degli altri?

    • Che cosa penso io della mia audience?

    • Quali sono le mie ambizioni e profonde aspirazioni nei confronti della comunità in cui vivo? Cosa voglio aiutare a realizzare?

    • Cos’è bene per me e che cos’è male?

    • Che cosa voglio imparare? E quali abitudini voglio disimparare? Che cosa mi piace veramente fare? Che cosa penso che sia importante? Che cosa trovo bello e attraente? Che cosa sono disposto a sacrificare per raggiungere i miei obiettivi? Che cosa voglio realmente?

    • Quanto voglio investire nella mia vita e quanto sono disposto a lasciar andare?

    • Come vorrei che fosse il mio quotidiano?

    • In quale tipo di ambiente voglio vivere?

    • Com’è la mia salute mentale e fisica?

    • Quali sono le 5 caratteristiche principali di un individuo che ammiro?

    • Quali sono i miei valori spirituali? È importante la religione per me?

    • Quali sono le persone più importanti della mia vita? Che tipo di relazione ho con loro?

    • Come mi connetto con il mio compagno di vita, famigliari, figli, amici?

    • Che tipo di relazione vorrei avere con la mia famiglia, il mio compagno/a, i figli, le persone e i miei clienti e fornitori?

    • Perché faccio ciò che faccio? Qual è l’importanza di ciò che faccio?

    • In cosa sono bravo? In cosa no? Quali sono i miei più grandi fallimenti?

    • Quali sono i miei problemi? Come si riflettono questi problemi nella relazione con gli altri?

    • Come si riflettono i miei problemi sulla mia salute?

    • Perché lavoro per questo datore di lavoro?

    • Come sono io sul lavoro?

    • Cosa ho fatto sino ad ora e che cosa ho ottenuto?

    • Cosa è difficile per me lasciar andare nella sfera privata, professionale e sociale?

    • Quale contributo sociale posso essere?

    • Come posso servire l’umanità?

    • Che contributo posso essere io per la mia azienda?

    • Chi sono i miei motivatori sul lavoro?

    • Chi sono i miei mentori sul lavoro?

    • A quale lavoro aspiro? Quali sono i miei desideri? Quali sono le mie preoccupazioni? I miei obiettivi?

    • Che cosa succede nel mio lavoro, nella mia famiglia, nella mia relazione, nei mei guadagni e con le altre persone?

    • Perché sono attivo in un certo club?

    • Tutto quanto detto sino ad ora sarà ancora uguale fra dieci anni?

Tutte queste domande non vanno fatte da soli, meglio farsi seguire. Perché il confronto porta a inaspettate soluzioni, da cui partire per definire il proprio Personal Brand, cucito su misura sui nostri talenti, desideri, inclinazioni e, perché no, fallimenti, paure e debolezze. Mettendo in moto il pensiero  il quale, seguendo il superfamoso “The Secret”  e la sua “Legge dell’Attrazione”, è in grado di creare per noi la giusta realtà.

UNCONVENTIONAL DINNER: la carica degli ottomila

C’era persino l’Assessore. Felice e sorridente, in mezzo a una folla di quasi ottomila persone (ma sarà vero?) nel parco della Villa de La Tesoriera, prezioso gioiello settecentesco costruito per il potente consigliere di Stato e tesoriere generale dello Stato sabaudo Aymo Ferrero di Cocconato e oggi di proprietà del Comune. Già dal primo mattino di sabato 22 giugno, una folla silenziosa si è avvicinata al parco recintato, ma solo a partire dalle 20.00 migliaia di persone, tutte rigorosamente vestire di bianco, hanno potuto mettere en place tavoli, sedie, decorazioni e vivande, per dar vita a una nuova e indimenticabile Cena in Bianco.

L’effetto finale non poteva essere più coreografico di così. Ognuno ha pensato a sé. Chi con ironia, chi con eleganza, chi con garbo. Tutti comunque all’insegna dell’eleganza e del total white.

Il mio tavolo era davvero bellissimo, talmente elegante che è stato filmato e fotografato. Grazie a Barbara, l’amica wedding planner. A Carla, perfetta organizzatrice. A Patrizia, che ha tenuto alto il morale quando ci hanno costretto a “sbaraccare” perché la fila andava allineata più in su di mezzo metro.

Dal punto di vista della comunicazione è stato un successo strepitoso. Per l’organizzatrice che, ineffabile, ha ammesso di aver risposto personalmente a tutte le migliaia di mail arrivate. Per la città di Torino, che può contare su una massiccia diffusione di contenuti su qualsiasi mezzo digitale. Quale campagna avrebbe prodotto un risultato simile? E per di più gratis? Guardando gli sprechi di Palazzo, dalle Olimpiadi in poi, questa è veramente la vittoria del buon senso e della buona gestione.

Qual è l’ingrediente chiave di questo successo? Le persone. Tutti sono stati protagonisti. Non c’era nessuno da applaudire, nessuno da premiare. In puro stile community, la gente ha decretato il successo e la partecipazione. L’evento si ripeterà, mi auguro gratis e in una location centrale, magari una piazza che possa mostrare all’estero quanto è bella Torino di notte vestita di bianco. Perché Turin is magic. E Antonella Bentivoglio d’Afflitto pure.

Leggi anche:

– Unconventional Branding: Torino si veste di bianco. Arriva il flash mob più atteso dell’anno.

Quando la sponsorship funziona. Meglio: quando il mecenatismo c’è ed è un successo

Ultimamente, da più parti, si è parlato molto di Cultura. La core new è certamente la mancanza di fondi per la cultura che, in un paese come il nostro che detiene il più grande patrimonio artistico del mondo, non è una bella notizia. La novità semmai risiede nella nuova direzione intrapresa da un punto di vista lessicale. Non si parla più di sponsor e nemmeno di mecenati. Piuttosto si parla di “investitori culturali”. Lo ha detto il Sottosegretario ai Beni Culturali, Roberto Cecchi, durante il summit «Arte & Cultura» del Gruppo Sole 24 Ore, e la cosa è piaciuta talmente tanto che su Twitter si è poi scatenata una vera e propria moda. L’evento è divenuto in breve il primo dei trending topics italiani di Twitter (#summitcultura), catalizzando l’attenzione di migliaia di operatori ed esperti del settore.

Senza Cultura non c’è Sviluppo. Il Sole 24 Ore con il suo Manifesto della Cultura ha lanciato un appello al Governo in cinque punti e la richiesta, mi pare logico, è che la Cultura venga messa al centro della propria azione per il rilancio economico del Paese.

Visti i tagli drammatici, ci si sarebbe dovuti aspettare quantomeno l’eliminazione dell’Iva dalle attività culturali per favorire gli interventi da parte degli sponsor. Invece no. Per fortuna. Le imprese sempre di più si accorgono dell’importanza dell’investimento culturale per la comunicazione Corporate.

Le sempre più frequenti politiche di corporate social responsibility delle imprese rappresentano per la cultura un’importante opportunità. La “pianificabilità” e la misurazione dei risultati degli investimenti in cultura continua a rappresentare un tema di primaria importanza per le imprese. Infine la relazione con gli operatori della cultura è considerata dalle imprese, in genere, un’occasione di confronto costruttivo con mondi e culture professionali diverse.

A Torino ne abbiano l’esempio concreto. Giovedì 13 giugno al Museo Nazionale del Cinema è stata inaugurata la mostra dedicata al grande regista Martin Scorsese. Oltre alle consuete fondazioni bancarie due sponsor: Lancia, che a Torino non è una novità, e Gucci, che a Torino è una novità.

La mostra, strepitosa in una cornice ammaliante, certamente attirerà centinaia di persone. Mi chiedo, però, come mai non sia stata studiata una strategia di comunicazione ad hoc per lo sponsor. La risposta è presto detta. Se da un lato le imprese si dimostrano volenterose e interessate ad investire in cultura, dall’altra parte i responsabili Comunicazione devono fare uno sforzo per uscire dal seminato ed entrare in una mentalità – aziendale – che non rientra nel loro normale modus operandi. Perché il fundraising culturale non arriva solo dalle imprese. Ci sono tanti altri modi che bisogna conoscere per saperli poi sfruttare.