Ho tanti amici? Si. Allora posso fare un crowdfunding.

Il crowdfunding è il termine inglese con cui viene definita l’attività di raccolta fondi dal basso che, in Italia come nel resto del mondo, sta dimostrando di essere uno strumento molto efficace per chi cerca un finanziamento diretto senza vincoli ne’ tempi di attesa strazianti. La domanda che ognuno dovrebbe porsi prima di iniziare a progettare la sua campagna di crowdfunding è: ho tanti amici? Si. Allora si può fare un crowdfunding .

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Se fino a due anni fa i giornali ancora sbagliavano a scrivere correttamente il termine, oggi è facile leggere notizie di successi e raccolte fortunate.  Ma attenzione. Una campagna di crowdfunding non è sinonimo di soldi facili e nemmeno di relax. Si tratta  pur sempre di una raccolta fondi e, in quanto tale, a monte del  progetto sono necessari una grande preparazione, studio della situazione e, nelle fasi esecutive, determinazione e focus.

Che cosa determina quindi il successo o , magari, l’insuccesso di una campagna di crowdfunding?  E chi sono le persone che sostengono una campagna e donano il loro denaro per consentire ad un estraneo di realizzare il proprio sogno?  Si tratta per lo più dei contatti diretti. Il cerchio di persone che il progettista già conosce e che sono in contatto con lui e con la sua idea. Può essere un elenco ristretto (i famosi parenti e amici) oppure, come nel caso di Associazioni, Compagnie Teatrali, registi , si tratta di  persone iscritte o in qualche modo già fidelizzate. Un esempio? La famosa campagna per l’Indice dei Libri del Mese” che ha raccolto oltre 15.000 euro, è stata sostenuta in maniera entusiasta dagli abbonati storici, dai dipendenti della rivista e, soprattutto,  dagli amici e conoscenti dell’amministratore delegato. Che è stato in grado di catalizzare l’attenzione della sua comunità di riferimento grazie  alla forza del suo sogno e a trasmetterla servendosi di uno staff di comunicazione esterno preparato e incisivo.

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Nella fase di pre- campagna, nulla deve essere lasciato al caso. Mediamente, una campagna di crowdfunding per avere successo dovrebbe avere una gestazione di almeno sei mesi.  Se il lavoro è stato eseguito bene, nei primi giorni di campagna circa il 20% dell’importo dovrebbe risultare coperto. E negli ultimi giorni si dovrebbe riscontrare una nuova impennata di donazioni. Dovuta soprattutto ai solleciti al famoso cerchio di parenti e amici coinvolti ad essere promotori e diffusori della campagna stessa o alla diffusione sui social del successo della raccolta. Le persone donano se vedono che funziona e, quando funziona, il progettista è maggiormente determinato a chiedere perché sa che otterrà.

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Quindi, che cosa si deve fare quando si decide di lanciare una campagna di crowdfunding? Il primo passo che consiglio sempre  di fare è l’analisi della rete. In pratica, si tratta di stendere un elenco. Quanti amici ho? Quanti fan?  I nominativi che ho nel mio database sono aggiornati? Li posso dividere categorie? Tipo “amici gold”, “amici silver” e “conoscenti”?  Una volta steso l’elenco, lo devo provare. Contattando le persone, raccontando la mia storia, spendendomi in prima persona per ottenere la loro attenzione, consenso e appoggio economico.

Molti, quando pongo questa domanda affermano con sicurezza che “per la lista non c’è problema”. Invece il problema c’è e va affrontato subito. Perché il crowdfunding significa veramente costruire una rete di relazioni. Cioè fare amicizia e volersi bene.

Ecco perché il pronome da utilizzare nella comunicazione non è “io” ma “noi”. Senza questo allargamento a una proprietà emotiva plurale nessuno vorrà donare. Magari, se proprio insistete, lo farà ab torto collo o per sfinimento. Ma non sarà certo un vostro entusiasta sostenitore . Magari, in futuro,  quando vi incontrerà cambierà strada. Non è questo che si vuole ottenere, giusto?

Le piattaforme di crowdfunding offrono ai progettisti anche uno spazio web in forma gratuita  che viene utilizzato per descrivere la campagna.  E’ sempre bene mantenere  la propria  pagina aggiornata inserendo ciò che vi accade  per raccontare ai propri follower in tempo reale come sta andando. Questo  diario di bordo è uno strumento di comunicazione estremamente utile ed efficace perché non solo aumenta la credibilità ma, soprattutto, perché avvicina le persone  e le rende partecipi.

Volete che chi sta attorno a voi sostenga la vostra idea? Chiedetegli se è #innamoratodellacultura.  Poi, partite con la programmazione.

Emanuela Negro-Ferrerowww.innamoratidellacultura.it