Abbiamo amato tanto la rivoluzione

Pillole d’arte

È stata prorogata fino al 9 marzo e se ancora non l’avete vista, vi consiglio vivamente di non perdervela.

Cosa? La mostra di Alfredo Jaar alla Fondazione Merz. Perché? Perché lui è un grande artista e il suo lavoro una rivoluzione per i nostri occhi stanchi.

Sorprende fin da subito il progetto di Jaar e, soprattutto, punge. Lo fa attraverso una distesa di pezzi di vetro che ricoprono interamente il pavimento della Fondazione. Bisogna attraversare quel passato e i suoi mille pezzi per risvegliare e curare la nostra fragile memoria. Farlo è difficile e faticoso, ma alla fine diventa naturale.

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Il processo si attiva e il percorso tracciato dall’artista svela mille e una riflessioni che chiamano in causa anche altri grandi personaggi: da Pasolini a Gramsci, da Boetti a Weiner. Per tornare indietro nel tempo ed esaminare il significato dell’impegno politico negli anni Sessanta e Settanta, e il ruolo della cultura nella vita democratica di ieri, oggi e domani. Tutto questo non sa di nostalgia, ma di coraggio e costruzione.

Abbiamo amato tanto la rivoluzione è una mostra rara e profondamente poetica. Cogliete solo l’occasione.

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