Il museo è un “soggetto sensibile” che richiama curiosità e, a volte, pubblico.

Che cos’è il museo in Italia oggi? Perché il museo richiama tanta attenzione? Intendo mediatica e politica. Per dirigere i musei si indicono concorsi con il preciso obiettivo di costruire una figura manageriale in ambito culturale che, al momento, non esiste ancora. Per il semplice fatto che il museo si è trasformato da semplice luogo espositivo e di conservazione a centro multiculturale e multimediale che coinvolge fasce di pubblico differenti e non sempre interessate ai fenomeni culturali

 Il museo, quello  nato 200 anni fa non esiste più.

Tutto sta cambiando velocemente, la comunicazione è cambiata e il modo di comunicare così come gli strumenti con cui si comunica anche.  Il museo mai come oggi è vicino al pubblico e può interagire in maniera costruttiva ed educativa con le persone attraverso strumenti  e modalità  del tutto nuove. Dove si arriverà questo non si può prevedere. Ma è certo che se il museo pone  una distanza fra arte e pubblico, la digitalizzazione può  ridurre questa distanza e aiutare a costruire nuove dinamiche di coinvolgimento con le persone.  Certo, devono essere iniziative che hanno un senso e una strategia . Proporre iniziative tanto per fare non serve. Ha senso invece, per esempio, costruire un’offerta didattica variata e  che possano andare nella direzione della partecipazione.

Centro Pecci - Prato
Centro Pecci – Prato

I musei che visito, anche quelli più prestigiosi, sono spesso pieni di oggetti  magnifici ma  carenti  delle più elementari strategie di comunicazione Come le didascalie. Possibilmente tradotte almeno in inglese. I video. Le installazioni multimediali . L’edutainment.

Credo che questo dipenda da diversi fattori. Non ultimo la scelta di direttori poveri  di competenze legate alla comunicazione e, soprattutto, alla comunicazione digitale.  Ci sono musei che hanno già intrapreso la strada che porta al futuro come, ad esempio,  il Maxxi, il nuovo Centro Pecci, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Milano.  Centri d’arte e cultura che  innovano e lavorano alacremente per crere nuovi scenari di connessione fra ciò che è l’offerta culturale e il pubblico.

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Come si coinvolge il pubblico? 

I modi sono numerosissimi.  Il crowdfunding è uno di questi. Veramente? Ma non si tratta di una colletta? No. C’è molto di più. Fare una campagna di crowdfunding non si limita  solo ad effettuare una raccolta di soldi. I meccanismi che vengono stimolati quando un museo decide di realizzare una campagna di crowdfunding sono tantissimi e hanno tutti a che fare con la partecipazione cioè con il coinvolgimento attivo del pubblico.  Perché allora i musei italiani, spesso e volentieri in carenza di fondi, non attivano campagne di raccolta fondi sulla nostra piattaforma? Il motivo è semplice. L’informazione  che circola è errata.  Il personale a volte è inadeguato, a volte non ha voglia di impegnarsi.

Una campagna di crowdfunding è, prima di tutto, la costruzione di una rete di sostenitori , fidelizzati ed entusiasti.

Un nuovo pubblico, insomma.  Come si costruisce questa rete? Imparando a farlo. L’ideale è frequentare un corso per  capire che cosa si deve e, soprattutto, come lo si deve fare.

I casi di insuccesso sono numerosi, anche se a volte non se ne ha la percezione visto  che le campagne che non raggiungono l’obiettivo non sono oggetto di attenzione mediatica e vengono presto dimenticate, mentre i casi di successo sono quelli più visibili.

Cito alcuni casi di clamoroso flop. Per una mostra su Andy Warhol), il North Carolina Museum of History (2.706 anziché 25.000, per una mostra sui film girati nello Stato), il Philip J. Currie Dinosaur Museum (del milione di euro necessario a completare un progetto di costruzione del museo ne sono arrivati  34.000, nonostante testimonial celebri come Dan Akroyd e Patricia Cornwell).

Perché è successo questo?  I fattori sono tanti. Il primo è la mancanza di informazione/formazione. il crowdfunding è questione soprattutto di relazioni, poggia su una community di utenti forti e affezionati, coltivata mediante iniziative e modalità di comunicazione che precedono e prescindono dalla campagna di crowdfunding. Inoltre, è necessario entrare in relazione con altre communities (potenzialmente) interessate all’oggetto del progetto per il quale si sta lanciando una campagna di crowdfunding e indurle ad innamorarsi.

Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello ****************************************************** NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l' avvenimento in oggetto, per una ripresa dello stesso o comunque per pubblicazioni riguardanti la Fondazione MAXXI ********************************************************
Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello 

Per tutto questo che ho detto ,  il 2 dicembre abbiamo inviato a Torino Maurizio Imparato.  Probabilmente oggi è lui il crowdfunding manager  italiano più esperto ed efficace.  Le campagne  di crowdfunding seguite da Maurizio Imparato raccolgono, hanno successo, durano nel tempo.  Mi riferisco, per esempio,  a “Parma Calcio” , Archivo fotografico  Carbone. Alle campagne per il Comune di Milano che sono arrivate ormai alla terza call.

Che cosa farà a Torino Maurizio Imparato? Cosa sarà possibile imparare?  la proposta che ci ha fatto è interessante. Si tratta di un  Laboratorio  della durata di  8 ore. Dalle 9.00 alle 18.00. Prevede un investimento di 95 euro con accredito sul portale di Eventbrite al seguente link  https://www.eventbrite.it/facebook-publish?eid=29329920582. Il luogo prescelto è Toolbox.

Perchè iscriversi? Si tratta di un’occasione unica. Non esagero. Il laboratorio “Crowdfunding per la cultura? Yes you can” .  non bisogna farselo scappare . Vi attendiamo numerosi, interessati e coraggiosi. Pronti a costruire un nuovo pubblico da aggiungere all’offerta formativa, alla possibilità di ottenere fondi, costruire comunità e imparare cose nuove.

Emanuela Negro-Ferrero – ceo www.innamoratidellacultura.it

E’ social! Io fotografo, tu fotografi, tutti fotografano.

Il dagherottipo porta le persone a vedere la realtà per come è.
Il dagherottipo porta le persone a vedere la realtà per come è.

La fotografia nasce a cavallo fra il 1822 e il 1826, è attribuita a Nicèphore Niépce ed è certamente una delle più straordinarie innovazioni che l’uomo abbia portato alla luce. Possiamo paragonarne l’importanza solamente con l’invenzione della stampa a caratteri mobili creato da Gutenberg nel 1455. Se  la stampa favorisce il passaggio dalla trasmissione orale delle informazioni,  la fotografia regala all’uomo la possibilità   di vedere realmente ciò che normalmente poteva essere descritto attraverso i disegni, la pittura o le parole. Dai dagherottipi ad oggi la fotografia ha subito una evoluzione straordinaria perché tutti , grazie alla tecnologia, sono in grado di scattare bellissime immagini e condividerle in un attimo con il resto dell’umanità connessa. Qual è la differenza? Che significato ha la fotografia oggi e perché le persone condividono le proprie immagini, spesso in maniera compulsiva, su Istagram, Facebook e altri  canali social?  In primo luogo è facile constatare che, se l’occhio del professionista utilizza la fotografia come strumento di osservazione della realtà, la persona normale si limita a fotografare  e a condividere  ciò che vede.

Istagram
Istagram

Vado a Parigi, fotografo Parigi. Mangio una torta in un ristorante delle Langhe, fotografo la torta e il ristorante delle Langhe. La differenza fra i due modi di osservare la realtà  a mio avviso sta nell’aggiunta dell’elemento testuale.  Hashtaggato o meno, il testo aggiunge all’immagine le emozioni provate mentre viene scattata. La foto diventa un racconto. Parla ed  esprime un punto di vista.  Emette dei suoni e si anima. E’ proprio questo passaggio testuale   a trasformare la fotografia da  fenomeno social di massa,irrefrenabile e in continua produzione a vera innovazione narrativa . Sui social immagine e testo diventano un modo rapido e sintetico per comunicare ciò che la persona è , sente e vive, momento per momento.

tutti oggi sono professionisti della fotografia
tutti oggi sono professionisti della fotografia

La realtà del mondo, i luoghi, le situazioni, la natura, gli animali e tutto ciò che può essere fotografato oggi abbonda di punti di vista differenti.  Le immagini sono bellissime, interessanti. Una banca dati a disposizione dell’intera umanità e, infatti ci sono già stati casi di fotografi famosi citati per aver “copiato” immagini scaricandole da Istagram.

il furto dell'immagine di Obama effettuato da Hope
il furto dell’immagine di Obama effettuato da Hope

Un esempio è la famosa immagine simbolo creata nel 2008 da Sheperd Fairey Hope per la campagne elettorale di Barack Obama. Si trattava di una foto di un altro fotografo (Mannie Garcia) presa da Hope e rimaneggiata e manipolata sino al punto da farla  diventare completamente diversa.

Il furto compiuto da Hope ha generato una sostanziosa causa di risarcimento e  , allo stesso tempo, ha aperto la domanda:  vista la quantità di eccellenti fotografi disponibili su tutto il pianeta,  ha senso pensare alla proprietà intellettuale e ai diritti d’autore come  a qualcosa che possa ancora durare nel tempo?

Questo momento è una transizione. Tutto si sta trasformando e il flusso incessante di persone connesse in rete che scambiano informazioni di ogni genere è ben sintetizzato dalla mole di immagini pubblicate. Nulla sfugge più, nel bene e nel male, ogni cosa viene registrata  e riprodotta e memorizzata. Dove? Non si sa. Di chi è la proprietà? Nemmeno. Per la prima volta tutti possono esprimersi creativamente  e comunicare senza barriere.

Emanuela Negro- Ferrero –

 

Sponsorizzare la cultura è un investimento?

La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand
La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand

La cultura in Italia non ha abbastanza fondi. E’ un dato di fatto che  il  governo del paese con il più vasto patrimonio artistico e architettonico del pianeta destini appena l’1,6% dell’intero bilancio per la cultura. In questi ultimi mesi il terremoto in centro Italia  ha evidenziato con drammatica chiarezza che i nostri beni artistici e architettonici sono unici ed inestimabili. E che una volta distrutti difficilmente verranno ricostruiti. Perché i fondi  necessari per ricostruire un bene storico sono davvero ingenti e, come scritto sopra, non ci sono.

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Per fare un esempio del pericolo in cui si trova il patrimonio artistico del nostro paese, ad Assisi, gli affreschi trecenteschi della Basilica di San Francesco, forse i testi più sacri della storia dell’arte italiana, rovinati dopo il crollo dovuto al terremoto,  hanno rivelato un restauro definito “troppo sicuro di sé” al punto che la Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali – è “allarmatissima”, ed ha disposto un sopralluogo i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti perché hanno rivelato con assoluta certezza che non siamo più di fronte alle stesse opere. Il celebre gruppo della Madonna che sviene ai piedi della Croce ha acquisito una scalatura cromatica e un chiaroscuro completamente differenti da quelli noti. Accanto, le sublimi mezze figure di Santi affrescate poco dopo (1317-19) da Simone Martini risultano appiattite, e prive di alcuni dettagli della decorazione. E la Madonna al centro del trittico nella Cappella di San Nicola ha completamente perso il suo manto.

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Una risposta a questo problema è arrivata l’anno scorso con l’introduzione di strumenti di  sgravio fiscale–mi riferisco all’Art Bonus – che si sono rivelati efficaci ma non ancora del tutto efficienti e non sufficenti a coprire l’intero fabbisogno che, a causa delle recenti calamità è aumentato e, purtroppo sembra destinato a crescere ancora.

 L’ Italia è un paese di donatori generosi e sensibili ma la mentalità della donazione culturale intesa come “charity” all’anglosassone, non  esprime il suo pieno potenziale. 

Un modo che si sta rivelando efficace per il sostegno alla cultura è il crowdfunding . In Italia è cresciuto moltissimo e dal 2014 ad oggi è stato ampiamente dimostrato che gli italiani si mobilitano e donano per progetti in cui credono.

In Italia però, come nel resto del mondo,  le cifre raccolte con le campagne di raccolta fondi dal basso sono relativamente  ridotte e quindi destinate  a sostenere progetti di taglio medio piccolo.

E’ vero che ci sono esempi di campagne che hanno raccolto  grandi importi. Sono poche e, faccio notare, quasi tutte sono state sostenute da un’impresa. Che ha contribuito al successo dell’iniziativa sia  per la parte della comunicazione che   per la parte di diffusione della campagna di raccolta fondi su una comunità già precostruita di potenziali donatori.  Le campagne Postepay Crowd di Eppela sono un esempio di questo tipo di campagna mista crowdfunding/sponsorship e a mio avviso costituiscono una innovazione virtuosa che meriterebbe maggiori sperimentazioni.

A Torino, la Consulta per i Beni Architettonici è composta da 36 aziende che  ogni anno scelgono di che cosa  occuparsi.  Purtroppo, come dicono i dati, i fondi per la cultura  non bastano  e, forse, non basteranno mai.

Paesi come la Francia hanno compreso che esiste un legame indissolubile fra cultura e turismo e, come sta accadendo a Parigi, dopo la flessioni di visite dovuta ai recenti attentati terrosristici, si è presa la decisione di  investire di più per aumentare i servizi e l’offerta.

Considerando che il patrimonio del nostro paese ha caratteristiche completamente diverse ed è decisamente più vasto, mi aspetto che anche il nostro Governo si decida a fare di più. Magari con un piano articolato di interventi e una programmazione che non sia limitata all’emergenza ma, piuttosto alla prevenzione.  La Cultura in Italia produce il 5.6% del Pil. Con le nuove misure in arrivo per il Turismo, sarebbe grandioso farci trovare con la casa in ordine o, quantomeno , pulita.

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it

 

Il restauro in Italia? Eccellenza al femminile.

La settimana scorsa ho visitato  il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” in compagnia del Presidente dell’Associazioni Amici del Centro e di una esperta professionista in archivi. Sebbene il centro sia stato aperto nel  2005 e le mie visite alla Reggia di Venaria siano molto frequenti, non avevo mai avuto occasione di vederlo.

La sede è ospitata in un’ala laterale della Reggia e, leggo dal sito centro di conservazione e restauro della Venaria Reale  che si tratta , di una scuola di alta formazione dedicata alla costruzione di professionalità nei diversi ambiti del restauro.

Restauratori all'opera a Venaria Reale
Restauratori all’opera a Venaria Reale

Mi aspettavo di vedere una sorta di bottega d’artista con opere meravigliose sparse qua e là. Le opere ci sono ma, confesso che non me lo aspettavo, gli ampi laboratori  sono occupati per lo più da macchinari.  Ce ne sono diversi, alcuni di dimensioni molto grandi.Le persone lavorano indossando camici bianchi e scarpe antinfortunistica. Ho notato, mentre giravo scattando foto e osservando le opere,  che si tratta per lo più di donne.

Il restauro quindi è un mestiere femminile? Sembrerebbe di sì. Da un articolo del 2015 pubblicato sull’inserto IoDonna http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2015/10/06/ risulta che in Italia il restauro sia una professione per donne con dati che riportano una presenza di 9 a 1.

Il restauro è donna?
Il restauro è donna?

Le donne negli anni risultano essere vincitrici dei bandi di accesso all’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma), alla  scuola dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze   e al la  Fondazione Centro Conservazione e Restauro ‘La Venaria Reale’. Queste persone, una volta terminato l’iter formativo possono esercitare con il riconoscimento del Mibact e del Ministero del Turismo. Si tratta di pochi diplomati ogni anno  perché le scuole che offrono un diploma riconosciuto sono di numero limitato, costose e offrono pochissimi posti. In Italia, esiste una costellazione di persone che arrivano ad esercitare la professione passando da iter formativi diversi: per esempio,  c’è chi lavora a bottega , chi frequenta scuole dedicate al restauro che però non rilasciano  la qualifica di ‘restauratore’ richiesta dal Ministero e che è necessaria se si vuole lavorare con la Sovrintendenza» o chi si mette in proprio dopo il diploma dell’Accademia di Belle Arti.

La questione è oggetto di accesa discussione con il Ministero ed è ancora aperta. Un vero peccato se si pensa alla mole di opere, manufatti ed edifici che potrebbero dare lavoro e occupazione.

Mentre  osservavo una delle  due restauratrici del Centro del Restauro intenta a tagliare con attenzione  e precisione chirurgica una pezzo di stoffa e poi appoggiarlo con delicatezza sul retro di un dipinti tardo secentesco, mi sono resa conto che si tratta di un mestiere di grandissima  responsabilità. Mettere le mani su un’opera o su di un manufatto, richiede grande perizia e attenzione oltre che, immagino, la capacità di rimanere neutri rispettando l’originalità conferita dall’autore.

Il restauro è un mestiere delicato e implica grande peri
Il restauro è un mestiere delicato e implica grande peri


Il tempo che avevo a disposizione  purtroppo era poco e non ho potuto approfondire più di tanto.  Certamente abbiamo approfondito l’aspetto cruciale che poi, in sintesi,  è la solita mancanza di fondi. Il restauro, di qualsiasi genere si tratti,  implica che ci sia un committente. Alcuni interventi sono estremamente costosi e richiedono non solo l’intervento del professionista ma l’utilizzo di materiali particolari.

Ritengo che il crowdfunding sia una buona soluzione a patto però che chi possiede il bene sia in grado di condurre la campagna di comunicazione necessaria a promuovere la raccolta fondi e intercettare sponsor e mecenati. Questo è un punto che in Italia non è ancora compreso. L’affermazione  “tanto il crowdfunding non funziona” andrebbe corretta in “il progettista  non è in grado di affrontare una campagna di crowdfunding”. Non è vero. Come per tutte le attività, il crowdfunding ha delle regole. Chi non le conosce o non le rispetta è destinato a fallire.

 

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo    www.innamoratidellacultura.it

A volte ritornano, e quando tornano sono più belle di prima.

Questa volta ci siamo mossi al contrario. Prima l’evento promozionale e poi la campagna. Il 26 di settembre, grazie alla collaborazione con  Museo del Cinema e Circolo Mecenate – associazione attiva nella raccolta fondi per progetti culturali-  abbiamo organizzato la visione gratuita del documentario “Redemption Song” di Cristina Mantis. Prodotto da Solaria Film e LAGO Film e distribuito da Movimento Film, il documentario è riconosciuto di Interesse Culturale con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.  Ha ottenuto il patrocinio di Amnesty International, il Riconoscimento Rai Cinema al Festival Visioni dal Mondo,  e l’inserimento nel festival itinerante Cinemovel sostenuto da LIBERA, Libero Cinema in Libera Terra, http://cinemovel.tv/festa-mobile-save-the-date/.

La serata è a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti . Per prenotare è sufficiente inviare una mail di conferma a [email protected]

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A volte ritornano

Una delle domande che alcune persone pongono è se è possibile fare più di una campagna di crowdfunding. La risposta è si, ma deve avere unoo scopo diverso.

L’anno passato infatti “Redemption Song” era stata online durante l’estate e la campagna non aveva avuto successo. I fattori come sempre sono stati diversi e, certamente, uno di questi era la “call to action” che non è stata percepita come interessante dai possibili donatori. Dopo un anno di grandi successi e premi, lo staff di “Redemption Song” ha maturato una mission diversa e si è detta pronta a partire per una nuova raccolta fondi che verrà preannunciata il 26 di settembre e messa online pochi giorni dopo.

la regista Cristina Mantis
la regista Cristina Mantis

La nuova campagna è frutto quindi di una maggiore maturazione del progettista e, certamente, di una comprensione più approfondita dei meccanismi che regolano il crowfunding. Che sono si legati a una expertise professioanale in ambito comunicativo, ma soprattutto a una decisione interiore orientata al raggiungimento dell’obiettivo. Senza questa motivazione e in mancanza di un forte focus, nessuna campagna può avere successo.

Il protagonista Cissoko Aboubakar
Il protagonista Cissoko Aboubakar

Di cosa parla “Redemption Song”?

 Le parole chiave sono “sbarchi” ed “esodo”.  La regista Cristina Mantis racconta attraverso la telecamera, con grande delicatezza e sensibilità, il viaggio di ritorno a casa del protagonista Cissoko Aboubakar, arrivato a Lampedusa dalla Guinea come rifugiato politico . Perché Cissoko torna in Africa? Perché ha capito che il sogno che lo aveva spinto a lasciare tutto non esiste. ni Attraversare l’inferno delle guerre e dei barconi per cadere in altre forme di schiavitù non sono una soluzione. La soluzione è far cessare le guerre. Informare gli africani suoi  fratelli che la terra madre va protetta e conservata. Che bisogna mantenere lì le proprie radici e famiglie.

A che cosa serve la campagna di  crowdfunding?

Il documentario ormai è finito. E’ tutto a posto. Non serve la produzione, non serve la distribuzione.  Quello che serve è portarlo in Africa e farlo vedere al più alto numero di persone possibili. Stiamo parlando di promuovere e sostenere un  tour, magari internazionale o magari solo in Africa. In ogni caso si tratta di togliere “Redemption Song” dalle nostre sale e proiettarlo nel mondo. La campagna non è ancora definita nei dettagli, vi invitiamo comunque a seguirla sul portale.

 

Una scena del documentario
Una scena del documentario

Alcune informazioni interessanti

“Redemption Song” sta girando parecchio. Questo è il calendario autunnale .
2016

14-18 settembre  – Harlem International Film Festival – New York
1 ottobre Ferrara – Festival di Internazionale (Festival libero Cinema in Libera terra )

15 ottobre Parigi  – Atelier Varan (culla del documentario) in cui Redemption Song e l’omaggio a Ettore Scola da parte delle figlie con la proiezione di “Ridendo e scherzando. Ritratto di un regista all’italiana”, scritto e diretto da Paola e Silvia Scola, chiuderanno il Festival libero Cinema in Libera terra, Cinemovel.

Link vimeo Redemption Song
https://vimeo.com/147321455

SITI:
http://www.movimentofilm.it/

http://www.solariafilm.it/

http://www.cinemaitaliano.info/redemptionsong

https://www.facebook.com/Redemption-SONG-490936984404397/?fref=ts

FESTIVAL/ PROIEZIONI/ PREMI

2015    Visioni dal Mondo, Riconoscimento Rai Cinema

2016    13 Febbraio Proiezione/Evento a Ile de Gorée – Senegal

2016     Carovana di sensibilizzazione con l’OIM, Organizzazione Internazionale delle Migrazioni – Senegal

2016     3 Marzo – Festival Internazionale AfricaBamba – Dakar (Senegal)

2016  18 marzo –  Presentazione del documentario al Museo MACRO – Roma

2016  22 marzo –  Festival Sguardi Altrove – Milano

2016  2 aprile TAG / Tevere Art Gallery – Roma

2016  28 aprile – Auditorium Enzo Tortora – Milano

2016  5 maggio – Auditorium Fondazione banco del Monte di Lucca – Lucca

2016  9 giugno Other Movie Film Festival – Lugano

2016 10 giugno Rassegna Scambiamo il Mondo – Cinema Trevi – Roma

2016 23 giugno Giornata Mondiale del Rifugiato – Officine Babilonia – Cosenza

2016 28 giugno Festival Libero Cinema in Libera Terra, Cinemovel Festival di cinema itinerante contro le mafie. Con Don Luigi Ciotti – Casa del Jazz –  Roma

2016 15 luglio al Romafrica Film Festival – Casa del Cinema – Roma

2016  20 luglio Rassegna Visioni Solidali –  Palazzo Ducale -Sassari,- Clorofilla Film

2016  21 luglio Clorofilla Film Festival –  Limonaia di Villa Strozzi – Firenze

2016  10 Agosto: Praia a Mare (CS) – Palazzo delle Esposizioni, nell’ambito della Biennale Riviera dei Cedri – Senza Frontiere. A seguire concerto dei Kidida

2016 18 Agosto: Joggi Avant Folk – Joggi (CS)

2016 20 Agosto: Manifestazione Tornare a Itaca – Grimaldi (CS).

2016 22 Agosto: Riace (RC) a seguire concerto dei Kidida

2016  23 Agosto: “Festival delle Migrazioni” ad Acquaformosa (CS) a seguire concerto dei Kidida

2016 28 Agosto Norwich Radical Film Festival – Norwich – United Kingdom

LINKS Press:

http://www.raicinema.rai.it/dl/RaiCinema/site/News/ContentItem-c723231a-9ddf-4d53-8be9-7a946e39f711.html

http://www.visionidalmondo.it/premiazione/

http://www.agi.it/rubriche/africa/2016/07/19/news/africa_redemption_song_documentario_per_riscattare_continente-951788/

http://www.sosdirittiumani.it/redemption-song-un-nuovo-punto-di-vista-sullimmigrazione/

http://www.afriradio.it/i-film-che-raccontano-lafrica-che-cambia

http://cinemovel.tv/festa-mobile-save-the-date/

http://www.filmindipendenti.com/wordpress/2015/12/17/redemption-song-di-cristina-mantis-1/

http://d.repubblica.it/attualita/2016/04/18/news/docu-film_documentario_registe-3053619/

http://www.lequotidien.sn/index.php/culture/projection-du-film-redemption-song-l-emigration-africaine-vue-par-une-italienne

http://www.loschermo.it/articoli/view/79010

http://www.lindro.it/lafrica-sta-morendo-sulla-strada-per-leuropa/

http://www.cinemamente.com/redemption-song-recensione/

http://www.indie-eye.it/cinema/news/sguardi-altrove-xxiii-redemption-song-di-cristina-mantis-aboukabar-cissoko.html

http://www.mondospettacolo.com/redemption-songs-il-documentario-di-cristina-mantis/

http://www.mmasciata.it/opinioni/7699_7699/

https://www.amnesty.ch/it/chi-siamo/appuntamenti/othermovie-lugano-film-festival-redemption-song

http://www.taxidrivers.it/71348/festival/redemption-song-in-anteprima-al-festival-internazionale-del-documentario.html

http://www.africanbamba.org/africanbamba-human-rights-film-festival-4-edition-3-7-march-2016

http://www.cafoscarialumni.it/eventi/together-we-shape-it-nell-oggi-vive-l-italia-di-domani-inclusiva-aperta-e-cosmopolita

http://www.officinebabilonia.org/?p=1116

http://www.quicosenza.it/news/magazine/65872-la-regista-calabrese-cristina-mantis-vince-il-premio-rai-cinema-con-un-documentario-sulle-condizioni-dei-migranti

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http://www.lametino.it/Eventi/concluso-festival-delle-migrazioni-ad-acquaformosa-il-progetto-sara-presentato-anche-a-papa-francesco.html

http://www.corrieredellacalabria.it/index.php/cultura-e-spettacoli/item/49070-un-successo-la-quinta-edizione-del-festival-delle-migrazioni.html

http://www.lagazzettadilucca.it/politica/2016/04/immigrazione-cecchetti-professionista-della-politica-attacca-i-professionisti-della-paura/

http://trimestrale.amnesty.it/redemption-song/

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https://www.google.it/?gws_rd=ssl#q=cristina+mantis+redemption+song

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http://www.quotidianodelsud.it/calabria/societa-cultura/2015/12/14/ad-regista-calabrese-premio-visioni-mondo-redemption-song

http://www.solariafilm.it/produzioni-redemption-song-di-cristina-mantis.html

http://www.cinematografo.it/news/visioni-dal-mondo-i-vincitori/

http://www.pressenza.com/it/2015/12/redemption-song-un-nuovo-punto-di-vista-sullimmigrazione/

http://www.retetre.tv/index.php/2015/12/16/cinema-la-praiese-cristina-felicetti-premiata-al-festival-visioni-dal-mondo/

http://www.videondo.com/detail/redemption-song-di-cristina-mantis-parte-2-JQ76K/

http://www.calabriapage.it/cultura/2015_12_14/redemption-song-documentario-calabrese-vince-visioni-dal-mondo_10870

http://www.documentaristi.it/news/2471.htm

http://www.artapartofculture.net/2014/03/10/redemption-song-e-capoeira-do-quilombo-due-progetti-per-il-brasile-cristina-mantis-e-agnese-ricchi-intervista/

https://lorasiamonoi.wordpress.com/2016/06/19/redemption-song-per-i-migranti-di-cosenza/

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-032ae241-c326-46c4-9654-5783a59c2e9b.html

http://www.nuovacosenza.com/hint/16/giu/20/redemptionsong.html

http://www.quicosenza.it/news/magazine/96555-a-cosenza-proiezione-del-documentario-redemption-song-di-cristina-mantis

http://www.tevereartgallery.net/event/senegal-festa-dellindipendenza/

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http://www.cn24tv.it/news/136206/immigrazione-presentazione-del-docufilm-redemption-song.html

http://247.libero.it/rfocus/26402170/0/il-23-redemption-song-di-cristina-mantis-alle-officine-babilonia-di-cosenza/

http://www.ottoetrenta.it/attualita/per-la-giornata-mondiale-del-rifugiato-a-cosenza-proiezione-del-documentario-redemption-song/

http://frontierenews.it/2015/12/redemption-song-tra-nuove-schiavitu-e-il-ricordo-di-thomas-sankara/

http://www.gonews.it/2016/05/04/allauditorium-della-fondazione-banca-del-monte-film-documentario-redemption-song/

http://www.luccaindiretta.it/cultura-e-spettacoli/itemlist/tag/Redemption%20song.html

http://zero.eu/roma/eventi/47191-romafrica-film-festival-2/

http://www.amnesty.it/Milano-22-e-23-marzo-a-Sguardi-altrove-due-incontri-di-approfondimento

http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/redemption-song-di-mantis-in-concorso-a-visioni-dal-mondo-395874.html?ref=rss

http://www.razzismobruttastoria.net/2016/03/24/21-marzo-giornata-mondiale-contro-il-razzismo-come-andata/

http://www.nwart.it/www.nwart.it/Eventi_Video__Foto/Pagine/Grammelot.html

https://www.infoafrica.it/2016/07/04/romafrica-film-festival-3-con-i-documentari-una-finestra-sul-continente/

http://www.snc.it/context.jsp?ID_LINK=307&

http://agensir.it/quotidiano/2016/6/10/cinema-e-migrazione-da-oggi-a-roma-la-rassegna-s-cambiamo-il-mondo/

http://www.cinemaitaliano.info/news/36731/parte-la-carovana-2016-di-libero-cinema-in.html

http://www.giuntiscuola.it/sesamo/magazine/news/libero-cinema-in-libera-terra-festival-del-cinema-itinerante-contro-le-mafie/

http://www.brownpapertickets.com/event/2570333

http://norwichradicalfilmfestival.com/films

 

Crowdfunding lesson n°27. Va bene la tecnica, ma attenti alle emozioni.

Più passano i mesi e più gli italiani  sono informati. Articoli, corsi, campagne di successo. Il crowdfunding è onnipresente e onnicitato.  La parola crowdfunding, che un giornalista presente alla conferenza stampa di www.innamoratidellacultura.it nel lontano 2014  al Circolo dei Lettori di Torino aveva  trascritto come “crowdfunfing”, è entrata nel vocabolario dei giovani e, nel caso della cultura, anche di quella  fascia di donatori di età compresa fra i 40 e i 60 che, comunque, anche se ha compreso  che “crowdfunding” sta per colletta, insiste a voler pagare con il bonifico bancario perchè non si fida dei sistemi di pagamento digitale ma crede nell’unione di tante piccole somme per raggiungere un grande obiettivo comune.

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Assodato che il crowfunding è una raccolta di soldi espletata con l’aiuto di strumenti digitali  e che si differenzia  da qualsiasi altra raccolta fondi perché 1) è trasparente ; 2) raggiunge potenzialmente un pubblico vastissimo, gli aspetti prettamente tecnici e professionali del crowdfunding sono ancora poco conosciuti alla stragrande maggioranza delle persone.

Le credenze che mi sono trovata quasi quotidianamente a sfatare sono, per esempio, il mito che sia la piattaforma a raccogliere. Non è vero o, meglio, è vero solo in alcuni casi, pochi e fortunati.  Un altro aspetto che mi viene confessato dai progettisti è la paura di non raccogliere.  Di questa paura esiste anche la versione “non riuscirò a raggiungere l’obiettivo” che nella sua trasformazione più perversa induce alcune persone a pubblicare la campagna e a non occuparsene con il risultato evidente che la campagna non raccoglie per davvero. Perché non raccoglie? Perché hai avuto paura, principalmente di avere successo.

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I corsi di crowdfunding si trovano ormai un po’ dappertutto e  ci sono in circolazione diversi professionisti validi e preparati. Trovo sempre utile che il progettista arrivi alla campagna pronto e ben strutturato perchè la campagna ne beneficia.

Rimane però il fatto che i corsi di crowfunding trattano solamente gli aspetti tecnici e professionali. Le persone, una volta definite le varie strategie di comunicazione e promozione, rimangono dal sole a gestire un’attività che mi sento di definire ad alto tasso di emozione ed è questo fattore che poi, prima di qualsiasi altra attività, determina o meno il successo della campagna.

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PAURA

Quando si inizia qualcosa di nuovo,  la paura è certamente l’emozione dominante. Nello specifico, decidere di lanciarsi in una attività di raccolta fondi genera paura. C’è la paura dell’ignoto perché non si sa esattamente che cosa ci aspetta. C’è la paura del fallimento legata all’obiettivo che, se non viene raggiunto, può creare molti tipi di problema. Da quelli semplicemente legati alla non realizzazione dell’idea alla paura di perdere la faccia con le persone che abbiamo coinvolto.

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ANSIA

La versione light della paura è l’ansia. Una campagna gestita correttamente ha ritmi estremante sostenuti. Raggiungere l’obiettivo in tot giorni genera ansia. Ci sono tante cose da fare, le mail da inviare, gli eventi da organizzare, le telefonate, i social da gestire e i recall. Una vera miniera di ansia.

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CHIAREZZA

Per raggiungere un obiettivo, di qualsiasi genere, è necessario essere chiari,  Con sé stessi e con gli altri.  Quello che si vuole raggiungere va definito con esattezza  focalizzando con decisione la direzione da intraprendere e mantenendo il focus fino a quando si è arrivati alla meta.

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FIDUCIA

Una campagna di crowdfunding ha successo perché si basa su una strategia. Se però non si crede fermamente le cose non avvengono. Ho osservato in molte occasioni che i progettisti fiduciosi, quelli che erano stati in grado di lasciar andare la paura e procedevano nelle attività  con determinata fiducia, sono quelli che hanno raccolto e, spesso, hanno inspiegabilmente ricevuto donazioni da perfetti sconosciuti.

Per concludere, il crowfunding in ambito culturale   non tocca il cuore come accade, per esempio, con una campagna di raccolta fondi per le vittime del terremoto. Questo tipo di raccolta non ha bisogno di essere spinta o promossa perché è una iniziativa che tocca corde profonde. Per la cultura le leve che vengono toccate sono altre. Ecco perché l’attitudine interiore del progettista è determinante. E’ l’amore per il proprio sogno che deve essere trasmesso alle persone. La passione e l’entusiasmo per il proprio lavoro e l’emozione di vivere fino in fondo il viaggio lasciando andare la tensione per il risultato.

Emanuela Negro-Ferrero – [email protected]

Hai un’idea in mente? Parliamone insieme!

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24 agosto 2016. La nostra grande bellezza ridotta in polvere dal terremoto.

I terremoti sono un fenomeno naturale che avvengono nella parte più superficiale del nostro pianeta. Le rocce che formano la crosta e il mantello superiore subiscono continuamente giganteschi sforzi risultato di lenti movimenti tra le grandi placche in cui è suddiviso lo strato più superficiale della Terra, come se fosse il guscio incrinato di un uovo.

Questi  movimenti sono prodotti dai moti convettivi del mantello che  trascinano le placche e le spingono creando  sforzi intensi quando sono  vicini ai confini che ci sono tra le placche stesse, come per esempio in Italia e in generale in tutto il Mediterraneo, e ridotti  al loro interno, come succede nel aree geografiche del Canada e  dell’Africa centro-occidentale

 

 

L’Italia si trova al  margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa  grandi accumuli di energia  che, quando viene rilasciata, si trasforma in  terremoti di varia entità.

L'aquila
L’aquila

I terremoti del passato

Osservando la mappa dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 2006 (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/),  si può  vedere che i terremoti spesso si ripetono  in zone già colpite in passato. Gli eventi storici più forti si sono verificati  nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria e in Sicilia. Ma ci sono stati terremoti importanti anche nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano. Dal 1900 ad oggi si sono verificati 30 terremoti molto forti (Mw≥5.8), alcuni dei quali sono stati catastrofici.Il più forte tra questi è il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria. Eppure, poco o nulla è stato fatto dai vari governi per prevenire i danni causati dal terremoto 

terremoto nel Belice
terremoto nel Belice

La grande bellezza in polvere potrà mai essere ricostruita?

“Amatrice non c’è più”,  questa è la frase che ovunque si può leggere e sentire su  giornali, tv e internet in relazione alla devastazione causata dal  terremoto che ha devastato il centro Italia pochi giorni fa . A cinque  giorni dal sisma il bilancio è drammatico: sono 291 i morti accertati e 2500 gli sfollati tra Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto.   Secondo il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), solo ad Amatrice, dove sono crollate 8 chiese, sarebbero presenti 3.000 opere di valore culturale e artistico. I danni molto gravi sono quelli prodotti dai crolli  che hanno scoperchiato le chiese, i palazzi. Leggo sul sito del Sole24 ore che  una prima mappatura fa emergere questi danni enormi nel centro di Amatrice, ad Accumoli, ad Arquata del Tronto, qualcosa anche a Norcia e nelle  centinaia di borghi intorno ad Amatrice, oltre che nella città stessa naturalmente.

Amatrice, si scava dopo il sisma
Amatrice, si scava dopo il sisma

Una lunga storia di terremoti 
Terremoto del Belice: 14 gennaio 1968, una forte scossa del nono grado della scala Mercalli colpisce la Sicilia Occidentale provocando 360 vittime e più di 57mila senzatetto.

Terremoto in Friuli: Il 6 maggio 1976, alle ore 21, una scossa di magnitudo 6,4 della scale Richter colpisce il Friuli, il numero delle vittime fu di 939 e 80mila i senzatetto. 

Terremoto in Irpinia: Il 23 novembre 1980 una forte scossa di terremoto (6,5 scala Richter) interessa l’Irpinia, in provincia di Avellino, causando 2914 morti e oltre i 400mila senzatetto.

Terremoto in Umbria e Marche: Il 26 settembre 1997 due scosse di magnitudo 6 della scala Richter colpiscono l’Italia centrale, le regioni di Umbria e Marche. Le vittime furono 11 e circa 40mila i senzatetto.

Terremoto del Molise: Il 31 ottobre 2002 una scossa magnitudo 5,4 della scala Richer in Molise, i morti furono 30, tra questi 27 bambini rimasti vittime dal crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

Terremoto dell’Aquila: Il 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 scala Richter con epicentro a 8 km dalla superficie rade al suolo la città dell’Aquila provocando 308 vittime.

Terremoto in Emilia Romagna: Il 20 maggio 2012 una scossa di magnitudo 5.9 interessa il nord Italia nelle province di Ferrara, Modena, Mantova e Bologna, seguito da un nuovo evento sismico di magnitudo 5,8 il 29 maggio 2012 nella provincia di Modena. Tra la prima e la seconda scossa le vittime che si contarono furono 27.

Come sono andate la ricostruzioni? 

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Il bilancio è infausto: in  meno di cinquant’anni possiamo contare quasi cinquemila morti, oltre 500 mila sfollati e 120 miliardi di euro di soldi pubblici spesi per ricostruire. Ma si è mai veramente ricostruito?  Navigando in rete scopro che  solo il Friuli è, forse, l’unico caso positivo di post terremoto. Il   Governo Moro nominò il giorno dopo il sisma  un commissario straordinario ad hoc e le azioni intraprese portarono alla  ricostruzione di tutto, dalle case alle Chiese alle fabbriche e  a metà anni ’80 gli ultimi sfollati tornarono nelle loro case.  Il post terremoto dell’Irpinia e  quello del Belice, segnano  la più grande sconfitta di un’amministrazione statale, e di quelle locali, incapaci di gestire la ricostruzione nonostante il fiume di denaro messo a disposizione.

Lo sapevate che ancora oggi  nonostante paghiamo ogni volta che facciamo carburante 4 centesimi di euro per litro, non si è riusciti a completare i lavori e i fondi stanziati sono “evaporati” altrove ?   A l’Aquila le persone vivono ancora, dopo sette anni, nei moduli abitativi provvisori della New Town voluta da Berlusconi.

Siamo pronti alla ricostruzione?

Sapendo che l’Italia  da nord a sud si trova esattamente sul confine che divide la placca Africana da quella Euroasiatica  e che i terremoti inevitabilmente continueranno ad esserci anche in futuro sarebbe il caso di varare seriamente un piano antisismico  smettendola di strombazzare a disastro avvenuto. 

Mi sento di cosigliare una visita a Gibellina,  dove il grande artista Alberto Burri ha realizzato il “Cretto”  un monumento all’orrore, composto dalla vie e dai vicoli della vecchia città spazzata via dal sisma. Un tentativo di congelare la memoria storica, e in un certo qual modo di mantenere viva l’identità del paese.

Oggi esiste la prima urgenza che è quella dei medicinali, dei viveri, degli abiti e del denaro per dare assistenza e conforto. un domani nemmeno troppo lontano sarà necessario raccogliere fondi per ricostruire. Come è stato fatto ad Assisi. Dopo il sisma del 1997, dieci anni e 37 milioni di euro dopo gli affreschi del Cimabue sono stati restituiti all’umanità. Perchè l’Italia di cui noi poco ci curiamo e ci occupiamo non è nostra. La sua straordinaria e unica bellezza appartiene a tutta l’umanità e ai nostri figli a cui lasceremo un’eredità pesante da gestire.

Iniziare a raccogliere fondi, questa è una bella idea. Possiamo pensare di iniziare da  qui.

 

Emanuela Negro-Ferrero   [email protected]

 

Fare rete. Costruire relazioni. Divertirsi. Ecco svelato il segreto del crowdfunding.

Le lunghe estati  italiane sono spesso rallegrate dal passaggio della  banda musicale locale. Colorata, rumorosa, divertente, la banda musicale procede in mezzo alla folla festante preceduta dalle complicate coreografie delle majorette. Che cosa distingue una banda musicale da un’orchestra? Una banda musicale, o semplicemente banda, o anche orchestra di fiati è un complesso musicale formato esclusivamente da strumenti musicali a fiato e a percussione dove gli strumenti a fiato di tutti i “tagli” cioè da piccini a grandi, sostituiscono quelli ad arco. Le bande presentano un corpo  estremamente eterogeneo e presentano varianti a seconda delle zone geografiche, dalle tradizioni locali e dalla disponibilità economica degli strumentisti. Esistono bande professionali dove il livello dei musicisti è molto alto, e bande amatoriali di livello dilettantistico. Come curiosità, vi informo che per quanto riguarda la sfera accademica, nei conservatori di musica è da molto tempo possibile conseguire il diploma in Strumentazione per Banda.

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Fino alla fine di agosto è possibile aiutare con una donazione la banda musicale di Busseto che per festeggiare i suoi 200 anni di vita ha deciso di lanciare una  campagna di crowdfunding.

Il progetto lo trovate pubblicato sul nostro sito al link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/festival-bandistico-citta-busseto2/#.V6TlNfmLTIU

Il festival è stata ideato per finanziare due giornate (17 e 18 settembre ) che, nell’intenzione dei progettisti,  vogliono essere un momento di incontro musicale,  scambio culturale e di amicizia all’insegna della bella musica e del buon cibo. Il programma prevede concerti, sfilate in corteo e la possibilità per chi dona di diventare praticante suonatore.

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A questo punto  chi di voi sta leggendo  si pone la domanda: perchè dovrei donare?  La risposta è semplice. Diverse ricerche accademiche hanno indicato che le persone sostengono le campagne di crowdfunding perché il progetto li ha convinti e li coinvolge. Emotivamente o fisicamente, è un dato di fatto che se  il progettista riesce a creare un legame empatico con le persone che lo sostengono  (o che potrebbero farlo) , la costruzione della rete di supporto attorno alla campagna si crea  molto velocemente.

Quando una campagna non raccoglie, quindi,  il motivo è sempre e solo uno. Il progettista non sta costruendo le giuste relazioni.

Penso che il crowdfunding sia arrivato nella nostra società in un momento che si può definire allo stesso critico e speciale.

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Le ondate di persone in fuga dalle guerre mettono alla prova la nostra capacità di accogliere e integrare a diversi livelli. Il crowdfunding è un ottimo  banco di prova della nostra capacità di provare  empatia. Chi ha già condotto una campagna sa che  per ricevere sostegno non è sufficiente la simpatia personale.

Sa anche che è fondamentale  i costruire intorno al progetto  una forte rete di sostegno e di consenso . L’idea che mi sono fatta, osservando le campagne ben riuscite, è che una campagna di crowdfunding può dire di aver avuto successo non solo perchè ha raggiunto l’obiettivo economico ma, anche e soprattutto,perchè ha saputo costruire un network di appassionati sostenitori .

Ma come si fa a coinvolgere le persone Il termine corretto è “engagement”.  Cioè “coinvolgimento”.  Sui social media come  nella vita reale. Senza “engagement” non si creano relazioni e senza relazioni niente e nessuno può esistere.  Tanto meno una campagna di crowdfunding che ha bisogno come l’aria di essere condivisa,  diffusa e amata.

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Il Festival di Busseto è una bellissima iniziativa tutta italiana. Ha bisogno di essere amata, condivisa e diffusa. Fatelo mentre siete sdraiati al sole. Basta un click dal cellulare o due parole scambiate con i vicini di cellulare.

Emanuela Negro-Ferrero – [email protected]

Italia, terra di poeti, navigatori, artisti e castelli.

Quanti castelli ci sono in Italia? In tutto  ci sono 3177 castelli. Gli edifici storici sono divisi fra castelli veri e propri, residenze nobiliari e fortezze. Si tratta di un patrimonio diffuso su tutto il territorio, estremamente bello e variato. Ci sono castelli con il fossato e altri senza il fossato. Alcuni sono circondati da mura e altri si trovano sulla sommità di un borgo antico. Molti castelli negli anni sono stati riconvertiti in musei e hotel e altri a, al di fuori dei circuiti turistici, sono ancora abitati da eredi di famiglie di stirpe nobile e da qualche eccentrico amante delle atmosfere antiche. Secondo una statistica catastale dell’Agenzia del Territorio datata 2007,  2404 famiglie italiane vivevano in “castelli e o palazzi di eminenti pregi artistici o storici”.

Castello-di-Fenis-Valle-d-AostaPer avere informazioni più dettagliate è utile consultare il sito www.icastelli.it che, sebbene  incompleto, traccia una mappa per regioni e province, dei castelli italiani, e il libro, oggi non facile da trovare, Guida ai castelli d’Italia. Oltre 500 luoghi di antico fascino di Enrica Roddolo che nel 2004 metteva insieme oltre 500 schede di castelli.

Panoramica del castello

Castelli di tipo speciale, che suscitano n grandissimo interesse negli appassionati di storia militare, sono le fortezze.

In Italia, le  fortezze medicee sono  un maestoso complesso architettonico progettato per la difesa del Ducato di Toscana  costruite alla metà del Cinquecento per iniziativa di Cosimo I de’ Medici. In tutto si tratta di sei edifici fortificati di grandissima bellezza e che vale certamente la pensa di visitare.

Molto pregiata, in provincia di Arezzo , è la Fortezza del Girifalco (o Medicea).

Il passato

Questa struttura difensiva venne  utilizzata probabilmente nel periodo alto medioevale da guarnigioni gote e longobarde, ma la prima documentazione certa risale all’anno 1258, quando fu ceduta ad Arezzo. Dopo il 1266 vi furono eseguiti diversi interventi di rifacimento, proseguiti poi successivamente nel 1300 sotto la Signoria dei Casali. Furono poi i Senesi ad aiutare i Cortonesi sia nella ricostruzione delle mura che della Fortezza, poco prima che la città passasse sotto il dominio di Firenze (1411). Risale proprio a questo periodo il corpo centrale, che serviva da chiave di volta del circuito delle fortificazioni.  Nel 1540 Cosimo I° de’ Medici (detto Cosimo il Vecchio), dopo aver visitato tutte le fortezze della Toscana, per stabilire quali rafforzare ed ammodernare, scelse il Girifalco di Cortona.

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L’aspetto attuale della fortezza del Girifalco è deriva dalla  ristrutturazione cinquecentesca: imponenti mura seguono un tracciato trapezoidale con quattro bastioni angolari di forme e dimensioni diverse ognuno con un proprio nome: a sud  S. Margherita ad ovest S. Maria Nuova , a nord S. Egidio si) e infine S. Giusto a sud. Al loro interno si trovavano il magazzino delle polveri ed il carcere (a sud), quattro posti cannone (a ovest), due cannoniere (a nord) e tre fuciliere (a est). Le mura all’interno hanno un terrapieno utile all’epoca per attutire i colpi dell’artiglieria, mentre ogni bastione ha delle feritoie laterali su cui venivano sistemati i cannoni che consentivano di difendere tutti i lati della struttura.

Il presente

Oggi la fortezza del Girifalco ha nuovamente bisogno di essere ristrutturata.  Qualcosa si era mosso perché nel 2010 il cantante Lorenzo Jovanotti  si era attivato per ottenere la ristrutturazione del bastione di Santa Maria. L’intervento è stato realizzato grazie al sostegno congiunto di Montepaschi e del Comune di Cortona ed oggi ospita le sale di incisione del cantante. Ma il progetto di recupero della fortezza è molto più ampio e i costi, stimati per la prima tranche della “Casa del Capitano” si aggirano su oltre il milione e mezzo di euro.

Da febbraio 2016 il progetto di recupero della fortezza è passato “sotto l’ala” della Associazione Culturale  On The Move.  L’Associazione, che da sei anni organizza in estate il festival dedicato alla fotografia di viaggio “Cortona On The Move” , in cambio dell’utilizzo degli spazi della fortezza, si è attivata per trovare i fondi per restaurarla. L’obiettivo però non si limita al recupero architettonico. Il sogno da raggiungere è molto più  ambizioso perché prevede la costruzione di una Accademia Internazionale di Arti Visive e Design destinata ad accogliere a Cortona durante tutto l’arco dell’anno giovani creativi provenienti da tutte le parti del mondo.

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Il primo passo operativo è stato attivare una campagna di crowdfunding sul portale www.innamoratidellacultura.it  e offrire, a chi dona interessanti ricompense scelte con cura in ambito enogastromico e turistico locale.

Il link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/fortezza-girifalco-cortona/#.V5oxAPmLTIU è attivo per le donazioni con PayPal e Stripe mentre la raccolta fondi tradizionale, e quindi le donazioni più consistenti, possono essere inviate tramite bonifico bancario inviando prima una mail con i propri dati personali a [email protected]  , la società incaricata dall’Associazione per la ricerca di  sponsor e grandi donatori.

Le donazioni sul portale, oltre ad essere tracciate e pubblicate “in chiaro”, riceveranno lo sgravio fiscale derivante dal beneficio “ArtBonus” che il ministero dei beni culturali assegna ad alcuni beni pubblici di particolare pregio. I cittadini esteri, nel caso decidessero di intervenire in maniera consistente al restauro, potranno godere delle deduzioni vigenti nei paesi di origine oltre che dalla possibilità di essere indicati con una targa e, se la donazione è importante, dall’utilizzo del bene restaurato per eventi personali o aziendali.

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Il patrimonio artistico e architettonico italiano è straordinario, unico al mondo ma se non si interveniamo economicamente per restaurarlo, rischia seriamente di scomparire.

Partecipare alla nostra avventura di salvataggio è importante. Vi chiediamo di dare il vostro sostegno alla campagna di crowdfunding e, se non potete farlo ma vi interessa comunque partecipare potete farlo diffondendo  questa campagna ai vostri amici e nella vostra comunità.

We love Italy, and you?

Emanuela Negro- Ferrero – [email protected]

 

Crowdfunding lesson n°26. Serve un manager per gestire la campagna? Si, serve.

La media di successo delle campagne di crowdfunding in Italia (come in Europa e in USA)  è attestata su circa il 30%. Questo significa che su dieci campagne pubblicate solo tre  raggiungono il loro obiettivo. Perchè? I motivi sono tanti e,  perlomeno questa è la mia esperienza, , la causa  principale del fallimento di una campagna di crowdfunding è la mancanza di una programmazione strategica e, sembra incredibile ma è vero,  la non gestione della campagna stessa. “Che cosa devo fare?” – mi chiedono quando la loro campagna è online da giorni ma risulta  “inchiodata”. Strategia, azione mirata ,comunicazione intelligente, un piano di eventi ben costruiti lungo il percorso.  Ecco che cosa si deve fare.


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Sul mercato negli ultimi due anni, si sono fatti avanti molti  professionisti disposti ad accompagnare le campagne sia nella fase di preparazione che di raccolta vera e propria. Nella solita jungla italiana dove tutti sanno fare tutto, come si può distinguere chi ci può veramente aiutare da chi invece no?  Un primo suggerimento è quello di dare un’occhiata ai profili Linkedin, ai siti personali e ai blog così come ai profili social e agli eventuali commenti pubblicati in rete sul professionista.  Poi , è fondamentale verificare  la case history delle campagne seguite e i risultati che sono stati ottenuti.

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Di che cosa si occupa esattamente il crowdfunding manager e in che cosa consiste il management di una campagna? Non è semplice spiegare nel dettaglio il lavoro che viene svolto da un crowdfunding manager che, come ho gia scritto prima, è un professionista esperto, spesso e volentieri laureato il quale, per portare un progetto a raccogliere donazioni impiega molte ore di tempo e mette a disposizione un ricco bagaglio di competenze acquisite studiando diverse discipline e , ovviamente, maturate sul campo.

Per farmi capire meglio, immaginiamo di dover mettere online la campagna di raccolta fondi per il restauro della fortezza del Girifalco. Possiamo vederla pubblicata al link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/fortezza-girifalco-cortona/#.V4UL5_mLTIU attiva e in raccolta. Ma che cosa è successo prima che venisse pubblicata? Perché è stata intitolata in questo modo? Come mai il video è raccontato da un’attrice e non dai progettisti? Come è stata costruito il piano delle ricompense?

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In base a queste domande e all’obiettivo di raccolta da raggiungere, il professionista decide come costruire il piano di comunicazione scrivendo il documento  strategico necessario a penetrare il mercato con il giusto tono di voce. Se è il caso, si occupa di aiutare il progettista consigliandolo nella costruzione dei contenuti : scrivere il testo descrittivo, ideare uno script per il video ( è una breve sceneggiatura) pianificare le ricompense verificando che siano veramente in grado di attirare l’attenzione dei potenziali donatori.

E poi crea la strategia di comunicazione digitale. Che non si limita a postare notizie un paio di volte al giorno su Facebook o su Twitter. Ma è lo studio accurato di un piano editoriale  pensato per creare engagement e possibilmente sincronizzato   alla pianificazione degli eventi. Comprende azioni di digital PR e la costruzione di interazioni con gli influencer.  Ormai è noto che siano proprio gli eventi  le situazioni migliori per effettuare la raccolta delle donazioni.  Mi chiedo come mai la  maggior parte dei progettisti non si preoccupa di organizzarli. Credo faccia parte dell’idea che una volta online i soldi arrivano quasi magicamente. Non è così. Per diffondere la propria idea agli altri e convincerli a sostenerla, ci si deve dedicare e metterci la faccia..

Tutto questo lavoro di preparazione, se eseguito con accuratezza, generalmente porta la campagna ad avere successo. Facendo però attenzione a un aspetto che in molti non comprendono : in nessun caso il manager si sostituisce al chi fa la campagna. Coadiuva. Consiglia. Supporta. Ma non la gestisce.

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La cosa che generalmente funziona meglio è allestire una squadra di persone, ognuna con un ruolo preciso , che il crowdfunding manager coordina. E il costo? Preferisco definirlo un investimento. . Che in quanto tale può anche non dare i frutti sperati. Ma, chi non risica non rosica. Meglio spendere un pochino per strategia e comunicazione che non raccogliere del tutto.

La piattaforma www.innamoratidellacultura.it offre un servizio di management e strategia. Se siete interessati inviate una mail a [email protected] t

Al vostro successo!

 

Emanuela Negro-Ferrero  – ceo www.innamoratidellacultura.it