Londra capitale del crowdfunding. L’Italia cresce, ma non troppo.

In Italia il crowdfunding cresce ma non troppo. Certamente una causa la si può trovare nel ritardo digitale che ci affligge e, anche nella mancanza di una mentalità sharing che all’estero fa già parte di un comportamento acquisito. I dati sono comunque confortanti e, così come stiamo imparando a condividere la casa, l’auto e la barca, presto impareremo che, se condividiamo i nostri sogni e progetti con le altre persone possiamo realmente arrivare a finanziarli.

Stiamo attraversando il guado e la dimostrazione è il successo di alcune campagne e la crescita di alcune  piattaforme. Il fatturato da noi non raggiunge nemmeno lontanamente i 590 milioni di dollari raccolti da Kickstarter nel 2016 . I 3 milioni di euro delle nostre piattaforme top sono ancora poca cosa ma il segnale che il cambiamento è in corso è piuttosto forte.  I dati pubblicati dal “The crowdfunding Center” intitolato “2016: State of the Crowdfunding Nation” evidenziano  una crescita del crowdfunding di tipo reward (a ricompensa) i tutti i paesi di lingua inglese, Londra in testa davanti ai colossi americani Kickstarter e Indiegogo.

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Grandissimi esperti di crowdfunding come Daryl Hatton, fondatore di Fundrazr e Sponsifi, definiscono questa crescita esponenziale del crowdfunding come “disruptive” indicando che questa specifica innovazione ha già  un impatto enorme sulla società e che la sua costante ascesa sta cambiando radicalmente i modelli di finanziamento. Non è un caso che i progetti più finanziati siano quelli di tipo tecnologico.

La campagna per il “Peeble” ha raccolto 20 milioni di dollari superando il 4.000% dell’obiettivo di raccolta. Anche la campagna per “Exploding Kittens”” ha raccolto  8,8 milioni di dollari con più di 219.000 finanziatori. Entrambe erano di tipo reward ed entrambe le campagne hanno evitato al progettista il passaggio iniziale di seed da Angel Investor o Venture Capital. Tutti noi startuppati sappiamo bene la fatica di cercare fondi per la propria impresa.

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Una campagna di crowdfunding  offre un finanziamento senza pitch,  business plan,  executive summary. e altre amenità.  Oltretutto, per una start up o un’azienda, poter testare subito il gradimento del prodotto è  un enorme passo che va oltre  i metodi tradizionali di finanziamento.

Il  crowdfunding sta generando  un impatto economico importante che non è ancora possibile calcolare.

Per una PMI o una Start Up ottenere un’iniezione di denaro liquido in una fase in cui il proprio  fatturato non risulta ancora appetibile è  un grandissimo aiuto.

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In Italia la situazione per i progetti culturali è differente. Le classifiche inglesi danno in crescita cinema, musica, arte, editoria, teatro.

Da noi i  progettisti culturali non possono ancora pensare di raccogliere cifre così importanti. Quello che suggeriamo sin dai primi approcci è  di attivarsi per costruire attorno a sé una solida rete di sostegno e mettere a punto strumenti di comunicazione e relazionali utili per poter effettuare una raccolta fondi dal basso.

Un dato che mi ha incuriosita leggendo il report, è l’aumento sensibile delle campagne con contratto “fisso” rispetto a quelle con contratto “flessibile”. Penso  che ogni progetto sia diverso e, prima di scegliere un contratto oppure un altro, ritengo  necessario effettuare un’analisi realistica di contenuti, obiettivi, proponente e progetto. Solo in un secondo momento si decide quale tipo di contratto sottoscrivere.

Quello che rimane leggendo questo genere di report, è la grande soddisfazione di aver scelto anni fa una strada di cambiamento che ha e avrà un impatto sempre più forte sulla società. A prescindere dalla politica e dalla crisi economica.  Anzi, più ci sarà crisi e più il crowdfunding potrà radicarsi come forma abituale di comportamento.

In Italia, la nostra creatività innata ha fatto sì che il crowdfunding in stia  prendendo forme diverse, ibride. Da noi  è possibile realizzare campagne dotate di grant,

Seguo con una certa inquietudine la strada intrapresa da  alcune  Fondazioni bancarie:  l’erogazione del contributo è condizionata al raggiungimento dell’obiettivo . Una sorta di carota per ottenere più soldi.  Bene? Male? Non so. Pensavo che le fondazioni bancarie fossero enti erogativi.

Credo che una campagna di crowdfunding debba  partire da una scelta, non da un obbligo o dalla necessità di incassare denaro.  Che si regga su valori umani di condivisione e amore.

Chi si occupa di politica e di economia non credo possa comprendere  questo tipo di  visione.

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Un assessore  che decide di costruire un portale di crowdfunding per la cultura coadiuvato da una fondazione bancaria non ha compreso  quale è il suo ruolo.  Il rischio, è quello di rovinare un settore  che si basa  su valori come la fiducia e la trasparenza.

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Ho tanti amici? Si. Allora posso fare un crowdfunding.

Il crowdfunding è il termine inglese con cui viene definita l’attività di raccolta fondi dal basso che, in Italia come nel resto del mondo, sta dimostrando di essere uno strumento molto efficace per chi cerca un finanziamento diretto senza vincoli ne’ tempi di attesa strazianti. La domanda che ognuno dovrebbe porsi prima di iniziare a progettare la sua campagna di crowdfunding è: ho tanti amici? Si. Allora si può fare un crowdfunding .

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Se fino a due anni fa i giornali ancora sbagliavano a scrivere correttamente il termine, oggi è facile leggere notizie di successi e raccolte fortunate.  Ma attenzione. Una campagna di crowdfunding non è sinonimo di soldi facili e nemmeno di relax. Si tratta  pur sempre di una raccolta fondi e, in quanto tale, a monte del  progetto sono necessari una grande preparazione, studio della situazione e, nelle fasi esecutive, determinazione e focus.

Che cosa determina quindi il successo o , magari, l’insuccesso di una campagna di crowdfunding?  E chi sono le persone che sostengono una campagna e donano il loro denaro per consentire ad un estraneo di realizzare il proprio sogno?  Si tratta per lo più dei contatti diretti. Il cerchio di persone che il progettista già conosce e che sono in contatto con lui e con la sua idea. Può essere un elenco ristretto (i famosi parenti e amici) oppure, come nel caso di Associazioni, Compagnie Teatrali, registi , si tratta di  persone iscritte o in qualche modo già fidelizzate. Un esempio? La famosa campagna per l’Indice dei Libri del Mese” che ha raccolto oltre 15.000 euro, è stata sostenuta in maniera entusiasta dagli abbonati storici, dai dipendenti della rivista e, soprattutto,  dagli amici e conoscenti dell’amministratore delegato. Che è stato in grado di catalizzare l’attenzione della sua comunità di riferimento grazie  alla forza del suo sogno e a trasmetterla servendosi di uno staff di comunicazione esterno preparato e incisivo.

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Nella fase di pre- campagna, nulla deve essere lasciato al caso. Mediamente, una campagna di crowdfunding per avere successo dovrebbe avere una gestazione di almeno sei mesi.  Se il lavoro è stato eseguito bene, nei primi giorni di campagna circa il 20% dell’importo dovrebbe risultare coperto. E negli ultimi giorni si dovrebbe riscontrare una nuova impennata di donazioni. Dovuta soprattutto ai solleciti al famoso cerchio di parenti e amici coinvolti ad essere promotori e diffusori della campagna stessa o alla diffusione sui social del successo della raccolta. Le persone donano se vedono che funziona e, quando funziona, il progettista è maggiormente determinato a chiedere perché sa che otterrà.

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Quindi, che cosa si deve fare quando si decide di lanciare una campagna di crowdfunding? Il primo passo che consiglio sempre  di fare è l’analisi della rete. In pratica, si tratta di stendere un elenco. Quanti amici ho? Quanti fan?  I nominativi che ho nel mio database sono aggiornati? Li posso dividere categorie? Tipo “amici gold”, “amici silver” e “conoscenti”?  Una volta steso l’elenco, lo devo provare. Contattando le persone, raccontando la mia storia, spendendomi in prima persona per ottenere la loro attenzione, consenso e appoggio economico.

Molti, quando pongo questa domanda affermano con sicurezza che “per la lista non c’è problema”. Invece il problema c’è e va affrontato subito. Perché il crowdfunding significa veramente costruire una rete di relazioni. Cioè fare amicizia e volersi bene.

Ecco perché il pronome da utilizzare nella comunicazione non è “io” ma “noi”. Senza questo allargamento a una proprietà emotiva plurale nessuno vorrà donare. Magari, se proprio insistete, lo farà ab torto collo o per sfinimento. Ma non sarà certo un vostro entusiasta sostenitore . Magari, in futuro,  quando vi incontrerà cambierà strada. Non è questo che si vuole ottenere, giusto?

Le piattaforme di crowdfunding offrono ai progettisti anche uno spazio web in forma gratuita  che viene utilizzato per descrivere la campagna.  E’ sempre bene mantenere  la propria  pagina aggiornata inserendo ciò che vi accade  per raccontare ai propri follower in tempo reale come sta andando. Questo  diario di bordo è uno strumento di comunicazione estremamente utile ed efficace perché non solo aumenta la credibilità ma, soprattutto, perché avvicina le persone  e le rende partecipi.

Volete che chi sta attorno a voi sostenga la vostra idea? Chiedetegli se è #innamoratodellacultura.  Poi, partite con la programmazione.

Emanuela Negro-Ferrerowww.innamoratidellacultura.it

Gennaio 2017. Buon inizio d’anno per la cultura italiana.

Gennaio 2017. L’anno  inizia con un’ottima notizia  per la cultura italiana. Le due principali Regge italiane sono saltate in testa alle classifiche per numero di visitatori. Mi riferisco alla  Reggia di Caserta e a quella di  Venaria Reale. Una al Nord e l’altra al Sud. Entrambe meravigliose ed in grado di offrire esperienze culturali ed emozionali indimenticabili. Davvero una nota positiva  in mezzo a un mare di guerra e di disperazione.

La Reggia di venaria e i suoi giardini
La Reggia di venaria e i suoi giardini

I siti culturali  durante le vacanze di Natale sono stati letteralmente presi d’assalto dai turisti e questo non può che far piacere. Perché conferma quello che ormai in molti ripetono  da tempo e cioè che “con la cultura si mangia”. Questa espressione, che non è delle più felici, è supportata da solidi dati che dimostrano che la cultura in Italia è in grado di creare posti di lavoro. Che si tratti di una mostra, di uno spettacolo oppure di un museo o di un bene artistico, sempre più persone scelgono di dedicare i loro momenti liberi a fruire dell’offerta. Il turismo straniero ama da sempre visitare le nostre città d’arte. Il classico giro Napoli, Roma, Bologna, Venezia, Milano oggi è arricchito dal turismo culturale minore. Quello dei luoghi ancora incontaminati, dei paesaggi mozzafiato, delle tradizioni culinarie secolari e ancora artigianali.

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La cultura in Italia produce un indotto lavorativo con ricadute sul territorio circostante di milioni di euro. Il rapporto Federculture 2015 attestava una produzione di valore pari al 5.7 del pil. Più del comparto metalmeccanico, per esempio. E in un modo molto più bello e sostenibile. Ma, perché l’Italia alle prese con lo spread e il punitivo rigore germanico non inizia a sfruttare questa risorsa? La cultura  è un asset e utilizzarla per uscire da questa crisi che ci attanaglia da anche troppi anni renderebbe giustizia ad un paese che, tramontata la fase industriale, può puntare su tutto quello che gli stranieri ammirano e desiderano. Esiste l’offerta, esiste la domanda: che cosa stiamo aspettando?

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

Seguendo questo punto di vista, considero che anche la  cultura è un’industria e, per logica,  come tale si merita un piano industriale. A onore del vero nel 2016 il Ministero dei Beni Culturali ha fatto moltissimi passi avanti. L’Art Bonus ideato da Dario Franceschini – e che a noi continua a non piacere per la sua asetticità – , ad ogni buon modo a giugno del 2016 aveva superato i 100 milioni di raccolta consentendo diversi interventi di recupero ed il sostegno di importanti enti culturali come la Scala di Milano e l’Arena di Verona. Ma ancora non basta. Perché l’Italia non è la Francia, non è la Spagna e nemmeno la Germania. Il  nostro patrimonio artistico e architettonico è unico al mondo e, soprattutto, diffuso su tutto il territorio. L’effetto, ipoteticamente visto dal cielo è quello di  un  “museo a cielo aperto “ che, ci ripetiamo, se solo venisse valorizzato, potrebbe creare posti di lavoro per moltissime persone.

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E  il crowdfunding? Dove si può collocare questo strumento di finanziamento alternativo? E perché le realtà culturali italiane lo usano così poco? Credo che i fattori siano molti. In primis, la confusione che ancora regna in Italia su questo argomento. Secondariamente, la paura di affrontare una attività si redditizia ma percepita come “faticosa” in termini di impegno, tempo e competenze.

Crowdfunding del Museo del Louvre
Crowdfunding del Museo del Louvre

Eppure il  Museo del Louvre ha scelto di promuovere campagne di crowdfunding invece che sostenere semplici azioni di raccolta fondi?  La risposta è tutta in una sola parola:  “comunità”.  Una campagna di crowdfunding, gestita con i tempi e i modi corretti, garantisce risultati in termini di nuova affiliazione, fidelizzazione, fiducia e, infine denaro.  Ma non solo. In termini semplici, comunicare con il digitale allarga il raggio delle informazioni e consente di realizzare campagne di comunicazione e branding a costi veramente bassi.  I dati parlano chiaro. Venaria ha registrato 28.000 ingressi nel periodo natalizio http://www.zipnews.it/2016/12/reggia-di-venaria-boom-di-turisti-nel-ponte-dellimmacolata/ , Caserta nel 2016 ha registrato 650.000 visitatori http://www.lastampadelmezzogiorno.it/salute-e-benessere-specializzata-2/23894-caserta-reggia-boom-turisti-2016.html .

Cosa succederebbe se ad ognuno dei visitatori venisse chiesto di contribuire a una campagna di crowdfunding,  al momento dell’uscita?  Si potrebbe migliorare il bilancio? Restaurare uno dei tanti meravigliosi pezzi che questi palazzi hanno sempre in conto di fare? Conservare quello che già c’è?  Costruire una comunità di #innamoratidellacultura che da oggi in poi possono fare parte del progetto? Bei problemi…

 

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

“Presepe” o “presepio”? La storia della Sacra Famiglia nei secoli.

“Presepe” o “presepio”? La dizione è corretta in entrambi i casi.   Alessandro Manzoni nel suo componimento sul Natale usava entrambe le  parole e questo dovrebbe fugar e qualsiasi dubbio linguistico. Nel mondo cristiano, ovunque nel mondo la nascita di Gesù viene rappresentata dal presepe, Che può essere interpretato da persone in carne ed ossa che recitano la storia della Sacra Famiglia, oppure da personaggi in miniatura. Nei paesi è sempre stata viva la tradizione di allestire presepi di grandi dimensioni e in quasi tutte le chiese italiane il presepe è l’attrazione natalizia principale.

angeli per presepio di epoca barocca
angeli per presepio di epoca barocca

 

La narrazione della natività di Gesà Cristo risale agli evangelisti Luca e Matteo e nelle catacombe di Roma sono presenti diverse immagini della natività.

Ma il primo presepe, quello che diede il via ufficiale alla tradizione natalizia venne allestito nel 1223. A Greggio, all’interno di una caverna in un bosco, San Francesco d’Assisi allestì una mangiatoia e tenne una predica di Natale davanti a una folla. Le persone raccolte, quasi tutte analfabete, poterono imparare la storia della natività e così comprenderne il significato.  Da quella data in avanti la tradizione del presepe inizio a diffondersi e nel 1289  nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma ,venne realizzato un presepe con una capanna intagliata in alabastro dove è stata rappresentata l’adorazione dei Magi.

presepio napoletano
presepio napoletano

In Italia, Francia e Spagna, il periodo Barocco vede la massima  fioritura dei presepi . I Gesuiti fecero costruire presepi ricchissimi con personaggi ed oggetti abbelliti con vestiti cuciti a mano, capelli e gioielli  e costruire che l’usanza si estese ben presto oltreconfine nelle chiese di tutta l’Europa cattolica. Quella dei presepi divenne una vera e propria arte nel XVIII secolo, quando si iniziò ad ampliare la storia del Natale con vari episodi rappresentati in chiese castelli e case. A Bressanone oggi è possibile ammirare il più famoso dei presepi annuali, quello composto da oltre 4000 figure.

A Napoli una via dedicata ai presepi
A Napoli una via dedicata ai presepi

Costruire da sé il proprio presepe è un compito affatto banale. A Napoli, ”Via San Gregorio Armeno è  la celebre strada degli artigiani del presepe, famosa in tutto il mondo per le innumerevoli botteghe artigiane dedicate all’arte presepiale. La via e le botteghe sono aperte tutto l’anno ma è in inverno che il fascino e l’atmosfera raggiungono il loro punto massimo.

tutto quello che serve per costruire un presepe
tutto quello che serve per costruire un presepe

A San Gregorio Armeno si può trovare  tutto quello che serve per il presepe : dalle casette in varie dimensioni e materiali (sughero, cartone, legno) , agli oggetti “meccanici” azionati dall’energia elettrica come le cascate per i fiumiciattoli o i mulini a vento . Per le statuine non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si passa dalle minuscole statuine dei pastori in terracotta dipinti a mano a statue alte  30 cm con abiti in tessuto cuciti su misura. Ci sono venditori di frutta, di pesce, il macellaio e l’acquaiola; il pizzaiolo “robotizzato” che inforna la pizza, i classici come Benito ed i Re Magi e naturalmente la Sacra Famiglia, con il corredo di bue ed asinello, in tutte le dimensioni, fatture e prezzi. La fantasia dei napoletani è famosa in tutto il mondo.  Alcuni artigiani si sono specializzati nella realizzazione di questi pastori sui generis e non appena un personaggio sale alla ribalta della cronaca, ne creano il relativo pastore. Ci sono stati pastori  Maradona , Nino d’Angelo, la schiera di politici condannati dell’era di Tangentopoli e ogni anno le novità si sprecano.
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Un vero #innamoratidellacultura dove può andare a Natale? Presepi da visitare ce ne sono tantissimi.

A Bressanone la mostra dei presepi
A Bressanone la mostra dei presepi

Per esempio a Sutrio (Udine)ogni anno si può visitare la mostra di presepi allestita nei vari cortili e il cuore della manifestazione è rappresentato dal grande presepe animato da ingranaggi meccanici.  A Milano si può visitare la mostra permanente del Presepe del 1700 creato dallo scenografo della Scala , Londonio. Per informazioni dettagliate al link http://presepe.pernatale.com/presepi-da-visitare.html potrete trovare tutte le indicazioni per organizzare il vostro viaggio natalizio dedicato al turismo culturale.

Custonaci - presepe vivente
Custonaci – presepe vivente

L’Italia è ricchissima di bellezza e di tradizione e il Natale è un momento perfetto per viaggiare e scoprire le bellezze e innamorarsi di ciò che il nostro paese offre.

 

Emanuela Negro Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

Per Natale regala #Cultura. Basta un CLICK!

Dal 10 dicembre è online una nuova campagna di crowdfunding su www.innamoratidellacultura.it . E’ il nostro regalo di Natale alla comunità di affezionati #innamoratidellacultura che ci segue con affetto e partecipazione. Si tratta di una campagna di raccolta fondi dall’obiettivo ambizioso: 30.000 euro destinati a grandi realizzazioni.  Per questo, le ricompense per chi decide donare sono tante e molto, molto allettanti.  Per Natale regala #Cultura. Basta un CLICK!

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Il titolo completo della campagna è “Click! Accendi il MAST e le sue infinite storie e potete trovarla al link http://www.innamoratidellacultura.it/campaigns/click-accendi-mast/#.WFKi4tLhDIU .

Che cosa è il MAST?

Il MAST Castel Goffredo (Museo – Arte – Storia – Territorio), istituito con decreto vescovile il 19 dicembre 2009 su proposta del Gruppo San Luca Onlus, associazione culturale della Parrocchia di Sant’Erasmo, è un desiderio forte che, quando sarà completamente realizzato, renderà fruibile:

  • la collezione museale, un viaggio nella città di Castel Goffredo dalla Preistoria al Novecento attraverso lo straordinario patrimonio d’opere d’arte qui conservato;
  • l’Archivio Storico Parrocchiale con documenti risalenti al Trecento;
  • l’Antica Libreria del Clero costituita da oltre 1000 volumi, alcuni rarissimi, databili tra il Quattrocento e l’Ottocento;
  • la Biblioteca moderna di storia dell’arte con una sezione dedicata alla scultura lignea antica

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Un’anticipazione della ricchezza e dalla varietà del patrimonio d’arte che accoglierà il MAST Castel Goffredo è attualmente conservato nel Tesoro di Sant’Erasmo.

Nel 2010, infatti, la cappella del Battistero della Prepositurale di Sant’Erasmo è divenuto uno spazio espositivo, accessibile alla comunità e ai visitatori che raggiungono la città: un segno concreto che il Gruppo San Luca ha voluto restituire ai già tanti sostenitori del progetto. Una testimonianza del lavoro fatto sino ad allora, un incentivo a continuare. Al suo interno attualmente si trovano, ad esempio, sculture lignee del XV secolo, i quattro reliquiari donati nel 1610 alla Chiesa prepositurale di Sant’Erasmo da Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova; un incunabolo del 1478, un magnifico ostensorio (XVIII secolo) in argento, realizzato dall’orafo mantovano Giovanni Bellavite.

Con il tuo aiuto, tutte queste opere d’arte, espressione dell’identità della comunità, troveranno adeguata collocazione al MAST Castel Goffredo.

Se vi trovate nei paraggi, vi consigliamo di approfittarne e godervi una visita. Il Tesoro in occasione di Libri Sotto I Portici e tutte le domeniche e i festivi dalle 14,30 alle 16,30.

Chiuso 1 e 6 gennaio ; dalla Domenica delle Palme a Pasqua (aperto il Lunedì dell’Angelo); mese di agosto, 24, 25 e 31 dicembre.

Telefono: 0376 781218, 349 3543558, 335 5355605

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Il Gruppo San Luca – ONLUS www.grupposanlucaonlus.it 

Chi siamo? Siamo uomini e donne #innamoratidellacultura, proprio  come te,. Ci siamo  riunite a formare  un’ associazione a carattere volontario della Parrocchia di Sant’Erasmo in Castel Goffredo (Mantova)  nel 2000. Da allora, gruppi di persone unite dallo stesso scopo, hanno lavorato incessantemente organizzando mostre ed eventi e arrivando a raccogliere più di 600.000 euro. Abbiamo il comune  desiderio di aprire un museo aperto a tutti, soprattutto al mondo dei ragazzi, dei giovani e della scuola, da realizzarsi nei circa 1000 mq messi a disposizione dalla Parrocchia di Sant’Erasmo e che si chiamerà MAST Castel Goffredo, è il collante che unisce questa task force di attivissimi appassionati e il motore di continue iniziative per promuovere la cultura.

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SERVE UN MILIONE DI EURO!

Per la realizzazione del MAST servono… 1.000.000 di euro! Una parte del denaro, come abbiamo scritto poco fa, è già stato raccolto. Un’altra importante partecipazione arriva dalla Fondazione Cariplo che lo sta sostenendo attraverso il finanziamento del progetto Terre dell’Alto Mantovano http://www.terrealtomantovano.it/luogo/centro-culturale-mast-2/.

E una parte arriverà dalla campagna di crowdfunding attivata su www.innamoratidellacultura.it.

Si tratta di 30.000 euro suddivisi in tranches:

  • Se raggiungeremo la quota di € 10.000 potremo allestire il piano terra;
  • Se raggiungeremo la quota di € 20.000, potremo allestire, oltre al piano terra, tutto il primo piano;
  • Se raggiungeremo la quota di € 30.000, il nostro traguardo, potremo allestire al piano terra e a tutto il primo piano, anche la Biblioteca e gli spazi didattici.

Questo tipo di raccolta implica sicuramente una grande attività di preparazione e, durante la campagna, altrettanti sforzi per raccogliere.

Una buona idea per partire? Stendere la lista degli amici. Studiare ricompense allettanti. Mantenere contatti con i propri donatori per ringraziare.

6Lo staff del Gruppo san Luca in cambio delle donazioni offre delle ricompense davvero generose. Un esempio? La cena “sensoriale” nelle splendide sale del MAST. I gadget ideati apposta per costruire un legame con i propri sostenitori. Chi dice che il crowdfunding è legato ai soldi sbaglia. Le persone donano perché entrano a fare  parte del progetto e diventano protagonisti.

Per Natale regala #cultura!!  Sostieni la campagna di crowdfunding del Gruppo San Luca Onlus. Puoi donare e diffondere a tutti i tuoi amici. Come? Passaparola, Facebook, sms, Twitter.

Grazie di cuore!

Emanuela Negro-Ferrero – www.innamoratidellacultura.it

IL CROWDFUNDING HA A CHE FARE CON I SOLDI? NO! HA A CHE FARE CON LE PERSONE.

Notizia fresca di questa mattina: il referendum per la riforma della Costituzione ha indicato la preferenza di una maggioranza di cittadini italiani che hanno scelto di votare “no”.

Che cosa indica la parola “referendum” ?  Ho dato uno sguardo su Wikipedia.

Referendum =  sostantivo maschile

1 – Appello al corpo elettorale perché si pronunci con una decisione su singole questioni e può essere abrogativo, propositivo, consultivo

2- Rilevazione statistica di dati individuali, di solito a mezzo postale o telefonico, per indagini sull’opinione pubblica, spec. per ricerche di mercato.

Al di là del fiume di parole che sono state -e che ancora vengono spese – per analizzare questo interessante risultato politico, credo che esista una fortissimo collegamento  fra quanto accaduto in Italia e quanto deve accadere affinchè una campagna di crowdfunding abbia successo e vorrei argomentare  questa mia affermazione. Ma il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No! Ha a che fare con le persone.

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Venerdì 2 dicembre, Maurizio Imparato, il principale formatore italiano nel campo del crowdfunding, è venuto da Napoli  per tenere  un interessantissimo Laboratorio intitolato “Crowdfunding4Culture? Yes You can!”  dedicato a chi ha in mente di promuovere una campagna di crowdfunding in ambito culturale ma non sa da che parte iniziare.

Dal desiderio, direbbe Maurizio Imparato, l’unico punto da cui si può pensare di partire.

Le ore di formazione sono state tutte  estremamente interessanti e dense di contenuti – Maurizio Imparato è un trainer eccellente.

Quindi, il crowdfunding ha a che fare con i soldi? No!! Ha a che fare con le persone!

 

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NUOVI PUNTI DI VISTA SUL CROWDFUNDING

1 -Il   crowdfunding non è qualcosa di meccanico o di asettico. E’ fatto da persone e ha successo solo perchè le persone decidono di partecipare.

2 – Il crowdfunding ha successo perchè si diffonde grazie ai canali digitali. Giusto. Sbagliato. Una campagna di crowdfunding ha maggiori possibilità di essere vista, condivisa e diffusa grazie agli  strumenti digitali.  I dati dei donatori in chiaro sulla piattaforma ispirano fiducia in chi dona. Ma il successo arriva  se le persone decidono di costruire una rete di relazioni che grazie ai canali social può arrivare ovunque e a costo zero.  Senza rete, umana e digitale, la campagna è un flop.

3 –  La parola crowdfunding unisce  due parole : “crowd” e “funding”. Letteralmente significa “finanziamento dalla folla”. E che cosa è la folla se non un insieme di persone? Maurizio Imparato ha insistito molto sulla necessità di utilizzare un altra parola  “Colletta”, per esempio.  In Italia la colletta è associata alla carità . Non va bene. Quindi?

4 – Il crowdfunding, o colletta, o raccolta fondi  ha successo quando c’è a  “abbondanza”.  Se non ha successo, è perchè chi la conduce non esprime abbondanza ma “scarsità”. E’ un arraffone. Un furbo. Un approfittatore o un egoista.  Le persone lo sanno, lo sentono. EW la campagna non cresce.

Cosa si deve fare quindi per avere successo? La spiegazione è tutta nella frase: “per vincere una battaglia devi passare sette mesi ad affilare la spada e uno a combattere” . Per il crowdfunding è esattamente la stessa cosa. Senza una programmazione attenta, identificazione di una linea di comunicazione e successiva costruzione di una rete di relazioni, la campagna, una volta messa online rischia di fallire.

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Posso confermare che è vero. Una campagna di successo raccoglie donazioni appena viene messa online. Se dopo una settimana questo non accade, è facile che il progettista inizi a  tormentare amici, parenti, conoscenti e chiunque pur di ottenere fondi.

Magari li ottiene. Le persone, se insisti, pur di toglierti di torno pagano. Ma è certo  che la comunità ottenuta con la forza non sarà mai una comunità di fan entusiasti pronti a diffondere la notizia e dare il loro sostegno futuro. Perché? Perché le buone relazioni sono la base dei rapporti umani. L’amore, come l’amicizia, la fiducia e la generosità, sono i pilastri per ottenere dagli altri aiuto volontario.

In quest’epoca confusa, dove i rapporti umani sono sempre più rarefatti, costruire reti fra le persone è un valore non solo da recuperare ma, come insegnano i recenti risultati politici (Brexit, elezioni Usa, referendum sulla Costituzione) da tenere nella massima considerazione.a.

Il Laboratorio con Maurizio Imparato lo consiglio caldamente e spero che i progettisti che lo hanno frequentato la pensino come me.

Quando ho deciso di iniziare un’attività in questo settore credevo che aprire un portale di crowdfunding  avesse il significato di fornire uno strumento di  aiuto per le piccole  e medie realtà culturali italiane in cerca di un finanziamento. Pensavo che fosse sufficiente mettere a disposizione la  piattaforma e supportare -un pochino- le persone a mettere le proprie campagne online.

Sbagliato. Una campagna di crowdfunding è  un modo alternativo che può aiutare le persone a finanziare i propri desideri senza dover ricorrere a forme di finanziamento tradizionali. Ma, prima  di tutto, è un modo eccezionale per costruire relazioni durature nel tempo.

Qualsiasi imprenditore sa che senza clienti la sua impresa non vive. Il crowdfunding è lo strumento attraverso cui le persone costruiscono relazioni fra di loro passando attraverso l’innamoramento collettivo dell’idea progettuale e creativa.

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Quando  ho deciso che la piattaforma si sarebbe chiamata “innamoratidellacultura” e non “pippela” “kipipi ” “ullullà” probabilmente avevo intuito che il crowdfunding possiede  un rapporto molto stretto con l’amore, la condivisione e la generosità.

Chi decide di salire su questo  carro e quindi di “innamorarsi” deve essere capace di provare amore e, cosa ben più difficile, di ricevere amore e diffonderlo nella comunità in cui vive. Lo fa  attraverso il suo progetto. Con generosità, passione e altruismo. Sfidando i limiti della propria mente per entrare nel reame dei desideri. Chiedendosi in continuazione “cos’altro è possibile” ?

Grazie quindi a Maurizio Imparato per aver rinnovato la mia capacità di sognare.

 

Emanuela Negro-Ferrero – info.innamoratidellacultura@gmail.com

 

Il museo è un “soggetto sensibile” che richiama curiosità e, a volte, pubblico.

Che cos’è il museo in Italia oggi? Perché il museo richiama tanta attenzione? Intendo mediatica e politica. Per dirigere i musei si indicono concorsi con il preciso obiettivo di costruire una figura manageriale in ambito culturale che, al momento, non esiste ancora. Per il semplice fatto che il museo si è trasformato da semplice luogo espositivo e di conservazione a centro multiculturale e multimediale che coinvolge fasce di pubblico differenti e non sempre interessate ai fenomeni culturali

 Il museo, quello  nato 200 anni fa non esiste più.

Tutto sta cambiando velocemente, la comunicazione è cambiata e il modo di comunicare così come gli strumenti con cui si comunica anche.  Il museo mai come oggi è vicino al pubblico e può interagire in maniera costruttiva ed educativa con le persone attraverso strumenti  e modalità  del tutto nuove. Dove si arriverà questo non si può prevedere. Ma è certo che se il museo pone  una distanza fra arte e pubblico, la digitalizzazione può  ridurre questa distanza e aiutare a costruire nuove dinamiche di coinvolgimento con le persone.  Certo, devono essere iniziative che hanno un senso e una strategia . Proporre iniziative tanto per fare non serve. Ha senso invece, per esempio, costruire un’offerta didattica variata e  che possano andare nella direzione della partecipazione.

Centro Pecci - Prato
Centro Pecci – Prato

I musei che visito, anche quelli più prestigiosi, sono spesso pieni di oggetti  magnifici ma  carenti  delle più elementari strategie di comunicazione Come le didascalie. Possibilmente tradotte almeno in inglese. I video. Le installazioni multimediali . L’edutainment.

Credo che questo dipenda da diversi fattori. Non ultimo la scelta di direttori poveri  di competenze legate alla comunicazione e, soprattutto, alla comunicazione digitale.  Ci sono musei che hanno già intrapreso la strada che porta al futuro come, ad esempio,  il Maxxi, il nuovo Centro Pecci, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Milano.  Centri d’arte e cultura che  innovano e lavorano alacremente per crere nuovi scenari di connessione fra ciò che è l’offerta culturale e il pubblico.

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Come si coinvolge il pubblico? 

I modi sono numerosissimi.  Il crowdfunding è uno di questi. Veramente? Ma non si tratta di una colletta? No. C’è molto di più. Fare una campagna di crowdfunding non si limita  solo ad effettuare una raccolta di soldi. I meccanismi che vengono stimolati quando un museo decide di realizzare una campagna di crowdfunding sono tantissimi e hanno tutti a che fare con la partecipazione cioè con il coinvolgimento attivo del pubblico.  Perché allora i musei italiani, spesso e volentieri in carenza di fondi, non attivano campagne di raccolta fondi sulla nostra piattaforma? Il motivo è semplice. L’informazione  che circola è errata.  Il personale a volte è inadeguato, a volte non ha voglia di impegnarsi.

Una campagna di crowdfunding è, prima di tutto, la costruzione di una rete di sostenitori , fidelizzati ed entusiasti.

Un nuovo pubblico, insomma.  Come si costruisce questa rete? Imparando a farlo. L’ideale è frequentare un corso per  capire che cosa si deve e, soprattutto, come lo si deve fare.

I casi di insuccesso sono numerosi, anche se a volte non se ne ha la percezione visto  che le campagne che non raggiungono l’obiettivo non sono oggetto di attenzione mediatica e vengono presto dimenticate, mentre i casi di successo sono quelli più visibili.

Cito alcuni casi di clamoroso flop. Per una mostra su Andy Warhol), il North Carolina Museum of History (2.706 anziché 25.000, per una mostra sui film girati nello Stato), il Philip J. Currie Dinosaur Museum (del milione di euro necessario a completare un progetto di costruzione del museo ne sono arrivati  34.000, nonostante testimonial celebri come Dan Akroyd e Patricia Cornwell).

Perché è successo questo?  I fattori sono tanti. Il primo è la mancanza di informazione/formazione. il crowdfunding è questione soprattutto di relazioni, poggia su una community di utenti forti e affezionati, coltivata mediante iniziative e modalità di comunicazione che precedono e prescindono dalla campagna di crowdfunding. Inoltre, è necessario entrare in relazione con altre communities (potenzialmente) interessate all’oggetto del progetto per il quale si sta lanciando una campagna di crowdfunding e indurle ad innamorarsi.

Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello ****************************************************** NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l' avvenimento in oggetto, per una ripresa dello stesso o comunque per pubblicazioni riguardanti la Fondazione MAXXI ********************************************************
Roma 28 05 2015, Museo MAXXI. Inaugurazione di FOOD. ©Musacchio&Ianniello 

Per tutto questo che ho detto ,  il 2 dicembre abbiamo inviato a Torino Maurizio Imparato.  Probabilmente oggi è lui il crowdfunding manager  italiano più esperto ed efficace.  Le campagne  di crowdfunding seguite da Maurizio Imparato raccolgono, hanno successo, durano nel tempo.  Mi riferisco, per esempio,  a “Parma Calcio” , Archivo fotografico  Carbone. Alle campagne per il Comune di Milano che sono arrivate ormai alla terza call.

Che cosa farà a Torino Maurizio Imparato? Cosa sarà possibile imparare?  la proposta che ci ha fatto è interessante. Si tratta di un  Laboratorio  della durata di  8 ore. Dalle 9.00 alle 18.00. Prevede un investimento di 95 euro con accredito sul portale di Eventbrite al seguente link  https://www.eventbrite.it/facebook-publish?eid=29329920582. Il luogo prescelto è Toolbox.

Perchè iscriversi? Si tratta di un’occasione unica. Non esagero. Il laboratorio “Crowdfunding per la cultura? Yes you can” .  non bisogna farselo scappare . Vi attendiamo numerosi, interessati e coraggiosi. Pronti a costruire un nuovo pubblico da aggiungere all’offerta formativa, alla possibilità di ottenere fondi, costruire comunità e imparare cose nuove.

Emanuela Negro-Ferrero – ceo www.innamoratidellacultura.it

E’ social! Io fotografo, tu fotografi, tutti fotografano.

Il dagherottipo porta le persone a vedere la realtà per come è.
Il dagherottipo porta le persone a vedere la realtà per come è.

La fotografia nasce a cavallo fra il 1822 e il 1826, è attribuita a Nicèphore Niépce ed è certamente una delle più straordinarie innovazioni che l’uomo abbia portato alla luce. Possiamo paragonarne l’importanza solamente con l’invenzione della stampa a caratteri mobili creato da Gutenberg nel 1455. Se  la stampa favorisce il passaggio dalla trasmissione orale delle informazioni,  la fotografia regala all’uomo la possibilità   di vedere realmente ciò che normalmente poteva essere descritto attraverso i disegni, la pittura o le parole. Dai dagherottipi ad oggi la fotografia ha subito una evoluzione straordinaria perché tutti , grazie alla tecnologia, sono in grado di scattare bellissime immagini e condividerle in un attimo con il resto dell’umanità connessa. Qual è la differenza? Che significato ha la fotografia oggi e perché le persone condividono le proprie immagini, spesso in maniera compulsiva, su Istagram, Facebook e altri  canali social?  In primo luogo è facile constatare che, se l’occhio del professionista utilizza la fotografia come strumento di osservazione della realtà, la persona normale si limita a fotografare  e a condividere  ciò che vede.

Istagram
Istagram

Vado a Parigi, fotografo Parigi. Mangio una torta in un ristorante delle Langhe, fotografo la torta e il ristorante delle Langhe. La differenza fra i due modi di osservare la realtà  a mio avviso sta nell’aggiunta dell’elemento testuale.  Hashtaggato o meno, il testo aggiunge all’immagine le emozioni provate mentre viene scattata. La foto diventa un racconto. Parla ed  esprime un punto di vista.  Emette dei suoni e si anima. E’ proprio questo passaggio testuale   a trasformare la fotografia da  fenomeno social di massa,irrefrenabile e in continua produzione a vera innovazione narrativa . Sui social immagine e testo diventano un modo rapido e sintetico per comunicare ciò che la persona è , sente e vive, momento per momento.

tutti oggi sono professionisti della fotografia
tutti oggi sono professionisti della fotografia

La realtà del mondo, i luoghi, le situazioni, la natura, gli animali e tutto ciò che può essere fotografato oggi abbonda di punti di vista differenti.  Le immagini sono bellissime, interessanti. Una banca dati a disposizione dell’intera umanità e, infatti ci sono già stati casi di fotografi famosi citati per aver “copiato” immagini scaricandole da Istagram.

il furto dell'immagine di Obama effettuato da Hope
il furto dell’immagine di Obama effettuato da Hope

Un esempio è la famosa immagine simbolo creata nel 2008 da Sheperd Fairey Hope per la campagne elettorale di Barack Obama. Si trattava di una foto di un altro fotografo (Mannie Garcia) presa da Hope e rimaneggiata e manipolata sino al punto da farla  diventare completamente diversa.

Il furto compiuto da Hope ha generato una sostanziosa causa di risarcimento e  , allo stesso tempo, ha aperto la domanda:  vista la quantità di eccellenti fotografi disponibili su tutto il pianeta,  ha senso pensare alla proprietà intellettuale e ai diritti d’autore come  a qualcosa che possa ancora durare nel tempo?

Questo momento è una transizione. Tutto si sta trasformando e il flusso incessante di persone connesse in rete che scambiano informazioni di ogni genere è ben sintetizzato dalla mole di immagini pubblicate. Nulla sfugge più, nel bene e nel male, ogni cosa viene registrata  e riprodotta e memorizzata. Dove? Non si sa. Di chi è la proprietà? Nemmeno. Per la prima volta tutti possono esprimersi creativamente  e comunicare senza barriere.

Emanuela Negro- Ferrero –

 

Sponsorizzare la cultura è un investimento?

La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand
La cultura può essere un ottimo modo per comunicare il proprio brand

La cultura in Italia non ha abbastanza fondi. E’ un dato di fatto che  il  governo del paese con il più vasto patrimonio artistico e architettonico del pianeta destini appena l’1,6% dell’intero bilancio per la cultura. In questi ultimi mesi il terremoto in centro Italia  ha evidenziato con drammatica chiarezza che i nostri beni artistici e architettonici sono unici ed inestimabili. E che una volta distrutti difficilmente verranno ricostruiti. Perché i fondi  necessari per ricostruire un bene storico sono davvero ingenti e, come scritto sopra, non ci sono.

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Per fare un esempio del pericolo in cui si trova il patrimonio artistico del nostro paese, ad Assisi, gli affreschi trecenteschi della Basilica di San Francesco, forse i testi più sacri della storia dell’arte italiana, rovinati dopo il crollo dovuto al terremoto,  hanno rivelato un restauro definito “troppo sicuro di sé” al punto che la Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali – è “allarmatissima”, ed ha disposto un sopralluogo i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti perché hanno rivelato con assoluta certezza che non siamo più di fronte alle stesse opere. Il celebre gruppo della Madonna che sviene ai piedi della Croce ha acquisito una scalatura cromatica e un chiaroscuro completamente differenti da quelli noti. Accanto, le sublimi mezze figure di Santi affrescate poco dopo (1317-19) da Simone Martini risultano appiattite, e prive di alcuni dettagli della decorazione. E la Madonna al centro del trittico nella Cappella di San Nicola ha completamente perso il suo manto.

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Una risposta a questo problema è arrivata l’anno scorso con l’introduzione di strumenti di  sgravio fiscale–mi riferisco all’Art Bonus – che si sono rivelati efficaci ma non ancora del tutto efficienti e non sufficenti a coprire l’intero fabbisogno che, a causa delle recenti calamità è aumentato e, purtroppo sembra destinato a crescere ancora.

 L’ Italia è un paese di donatori generosi e sensibili ma la mentalità della donazione culturale intesa come “charity” all’anglosassone, non  esprime il suo pieno potenziale. 

Un modo che si sta rivelando efficace per il sostegno alla cultura è il crowdfunding . In Italia è cresciuto moltissimo e dal 2014 ad oggi è stato ampiamente dimostrato che gli italiani si mobilitano e donano per progetti in cui credono.

In Italia però, come nel resto del mondo,  le cifre raccolte con le campagne di raccolta fondi dal basso sono relativamente  ridotte e quindi destinate  a sostenere progetti di taglio medio piccolo.

E’ vero che ci sono esempi di campagne che hanno raccolto  grandi importi. Sono poche e, faccio notare, quasi tutte sono state sostenute da un’impresa. Che ha contribuito al successo dell’iniziativa sia  per la parte della comunicazione che   per la parte di diffusione della campagna di raccolta fondi su una comunità già precostruita di potenziali donatori.  Le campagne Postepay Crowd di Eppela sono un esempio di questo tipo di campagna mista crowdfunding/sponsorship e a mio avviso costituiscono una innovazione virtuosa che meriterebbe maggiori sperimentazioni.

A Torino, la Consulta per i Beni Architettonici è composta da 36 aziende che  ogni anno scelgono di che cosa  occuparsi.  Purtroppo, come dicono i dati, i fondi per la cultura  non bastano  e, forse, non basteranno mai.

Paesi come la Francia hanno compreso che esiste un legame indissolubile fra cultura e turismo e, come sta accadendo a Parigi, dopo la flessioni di visite dovuta ai recenti attentati terrosristici, si è presa la decisione di  investire di più per aumentare i servizi e l’offerta.

Considerando che il patrimonio del nostro paese ha caratteristiche completamente diverse ed è decisamente più vasto, mi aspetto che anche il nostro Governo si decida a fare di più. Magari con un piano articolato di interventi e una programmazione che non sia limitata all’emergenza ma, piuttosto alla prevenzione.  La Cultura in Italia produce il 5.6% del Pil. Con le nuove misure in arrivo per il Turismo, sarebbe grandioso farci trovare con la casa in ordine o, quantomeno , pulita.

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo www.innamoratidellacultura.it

 

Il restauro in Italia? Eccellenza al femminile.

La settimana scorsa ho visitato  il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” in compagnia del Presidente dell’Associazioni Amici del Centro e di una esperta professionista in archivi. Sebbene il centro sia stato aperto nel  2005 e le mie visite alla Reggia di Venaria siano molto frequenti, non avevo mai avuto occasione di vederlo.

La sede è ospitata in un’ala laterale della Reggia e, leggo dal sito centro di conservazione e restauro della Venaria Reale  che si tratta , di una scuola di alta formazione dedicata alla costruzione di professionalità nei diversi ambiti del restauro.

Restauratori all'opera a Venaria Reale
Restauratori all’opera a Venaria Reale

Mi aspettavo di vedere una sorta di bottega d’artista con opere meravigliose sparse qua e là. Le opere ci sono ma, confesso che non me lo aspettavo, gli ampi laboratori  sono occupati per lo più da macchinari.  Ce ne sono diversi, alcuni di dimensioni molto grandi.Le persone lavorano indossando camici bianchi e scarpe antinfortunistica. Ho notato, mentre giravo scattando foto e osservando le opere,  che si tratta per lo più di donne.

Il restauro quindi è un mestiere femminile? Sembrerebbe di sì. Da un articolo del 2015 pubblicato sull’inserto IoDonna http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2015/10/06/ risulta che in Italia il restauro sia una professione per donne con dati che riportano una presenza di 9 a 1.

Il restauro è donna?
Il restauro è donna?

Le donne negli anni risultano essere vincitrici dei bandi di accesso all’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma), alla  scuola dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze   e al la  Fondazione Centro Conservazione e Restauro ‘La Venaria Reale’. Queste persone, una volta terminato l’iter formativo possono esercitare con il riconoscimento del Mibact e del Ministero del Turismo. Si tratta di pochi diplomati ogni anno  perché le scuole che offrono un diploma riconosciuto sono di numero limitato, costose e offrono pochissimi posti. In Italia, esiste una costellazione di persone che arrivano ad esercitare la professione passando da iter formativi diversi: per esempio,  c’è chi lavora a bottega , chi frequenta scuole dedicate al restauro che però non rilasciano  la qualifica di ‘restauratore’ richiesta dal Ministero e che è necessaria se si vuole lavorare con la Sovrintendenza» o chi si mette in proprio dopo il diploma dell’Accademia di Belle Arti.

La questione è oggetto di accesa discussione con il Ministero ed è ancora aperta. Un vero peccato se si pensa alla mole di opere, manufatti ed edifici che potrebbero dare lavoro e occupazione.

Mentre  osservavo una delle  due restauratrici del Centro del Restauro intenta a tagliare con attenzione  e precisione chirurgica una pezzo di stoffa e poi appoggiarlo con delicatezza sul retro di un dipinti tardo secentesco, mi sono resa conto che si tratta di un mestiere di grandissima  responsabilità. Mettere le mani su un’opera o su di un manufatto, richiede grande perizia e attenzione oltre che, immagino, la capacità di rimanere neutri rispettando l’originalità conferita dall’autore.

Il restauro è un mestiere delicato e implica grande peri
Il restauro è un mestiere delicato e implica grande peri


Il tempo che avevo a disposizione  purtroppo era poco e non ho potuto approfondire più di tanto.  Certamente abbiamo approfondito l’aspetto cruciale che poi, in sintesi,  è la solita mancanza di fondi. Il restauro, di qualsiasi genere si tratti,  implica che ci sia un committente. Alcuni interventi sono estremamente costosi e richiedono non solo l’intervento del professionista ma l’utilizzo di materiali particolari.

Ritengo che il crowdfunding sia una buona soluzione a patto però che chi possiede il bene sia in grado di condurre la campagna di comunicazione necessaria a promuovere la raccolta fondi e intercettare sponsor e mecenati. Questo è un punto che in Italia non è ancora compreso. L’affermazione  “tanto il crowdfunding non funziona” andrebbe corretta in “il progettista  non è in grado di affrontare una campagna di crowdfunding”. Non è vero. Come per tutte le attività, il crowdfunding ha delle regole. Chi non le conosce o non le rispetta è destinato a fallire.

 

Emanuela Negro-Ferrero – Ceo    www.innamoratidellacultura.it